mercoledì 3 novembre 2021

Il Vangelo del Giovedì 4 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Carlo Borromeo, Vescovo.

Prima Lettura

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,7-12)

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché

se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore

dei morti e dei vivi.

Ma tu, perché giudichi il tuo fratello?

E tu, perché disprezzi il tuo fratello?

Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto: «Io vivo, dice il

Signore: ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua renderà gloria a Dio».

Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-10) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e

mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde

una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,

finché non la trova?

Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli

amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora,

quella che si era perduta".

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,

più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada

e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me,

perché ho trovato la moneta che avevo perduto".

Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore

che si converte».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Chi di noi non partirebbe a cercare una pecora perduta per poi caricarsela sulle

spalle e tornarsene felici felice all’ovile?

Chi di noi non metterebbe a soqquadro la casa per trovare una piccola moneta

e, una volta ritrovatala, inviterebbe tutte le vicine di casa per far festa?

Nessuno, Signore.

Non ti illudere; nessuno lo farebbe.

Certo, magari qualcuno uscirebbe lamentoso e snervato a cercare la pecora

smarrita ma, una volta ritrovata, la caricherebbe di bastonate per sfogare la rabbia!

O cercherebbe la moneta fra le assi del pavimento ma, una volta ritrovatala, non

la spenderebbe certo per far festa!

Nessuno, Signore, solo Tu sei capace di fare cose simili.

Solo Tu sei capace di tanta generosità, di tanto bene, di tanta dolcezza.

Solo Tu sei capace di spalancare il tuo cuore nell’accoglienza, solo Tu, Signore.

Noi siamo meschini e fragili, non sappiamo gioire per il fratello ritrovato, non

sappiamo guardare il lato buono delle cose, non sappiamo gioire come Tu sai gioire.

Insegnaci Tu, Signore, spiegaci Tu come si fa, aiutaci Tu a diventare simili al

Padre che scruta l’orizzonte per vedere se il figlio minore torna, se ripensa alla

sua scelta sciagurata.

Rendici misericordiosi con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 2 novembre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 3 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Silvia, Madre di S. Gregorio Magno.

Prima Lettura

Pienezza della Legge è la carità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (13,8-10)

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole;

perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.

Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai»,

e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo

prossimo come te stesso».

La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33) anno dispari.

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.

Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami

suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria

vita, non può essere mio discepolo.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere

mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa

e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?

Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti

coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire,

ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare

se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?

Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Facciamo bene i conti; per cosa vale la pena vivere?

Cosa ci rende davvero felici?

Chi o cosa è in grado di colmare l’infinito desiderio di bene che alberga

nel nostro cuore?

Gesù è concreto, efficace, ci sfida ad affrontare con verità le grandi domande

che da sempre abitano nei nostri cuori.

E la risposta è inattesa, sconcertante; Gesù si propone come l’unico in grado di

soddisfare il nostro desiderio di bene; promette di donare più gioia della più

grande gioia che siamo in grado di vivere.

E se avesse ragione?

Anche le persone più realizzate, lo sappiamo bene, vivono dei momenti

di fatica, di disincanto.

Anche chi ha una vita colma di affetti e di soddisfazioni vive un momento in cui

sente che avanza un pezzo, che manca ancora molto per colmare il suo infinito

desiderio di bene.

Certo; perché solo l’Infinito può colmare il desiderio di infinito che portiamo in noi!

Come se Dio ci avesse creati con una parte mancante perché la cercassimo in Lui.

Facciamo bene i conti in tasca, allora, guardiamo se stiamo investendo dalla parte giusta,

se dedichiamo tempo ed energie a chi, solo, può dare senso alla nostra inquietudine.

Perché qui, in gioco, c'è la nostra felicità e il nostro bene, perciò, facciamoci

consigliare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

Il Vangelo del Martedì 2 Novembre 2021

 Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Prima Lettura

Io so che il mio redentore è vivo.

Dal libro di Giobbe (19,1.23-27).

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si

fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,

 per sempre s'incidessero sulla roccia!

Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.

Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (5,5-11).

Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei

nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.

Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe

morire per una persona buona.

Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora

peccatori, Cristo è morto per noi.

A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per

mezzo di lui.

Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo

della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati

mediante la sua vita.

Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,

grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6, 37-40) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me:

colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo

non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di

quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede

in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

“Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me”.

La risurrezione è la nostra fede in Cristo; la morte è stata ingoiata e per

sempre sconfitta.

Paolo non ha dubbi; senza questo convincimento, certezza che sconvolge

i pensieri umani, vana sarebbe la nostra fede.

Una certezza che suona come scandalo per quanti, pur credendo in Dio,

pur ipotizzando un’altra vita, immaginano la vita dopo la morte, un oltre

fumoso, senza consistenza di corpo; suona come una presa per i fondelli,

una assurda e ridicola farsa.

Perciò, chi con la ragione non riesce a scorgere futuro oltre la morte, ritiene

sciocco, fantasioso e superstizioso, pensare ad una vita oltre la morte.

Rispetto tutte le opinioni, ci mancherebbe, ma mi piace anche leggere il

Vangelo del Dio di Gesù che mi dice: “Che Dio ha tanto amato il mondo,

da mandare suo Figlio a riscattarci dalla morte; e Lui ci dice che; questa

infatti è la volontà del Padre mio; che chiunque vede il Figlio e crede in

Lui, abbia la vita eterna; e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Perciò, credere in Gesù di Nazareth è credere nella risurrezione della carne,

è sapere che per la sua Parola noi saremo salvati.

Celebrare la ricorrenza dei morti in Cristo, è fare cerniera di memoria e profezia;

è ricordare, attraverso la preghiera e la liturgia, i nostri cari che ci hanno

anticipato nel percorso definitivo; è riconsiderare la loro vita e, per questo,

esprimere a Dio la gratitudine per averli ricevuti; è sognare la felicità del cielo

per ognuno di loro e saperli beati nelle braccia del più tenero dei Padri; è

augurarsi per fede, che per ognuno, nel giorno ultimo, ci sarà la festa dell’incontro.

Questa, per noi. È la beata speranza, del ritorno definitivo di Cristo, quando,

scoperchiati i sepolcri, rinati a vita nuova, tutti i viventi godranno la

definitiva festa.

È legittimo che questo giorno, muova per tradizione, la memoria e sciolga

incontri tra il freddo marmo delle tombe e noi sopravvissuti.

Ma sarebbe anche straordinario, se proprio in questo giorno, forti della nostra

fede, al freddo marmo, consegnassimo il nostro convincimento di; non cercare

tra i morti coloro che sono vivi.

Così, la pur necessaria memoria, aprirebbe lo scrigno del passato al futuro e

permetterebbe la comunione dei santi che lega per sempre, al di là delle feste

e delle ricorrenze, solo così sentiremo più vicini i nostri cari nel nostro

quotidiano, cioè, i vivi nel tempo e i vivi oltre il tempo.

Con la morte, la vita non è tolta ma è trasformata, questa è la nostra fede,

questo oggi celebriamo, amici, in attesa del giorno beato del riscatto.

Buona preghiera con i nostri cari, Fausto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 31 ottobre 2021

Il Vangelo del Lunedì 1 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Festa di tutti i Santi.

Prima Lettura

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno

poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

Dall'Apocalisse di san Giovanni Apostolo (7,2-4.9-14)

Io, Giovanni, vidi salire dall'oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente.

E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la

terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo

impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».

E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila

segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d'Israele.

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare,

di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti

candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.

E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul

trono, e all'Agnello».

E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri

viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono

Dio dicendo: «Amen!

Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio

nei secoli dei secoli. Amen».

Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di

bianco, chi sono e da dove vengono?».

Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai».

E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le

loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Vedremo Dio così come egli è.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-3).

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati

figli di Dio, e lo siamo realmente!

Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.

Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato

ancora rivelato.

Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui,

perché lo vedremo così come egli è.

Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Parola di Dio.

Vangelo

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a) anno dispari.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si

avvicinarono a lui i suoi discepoli.

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come sono contento!

Si potesse (ma sarebbe poco serio!), inonderei questa pagine di faccine

sorridenti degli emoticon!

Contento perché, oggi è la stupenda Solennità dei Santi e non dei morti.

Lo so, lo so, purtroppo per molti oggi resta la “festa dei morti” che, invece,

è domani, e i santi, probabilmente, saranno cacciati alla celebrazione della

vigilia e quella disertata della mattina.

Tant’è, questa cosa rivela quanto poco siamo legati alla gioia che deriva dalla

santità e che ci è necessaria per fare memoria dei nostri defunti.

Santi e defunti vanno assieme, li celebriamo di fila (non insieme!) per fare il

pieno di speranza prima di riflettere sulla morte.

Lasciamo i crisantemi sul tavolo della cucina e i lumini ecologici nel sacchetto

della spesa e, prima di fare un salto al Cimitero, fermiamoci a meditare sulla

monumentale festa di oggi.

Oggi è la festa dei santi, la festa del nostro destino, della nostra chiamata.

Noi crediamo che ogni uomo nasce per realizzare il sogno di Dio e che il nostro

posto è insostituibile.

Il santo è colui che ha scoperto questo destino e l’ha realizzato, che si è lasciato

fare, ha lasciato che il Signore prendesse possesso della sua vita.

La nostra generazione è chiamata a riappropriarsi dei santi, a tirarli giù dalle

nicchie della devozione in cui li abbiamo esiliati per farli diventare nostri amici

e consiglieri, nostri fratelli e maestri.

Quanti dispetti facciamo ai santi quando li teniamo nelle nicchie delle nostre

Chiese e cerchiamo di convincerli ad esaudirci a suon di ceri accesi!

Loro che vorrebbero scendere per insegnarci a credere, come hanno saputo fare.

La santità che celebriamo-in verità-è quella di Dio e avvicinandoci a Lui ne

siamo prima sedotti, poi contagiati.

La Bibbia parla spesso di Dio e della sua santità, la sua perfezione d’amore,

di equilibrio, di luce di pace.

Lui è il Santo, il totalmente altro ma, ci rivela la Scrittura, Dio desidera

fortemente condividere la sua santità con il suo popolo.

Dio ci vede già santi, vede in noi la pienezza che noi neppure osiamo

immaginare, accontentandoci delle nostre mediocrità.

E non c’è che una tristezza; quella di non essere santi.

Attendo Io Spirito Santo che è il Fuoco di Dio.

Sono fatto per attendere continuamente e per rodermi nell’attesa.

Da oltre mezzo secolo non sono stato capace di fare altro.

Quant’è vero!

Il santo è tutto ciò che di più bello e nobile esiste nella natura umana,

in ciascuno di noi esiste la nostalgia alla santità, a ciò che siamo chiamati

a diventare; ascoltiamola.

Tiriamo giù dalle nicchie i fratelli santi, riportiamoli nella quotidianità della

nostra vita, ascoltiamoli mentre ci suggeriscono i percorsi che ci portano

verso la pienezza della felicità.

I santi non sono persone strane, uomini e donne macerati dalla penitenza,

ma discepoli che hanno creduto nel sogno di Dio.

Il santo non è uno nato predestinato, uomini e donne come noi, si sono fidati

e lasciati fare da Dio.

I santi non sono dei maghetti operatori di prodigi; il più grande miracolo

è la loro continua conversione.

I santi non sono perfetti e impeccabili, ma hanno avuto il coraggio, che spesso

noi non abbiamo, di ricominciare, dopo avere sbagliato.

I santi non sono dei solitari; dopo avere conosciuto la gloria e la bellezza di Dio,

non hanno che un desiderio: quella di condividerla con noi.

Chiediamo ai santi un aiuto per il nostro cammino; Pietro ci doni la sua fede

rocciosa, Francesco la sua perfetta letizia, Paolo l’ardore della fede, Teresina

la semplicità dell’abbandonarsi a Dio.

Così, insieme, noi quaggiù e loro che ora sono colmi, cantiamo la bellezza di Dio

in questo giorno che è nostalgia di ciò che potremmo diventare, se solo ci fidassimo!

E noi?

Se la santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo obbiettivo?

Santo è chi lascia che il Signore riempia la sua vita fino a farla diventare dono

per gli altri.

Festeggiare i santi significa celebrare una Storia alternativa.

La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia che dolorosamente giunge

nelle nostre case, fatta di violenza e prepotenza, non è la vera Storia.

Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste una Storia diversa che Dio ha

Inaugurato; il suo regno.

Le Beatitudini ci ricordano con forza qual’è la logica di Dio.

Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini;

i beati, quelli che vivono fin d’ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli

che vivono con intensità e dono la propria vita, come i santi.

Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi,

nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.

Contemplare il nostro destino, il grande progetto di bene e di salvezza che Dio

ha sull’umanità ci permette di affrontare con speranza la faticosa memoria dei

nostri defunti.

Chi ha amato e ha perso l’amore sa quanto dolore provochi la morte.

Gesù ha una buona notizia sulla morte, su questo misterioso incontro, questo

appuntamento certo per ognuno.

La morte, sorella morte, è una porta attraverso cui raggiungiamo la dimensione

profonda da cui proveniamo, quell’aspetto invisibile in cui crediamo, le cose che

restano perché-come diceva un famoso saggio-l’essenziale è invisibile agli occhi.

Siamo immortali, amici, dal momento del nostro concepimento siamo immortali

e tutta la nostra vita consiste nello scoprire le regole del gioco, il tesoro nascosto,

come un feto che cresce per essere poi partorito nella dimensione della pienezza.

Siamo immensamente di più di ciò che appariamo, più di ciò che pensiamo di essere.

Siamo di più; la nostra vita, per quanto realizzata, per quanto soddisfacente non

potrà mai riempire il bisogno assoluto di pienezza che portiamo nel nostro intimo.

Preghiamo i santi, amici, perché ci aiutino a diventare dei santi come loro.

Santa festa dei Santi a tutti voi, Fausto.