lunedì 7 giugno 2021

Il Vangelo del Martedì 8 Giugno 2021

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Maria del Divino Cuore di Gesù, Vergine.

Prima lettura.

Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu solo il «sì».

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,18-22)

Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no».

Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo,

non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».

Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì».

Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.

È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione,

ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

Parola di Dio.

Vangelo.

Voi siete la luce del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se

il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,

né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa

luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone

e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come si fa a salare il sale?

Se il sale perde il suo sapore e la sua funzione non serve più a niente e viene gettato

via, giustamente.

Siamo noi discepoli a rendere salato il mondo, ad insaporirlo.

E se noi discepoli perdiamo credibilità, se infiacchiamo le nostre vite, se trascuriamo

la fedeltà al Vangelo, se non compiamo opere buone (e belle, riconoscibili) davanti

agli altri, chi può dare speranza al mondo?

Siamo sale; sbaglia chi pensa di dover trasformare tutta la realtà in sale!

Non importa il numero dei cristiani ma la loro testimonianza credibile.

Sbaglia chi vagheggia una società cristiana tutta costruita sulla legge di Dio.

Siamo sale; sbaglia chi si accontenta di una fede esteriore, di un’appartenenza

fiacca e svilita, di una disciplina vissuta controvoglia.

Siamo sale; con i cristiani la vita ha più senso, acquista una maggiore profondità,

svela la sua profonda dignità.

Stiamo attenti a non lasciarci andare allo scoraggiamento, a credere che la fede

è solo affare nostro.

Il giorno in cui non bruceremo più d’amore, il mondo morirà di freddo, perciò,

amici, amiamo sempre e comunque, se non vogliamo diventare dei ghiaccioli,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 6 giugno 2021

Il Vangelo del Lunedì 7 Giugno 2021

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Antonio Maria Gianelli, Vescovo.

Prima lettura.

Dio ci consola, perché possiamo anche noi consolare quelli che sono nell'afflizione.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,1-7)

Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di

Dio che è a Corinto e a tutti i santi dell’intera Acàia: grazia a voi e pace da Dio Padre

nostro e dal Signore Gesù Cristo.

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso

e Dio di ogni consolazione!

Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli

che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo

consolati da Dio.

Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda

anche la nostra consolazione.

Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati,

è per la vostra consolazione, la quale vi dà forza nel sopportare le medesime sofferenze

che anche noi sopportiamo.

La nostra speranza nei vostri riguardi è salda: sappiamo che, come siete partecipi delle

sofferenze, così lo siete anche della consolazione.

Parola di Dio.

Vangelo.

Beati i poveri in spirito.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a) anno dispari.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si

avvicinarono a lui i suoi discepoli.

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno

ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si mette a insegnare, il Signore, come fece Mosè sulla montagna.

È una nuova Legge quella che Dio dona al suo popolo; non più dieci parole da mandare

a memoria ma otto beatitudini da vivere.

Non chiede di fare qualcosa, il Signore, ma di riconoscere che nelle scelte che già

abbiamo fatto dimora il segreto della felicità autentica.

Siamo beati non perché tristi o perseguitati o sconfitti ma perché, pur essendolo,

confidiamo in Dio.

E facciamo bene a confidare in Lui perché sarà proprio Lui a colmare il nostro cuore

della sua presenza.

Non si è beati perché poveri o piangenti, ma perché capaci di confidare nel Signore.

La logica delle beatitudini, così distrattamente e colpevolmente ignorata dai cattolici!,

è la chiave di volta che ci aiuta a capire il mondo e noi stessi.

Solo confidando totalmente in Dio, solo seguendo la sua strada, che a volte pare insensata

e perdente agli occhi del mondo, possiamo vivere la felicità dell’appartenere al Regno.

Beati noi, allora, se miti, costruttori di pace, fiduciosi, non arroganti, perché

sperimentiamo la presenza del Signore.

Gesù per primo è colui che, in pienezza, ha vissuto le beatitudini che propone a noi

suoi discepoli, per questo dobbiamo seguirlo, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 5 giugno 2021

Il Vangelo di Domenica 6 Giugno 2021

 

Della 10° Domenica del Tempo Ordinario.

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Prima lettura.

Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Èsodo (24,3-8) 

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme.

Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il

Signore ha dato, noi li eseguiremo!».

Mosè scrisse tutte le parole del Signore.

Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici

stele per le dodici tribù d'Israele.

Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare

giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.

Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare.

Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo.

Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».

Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza

che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.

Dalla lettera agli Ebrei (9,11-15)

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più

grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione.

Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di

vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli

che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue

di Cristo-il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio-purificherà

la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua

morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono

stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.

Parola di Dio.

Vangelo.

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26) anno B.

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero

a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà

incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo.

Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza,

in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?".

Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì

preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e

prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede

loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».

Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti.

In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in

cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Provo gioia e dolore nello scrivere, oggi.

Gioia per la profonda fede che nutro nei confronti della presenza di Cristo nel mistero

dell’Eucaristia, per la consapevolezza che ho acquisito, in questi anni, della profondità

sconcertante di quel povero gesto, della bizzarria di Dio, dell’ingenuità di Gesù.

Gioia per l’amore che più di una volta mi ha travolto, partecipando all’Eucaristia

più da vicino come accolito.

Gioia per la presenza di Cristo tangibile, evidente, palpabile che ho avuto la grazia

immensa di sperimentare in alcuni momenti della mia vita, in un contesto di

preghiera e di ascolto della Parola.

Dolore acuto, imbarazzante, ostinato, perché, quando parlo di questa cosa alle persone

che con me condividono la fede nel Risorto, sento troppo spesso incomprensione.

Dolore per come i preti fatichino a lasciar celebrare la Messa a Cristo, pensando di

doverla gestire loro.

Dolore per il clima per niente fraterno che si respira nelle comunità stanche

e depresse, chiuse e impermeabili.

Dolore perché la sommità della montagna, che è l’Eucaristia e che dovrebbe essere

fonte e culmine della nostra vita di fede, rischia di essere l’unica flebile appartenenza

al cristianesimo per molte persone, una cima senza base.

Migliaia di volte ho partecipato alla Messa nella mia vita, migliaia di volte mi sono

reso presente, incredulo, indegno, distratto, all’immensità di Dio.

E ancora mi stupisco.

Ricordati dice Mosè al popolo, fa memoria del tuo cammino.

Della schiavitù e della libertà, e di quanto costi diventare liberi, di quanto deserto

occorra attraversare per spogliarsi di tutte le sovrastrutture-sociali, caratteriali,

religiose-che c’impediscono di credere e di amare nella nudità dell’essere.

Fa memoria, dice Mosè al popolo, della fame che hai patito e del pane che hai

ricevuto, il pane del cammino.

La Domenica ci raduniamo in obbedienza al comandamento del Signore,

a quell’imperioso “Fate questo in memoria di me” pronunciato durante la Cena,

per dare un senso alla nostra settimana, per orientarla verso il vero e il bene,

per leggere le mille vicende della nostra vita in una prospettiva di Vangelo.

Fare memoria significa aprire il tombino che sta sotto i nostri piedi per scorgere,

sotto il piano stradale, l’oceano.

Questo è anzitutto l’Eucaristia; una terapia contro la dimenticanza, una consapevole

ed energica scossa che ci permette di rientrare in noi stessi per trovare, in noi stessi,

il sorriso di Dio. Nonostante tutto.

E questa partecipazione, questo celebrare insieme, questo radunarsi, questo essere

convocati ci rende uno, perché uno è il pane che mangiamo, dice Paolo ai litigiosi Corinzi.

Vero, verissimo; niente e nessuno potrebbe radunare ogni domenica in Italia quasi

dieci milioni di persone, anziani, coppie, giovani (pochi), persone di cultura diversa,

di fede politica e calcistica diversa, tutti, in qualche modo, sedotti dal Nazareno.

Ci rende uno quello spezzare il pane, un’unità che non mi dispiacerebbe ritrovare,

almeno un poco, fuori, nel mondo, là dove l’Eucaristia diventa vita, là dove mettiamo

alla prova la verità del gesto che abbiamo fatto.

Il nostro mondo ha urgente bisogno, immenso bisogno di unità, di speranza, di diversità

armonizzata intorno a un sogno, il sogno del regno di Dio.

E i cristiani latitano, gli illuminati languono.

Facendo memoria, facendo unità, incontriamo interiormente, spiritualmente, l’immensità di Dio.

Quel pane che ci è donato, dice Gesù, è presenza di Dio, ci cristifica, ci fa nuovi,

ci unisce a Lui, avviene uno scambio intimo, profondo, misterioso, fra la nostra

povertà e la sua immensa grandezza.

Non possiamo fare a meno di partecipare all’Eucaristia; dicevano i martiri di Abitene

a uno sconcertato procuratore romano che li voleva salvare dalla pena di morte

invitandoli a non radunarsi alla Domenica.

Mio Dio, quanta distanza.

Forse ciò che abbiamo perso nelle nostre messe non è il fascino della ritualità o la

solennità delle funzioni, l’equilibrio o l’armonia del celebrare, o l’eccessiva enfasi

data dall’omelia, forse quello che manca è proprio solo la fede, cioè, credere che siamo

noi i veri celebranti dell’Eucaristia.

Non ci sono santi, se credo che davvero Dio è presente, non riesco a mancare

neanche sforzandomi.

Preghiamo per la nostra conversione, perché ogni discepolo si apra allo stupore,

perché ogni prete diventi trasparenza di Dio.

Preghiamo perché non “banalizziamo” l’Eucaristia, che sia una forza dirompente

all’interno della nostra settimana, un salubre stimolo a essere maggiormente discepoli,

più autentici e veri, più consapevoli dell’immensità di Dio.

In qualsiasi posto andiamo; l’Eucaristia resta il dono più misterioso e arricchente

della nostra vita interiore.

Non spegniamo lo Spirito in noi.

Lasciamo che la grazia ci raggiunga e ci cambi, attraverso l’Eucaristia.

Lasciamo che Gesù accenda la fiamma della speranza in ognuno di noi.

Santa Domenica del Corpus Domini da Fausto.

venerdì 4 giugno 2021

Il Vangelo del Sabato 5 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

San Bonifacio, vescovo e martire.

Prima lettura.

Ora benedite il Signore; ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

Dal libro di Tobìa (12,1.5-15.20)

In quei giorni, terminate le feste nuziali, Tobi chiamò suo figlio Tobìa e gli

disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha

accompagnato e ad aggiungere qualcos’altro alla somma pattuita».

Fece dunque venire l’angelo e gli disse: «Prendi come tuo compenso la metà di

tutti i beni che hai riportato e va’ in pace».

Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate

davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome.

Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo.

È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare

e lodare le opere di Dio.

Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male.

È meglio la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia, che la ricchezza

con l’ingiustizia.

Meglio praticare l’elemosina che accumulare oro.

L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato.

Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita.

Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici di se stessi.

Voglio dirvi tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene

nascondere il segreto del re, mentre è motivo d’onore manifestare le opere di Dio.

Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra

preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti.

Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato

a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova.

Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora.

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza

della gloria del Signore.

Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio.

Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute».

E salì in alto.

Parola di Dio.

Vangelo.

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44) anno dispari.

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi

dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete.

Tanti ricchi ne gettavano molte.

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova,

così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo.

Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto

aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I sacerdoti del tempio e la vedova; Gesù non ha timore di contrapporre i due

atteggiamenti che caratterizzano i protagonisti del Vangelo di oggi.

I sacerdoti hanno recuperato il potere perso da secoli; il nuovo tempio è diventato

il motore spirituale ed economico del paese, nel tempio i sacrifici e i riti si susseguono

a ritmi impressionanti e la nuova casta sacerdotale fa sentire la sua voce.

E, come sempre accade, accanto all’essenziale cresce anche la scenografia; vestiti,

palazzi, riti e denaro, tanto denaro, “santo”, che entra nelle casse del tempio e nelle

tasche dei sommi sacerdoti.

Forse è inevitabile, forse succede sempre così, ma è curioso il fatto che Gesù, invece,

proponga a noi discepoli il modello della vedova senza soldi che sacrifica i pochi

spiccioli che ha per la cassa del tempio.

Un’inezia, per l’economia del tempio.

Un grande sacrificio, per la donna costretta a vivere di elemosine.

Gesù richiama tutti all’essenziale, alla verità dei gesti, a non lasciare che l’apparenza

prevalga sulla sostanza come accade, a volte, anche nella nostra Chiesa.

Imitiamo la vedova, oggi, diamo a Dio ciò che ci è vitale e più caro e prezioso,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 3 giugno 2021

Il Vangelo del Venerdì 4 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco Caracciolo, Sacerdote.

Prima Lettura.

Dio mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio.

Dal libro di Tobìa (11,5-17)

In quei giorni, Anna sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio.

Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: «Ecco, sta tornando

tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava».

Raffaele disse a Tobìa, prima che si avvicinasse al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno.

Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie

le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce».

Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio.

Ora posso morire!».

E si mise a piangere.

Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobìa gli andò incontro,

tenendo in mano il fiele del pesce.

Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!».

Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche

dai margini degli occhi.

Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!».

E aggiunse: «Benedetto Dio!

Benedetto il suo grande nome!

Benedetti tutti i suoi angeli santi!

Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli.

Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobìa».

Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva.

Poi Tobìa informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro

che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguèle, che aveva preso in moglie e che stava

venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Nìnive.

Allora Tobi uscì verso la porta di Nìnive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio.

La gente di Nìnive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo,

senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia.

Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi.

Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobìa, e la benedisse

dicendole: «Sii la benvenuta, figlia!

Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia!

Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobìa e benedetta tu, o figlia!

Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!».

Parola di Dio.

Vangelo.

Come mai dicono che il Cristo è figlio di David?

Dal Vangelo secondo Marco (12,35-37) anno dispari.

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono

che il Cristo è figlio di Davide?

Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio

Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”.

Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».

E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La folla ascolta volentieri Gesù perché parla della Parola di Dio.

Non si addentra nelle questioni teologiche raffinate e incomprensibili.

Lo ascolta volentieri perché la conosce e la interpreta con intelligenza, questa Parola.

Non pone la Parola a servizio delle sue opinioni ma la accoglie con onestà e si fa

mettere in discussione.

Lo ascolta volentieri perché si interroga, ragiona, interloquisce.

Non parla per assoluti, non sa tutto Lui, non si appella all’autorità per far accettare

le sue opinioni.

E la folla, anche oggi ascolterebbe volentieri i predicatori e i preti se parlassero

della Parola di Dio, se la interpretassero con intelligenza, se si lasciassero interrogare

e facessero propri i dubbi degli astanti.

E la folla crederebbe maggiormente nella Chiesa se essa sapesse rimettersi in discussione

prima di pontificare e lasciasse intravvedere con maggiore credibilità di essere serva della Parola.

Che sia questa la soluzione semplice per uscire dal pantano in cui ci siamo infilati e non

riusciamo più a superare?

Speriamo proprio di si, preghiamo perché avvenga.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.