lunedì 15 marzo 2021

Il Vangelo del Martedì 16 Marzo 2021

 

Della 4° settimana di Quaresima.

Beata Benedetta di Assisi, suora clarissa.

Prima lettura dal libro del profeta Ezechièle (47,1-9.12)

In quei giorni [l'angelo] mi condusse all'ingresso del tempio [del Signore] e vidi

che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del

tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla

porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.

Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille

cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi.

Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque

erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado.

Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?».

Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda

del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba

ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce

vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là

dove giungerà il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno,

perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno dispari.

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in

ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero

di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.

Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli

disse: «Vuoi guarire?».

Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella

piscina quando l'acqua si agita.

Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».

Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».

E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato.

Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti

è lecito portare la tua barella».

Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua

barella e cammina"».

Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?».

Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era

allontanato perché vi era folla in quel luogo.

Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito!

Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».

Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Vuoi guarire?

La domanda del Signore sembra quasi offensiva, rivolta ad un pover’uomo

costretto alla paralisi da tutta la vita.

Certo che vuole guarire!

Ma Gesù insiste, non è guaritore di professione, non vuole passare per un

piccolo santone che fa miracoli gratuitamente.

Gesù guarisce per testimoniare la venuta del Regno, l’avanzata della presenza

di Dio che sconfigge la tenebra.

Vuoi guarire?

Per il paralitico la guarigione significa imparare un mestiere, uscire dalla logica

assistenzialista che lo ha segnato per tutta la vita, sopportare le inevitabili accuse

di inganno che gli avrebbero rivolto.

Vuoi guarire?

A volte il dolore è un rifugio sicuro in cui stare, in cui accucciarsi, che ci dona identità.

Gesù ci guarisce solo se lo vogliamo, solo se mettiamo in gioco tutto noi stessi,

le nostre energie, le nostre qualità.

Il nostro Dio non ci soffia il naso, ci crede capaci di affrontare le inevitabili

difficoltà che ci colpiscono, che ci mettono alla prova.

Vuoi guarire?

Chiediamocelo, quando insistiamo con Dio, chiedendo per noi un intervento che

stentiamo a fare nostro, che fatichiamo ad accettare senza riserve.

Sì, Dio ci vuole liberi, veri, autentici, guariti interiormente.

E noi?

Fatichiamo e tanto ad accettare la nostra vita segnata, magari dalla sofferenza,

ma il Signore continua a chiederci se vogliamo guarire.

Sta a noi decidere, non è facile e, solo la preghiera ci può aiutare. 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 14 marzo 2021

Il Vangelo del Lunedì 15 Marzo 2021

 

Della 4° settimana di Quaresima.

Santa Luisa de Marillac, vedova e religiosa.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (65,17-21)

Così dice il Signore: «Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà

più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di

quello che sto per creare, poiché creo Gerusalemme per la gioia, e il suo

popolo per il gaudio.

Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo.

Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia.

Non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni, né un vecchio che dei suoi

giorni non giunga alla pienezza, poiché il più giovane morirà a cento anni e chi

non raggiunge i cento anni sarà considerato maledetto.

Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,43-54) anno dispari.

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea.

Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore

nella propria patria.

Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto

tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti

erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino.

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.

Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli

chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».

Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».

Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive».

Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».

Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.

Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».

Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio

vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giovanni annota la sorpresa di Gesù che, tornando a casa sua, vede che il

clima nei suoi confronti è cambiato.

Merito, pare, dei mezzi di comunicazione; anche nella riottosa Galilea è

arrivata l’eco delle opere compiute da Gesù nella capitale.

Potenza del pettegolezzo, in questo caso positivo, che ribalta il giudizio

degli abitanti di Nazareth.

Ed ecco che, subito, Gesù è messo alla prova da un funzionario che gli chiede un miracolo.

Gesù obietta, tentenna; sa bene quanto siano ambigui i miracoli, è stufo di essere

cercato per i suoi poteri di guarigione.

Ma, al solito, Dio si fa corrompere e guarisce il figlio restituendo pace al padre disperato.

Ancora una volta Gesù mette da parte i principi e prova compassione.

All’inizio di questa settimana, superata la metà del deserto, anche noi contribuiamo,

oggi, a diffondere la buona fama di Gesù là dove viviamo.

Mi accorgo che all’origine di tanto scetticismo verso il cristianesimo ci sono,

molto spesso, i cristiani e la cattivissima pubblicità che fanno al Vangelo.

Manifestiamo al mondo la tenerezza di Gesù, il suo desiderio di farci del bene,

la sua compassione che ha convertito i nostri cuori!

La Parola è accolta solo se a professarla sono testimoni credibili!

Facile vero? Non è proprio così, ci vuole tanta pazienza e umiltà,

condite con tanta preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 13 marzo 2021

Il Vangelo di Domenica 14 Marzo 2021

 

Della 4° Domenica di Quaresima.

Santa Matilde di Germania, regina.

Prima lettura dal secondo libro delle Cronache (36, 14-16. 19-23)

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro

infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il

tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.

Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi

messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora.

Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e

schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo

raggiunse il culmine, senza più rimedio.

Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura

di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i

suoi oggetti preziosi.

Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero

schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, attuandosi così

la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato

i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi

di settanta anni».

Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore

pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia,

che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re

di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra.

Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda.

Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!"».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (2,4-10)

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato,

da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia

siete salvati.

Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per

mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante

la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è

dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.

Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio

ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21) anno B.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel

deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede

in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque

crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,

ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,

perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato

più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue

opere non vengano riprovate.

Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che

le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non arretra la pandemia, purtroppo, molla, rinviene, ci illude, riappare.

Difficile estirparla; ci vuole coraggio, pazienza, tenacia e costanza, ma da domani ci

rinchiudono ancora in casa fino a Pasqua e per andare a Messa, dobbiamo fare

l’autocertificazione, ed allora, qualcuno, se l’è già presa con il Signore.

Come è difficile cambiare la nostra idea di Dio.

Siamo sinceri; l’idea di mercanteggiare con Dio, in fondo, non è poi così malvagia.

Potere in qualche modo controllare il nostro rapporto col divino, anche da cristiani,

anche da cattolici, qualche semplificazione la opererebbe.

E invece.

Gesù caccia dal tempio i venditori, coloro che trattano con Dio; io mi comporto bene

e Tu fammi star bene.

Io faccio le devozioni e Tu ascoltami.

Non è così; Gesù ci indica una strada nuova, un percorso inusuale, ancora oggi.

Il rapporto con Dio è totalizzante, intimo, suadente.

Quando scopriamo di avere un’interiorità diventiamo capaci di credere e di crescere.

Quando sperimentiamo la misura dell’amore di Dio dispieghiamo le ali.

Tutto si gioca sul sottile filo delle nostre convinzioni.

La Quaresima, che ci conduce al Tabor, è lo strumento che abbiamo per

convertire il nostro cuore.

Per riconoscere e fuggire le troppe immagini di un Dio piccino e meschino.

Facciamola semplice.

Il testo del Libro delle Cronache è il tipico esempio di come molti, anche se si professano

cristiani, vedono Dio.

Una visione lineare e semplice, a tratti semplicistica, di lettura della Storia.

Sarò onesto; nonostante non mi identifichi il ragionamento dell’autore, condiviso e ammiro

il suo desiderio di tentare una lettura nello Spirito della Storia.

Non ne siamo più capaci, siamo onesti; viviamo la nostra vita e gli eventi con fatalismo,

senza interrogarci, come se tutto fosse inevitabile.

Siamo strangolati da un mondo tutto e solo incentrato sulla sopravvivenza.

Ci avevano illuso di costruire un mondo più solidale e giusto, invece pochi, sempre meno,

hanno in mano il destino del mondo e lo spolpano per bramosia e cupidigia.

Fossimo capaci di leggere la Storia cercandone un senso!

Trovandovi, in filigrana, l’opera di Dio!

Ma, attenzione, perché la lettura fornita dal libro delle Cronache manca di respiro, tutta chiusa

nell’assenza di speranza e di eternità; se l’uomo è buono viene premiato, qui, sulla terra.

Se malvagio punito.

Quindi la distruzione di Gerusalemme e la deportazione in Babilonia è la conseguenza

dell’infingardaggine di Israele che non ha voluto ascoltare la voce dei profeti.

Detta così non fa una grinza ma, sinceramente, Dio non ne viene fuori molto bene!

Sarà Giobbe a mettere in crisi questa visione apparentemente logica.

Perché, allora, a volte il giusto è duramente punito dalla vita mentre il malvagio vive

nella prosperità?

La riflessione, grazie a Gesù, avrà uno sviluppo convincente.

Non è Dio a premiare o a punire, ma l’azione stessa che facciamo.

Colui che vive nell’odio, nella malvagità, nell’egoismo assoluto vive nel deserto totale e interiore.

E se anche, all’apparenza, ottiene potere e riconoscimento, la sua anima è morta.

Classica fotografia dei nostri politici che, a causa di questa pandemia, chiedono sacrifici

a noi umani, ma loro invece, si riempiono le tasche.

Colui che, invece, lascia spazio a Dio e alla sua giustizia, anche se il male sembra prevalere,

condivide la stessa sorte di Dio.

Il terribile impero di Babilonia sarà raso al suolo da Ciro di Persia che, senza saperlo,

diventerà così difensore di Israele.

Il messaggio è denso di speranza; sarà Dio ad avere l’ultima parola sul nostro mondo

caotico e indisciplinato.

E sarà una Parola di bene.

Tesi confermata dal dialogo notturno fra Nicodemo e Gesù.

Un dottore della Legge inquieto che, per non farsi vedere, cerca risposte di nascosto come,

spesso, facciamo anche noi.

Non va di moda farsi vedere in compagnai di gente come il Nazareno! Ieri e oggi!

Gesù ci sta, non fa l’offeso, lo accoglie nella sua immensa fragilità. E argomenta.

Bisogna cambiare mentalità, rinascere dall’alto.

Uscire dagli stereotipi, anche da quelli santi e religiosi.

Gesù parla di croce, la vede, là in fondo.

Se siamo morsicati dai serpenti della violenza, dell’inganno, dello sconforto, possiamo

guardare a Cristo innalzato.

Ultimo “sì” a Dio, ultimo “amen” definitivo e drammatico al progetto di Dio.

La croce che lasciamo pendere sulle nostre scelte, più che dai nostri colli, è la testimonianza

di quanto siamo disposti ad entrare nella logica di Dio che è logica di dono.

E il progetto è semplice; Dio vuole salvare.

Tutti, me compreso, ed ognuno di voi amici.

Salvare, vivere felici, avere, infine, il cuore colmo.

Per farlo occorre fidarsi, guardare alla croce, smettere di pensare a Dio come ad un

severo giudice scontroso e bizzarro.

Gesù giungerà a morire per affermare questa verità.

Ma questa è un’altra storia.

Fidiamoci, amici, lasciamo fare al Signore, perché, se vogliamo fare da soli combiniamo

solo casini, crediamo veramente in quello che ci dice il Signore attraverso il Vangelo,

Santa Domenica Fausto.

 

 

venerdì 12 marzo 2021

Il Vangelo del Sabato 13 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Santa Cristina di Persia, martire.

Prima lettura dal libro del profeta Osèa (6,1-6)

«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.

Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.

Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo

alla sua presenza.

Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora.

Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera

che feconda la terra».

Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda?

Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce.

Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della

mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l'amore e non

il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocàusti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano

l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini

salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono

come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi

al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché

chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La feroce parabola del Signore ci invita a non vedere la nostra fede come un

gioiello da mostrare a Dio, come un’ulteriore occasione per sfoggiare le nostre

capacità spirituali.

Il fariseo che si compiace della propria devozione, in fondo, dice il vero; sta

veramente mettendocela tutta per vivere e osservare le tante regole che i rabbini

imponevano al pio israelita.

In cosa sbaglia, allora?

È consapevole della propria superiorità e si confronta col povero pubblicano,

oggettivamente peccatore, che non osa nemmeno alzare lo sguardo.

Non è con quelli più lontani da noi che dobbiamo confrontarci, ma con chi

ancora potremmo diventare, col progetto di santità che Dio ha su di noi!

Siamo sempre pronti a vedere le nostre piccole qualità e a sottolineare i nostri

piccoli meriti, se confrontati con le fragilità altrui, ecco perché io mi dichiaro

peccatore, più di voi che venite a leggere i miei commenti sul Vangelo.

Il Signore, invece, ci invita a guardare sempre e solo al nostro percorso,

guardando alla meta, non ai fratelli.

E Gesù conclude, amareggiato, che il fariseo esce dal tempio senza avere

incontrato Dio, perché il suo cuore è ricolmo di sé.

Il pubblicano, invece, ha preso consapevolezza del proprio vuoto.

Ora è pronto per essere colmato e, così dobbiamo essere tutti noi, io per primo,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 11 marzo 2021

Il Vangelo del Venerdì 12 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Luigi Orione, sacerdote e fondatore.

Prima lettura dal libro del profeta Osèa (14,2-10)

Così dice il Signore: «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato

nella tua iniquità.

Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: "Togli ogni iniquità,

accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra.

Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio

nostro" l'opera delle nostre mani, perché presso di te l'orfano trova misericordia".

Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è

allontanata da loro.

Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un

albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'olivo

e la fragranza del Libano.

Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno

come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano.

Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?

Io l'esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo

è opera mia.

Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette

sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v'inciampano».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il

primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele!

Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo

cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Non c'è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico

e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza

e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli

olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano

dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Mi sembra il minimo che nessuno avesse il coraggio di interrogare Gesù!

Il dottore della Legge gli pone una domanda ma non per ascoltare una risposta;

vuole mettere in imbarazzo il Signore!

I rabbini del tempo, una parte di loro almeno, sostenevano che bisognasse

scrupolosamente osservare tutti e seicento i precetti, che non ve ne fosse uno

più importante di altri.

Gesù, invece, aiuta il malcapitato a riflettere su cosa è essenziale nella

sovrabbondanza di precetti e questi, giustamente, riporta lo Shemà, la preghiera

più importante per gli ebrei, quella che fa memoria della presenza di Dio e un altro

comando, considerato essenziale da uno dei rabbini più seguiti dell’epoca, Hillel.

Ottenuta la risposta Gesù lo liquida; bene, bravo, vivi quello che hai detto.

Che imbarazzo!

A volte anche noi riduciamo la fede a disquisizione, a grandi convegni, a teorie

teologiche, senza lasciare che la Parola di Dio fecondi e cambi le nostre vite.

Evitiamo di ridurre la fede a teoria ma applichiamola nella concretezza delle

nostre scelte, per non fare come il teologo del Vangelo di oggi, che deve

ammettere a se stesso di dover ancora iniziare a imparare ad amare, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.