sabato 6 marzo 2021

Il Vangelo di Domenica 7 Marzo 2021

 

Della 3° Domenica di Quaresima.

Sante Perpetua e Felicita, Martiri.

Prima lettura dal libro dell’Èsodo (20,1-17)

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio,

che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile:

Non avrai altri dèi di fronte a me.

Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto

è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra.

Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei

padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,

ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano

e osservano i miei comandamenti.

Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non

lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo.

Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in

onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia,

né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora

presso di te.

Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto

è in essi, ma si è riposato il settimo giorno.

Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che

il Signore, tuo Dio, ti dà.

Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai.

Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo.

Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava,

né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,22-25)

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece

annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani;

ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio

e sapienza di Dio.

Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è

debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25) anno B.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e,

là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le

pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i

banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e

non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per

fare queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei

anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva

detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo

i segni che egli compiva, credettero nel suo nome.

Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva

bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo.

Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È un tempo che ci è donato per tornare all’essenziale.

O, per molti, per quasi tutti, per scoprire per la prima volta che esiste un “essenziale”.

E per lasciare tempo alla nostra anima di raggiungerci.

O per scoprire di avere un’anima. E occuparcene.

Per non lasciarci travolgere dalla paura e chiudere il mondo brutto, sporco e cattivo

fuori dai nostri fragili ma rassicuranti universi.

Esiste un Tabor alla fine di questo percorso.

Esiste un Tabor alla fine di ogni vita, per meschina che sia.

La Parola, l’unica autorevole in mezzo alla chiacchiere, ci indica una strada un

percorso, un’indicazione per giungere al Tabor.

Per vedere la bellezza di Dio.

Un’indicazione precisa. Anzi, tre.

No, non sono “comandamenti” ma “parole”.

E non sono affatto una sorta di indicazione morale, un codice regale, come quello

conosciuto di Hammurabi, perché non prevedono alcuna sanzione.

Che legge è una legge senza sanzione per il trasgressore?

E chi le propone non è un sovrano illuminato e saggio, ma un Dio liberatore, uno

che si è sporcato le mani fino ai gomiti per liberare l’uomo, per condurlo alla

libertà interiore vera ed assoluta, e ci tiene a sottolinearlo.

E le proposte che Egli fa sono declinate al futuro, sempre.

Nessun imperativo categorico sulle labbra di Dio ma il sogno di un mondo-e di

un’umanità-diversi, nuovi, quelli che Egli aveva sognato quando ci ha plasmati dal nulla.

Dieci parole raccontate da chi ci ha fatto, da chi ci ha creato, da chi, solo,

sa come funzioniamo.

Dieci parole che pesano e che indicano, che svelano e promettono benedizione.

Non rispettiamo quelle indicazioni sperando di ottenere un premio alla fine della

nostra vita ma per vivere come “premio” il fatto di esistere.

Indicazione cordiali di un Dio che ci ama.

E che Gesù, rivelatore del Padre, ancora riassume, sintetizza, snellisce.

Fino a distillarle in un’unica indicazione; ama.

Ama dell’amore con cui sei amato.

La quaresima ci condurrà al Tabor, alla resurrezione di Cristo, al trionfo della luce.

Ma passando attraverso il Gòlgota.

A volte vorremmo (vorrei) glissare su questo aspetto, evitare quell’ostacolo

e parlare solo di croci gloriose e gemmate.

Invece la croce di Cristo, quella sanguinante e greve, inaccettabile e orrida,

diventa la misura dell’amore di Dio.

Alcuni folli che non conoscono il Corano e uccidono in nome dell’Islam

definiscono noi occidentali “crociati”.

Fosse vero!

Fossimo davvero segnati dalla croce!

La facessimo pendere sulle nostre scelte invece che dai nostri colli!

Mettessimo la logica del dono al centro della nostra vita!

Nella comunità di Corinto, ci sono persone che vivono in maniera esaltata la nuova

fede, piena di carismi e di manifestazioni dello Spirito, e che quasi scordano la

croce, perché argomento imbarazzante.

Come biasimarli?

Quel Dio appeso non ci mette forse in imbarazzo?

Lo vogliamo davvero un Dio perdente, sconfitto, ucciso?

La croce è il nuovo punto di riferimento della fede del discepolo e Paolo

ammonisce severamente la comunità. E noi.

Solo una vita donata è una vita che vale la pena di essere vissuta.

Dal rito al culto è un attimo.

Tutti gli evangelisti parlano del gesto un pò folle di Gesù, quello scatto d’ira

passato alla storia e che tanto imbarazzo ha suscitato nei pii commentatori

che volevano consegnarci un Gesù melenso ed esangue. Macché.

Si lascia prendere dall’ira il Maestro, perché lo pungono sul vivo, perché

stravolgono il volto di Dio.

Il rinato tempio di Gerusalemme radunava fino a duecentomila persone in

occasione della Pasqua.

Un grande evento di fede, certo, ma anche un grande business.

Al punto che i sacerdoti del tempio allestivano, tre settimane prima dell’evento,

un vero e proprio mercato sotto i portici.

Gesù caccia i venditori, ribalta i banchi dei cambiavalute.

Non si compra Dio, non si mercanteggia con Lui.

Non si offrono ceri e messe, statue e voti di preghiere per ottenere qualcosa in cambio.

È a un Padre che ci rivolgiamo, non ad un potente da blandire e corrompere.

È il corpo di Cristo risorto il nuovo tempio; non ci servono più luoghi sacri da

quando il velo del tempio è strappato.

E se ci raduniamo, come Chiesa, in una chiesa, è solo per attingere forza e

condividere la presenza di Dio nei sacramenti.

E ricordarci che il rischio di diventare mercanti con Dio esiste ancora oggi.

La Parola, l’amore, la croce come dono, l’autenticità del culto, non del rito,

ci portano alla conoscenza.

Vero, il nostro Padre ci ama comunque, anche quando siamo a mani vuote

e non abbiamo niente da donargli, a Lui basta la nostra stanca preghiera.

Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 5 marzo 2021

Il Vangelo del Sabato 6 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

Beata Rosa da Viterbo, vergine.

Prima lettura dal libro del profeta Michèa (7, 14-15. 18-20)

Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella

Foresta tra fertili campagne; pascolino in Basan e in Gàlaad come nei tempi antichi.

Come quando sei uscito dalla terra d'Egitto, mostraci cose prodigiose.

Quale dio è come te, che toglie l'iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità?

Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore.

Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe.

Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.

Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai

giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (15, 1-3. 11-32) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e

mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola:

«Un uomo aveva due figli.

Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio

che mi spetta".

Ed egli divise tra loro le sue sostanze.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un

paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia

ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno

gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e

davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati".

Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse

incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono

più degno di essere chiamato tuo figlio".

Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo

indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché

questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei

servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.

Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo".

Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai

disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per

far festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze

con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso".

Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;

ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed

è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È un padre prodigo, il Dio di Gesù, che accetta di essere messo in discussione

dai due figli irrequieti che di lui hanno una pessima idea.

Dal fratello minore che pensa di essere soffocato, nella casa paterna, di non avere

libertà, icona dei tanti che pensano che Dio sia un ostacolo alla loro felicità.

Figlio che pretende un’eredità che non gli è dovuta, che sperpera tutto il denaro

del padre e tutta la sua dignità.

E che quando si ritrova nella miseria non si converte, come a volte immaginiamo, ma

ragiona sulle scelte e cerca ancora di manipolare il padre facendo la parte del pentito.

Padre messo in discussione dal fratello maggiore che pensa di essere a servizio di

un padrone avaro e che non capisce la sua logica, icona dei tanti che credono

per dovere, che di Dio hanno un’idea piccina come sono loro.

Il padre, invece, è così diverso.

Lascia partire il figlio senza fargli violenza, senza ricattarlo, sperando che,

stando lontano, forse cambierà idea.

Osserva dal lontano l’orizzonte sperando di rivederlo, gli corre incontro (cosa

sconveniente!) non gli chiede ragione delle sue scelte.

Esce per rendere ragione al fratello maggiore sperando di convincerlo.

Che Dio un Dio così, ma facciamo fatica a riconoscerlo, per riuscirci,

fortunatamente abbiamo la preghiera che ci può aiutare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 4 marzo 2021

Il Vangelo del Venerdì 5 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

Sant' Adriano di Cesarea, martire.

Prima lettura dal libro della Gènesi (37,3-4.12-13a.17b-28)

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto

in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe.

I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli,

lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.

I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.

Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem?

Vieni, ti voglio mandare da loro».

Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.

Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono

contro di lui per farlo morire.

Si dissero l’un l’altro: «Eccolo!

È arrivato il signore dei sogni!

Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna!

Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”.

Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».

Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita».

Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto,

ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e

ricondurlo a suo padre.

Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua

tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono

e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.

Poi sedettero per prendere cibo.

Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti

provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano,

che andavano a portare in Egitto.

Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello

e a coprire il suo sangue?

Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché

è nostro fratello e nostra carne».

I suoi fratelli gli diedero ascolto.

Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla

cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti.

Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno

e vi piantò una vigna.

La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini

a ritirare il raccolto.

Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,

un altro lo lapidarono.

Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede.

Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto

la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i

costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato

fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo

che ne produca i frutti».

Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.

Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non sa che fare, il Signore Gesù.

Ha raccontato il vero volto di Dio, ha accompagnato le sue parole con gesti

profetici ed eclatanti, con una commovente coerenza.

Ma non è servito; una crescente ostilità sta mettendo in discussione ogni sua

parola, ogni sua scelta.

Le rinata classe sacerdotale e i devoti del tempo (!) lo osteggiano perché non

amano mettersi in discussione.

La tensione nei confronti del Nazareno cresce, giorno per giorno, fino a far

presagire una tragica fine come, purtroppo, avverrà.

Non si aspettava una tale reazione, il Maestro, e si interroga su cosa fare.

Prende in prestito la tragica parabola della vigna, che il suo uditorio conosce bene,

e chiede loro un consiglio; cosa deve fare il padrone?

Stolti! Non si accorgono che proprio di loro e della loro durezza sta parlando,

che sono proprio loro i vignaioli che non riconoscono né i servi né il figlio.

E urlano; giustizia! Vendetta! Morte! Già!

Così dovrebbe fare Dio con loro e con noi, e invece non lo farà.

Dio non è come gli uomini, il suo giudizio è diverso, le sue scelte incomprensibili.

Andrà fino in fondo sperando che, davanti a quella croce, gli uomini finalmente

si convertano e riescano ad amarlo.

Ci sono riusciti?

Ho tanti dubbi, amici, da quello che vedo, purtroppo, si sono lasciati sviare dal

male, io lo vedo da quanti mi criticano per quello che scrivo, sicuramente, da loro

fastidio la verità, ma io continuerò a proclamarla senza stancarmi.

A voi, invece, che tutti i giorni venite con tanta pazienza a leggere la verità,

vi chiedo aiuto nella preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 3 marzo 2021

Il Vangelo del Giovedì 4 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

San Casimiro, principe polacco.

Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (17,5-10)

Così dice il Signore: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella

carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore.

Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in

luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.

È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende

le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi,

nell'anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.

Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!

Chi lo può conoscere?

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo

la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava

vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti.

Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso

di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che

venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.

Morì anche il ricco e fu sepolto.

Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo,

e Lazzaro accanto a lui.

Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a

intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro

terribilmente in questa fiamma".

Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni,

e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in

mezzo ai tormenti.

Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono

passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre,

perché ho cinque fratelli.

Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento".

Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro".

E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si 

convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno 

persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fra le conversioni che siamo chiamati ad operare in questo tempo di Quaresima

vi è quella difficilissima che ci conduce dall’apatia alla solidarietà verso gli altri.

Nella tragica parabola del ricco epulone, che non ha nome, è l’indifferenza a

prevalere; Luca non ci dice che il ricco è malvagio, è semplicemente troppo

concentrato su di sé per vedere alla sua porta Lazzaro che muore di fame.

Il ricco non è cattivo, ma non riesce a provare neppure la compassione che

a Lazzaro sanno dare i cani.

È così anche il nostro mondo; assuefatto, inferocito, rabbioso, ha scordato la

compassione e la misericordia, sa solo dare giudizi affrettati sulle situazioni

di povertà che incontriamo sotto casa, si disinteressa del mondo rinchiudendosi

in un piccolo mondo autoreferenziale.

Ma questa indifferenza scava un abisso che Dio stesso non riesce a colmare.

La sete che prova il ricco epulone è la sete di giustizia che non ha saputo colmare

quando era in vita e, con rammarico, anche Abramo deve riconoscere di non

riuscire a colmare quel vuoto che egli ha creato.

Non è una punizione, quindi, la tragica sete del ricco, ma la conseguenza

della sua narcisistica solitudine.

Non abbiamo bisogno che un morto venga a spiegarci queste cose; continuano

a ripetercele i profeti di ieri e di oggi.

Perciò, per non ritrovarci nella stessa situazione del ricco epulone, facciamo

ci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.