lunedì 7 dicembre 2020

Il Vangelo del Martedì 8 Dicembre 2020

 

Della 2° settimana di Avvento.

Immacolata Concezione della B. Vergine Maria.

Prima lettura dal libro della Gènesi (3,9-15.20)

[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo chiamò

e gli disse: «Dove sei?».

Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo,

e mi sono nascosto».

Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?

Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero

e io ne ho mangiato».

Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».

Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto

tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!

Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti

schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.11-12)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni

benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di

fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante

Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore

della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati-secondo il progetto di colui che

tutto opera secondo la sua volontà-a essere lode della sua gloria, noi, che già

prima abbiamo sperato nel Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno dispari.

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,

chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di

Davide, di nome Giuseppe.

La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un

saluto come questo.

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide

suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo

ti coprirà con la sua ombra.

Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio

e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

E l'angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Abbiamo appena cominciato il cammino di Avvento in preparazione alla grande

luce del Natale e, ci viene incontro la figura di Maria, una delle protagoniste

di ogni Natale.

E come fu per Lei, si prospetta che sia un Natale senza i nostri cari vicino, per

colpa della pandemia e di leggi folli che ci vietano di uscire dal nostro paese,

ma che, come Lei, abbiamo la possibilità di ricevere la visita del Signore Gesù,

in intimità nel calore delle nostre famiglie.

È sempre difficile parlare di Maria; Lei stessa non ama molto sentir parlare di Lei!

Maria è una giovane adolescente che vive in un microscopico paese di una

regione occupata.

Come tutte le ragazze d’Israele, aspetta il Messia, la redenzione d’Israele,

redenzione che tarda ad arrivare.

Poi, un giorno, accade; Maria riceve la visita dell’angelo, Dio decide

d’intervenire; Lui verrà.

Non ci saranno più profeti, non ci saranno più attese; il Messia verrà.

Come il Battista, anche Maria di Nazareth ci è presentata come modello di

attesa, come esempio di discepolato.

Giovanni credente della povera provincia palestinese, attende; Maria la bella,

accoglie, la provocazione di un Dio che vuole venire a raccontarsi e chiede in

dono un corpo ad un’acerba adolescente.

Burlone, Dio.

Che cerca la sana incoscienza dei ragazzi, come quella di Davide e di Maria,

per salvare il modo.

Per forza, credo che se avesse chiesto ad ognuno di noi, di prestargli il nostro corpo,

sicuramente, l’avremmo guardato dritto negli occhi e gli avremmo detto fuori dai

denti: “Ma sei matto?”, e io dovrei perdere il mio tempo per te, perché pretendi

di venire a parlare agli uomini; senti per favore; arrangiati che ho altro da fare!

Sicuro!

Guardatela questa ragazzina che discute alla pari con gli angeli, che accetta di

vedere la sua vita per sempre sconvolta, che mette il suo cuore in quello di Dio.

Maria diventa Regina dei Cieli, portone d’ingresso che Dio userà per entrare nel mondo.

Anche noi, come Lei, siamo chiamati a fidarci del Dio dell’impossibile, a osare Dio,

a metterci nelle sue mani.

Maria vive già la redenzione, in Lei non c’è traccia di rifiuto, di ombra di peccato, prefigura

la nuova umanità che Cristo, suo Figlio e Signore, inaugurerà sull’altare della croce.

Anche a noi è chiesto di diventare Regina dei Cieli, di offrire la nostra vita come

porta d’ingresso per Dio nel mondo.

È Dio che salva il mondo, è Lui che interviene; noi possiamo esserci, abitare la nostra

quotidianità lasciando aperto uno spiraglio, alla presenza di Dio.

Ogni uomo nasce con una ferita profonda, una fatica, una fragilità che i cristiani

chiamano, “peccato originale”.

Non c’è bisogno di essere dei grandi mistici per capire la verità di quest’intuizione;

davvero portiamo nel cuore una fatica che ogni uomo sperimenta; desideriamo

amare, ma cadiamo nell’egoismo e nella solitudine.

Gesù ci salva da questa ferita; nel giorno del nostro battesimo siamo sanati in profondità,

salvati grazie alla redenzione di Cristo, davvero siamo resi capaci di amare.

Maria, questo professa la Chiesa, è stata preservata dal peccato originale; ha vissuto

la redenzione prima che si compisse, ha vissuto lo stupore di Dio, prima ancora

che Egli venisse a redimere l’uomo.

Maria non è una superdonna, non è diversa da noi.

Maria Immacolata si ritrova nella stessa condizione in cui ci siamo trovati noi il

giorno del nostro battesimo.

Dico questa cosa per superare una terribile sindrome di molti credenti; quella di

lasciare i santi nelle nicchie, senza riuscire a farli scendere nella concretezza della vita.

I santi sono persone speciali, super, che non conoscono la fatica del credere e la

noia del quotidiano?

NO! Niente di più sbagliato!

Come noi hanno creduto, come noi hanno lottato, come noi sono caduti, io per

primo amici, per poi rialzarsi.

Maria Immacolata c’incoraggia, nel tempo dell’Avvento, a vivere nella tenerezza

di Dio, a fidarci del Dio dell’impossibile, che ha fatto grandi cose in Lei, e che può

fare grandi cose in noi, solo se, come Lei, diciamo il nostro sì convinto al Signore!

Santa festa dell’Immacolata della Vergine Maria amici, e che sia una festa piena

di amore e tenerezza per tutti voi, Fausto.  

 

 

 

domenica 6 dicembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 7 Dicembre 2020

 

Della 2° settimana di Avvento.

Sant'Ambrogio, Vescovo e Dottore della Chiesa.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (35,1-10)

Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa.

Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo.

Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron.

Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.

Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti.

Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!

Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina.

Egli viene a salvarvi».

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto,

perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.

La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d'acqua.

I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie.

Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro

la percorrerà.

Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere e gli ignoranti non si smarriranno.

Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà.

Vi cammineranno i redenti.

Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo;

felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e

fuggiranno tristezza e pianto.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (5,17-26) anno dispari.

Un giorno Gesù stava insegnando.

Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio

della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme.

E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.

Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato,

cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui.

Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e,

attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.

Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati».

Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie?

Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».

Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore?

Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"?

Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare

i peccati, dico a te-disse al paralitico-: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua».

Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa

sua, glorificando Dio.

Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi

abbiamo visto cose prodigiose».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I miracoli sono dei segni davvero straordinari.

Ma essi sono la rivelazione di qualcosa di ben più profondo, che indica il

motivo della missione di Gesù.

Egli è venuto anzitutto per perdonare i peccati di cui il male fisico è, in

qualche modo, il segno tangibile.

Sbaglieremmo se riducessimo l’azione di Dio a una semplice risoluzione di

problemi fisici o contingenti; Egli è venuto per purificare la nostra vita dalla

lebbra del peccato.

Certamente questo discorso era duro da comprendere per i contemporanei di Gesù.

Ma in fondo, è duro anche per noi; quanti di noi abbiamo una cognizione precisa

di cosa sia il peccato e di quale sia il suo effetto devastante sulle nostre anime?

Dunque, chiedere a Gesù di purificarci da esso è la prima cosa davvero

importante da fare, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 5 dicembre 2020

Il Vangelo di Domenica 6 Dicembre 2020

 

Della 2° Domenica di Avvento.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (40,1-5.9-11)

«Consolate, consolate il mio popolo-dice il vostro Dio–.

Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,

la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per

tutti i suoi peccati».

Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa

la strada per il nostro Dio.

Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno

accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.

Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno,

perché la bocca del Signore ha parlato».

Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion!

Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.

Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio.

Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna;

porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla seconda lettera di san Pietro apostolo (3,8-14)

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno

è come mille anni e mille anni come un solo giorno.

Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza.

Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti

abbiano modo di pentirsi.

Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande

boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le

sue opere, sarà distrutta.

Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la

vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate

la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi

incendiati fonderanno!

Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova,

nei quali abita la giustizia.

Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in

pace, senza colpa e senza macchia.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8) anno B.

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio

messaggero: egli preparerà la tua via.

Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate

i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava

un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme.

E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi,

e mangiava cavallette e miele selvatico.

E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno

di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.

Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando è iniziato tutto?

Hanno conosciuto Gesù attraverso le parole degli apostoli.

Sono diventati seguaci del Nazareno, sono chiamati “coloro che seguono la via”,

hanno il cuore pieno delle parole del Rabbì raccontato da anime infuocate e semplici.

Conoscono le parole del Maestro, conoscono i suoi prodigi e le sue promesse.

Sono curiosi, i primi cristiani, soprattutto quelli che abitano lontano da

Gerusalemme, dispersi nella Babilonia delle genti.

Quando è iniziato tutto?

È Marco a decidere di redigere un racconto.

Non un trattato di teologia, ma un racconto, una narrazione dei fatti, una buona

notizia, un Vangelo.

Giravano già dei vangeli che celebravano le gesta degli imperatori.

Grandi gesta gonfiate ad arte, uomini che si prendevano per dio, rubandosi

il trono con violenza.

Qui, invece, si parla di un ebreo marginale vissuto ai confini dell’Impero.

E Marco racconta, aiutato forse da Pietro il pescatore.

Mette in ordine gli eventi.

Perché Cristo possa nascere anche nel cuore di chi lo ascolta.

Siamo qui per questo, dicevamo domenica scorsa, siamo qui a far spazio a Dio

nel nostro cuore.

Non facciamo finta che poi Gesù nasce.

Vogliamo farlo nascere nella nostra vita, continuamente, rinvigorire la sorgente

che abita in noi.

Riscoprire il volto di Dio che Egli ha raccontato.

Un Dio che consola, come dice Isaia, deportato in Babilonia col popolo di Israele.

Sono passati quarant’anni dall’incendio della città santa e molti, ormai, si sono

integrati nella società babilonese.

Non pensano più ad un ritorno in patria, perché dovrebbero?

Isaia li richiama all’essenziale; per scoprire la consolazione di Dio bisogna

costruire una strada, una strada in mezzo al deserto.

Babilonia e Gerusalemme erano separate da un deserto sterminato e gli antichi

avevano preferito costruire una strada che costeggiasse le montagne, lunga mille

chilometri, pur di non affrontare quel deserto.

Isaia, invece, chiede al popolo di costruire una strada nuova proprio nel deserto,

di osare, di volare in alto.

Vuoi incontrare il Dio di Gesù? Il consolatore?

Non omologarti alla mentalità di questo tempo, non rassegnarti, non adagiarti;

costruisci un percorso nella tua vita caotica.

L’incontro con Dio è gratuito, è dono, è gratis.

Ma per lasciarci incontrare dobbiamo rimboccarci le maniche, entrare nel deserto,

fuggire da Babilonia.

Ma, obbietterà qualcuno, dopo duemila anni di preparazione, dov’è questo Cristo?

Il Regno nuovo?

La profezia di un mondo diverso sembra essersi persa nei meandri della storia umana!

La stessa cosa la pensavano già le prime comunità e un presbitero del primo

secolo scrive una lettera, attribuita a Pietro, in cui fornisce due risposte; i tempi

di Dio non sono i nostri tempi e Dio pazienta perché possiamo convertirci.

Costruiamo strade nel deserto, ancora attendiamo Dio, pur facendone già esperienza,

in attesa di un ritorno ultimo e definitivo, di una pienezza dei tempi, di una

consumazione della storia in cui Dio avrà l’ultima parola.

E sarà una buona notizia.

Giovanni ha deciso di dedicare la sua vita ad aiutare gli altri a preparare la strada.

Ha rinunciato alle legittime comodità della vita per andare all’essenziale.

Nel deserto accoglie persone che con un segno forte, un’immersione,

vogliono cambiare vita.

Cristo lo incontriamo se ci diamo da fare, se diamo retta ai tanti profeti che

ancora camminano accanto a noi e che ci suggeriscono i percorsi dell’interiorità.

Cristo lo incontriamo nei gesti/simbolo, nei sacramenti che, se vissuti con

verità e fede, ci riportano a Lui.

Che bello sarebbe se in questo tempo di avvento, colpito dalla pandemia e dalla

ipocrisia di chi ci governa, dalla leggerezza di uomini di Chiesa, riuscissimo,

con i denti, a ritagliarci qualche micro-spazio per la preghiera!

Che bello sarebbe riuscire a non lasciarci travolgere dall’imminente buonismo

natalizio che rischia di ridurre l’evento ad una melassa di buone intenzioni e

decidessimo di costruire una strada nel deserto delle nostre vite caotiche!

È serio il Natale, è severo, ha a che fare col dramma di un Dio presente

e di un uomo assente.

Giovanni ci ricorda nuovamente che è impossibile vivere se non capiamo

per quale strana ragione siamo stati messi al mondo.

Superata la tentazione dei sempre presenti idoli della nostra vita (immagine

di sé, carriera, denaro) che falsamente pretendono di riempire il senso di

infinito che ci abita, ci resta un vuoto immenso di senso da colmare,

il bisogno assoluto di capire.

Molti, ahimè, vi hanno rinunciato, hanno abdicato a pensare, a vivere, travolti

dalla quotidianità.

Dio non si scoraggia e ci raggiunge proprio nella quotidianità, diventando

uno di noi in umiltà.

In questa seconda Domenica di Avvento, ripensiamo alla nostra vita futura

ancorata all’amore del Signore, santa Domenica Fausto.

venerdì 4 dicembre 2020

Il Vangelo del Sabato 5 Dicembre 2020

 

Il Vangelo del Sabato 5 Dicembre 2020.

Della 1° settimana di Avvento.

Beato Placido Riccardi, monaco e sacerdote.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (30,19-21.23-26)

Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere.

A un tuo grido di supplica [il Signore] ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta.

Anche se il Signore ti darà il pane dell'afflizione e l'acqua della tribolazione,

non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro,

i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: «Questa è la strada,

percorretela», caso mai andiate a destra o a sinistra.

Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno,

e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel

giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato.

I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata

con la pala e con il vaglio.

Su ogni monte e su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d'acqua

nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri.

La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte

di più, come la luce di sette giorni, quando il Signore curerà la piaga del suo

popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,35-10,1.6-8) anno dispari.

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro

sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia

e ogni infermità.

Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come

pecore che non hanno pastore.

Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri

per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.

Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.

Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù vede la folla dispersa, come pecore senza pastore, e ne prova compassione.

Per compassione Dio diventa uomo, per condividere il nostro dolore, ogni dolore,

per compassione.

E la cosa sorprendente, è che Gesù vede le pecore sbandate e inventa la Chiesa.

La Chiesa è la compagnia compassionevole di Dio all’uomo, chiamata a rendere

presente il Signore, a farlo nascere nel cuore dei discepoli.

La Chiesa vive solo per indicare il suo Maestro, per amarlo, per servirlo.

Tutto il resto, organizzazione, struttura, sono a servizio del Regno, sono finalizzati

a rendere presente Gesù nel cuore delle persone.

Il tempo di Avvento è anche un tempo in cui riflettiamo sull’identità delle nostre

comunità cristiane, spesso stanche, spesso poco profetiche, spesso rassegnate.

Il Signore si fida di noi e ci affida il suo Vangelo; siamo chiamati a gridare il

Vangelo con la nostra vita.

Animo, pecore smarrite come il sottoscritto, la Chiesa ci accoglie, ci consola,

ha compassione di noi e ci indica l’unico Pastore.

E noi, discepoli del Signore, gioiamo per tanta fiducia, per tanta responsabilità;

siamo la pagina pubblicitaria di Dio per il mondo, aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 dicembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 4 Dicembre 2020

 

Della 1° settimana di Avvento.

San Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa;

Santa Barbara, Vergine e Martire.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (29,17-24)

Così dice il Signore Dio: «Certo, ancora un po' e il Libano si cambierà in un

frutteto e il frutteto sarà considerato una selva.

Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall'oscurità e dalle

tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno.

Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d'Israele.

Perché il tiranno non sarà più, sparirà l'arrogante, saranno eliminati quanti tramano

iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono

tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla.

Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore, che riscattò Abramo: "D'ora in

poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché

vedendo i suoi figli l'opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome,

santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio d'Israele.

Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza, quelli che mormorano

impareranno la lezione"».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno dispari.

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono

gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».

Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete

che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».

Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

E si aprirono loro gli occhi.

Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».

Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Possiamo vedere in proporzione alla nostra fede.

Possiamo aprire gli occhi e uscire dalla cecità solo se sappiamo investire in

questa guarigione.

Dio rispetta il nostro percorso, ci lascia liberi di camminare e di crescere.

Noi crediamo che Egli possa guarirci dalla cecità dell’egoismo, del narcisismo,

della depressione, della rabbia interiore.

Ma guariamo solo se questo desiderio diventa impegno, dono, ricerca,

conversione del cuore.

Molto spesso ci rivolgiamo a Dio aspettandoci da Lui la soluzione, senza

ammettere che la soluzione già la portiamo scolpita nel cuore.

Se Natale ci rivela la Luce che splende nelle tenebre, questo tempo di Avvento

ci permette di mettere a fuoco le nostre tenebre, nel riconoscere ciò che ancora

dobbiamo lasciar illuminare dalla potente luce della Parola.

Riconosciamo le nostre tenebre, mettiamole sotto la luce di Dio perché le

possa rischiarare.

Chiediamo a Dio ciò di cui abbiamo bisogno ma, nel contempo, facciamo in

modo che ciò che chiediamo lo possiamo realizzare ed accogliere.

Solo così potremo veramente guarire e convertire la nostra immagine di Dio che

non è un maghetto guaritore, ma colui che con noi ristabilisce ogni armonia,

attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.