giovedì 3 dicembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 4 Dicembre 2020

 

Della 1° settimana di Avvento.

San Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa;

Santa Barbara, Vergine e Martire.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (29,17-24)

Così dice il Signore Dio: «Certo, ancora un po' e il Libano si cambierà in un

frutteto e il frutteto sarà considerato una selva.

Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall'oscurità e dalle

tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno.

Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d'Israele.

Perché il tiranno non sarà più, sparirà l'arrogante, saranno eliminati quanti tramano

iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono

tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla.

Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore, che riscattò Abramo: "D'ora in

poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché

vedendo i suoi figli l'opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome,

santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio d'Israele.

Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza, quelli che mormorano

impareranno la lezione"».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno dispari.

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono

gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».

Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete

che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».

Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

E si aprirono loro gli occhi.

Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».

Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Possiamo vedere in proporzione alla nostra fede.

Possiamo aprire gli occhi e uscire dalla cecità solo se sappiamo investire in

questa guarigione.

Dio rispetta il nostro percorso, ci lascia liberi di camminare e di crescere.

Noi crediamo che Egli possa guarirci dalla cecità dell’egoismo, del narcisismo,

della depressione, della rabbia interiore.

Ma guariamo solo se questo desiderio diventa impegno, dono, ricerca,

conversione del cuore.

Molto spesso ci rivolgiamo a Dio aspettandoci da Lui la soluzione, senza

ammettere che la soluzione già la portiamo scolpita nel cuore.

Se Natale ci rivela la Luce che splende nelle tenebre, questo tempo di Avvento

ci permette di mettere a fuoco le nostre tenebre, nel riconoscere ciò che ancora

dobbiamo lasciar illuminare dalla potente luce della Parola.

Riconosciamo le nostre tenebre, mettiamole sotto la luce di Dio perché le

possa rischiarare.

Chiediamo a Dio ciò di cui abbiamo bisogno ma, nel contempo, facciamo in

modo che ciò che chiediamo lo possiamo realizzare ed accogliere.

Solo così potremo veramente guarire e convertire la nostra immagine di Dio che

non è un maghetto guaritore, ma colui che con noi ristabilisce ogni armonia,

attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 dicembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 3 Dicembre 2020

 

Della 1° settimana di Avvento.

San Francesco Saverio, Sacerdote e Missionario.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (26,1-6)

In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una

città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza.

Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele.

La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida.

Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché

egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa,

l'ha rovesciata fino a terra, l'ha rasa al suolo.

I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (7,21.24-27) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore",

entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un

uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella

casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un

uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su

quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Chiesa è saldamente ancorata alla roccia del Vangelo, nessun vento può abbatterla.

Solo gli uomini di Chiesa si lasciano abbattere, purtroppo

Quanto è vero!

Anche nella nostra vita di fede; se ci sono dei momenti di fatica, di scoraggiamento,

di prova, non dobbiamo temere.

Ciò che crolla è ciò che è superfluo, non ciò che è indispensabile.

I terremoti interiori, nella vita, possono farci morire sotto le macerie ma, se abbiamo

costruito saldamente la nostra vita intorno ai valori del Vangelo, ciò che resta in

piedi è ciò su cui poter ricostruire.

L’Avvento ci prepara al Natale riportandoci all’essenziale.

Non ci spaventiamo se soffiano i venti, se la pandemia ci mette in crisi, se abbiamo

la sensazione di vivere un tempo destabilizzante, da fine Impero; cerchiamo il

Regno anzitutto e il resto ci sarà dato in abbondanza.

Non parliamo a vanvera di Dio, non scomodiamolo per giustificare le nostre prese

di posizione ma, con semplicità, viviamo con coerenza la Parola che

quotidianamente meditiamo, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 1 dicembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 2 Dicembre 2020

 

Della 1° settimana di Avvento.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (25,6-10)

In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte,

un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti,

di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la

coltre distesa su tutte le nazioni.

Eliminerà la morte per sempre.

Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo

farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.

E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.

Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua

salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (15,29-37) anno dispari.

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò.

Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e

molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era

piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che

camminavano e i ciechi che vedevano.

E lodava il Dio d'Israele.

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla.

Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».

E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da

sfamare una folla così grande?».

Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?».

Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».

Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci,

rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà.

Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ha compassione della folla, il Maestro. Non sono numeri, o casi clinici, non

li analizza come possibili consumatori, non li ritiene delle risorse o dei problemi.

Sono persone, singoli individui conosciuti ed amati.

Ascolta le loro ferire, sente e condivide il loro dolore, guarisce e consola,

risana e converte.

Quanta grazia fluisce dalle sue parole!

Quanta gioia interiore!

E chiede ai suoi discepoli di imitarlo, di vedere al di là dell’apparenza,

di mettersi in gioco.

Ma; come fare?

È un deserto, la vita, la fame di felicità è smisurata, dove riusciremo a trovare

tutto il pane per colmare il cuore di chi ci sta accanto?

Nella versione di Matteo il miracolo della moltiplicazione dei pani si differenzia

per un particolare; sette sono i pesci donati dai discepoli, sette sono le sporte di

pesce avanzato.

Sette è il numero della perfezione, della pienezza; davanti alla folla che chiede,

davanti al cumulo apparentemente insormontabile dei problemi che vediamo,

mettiamoci completamente in gioco, totalmente in discussione.

Il resto lo farà Dio.

In questo tempo di Avvento, travolti dalla crisi, dalla pandemia e spaventati dal futuro,

siamo chiamati a non demordere, a mettere in gioco quello che siamo e a pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 30 novembre 2020

Il Vangelo del Martedì 1 Dicembre 2020

 

Della 1° Domenica di Avvento.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (11,1-10)

In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà

dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito

di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si compiacerà del timore del Signore.

Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma

giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.

Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra

ucciderà l'empio.

La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.

Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto;

il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.

La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.

Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano

nel covo del serpente velenoso.

Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte,

perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.

In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli.

Le nazioni la cercheranno con ansia.

La sua dimora sarà gloriosa.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,21-24) anno dispari.

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode,

o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti

e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre,

né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.

Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo

videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Per prepararci al Natale, per ravvivare la presenza di Cristo in noi, siamo chiamati

ad entrare nella logica del Padre.

Gesù stesso ne è affascinato e stupito; non sono i dotti e sapienti a fare esperienza

di Dio, ma le persone semplici, coloro che non si aspettano nulla dalla vita.

Non è complicato conoscere Dio, richiede un cuore trasparente e umile, un cuore

che sappia porsi con stupore dinanzi al mistero della vita.

Beati noi che abbiamo conosciuto il Signore Gesù!

Beati noi che abbiamo visto la presenza di Cristo nel manifestarsi dei giorni!

Beati noi che crediamo senza avere visto!

Proviamo a interrogarci con onestà; cosa saremmo se non avessimo conosciuto il Maestro?

Cosa sarebbe di noi?

L’Avvento è il tempo che ci fa prendere consapevolezza dell’immenso dono che abbiamo

ricevuto, della gioia che portiamo nel cuore, del bene che ci è stato donato.

Un bene ricevuto e che ancora possiamo ricevere, un dono che cresce anno per anno,

di luce in luce, di grazia in grazia.

Bene, cercatori di Dio come il sottoscritto, lodiamo il Signore per ciò che siamo

e spalanchiamo il nostro cuore per diventare ciò che il Signore vuole che

diventiamo, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 29 novembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 30 Novembre 2020

 

Della 1° settimana di Avvento.

Sant’Andrea apostolo.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (10,9-18)

Fratello, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo

cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.

Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la

professione di fede per avere la salvezza.

Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso».

Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore

di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano.

Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto?

Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?

Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?

E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?

Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto

annuncio di bene!».

Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo.

Lo dice Isaìa: «Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?».

Dunque, la fede viene dall'ascolto e l'ascolto riguarda la parola di Cristo.

Ora io dico: forse non hanno udito?

Tutt'altro: «Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi

confini del mondo le loro parole».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,18-22) anno dispari.

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli,

Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare;

erano infatti pescatori.

E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni

suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro

reti, e li chiamò.

Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Concludiamo il mese con la festa del martirio di Andrea, fratello di Simon Pietro.

In questo ultimo giorno del mese di Novembre è un grande apostolo e un martire

ad accompagnarci nel periodo dell’avvento.

È il primo fra i chiamati a seguire Gesù.

Bel primato.

È di Betsaida, e questo è certo, e ha seguito suo fratello Pietro e sua cognata nella

popolosa Cafarnao per esercitare la sua professione.

Ma Giovanni ci svela che, oltre che ad essere pescatore, Andrea era anche discepolo

del Battista, ed è proprio lì che avrebbe conosciuto Gesù, su indicazione del predicatore.

E fu proprio lui a portare suo fratello Simone dal Signore.

Secondo Matteo, di cui abbiamo letto oggi il Vangelo, la chiamata sarebbe invece

avvenuta sul lago, dopo una giornata di pesca infruttuosa.

Possiamo incontrare Gesù perché altri ce lo hanno indicato, come fa il Battista,

o perché siamo accompagnati per mano da Lui, come Andrea fa con Pietro,

o mentre stiamo esercitando la nostra professione.

Di Andrea tradizioni antiche ci dicono che evangelizzò la Grecia e morì martire a Patrasso.

E che, e questa mi piace moltissimo!, fu lui a incoraggiare Giovanni a scrivere un Vangelo. Leggendo queste cose sentiamo tutta la vitalità del Vangelo fatto di sguardi e di incontri,

di persone e di passioni.

Lasciamo che sia questo spirito ad animare le nostre stanche comunità,

facendoci aiutare della preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 28 novembre 2020

Il Vangelo di Domenica 29 Novembre 2020

 

Della 1° Domenica di Avvento.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (63, 16-17.19; 64, 1-7)

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore.

Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro

cuore, cosi che non ti tema?

Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità.

Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.

Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti

a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non

ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per

chi confida in lui.

Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie.

Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo

e siamo stati ribelli.

Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono

tutti i nostri atti di giustizia;

tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.

Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché

tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.

Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,

tutti noi siamo opera delle tue mani.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,3-9)

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio

che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti

i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.

La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più

alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.

Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo.

Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio

suo Gesù Cristo, Signore nostro!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37) Anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché

non sapete quando è il momento.

È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere

ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla

sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che,

giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ricominciamo.

Prima domenica di Avvento, in compagnia di Marco, quest’anno.

Marco il ragazzo che ha seguito Gesù a Gerusalemme, e nella cui casa i discepoli

si sono radunati dopo la crocefissione.

Marco che ha seguito Paolo, piuttosto burbero, che lo ha rispedito a casa dopo l’eccessiva

nostalgia di casa dell’adolescente e che ritroviamo, poi, a fianco dell’apostolo Pietro.

Un vangelo, il suo, scritto per la comunità di Roma, probabilmente, con un

linguaggio asciutto e povero, ma denso di sfumature.

E oggi, in sua compagnia, iniziamo il tempo di preparazione al Natale.

Ancora una volta.

Quante volte?

Riflettevo, proprio ieri, passeggiando in campagna accompagnato dalla mia fidata

cagnolina, su quanti Natali ho preparato e vissuto in questa mia vita movimentata.

E sono ancora qui, non a far finta che Gesù nasca, egli è nato, è vissuto, è morto

ed è risorto, ma per lasciarlo ancora nascere nella mia vita.

Fra la sua venuta e il suo ritorno ci sono io, ci siamo noi, in questo tempo.

Ogni anno ripercorriamo la storia della salvezza, ogni volta ascoltiamo gli stessi

Vangeli, torniamo allo stesso punto ma, come una spirale, ad un livello più profondo

in questo anno particolare, colpiti da questa pandemia che non ci abbandona.

Speriamo.

Le ragioni per essere scoraggiati sono molte; la crisi economica, le difficoltà politiche,

il crescente clima di rissosità, la Chiesa che sembra faticare a rilanciare la fede, 

schiacciata all’angolo da troppe paure e da qualche incoerenza di troppo.

Fatichiamo, poche storie.

Abbiamo bisogno di un redentore.

Il popolo è da tempo in esilio a Babilonia.

Lo scoraggiamento è alle stelle; dove sono tutte le promesse rivolte ai padri?

Dov’è il Dio di cui parlavano con passione?

Nessuno sa più parlare di Dio e Isaia osa; non sono i padri della patria a salvare

il popolo, ma solo Dio, il redentore.

I legami del clan, in Israele, erano fortissimi.

Se un famigliare veniva ridotto in schiavitù, per pagare dei debiti o vittima della

guerra, qualcuno della famiglia era tenuto a riscattarlo, a pagarne la liberazione o,

in caso estremo, a sostituirsi a lui nella schiavitù. Era il redentore.

Dio promette di riscattarci, di sostituirsi a noi, di strapparci alle mille schiavitù in

cui siamo caduti.

L’asciutta parabola con cui iniziamo la conoscenza di Marco ci spalanca un mondo.

Gesù viene a visitarci nella notte, in maniera nascosta.

Possiamo fare esperienza di Lui, ma diversamente da come lo hanno conosciuto i discepoli.

La notte, allora, rappresenta la fatica della ricerca, la tensione ideale, la scoperta

del mondo della preghiera, del mondo interiore, della spiritualità.

I rabbini, nelle loro riflessioni, ci parlano di quattro notti; quella in cui Dio creò il

mondo, in cui chiamò Abramo, in cui liberò Israele dalla schiavitù d’Egitto.

L’ultima notte è quella del ritorno del Messia.

Anche noi possiamo incontrare nella notte il Signore.

Nello splendore della Creazione, nell’armonia del Cosmo.

La natura è in attesa di redenzione, come noi e va conosciuta e rispettata.

Gli eventi drammatici che si sono susseguiti in questi ultimi anni, ancora ci ricordano

quanto siamo fragili e quanto dobbiamo ben operare per rispettare i ritmi del Creato,

senza cedere alla tentazione di poter gestire a nostro piacimento il giardino che ci è affidato.

Possiamo incontrare il Signore, come Abramo, rientrando in noi stessi, mettendoci in

cammino per scoprire chi siamo.

Anche a noi il Dio misterioso dice, come ad Abramo, leck leckà, vai a te stesso.

Se dedichiamo del tempo a nutrire l’interiorità diventiamo capaci di intravvedere

la presenza di Dio nel quotidiano.

Possiamo incontrare il Maestro negli eventi di liberazione, quando, nella conversione,

ci scopriamo capaci di non essere vittime delle nostre paure, delle nostre

incoerenze, delle nostre fragilità.

Alcuni, dopo una forte esperienza interiore, spalancano il loro cuore alla bellezza

di Dio e si convertono, percependo un senso di liberazione dalla paura e dal dolore,

dal peccato e dalla tenebra.

È l’inizio di un cammino che, attraversando il deserto, ci porta al monte dell’Alleanza.

Siamo qui per darci un mese di sveglia interiore, per far nascere (ancora e ancora)

Dio in noi.

È già nato, ovvio, altrimenti non stareste leggendo queste Parole anarchiche di vangelo.

È già nato, ovvio, se avete deciso di ribellarvi ad una fede esteriore e tiepida.

È già nato, ovvio, se avete deciso di mettervi a cercare Dio.

Quello che possiamo fare è stare svegli, non lasciarci travolgere dalla follia quotidiana

della vita, ribellarci al pensiero dominante per vivere la nostra interiorità come

dei cercatori di Dio.

Iniziano il tempo della resistenza, dell’interiorità, della preghiera, della speranza.

Se Dio diventa uomo, ancora non si è stancato di noi.

Se Dio diventa uomo, allora l’uomo può imparare da Lui a diventare tutto uomo.

Se Dio diventa uomo, la vita merita Dio, e deve essere splendida, se solo la capissimo!

Dai, facciamolo bene questa volta, seguiamo sul serio la provocazione della Parola.

Aspettiamo Dio amici, ne vale la pena, credetemi,

Santa prima Domenica di Avvento Fausto.