mercoledì 20 maggio 2020

Il Vangelo del Giovedì 21 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
SS. Cristoforo Magallanes, sacerdote e compagni.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (18,1-8)
In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.
Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima
dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che
allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa
loro e lavorava.
Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende.
Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto
alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo.
Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti,
disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente.
D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che
venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della
sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi,
ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,16-20) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più;
un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un
poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?».
Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla?
Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché
ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”?
In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà.
Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non siamo in grado di portare il peso di tutta la verità, perciò il Signore
ci porta alla verità gradualmente.
Dio ha detto e dato tutto, certo, ma siamo noi ad aprirci all’azione dello Spirito
per capire come interpretare e vivere quanto il Signore ha detto.
Noi cattolici crediamo che la Rivelazione si sia chiusa con la morte dell’ultimo
apostolo (perciò le rivelazioni private, anche le poche riconosciute non sono in
alcun modo vincolanti!) e il deposito della fede è completo.
Ma la Chiesa, grazie all’aiuto dello Spirito, continua a scrutare le Scritture per
cogliervi le mille sfumature che contiene e poter capire quanto il Signore
ci vuole svelare.
Anche per noi, personalmente, è così; credere è un percorso che dura tutta la
vita e la conversione un atteggiamento interiore che ci coinvolge ogni giorno,
se ci facciamo aiutare dalla preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 19 maggio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 20 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
S. Bernardino da Siena, sacerdote.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (17,15.22-18,1)
In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene
e ripartirono con l'ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.
Paolo, in piedi in mezzo all'Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto,
siete molto religiosi.
Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche
un altare con l'iscrizione: "A un Dio ignoto".
Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio.
Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo
e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo né dalle mani dell'uomo
si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti
la vita e il respiro e ogni cosa.
Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta
la faccia della terra.
Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino
Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia
lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come
hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: "Perché di lui anche noi siamo stirpe".
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile
all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'ingegno umano.
Ora Dio, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, ordina agli uomini che tutti e
dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà
giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato,
dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri
dicevano: «Su questo ti sentiremo un'altra volta».
Così Paolo si allontanò da loro.
Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro
dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi,
ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non
parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da
quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un percorso il nostro vivere; dalla nascita alla morte impariamo cos’è la vita,
cos’è l’amore, cosa ci facciamo su questa terra (o almeno così si spera).
E in questo percorso, anche la nostra fede cresce, evolve, matura con noi se noi
decidiamo di investire nella nostra crescita umana e spirituale, attraverso
l’approfondimento della nostra speranza, nel discernimento progressivo, vivendo
nella preghiera e nel confronto con la Parola.
Molti pensano, erroneamente, che aver fede, sia una specie di pacco consegnato
una volta per sempre.
Non è così; la fede, come l’amore di coppia, come l’amicizia, se non viene
coltivata, se non viene innaffiata ogni giorno, come il fiore; muore.
E Gesù, oggi, ci ricorda anche che la fede si nutre di scoperte; su Dio e su noi
stessi e che non sempre, sia nella vita come nella fede, siamo pronti, capaci,
disposti ad accogliere.
Gesù ha detto e dato tutto ma non tutto abbiamo capito, perciò ci è necessario
lo Spirito Santo che ci conduce alla pienezza della verità, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 18 maggio 2020

Il Vangelo del Martedì 19 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (16,22-34)
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila,
e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo
averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di
fare buona guardia.
Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò
i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre
i prigionieri stavano ad ascoltarli.
D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta
della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada
e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.
Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».
Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di
Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per
essere salvato?».
Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».
E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato
lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di
gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,5-11) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato
e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”.
Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne
vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla
giustizia e al giudizio.
Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché
vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di
questo mondo è già condannato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È lo Spirito il grande protagonista di queste settimane, in attesa della Pentecoste
che celebreremo fra qualche domenica.
A volte anche noi, come gli apostoli, ci lamentiamo della presunta assenza del Signore.
Non è assente, tutt’altro, è il per sempre presente grazie all’opera dello Spirito.
Se avvertiamo la sua assenza, forse, dobbiamo riprendere in mano la nostra
preghiera (è quello che ripeto tutti i giorni, fino alla noia), e intensificare
l’invocazione dello Spirito!
Se la fede diventa nostro sforzo, congettura intellettuale, (buona) abitudine culturale
allora avvertiremo sempre la presenza del Signore come un vago ricordo del passato.
Lo Spirito, invece, rende Gesù nostro contemporaneo e ci aiuta a capire che il
peccato consiste nel non riconoscerlo come manifestazione del Padre, che la giustizia
di Dio consiste nella salvezza di ogni uomo e che il maligno è ormai sconfitto.
Lo Spirito soffi abbondantemente su di noi, sospinto dalla nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 17 maggio 2020

Il Vangelo del Lunedì 18 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
San Giovanni 1°, papa e martire.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (16,11-15)
Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno
dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo
distretto della Macedònia.
Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta
lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso
posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite.
Ad ascoltare c'era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora,
della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire
alle parole di Paolo.
Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se
mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa».
E ci costrinse ad accettare.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-16,4a) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi
manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza
di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi.
Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà
di rendere culto a Dio.
E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.
Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate,
perché io ve l'ho detto».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Viviamo tempi cupi, inutile negarlo, in cui la fede è ridotta a vaga appartenenza
culturale, a dignitosissimo (e ignorato) modello di comportamento, e la Chiesa
viene accettata solo se fa l’agenzia di mutuo soccorso per le situazioni che la
società non vuole o non riesce a gestire.
Siamo serrati da due pericoli, cupi e ingombranti; da una parte il mondo ostile
al cristianesimo in nome di una malintesa interpretazione della libertà.
Dall’altra una crescente intolleranza da parte del settarismo religioso di matrice
islamica che, rinnegando il Corano, induce i cristiani ad andarsene dai paesi di
tradizione musulmana.
Da noi, per il momento, grazie al cielo, la persecuzione si riduce a qualche presa
in giro al lavoro o in ufficio, (ma fino a quando?) perché, serpeggia, sottile,
un feroce anticlericalismo, lo abbiamo visto anche in questo periodo di crisi che
a causa del virus, ci hanno imposto di chiudere le Chiese e di non celebrare le
Sante Messe, qualche sacerdote è stato anche multato, ma i vertici della Chiesa
sono stati zitti, ed hanno alzato la voce solo quando noi fedeli abbiamo cominciato
a reclamare, un comportamento questo che fa pensare.
Forse in nome dell’unione delle varie religioni, ci sta portando a rinnegare la
nostra vera identità? Speriamo di no.
Lo Spirito ci sostenga amici, ci dia il coraggio di rendere testimonianza fino
alla fine, se necessario, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 16 maggio 2020

Il Vangelo di Domenica 17 Maggio 2020


Della 6° Domenica di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (8,5-8.14-17)
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo.
E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo
parlare e vedendo i segni che egli compiva.
Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti
paralitici e storpi furono guariti.
E vi fu grande gioia in quella città.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto
la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni.
Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era
infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati
nel nome del Signore Gesù.
Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (3,15-18)
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere
a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché,
nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che
malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo
il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per
gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei
comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché
rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere
perché non lo vede e non lo conosce.
Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi.
Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io
vivo e voi vivrete.
In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.
Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Viviamo tempi difficili, inutile negarlo.
Difficili umanamente, difficili cristianamente.
Il futuro è denso di nubi scure e il rischio di vedere sempre e solo il negativo
rischia di contagiare anche i cristiani più virtuosi.
Non so a voi, ma a me il clima di contrapposizione feroce delle idee e delle
posizioni mette profondamente a disagio.
Si è di qua o di là, di destra o di sinistra, credenti o atei, di una squadra o dell’altra.
E se uno non si ritrovasse?
La cronaca aumenta il disagio, per noi cattolici, quando leggiamo di comportamenti
incomprensibili da parte di coloro che dovrebbe condurre il gregge e che, invece,
lo opprimono con la violenza.
Eppure siamo ancora qui a meditare un Vangelo Pasquale, di risurrezione,
di fiducia, di gioia e conversione.
Un Vangelo che ci indica una strada, difficile, ma possibile, per custodire la
speranza, per dare ascolto alla foresta che cresce e non lasciarci intimorire dal
frastuono dell’albero che cade.
Gesù è chiaro; il mondo non lo vede presente, parla di Lui come di un grande
personaggio del passato, come di un simpatico profeta finito male, come accade
a molti profeti; ma i discepoli, afferma il Maestro, continuano a vederlo,
lo riconoscono, lo annunciano, lo ascoltano, lo pregano.
Il primo dono che Gesù promette ai discepoli intimoriti è il Paraclito, cioè il
soccorritore, l’aiutante, l’intercessore, che ci aiuta a ricordare le Parole del
Maestro, che ci aiuta a vedere le cose in maniera completa.
Di questo abbiamo bisogno, urgente; di un aiuto che ci aiuti a leggere la grande
storia e la nostra storia personale alla luce della fede.
Le cose che accadono, allora, acquistano una luce diversa, con un orizzonte
di riferimento più ampio, una prospettiva di salvezza, di redenzione che Dio
realizza in mezzo all’umanità inquieta.
Il soccorso che Dio ci manda è funzionale alla nostra missione; i discepoli
che “vedono” Gesù, che si accorgono della sua presenza, sono invitati ad
annunciare il nuovo modo di vivere che Dio realizza attraverso la comunità
dei salvati, la Chiesa, appunto.
Se è davvero così, allora, la difficoltà diventa straordinaria opportunità,
occasione di annuncio, ragione di conversione.
Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro
la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra
eretica, la sposa infedele che Gesù stesso ha cercato di sedurre e di riconquistare.
La fuga diventa luogo per l’annuncio e conversione di nuovi discepoli.
Se la Chiesa in occidente, nell’attuale complessa situazione storica, la smettesse
di lamentarsi, e ricominciasse semplicemente a fare la Chiesa, cioè ad annunciare
nella gioia Gesù Cristo, semplificando il proprio linguaggio, limando le proprie
incoerenze, alleggerendo le proprie elefantiache strutture, forse potrebbe fare la
stessa esperienza che ha fatto Filippo.
Ad una condizione, come ammonisce Gesù; restare fedeli al comandamento
dell’amore, ad ogni costo.
Solo il comandamento dell’amore, in questi tempi, è in grado di perforare la spessa
corazza anticristiana e neoclericale che abita la nostra società fintamente cristiana.
Dimorare nell’amore, non scoraggiarsi e approfondire la fede, come suggerisce Pietro.
Il nostro cristianesimo occidentale oscilla fra due eccessi ugualmente pericolosi;
il ritorno ad un clima di chiusura e di contrapposizione col mondo innalzando inutili
barriere nei confronti degli altri ed il rischio di cedere ad un cristianesimo
emotivo e popolare, che segue le apparizioni e dimentica il deposito della fede.
Davanti alla chiusura e al misticismo semplificato e superstizioso come da sempre
la Chiesa propone, un’alleanza fra intelligenza e fede, fra conoscenza e spiritualità.
Solo con la fatica dello studio, della comprensione dei testi, della preghiera
feconda e motivata, della ricerca umile della verità possiamo incrociare le
attese dell’uomo contemporaneo alla ricerca di senso.
Così, diverremo capaci di rendere ragione della speranza che è in noi.
Certo amici, a noi purtroppo manca la speranza e, ci abbandoniamo alla ricerca
sfrenata di soluzioni facili, No, non è questo che vuole il Signore, ma solo di
avere fiducia e speranza in Lui, anche se non è sempre facile, in particolare,
in questo momento di paura che ci ha portato questo virus.
Sono più di due mesi che non possiamo celebrare la Santa Messa, una cosa
mai successa, neanche al tempo del vaiolo, che le persone si ritrovavano in
Chiesa dove si sentivano al sicuro.
Una cosa architettata per demolire la Chiesa?
Non lo so amici, di sicuro, gli uomini di Chiesa, hanno lasciato fare per troppo
tempo e, ora sembra che la Comunione si debba distribuirla con i guanti, se è
vero, è una cosa tremenda, uno sfregio al Corpo di Cristo, io sicuramente mi
rifiuterò di fare uno scempio del genere, e ritornerò ad aiutare il parroco quando
avrò le mani libere per sentire il Corpo del Signore fra le mie dita, solo così
senti veramente pulsare il sangue nelle tue vene, che invece non lo sentiresti
con i guanti, Santa Domenica Fausto.   



venerdì 15 maggio 2020

Il Vangelo del Sabato 16 Maggio 2020


Della 5° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (16,1-10)
In quei giorni, Paolo si recò a Derbe e a Listra.
Vi era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente
e di padre greco: era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio.
Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere a motivo dei Giudei
che si trovavano in quelle regioni: tutti infatti sapevano che suo padre era greco.
Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli
anziani di Gerusalemme, perché le osservassero.
Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno.
Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galàzia, poiché lo Spirito Santo
aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia.
Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non
lo permise loro; così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Tròade.
Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo
supplicava: «Vieni in Macedònia e aiutaci!».
Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedònia,
ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,18-21) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate
che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete
del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone".
Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la 
mia parola, osserveranno anche la vostra.
Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono
colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non siamo di questo mondo, perciò non spaventiamoci se non ci sentiamo
esattamente a nostro agio in questo mondo.
Se avete l’impressione di essere come degli alieni quando le vostre amiche
provano tanto piacere a sparlare degli altri e voi, invece, vi sentite a disagio.
O se evitate di fare un apprezzamente pesante alla collega come, invece,
fanno tutti i maschi del vostro ufficio.
O se proprio non ce la fate a sostenere i discorsi pieni di nulla del dopo-cena.
Succede, se avete incontrato il Maestro, se l’Assoluto vi ha anche solo sfiorato,
se avete osato credere nel volto nuovo dell’uomo che il Vangelo proclama.
Ed è anche normale, dice il Signore, che il mondo non apprezzi i cristiani (veri e seri),
anche se non vanno in giro a rompere le scatole e non fanno i predicatori fuori luogo;
prima di noi il mondo ha odiato il Maestro, perché la luce segna sempre l’ombra,
la delimita e la evidenzia.
E la vera luce, splende sempre sul volto di chi la proclama, facciamo fatica
a guardare la luce?; facciamoci aiutare dalla preghiera e, lei ci aiuterà a guardarla
senza problemi.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.