sabato 21 marzo 2020

Il Vangelo di Domenica 22 Marzo 2020


Della 4° Domenica di Quaresima.
Prima lettura dal primo libro di Samuèle (16,1b.4.6-7.10-13)
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d'olio il tuo corno e parti.
Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re».
Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il
suo consacrato!».
Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura.
Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede
l'apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a
Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi».
Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?».
Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge».
Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola
prima che egli sia venuto qui».
Lo mandò a chiamare e lo fece venire.
Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!».
Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito
del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,8-14)
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.
Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in
ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore.
Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto
condannatele apertamente.
Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso
perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce:
tutto quello che si manifesta è luce.
Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41) anno A.
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli
lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano
manifestate le opere di Dio.
Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno;
poi viene la notte, quando nessuno può agire.
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli
occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante,
dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».
Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».
Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».
Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato
sugli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e làvati!
Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov'è costui?».
Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui
Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista.
Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché
non osserva il sabato».
Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?».
E c'era dissenso tra loro.
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che
ti ha aperto gli occhi?».
Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato
la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco?
Come mai ora ci vede?».
I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato
cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi,
noi non lo sappiamo.
Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé».
Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei
avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo,
venisse espulso dalla sinagoga.
Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio!
Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».
Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so.
Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto?
Come ti ha aperto gli occhi?».
Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo?
Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu!
Noi siamo discepoli di Mosè!
Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove
sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua
volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli
occhi a un cieco nato.
Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?».
E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi
nel Figlio dell'uomo?».
Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
Ed egli disse: «Credo, Signore!».
E si prostrò dinanzi a lui.
Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo,
perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».
Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo
ciechi anche noi?».
Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome
dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La sete infinita di infinito della Sposa samaritana, ora, è colma e sazia.
Non ha più vergogna della sua fragilità affettiva, della sua vita disordinata,
degli inganni dati e ricevuti pur di avere una goccia d’acqua.
Ora ha incontrato la sorgente.
Ora lei stessa è divenuta sorgente che zampilla per le persone che, prima,
non voleva incontrare.
Non ci sono ostacoli, ruoli, peccati che la possano tenere lontana dallo Sposo
che, stanco, l’ha cercata per amarla.
La sua è una vita passata a nascondersi, per timore di essere giudicata.
Lei è una peccatrice che diventa discepola e testimone.
Come il cieco nato. Che storia.
Se solo vedessimo!
Che strana quaresima. Tosta, dura.

Con le Chiese chiuse a causa del Virus.
E la gente divorata dalla paura.
Paura di cosa? Di essere contagiati? Sì, certo.
Ma, soprattutto, paura di morire.
Perché nessuno più ci parla della morte.
Nessuno ci prepara a morire.
Per un attimo ci siamo creduti immortali.
Come se la scienza o la politica o l’economia avesse una soluzione per tutto.
Ci lasciamo prendere dalla paura. Il peggiore dei virus.
Imparassimo a vedere.
Imparassimo a capire quanta grazia c’è in questo spavento!
Come Gesù che, passando, vede il cieco nato.
Non grida, il poveretto, non chiede, forse neppure sa chi sia il Nazareno.
La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi.
Non ha mai visto la luce, come desiderarla? Perché?
E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo bisogno, la sua pena, la sua vergogna.
Vergogna, certo, perché è un innocente che paga i peccati dei genitori.
Anzi, forse ha già commesso peccato nel grembo della madre, come
sostenevano alcuni rabbini.
È Dio che lo ha punito, perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante?
Così tutti pensano. E invece.
Un pò di fango sugli occhi, e l’uomo torna a vedere.
Gesù, intanto, se n’è andato, non vuole applausi, vuole solo dimostrare che
Dio non è quel bastardo che a volte gli uomini (religiosi) dicono che sia.
Inizia un feroce dibattito; chi lo ha guarito?
Perché? E soprattutto perché di Sabato?
Molti sono i personaggi coinvolti; la folla, i farisei, i suoi genitori e i discepoli.
Ma lui solo è il protagonista, il cieco che recupera prima la vista,
poi l’onore, poi la fede.
Prima descrive Gesù come un uomo, poi come un Profeta, poi lo proclama Figlio di Dio.
La fede è una progressiva illuminazione, passo dopo passo, ci mettiamo
degli anni per riuscire a proclamare che Gesù è il Signore.
E anche la sua forza cresce; il suo senso di colpa svanisce, acquista coraggio.
Interrogato, risponde, quando viene inquisito dai devoti, sa cosa dire.
Infine è ironico, controbatte, argomenta.
Come può un peccatore guarire un cieco nato?
E osa; volete farvi discepoli anche voi?
Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori, paurosi, divorati dal giudizio degli
altri, che si rifiutano di schierarsi, intimoriti dalla tragica logica comune.
È libero, il cieco.
Ci vede, ci vede benissimo, con gli occhi e col cuore.
Chi crede di vedere, invece, cade nella tenebra più fitta.
Credono di sapere, i devoti, credono di sapere tutto.
Non si mettono in discussione, come il cieco che ammette di non sapere.
Loro sanno ed è il mondo, gentilmente, che si deve adeguare alle loro teorie.
Prima dicono che il cieco mente, che non è mai stato cieco, poi affermano che
Gesù è un peccatore, infine, davanti all’evidenza, perdono le staffe.
L’arroganza non ammette le ragioni degli altri, impone solo le proprie.
Credono di vedere, e sono loro i ciechi.
Accecati dalle loro false sicurezze, non si pongono dubbi. Sanno.
L’evangelista è caustico, nel suo ragionare; chi è il cieco del racconto?
È un progressivo cammino verso la luce e la fede.
Nessuna apparizione o folgorazione, fidatevi, ma un lento incedere
della verità in chi le lascia spazio nel proprio cuore.
Dio vede la nostra tenebra e desidera illuminare la nostra conoscenza, i nostri sensi.
E pone una sola condizione; lasciarci mettere in dubbio, porci delle domande, indagare.
Come il cieco che non sa, che si interroga, che argomenta.
Il rischio, invece, è di fare come i farisei che sono convinti di non avere
nulla da sapere, nulla da capire. Sanno, e basta.
Quanti arroganti vedo intorno a me e, forse, è per questo che sono continuamente
attaccato, perché non sopportano le verità che scrivo! Mah!
Nelle proprie convinzioni politiche, schierati a prescindere.
Come quella ragazza che questa settimana mi ha apostrofato perché prego,
dicendomi che a quelli intubati negli ospedali a causa del virus, non servono
preghiere, poveretta farisea.
Quanti arroganti nelle proprie convinzioni agnostiche e anticlericali, atei a
prescindere, rabbiosi per principio (fatevi un giro sul web!), intolleranti nel
nome di una mal intesa idea di tolleranza.
Quanti arroganti fra noi cattolici, sempre armati, sulle difensive, santamente
convinti di dover menare bastonate ai non credenti e, quel che è peggio,
ai credenti che dubitano, che si interrogano, proprio come il cieco.
Cattolici che si sentono in dovere di difendere la Chiesa a prescindere,
scordandosi che essa è santa e peccatrice, sempre in riforma, cattolici che
si arrogano il dovere di rilasciare patentini di cattolicità.
Lasciamo che il Signore ci restituisca la luce, lasciamo che la sua Parola
ci conduca alla verità tutta intera.
Le domande, (e io ne faccio tante amici), gli interrogativi, ci aiutino a
scoprire in Lui il Signore Risorto della nostra vita.
Bello fare domande al Signore amici e, ancora più bello, credere alle sue risposte
sincere e piene di amore, Santa Domenica in regime di austerità a causa del virus,
ma la preghiera ed  il Vangelo ci possono aiutare ad alleviare la paura, Fausto.

venerdì 20 marzo 2020

Il Vangelo del Sabato 21 Marzo 2020


Della 3° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Osèa (6,1-6)
«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo
alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora.
Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera
che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della
mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l'amore e non
il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocàusti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima
presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al
tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono
come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi
al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".
Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché
chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il grossolano errore che compie il fariseo della parabola è quello di confrontarsi
con chi è palesemente peggiore di lui scordandosi che l’unico paragone che
possiamo fare è col capolavoro che siamo e che stentiamo a realizzare.
Ognuno di noi è un pezzo unico, assolutamente originale; credere di essere
migliori perché più devoti ci fa prendere dei clamorosi abbagli.
Gesù non dice che il pubblicano è migliore, perché oggettivamente sta
sbagliando, ma dice che è autentico, sa che ha peccato, conosce la distanza
fra la sua vita e ciò che potrebbe diventare.
E Dio vede questo desiderio e lo colma con la sua presenza, con la speranza
della conversione.
Non così il fariseo, che pensa di non avere bisogno di conversione, che è così
colmo del suo “ego” spirituale da non lasciare spazio per Dio.
Dio solo conosce il cuore e la fede di ogni persona e saremo giudicati
severamente se non avremo usato misericordia nel giudicare gli altri.
Perciò amici, non giudichiamo per carità, io per primo, tutti siamo peccatori e,
la grazia la possiamo avere solo umiliandoci davanti al Signore, facendoci
aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 19 marzo 2020

Il Vangelo del Venerdì 20 Marzo 2020


Della 3° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Osèa (14,2-10)
Così dice il Signore: «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai
inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: "Togli ogni iniquità,
accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra.
Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio
nostro" l'opera delle nostre mani, perché presso di te l'orfano trova misericordia".
Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira
si è allontanata da loro.
Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come
un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza
dell'olivo e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno
come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano.
Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?
Io l'esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde,
il tuo frutto è opera mia.
Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda;
poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre
i malvagi v'inciampano».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34) anno pari.
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual
è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico
Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua
anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".
Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".
Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli
è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale
più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non
sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il centro della nostra fede resta l’amore.
Amare Dio con tutte le forze significa amarlo al meglio delle proprie possibilità,
non amarlo di un amore teorico, impossibile.
A volte, avvicinandoci a Dio, siamo pieni di sensi di colpa per non saperlo amare.
In realtà Dio non ci chiede un amore perfetto, assoluto, come il suo, ma un amore
proporzionato alle nostre capacità, un amore fatto di intelligenza e di passione.
Rispetto al secondo precetto, poi, il Signore ci chiede di amare gli altri con
l’amore che ci deriva da Lui.
Non è un amore di simpatia, ma un amore teologico, che proviene da Dio.
Nelle relazioni siamo tutti spinti verso le persone che ci piacciono, con cui
entriamo in sintonia.
L’amore che proviene da Dio ci aiuta, addirittura, ad amare le persone moleste.
Sicuramente, non è facile, ma abbiamo la preghiera che può aiutarci ad
assomigliare almeno un pò a Dio.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

E anche oggi amici ci troviamo assieme a pregare per questo momento tragico, con l'aiuto della Novena all'Amore Misericordioso con il 9° giorno.


Novena all’Amore Misericordioso 9° Giorno.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Preghiera introduttiva.
Gesù mio, grande è il mio dolore considerando la disgrazia che ho avuto di
offenderti tante volte.
Tu invece, con cuore di Padre, non solo mi hai perdonato, ma con le tue parole:
“Domandate ed otterrete”, mi inviti a chiederti quanto mi è necessario.
Pieno di fiducia ricorro al tuo Amore Misericordioso, affinchè mi conceda ciò che
imploro in questa novena e soprattutto la grazia di cambiare la mia condotta e d’ora
innanzi di testimoniare la mia fede con le opere, vivendo secondo i tuoi precetti,
e di ardere nel fuoco della tua carità.
Meditazione sulle parole del Padre Nostro.
“Ma liberami dal male. Amen”.
Chiediamo che Dio ci liberi da ogni male, cioè dai mali dell’anima e da quelli del
corpo, da quelli eterni e da quelli temporali; dai passati, dai presenti e dai futuri;
dai peccati, dai vizi, dalle passioni disordinate, dalle cattive inclinazioni e dallo
spirito d’ira e di superbia.
Lo chiediamo dicendo Amen, con intensità, affetto e fiducia, poiché Dio vuole
e comanda che chiediamo così.
Domanda.
Gesù mio, a te ricorro in questa tribolazione.
Se tu vuoi usare la tua clemenza con questa misera creatura tua, trionfi la tua bontà.
Per il tuo amore e la tua misericordia perdona le mie colpe; e anche se indegno di
ottenere ciò che ti domando, esaudisci pienamente i miei desideri se è per la tua
gloria e per il bene della mia anima.
Nelle tue mani mi abbandono; fa di me ciò che a te è gradito.
Chiediamo la grazia che desideriamo ottenere con questa novena; affidiamo
all’Amore Misericordioso, attraverso l’intercessione della Beata Madre Speranza,
tutte le nostre intenzioni, e in particolar modo l’epidemia del Coronavirus, perché
il Signore possa fermare questa epidemia, sostenga chi è stato contagiato e dia la
forza a medici e infermieri di fare bene il loro prezioso lavoro, aggiungiamo
anche Giorgio che sta combattendo con un tumore,
ed anche la Sara ed il suo piccolo bimbo.
Preghiera.
Gesù mio, lavami col Sangue del tuo divino costato, e fammi tornare puro alla
vita della tua grazia.
Entra, Signore, nella mia povera stanza e riposa con me; accompagnami nel
pericoloso cammino che percorro affinchè non mi perda.
Sostieni, Signore, la debolezza del mio spirito e consola le angustie del mio
cuore dicendomi che, per la tua misericordia, non lascerai di amarmi un solo
momento e che sarai sempre con me.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

Oggi amici è la festa del papà e mi sono chiesto; come deve essere veramente un papà; e mi sono ricordato di un papà particolare, Giuseppe.


Giuseppe il grande e il giusto.
Parliamo un pò, amici, di Giuseppe uomo giusto.
Colui che ha saputo donarci  una grande pagina poetica di fiducia
e abbandono nel Signore.
Giuseppe sta organizzando casa per accogliere Maria.
È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore ed è sufficientemente devoto,
insomma; un buon partito.
È contento di accogliere Maria, che è una ragazza timida ma decisa, gentile
e di bell'
aspetto; molti lo considerano fortunato di avere in sposa la piccola
adolescente di Nazareth.
In questo clima di festa matrimoniale, arriva la doccia fredda.
Matteo, tutela della privacy, non ci spiega come Giuseppe sia venuto a
conoscenza della gravidanza di Maria.
Dubito che si siano incontrati, forse è stata la madre Anna a comunicargli
la notizia, chissà.
Possiamo, però immaginare la notte insonne di Giuseppe, la peggiore della sua vita.
Ma come? Maria?
La mia piccola Maria?
E chi sarà il padre?
Io che pensavo fosse una così brava ragazza!
Che stupido sono stato!
Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà abusato della sua gentilezza.
Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira sul giaciglio, come
fa la porta sui cardini.
Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito, Giuseppe deve
affrontare l’incubo del futuro.
Cosa deve fare?
A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e radunare altri uomini della
comunità dicendo che quel bambino non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.
Per essere un buon credente e un devoto, deve uccidere Maria.
(Non è folle che, a volte, gli uomini compiano cose orribili in nome di Dio?).
Giuseppe deve informare il rabbino del fattaccio e ripudiare la futura sposa,
che rimarrà a casa dei propri genitori piena di vergogna, segnata per tutta la vita.
E, a questo punto, succede l’incredibile.
Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione.
Mentirà.
Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà, salvandole l’onore.
Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha avuto un figlio da un
altro uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle strade di Nazareth.
Giuseppe è grandioso; non rispetta la Legge attribuita a Dio e decide di mentire.
Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.
A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la trasgressione della
legge degli uomini, quella attribuita a Dio.
Giusto è un titolo straordinario, in Israele.
È, forse, il più bel complimento che si possa fare ad un ebreo.
Giuseppe è giusto come Dio è giusto, perché non giudica secondo le
apparenze, perché si sacrifica, supera il suo orgoglio di maschio ferito (terribile!),
e salva Maria e Dio.
Immenso Giuseppe, falegname abituato a riconoscere l’essenza di un legno,
a piallare un asse, non ad inseguire fini ragionamenti che lo mettono in crisi!
Ha deciso, anche se continua a non prendere sonno.
E, proprio quando ha scelto di salvare Maria, quando si è dato pace, quando ha
superato il proprio orgoglio, arriva, in sogno, un angelo che lo rassicura.
Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a che fare col mistero.
Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso ciò che le è capitato, colui che porta

in grembo non è il figlio di un altro uomo, ma di Dio stesso.
Caspita, mica una barzelletta!
Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il nome, cioè l’identità, il carattere, l’educazione.
A Maria l’angelo chiede di collaborare.
A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare a Dio a diventare uomo.
Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua vita, i suoi desideri, le sue scelte,
adeguarli all’evento improvviso di un Dio che decide di diventare uomo.
Giuseppe obbedisce; è grande!
Si sveglia e prende con sé Maria.
Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.
Non si arrabbia Giuseppe, non mette le mani addosso a Maria per punirla
del suo tradimento; NO.
Si alza e obbedisce; fantastico!
Non fa commenti, non approfondisce ulteriormente, si fida e basta, accetta,
accoglie, l’ho sempre detto io, per imparare non dobbiamo andare dai sapienti,
ma dagli umili giusti.
La sua vita, ora, è radicalmente cambiata, ma va bene così; ha a che fare
con il mistero di Dio.
Grandioso Giuseppe; uomo giusto, e noi?
Speriamo, la speranza non deve mai mancare.
Impariamo da Giuseppe a fidarci; ad avere fiducia in Dio, a credere che Lui
è venuto a farsi uomo, perché tutti noi imparassimo ad essere uomini.
Fidiamoci ciecamente, come ha fatto Giuseppe, magari non riceveremo da
custodire suo Figlio, ma di farlo conoscere ed amare, quello sì.
Ed in questo terribile momento che stiamo vivendo; rimango in attesa, allora,
come spero tutti voi amici, dell’aiuto del Signore per capire i suoi progetti,
per capire le nostre fragilità, ma soprattutto, per comprendere in questo particolare
momento, il vero valore della famiglia e cosa vuol dire essere padre, per questo
chiedo l’aiuto ad un grande (san Giuseppe); un Augurio a tutti i papà del mondo,
ed anche a tutti quelli che ora riposano in Cielo, Fausto.