lunedì 27 gennaio 2020

Il Vangelo del Martedì 28 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
S. Tommaso d’Aquinio, sacerdote e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (6,12b-15.17-19)
In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom
alla Città di Davide, con gioia.
Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli
immolò un giovenco e un ariete grasso.
Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore.
Davide era cinto di un efod di lino.
Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con
grida e al suono del corno.
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro
della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici
di comunione davanti al Signore.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide
benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il
popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane
per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa.
Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,31-35) anno pari.
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori,
mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi
fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia
madre e i miei fratelli!
Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù osa affermare che esiste la possibilità di costruire relazioni fra i discepoli
che diventano più forti di quelle famigliari.
Gesù pretende di essere più di una madre, di un padre, di una moglie, di un
figlio; in Lui possiamo intessere relazioni fra di noi più autentiche e profonde
di quelle nate dai legami di sangue.
E quanto è vero.
Conosco persone che hanno trovato in una comunità cristiana attenzione, ascolto,
verità, profondità come non hanno nemmeno sognato di riceve dai propri famigliari.
Così dovrebbe/potrebbe diventare la Chiesa; una famiglia incentrata sulla stessa
esperienza di fede, sulla stessa esperienza di Dio, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 26 gennaio 2020

Il Vangelo del Lunedì 27 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Angela Merici, vergine.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (5,1-7.10)
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero:
«Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.
Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele.
Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse
con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Davide aveva trent’anni quando fu fatto re e regnò quarant’anni.
A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré
anni su tutto Israele e su Giuda.
Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano
in quella regione.
Costoro dissero a Davide: «Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno»,
per dire: «Davide non potrà entrare qui».
Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide.
Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti,
era con lui.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,22-30) anno pari.
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è
posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa
è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.
Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in
piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima
non lo lega.
Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche
tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo
non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Stupisce ed emoziona ancora una volta questo Gesù che tenta di convincere
gli scribi sul valore della sua missione.
Scribi venuti appositamente da Gerusalemme, che conoscono bene la Scrittura,
che ne studiano ogni interpretazione e sfumatura, e che, pure, sono talmente
ciechi da non vedere cosa sta succedendo davanti ai loro occhi.
E invece di ignorarli, cosa più che legittima visto il tenore delle loro assurde accuse.
Gesù cerca di argomentare, di stare al loro piano, di convincerli attraverso il
ragionamento che usano per misconoscere l’opera del Nazareno.
Imparassimo da Gesù ad essere accoglienti e tolleranti con chi, spesso in maniera
grossolana e inopportuna critica la fede della Chiesa.
E per questo dobbiamo pregare, per la loro conversione.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 25 gennaio 2020

Il Vangelo di Domenica 26 Gennaio 2020


Della 3° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (8,23b-9,3)
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro
renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili.
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando
si spartisce la preda.
Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l'opprimeva,
la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,10-13.17)
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti
unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta
unione di pensiero e d'intenti.
Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che
vi sono discordie tra voi.
Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece
sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!».
Cristo è stato forse diviso?
Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?
Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con
un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) anno A.
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea
e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio
di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo
del profeta Isaia: "Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare,
al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto
una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata".
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato
Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello,
che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando
la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’inizio della predicazione di Gesù è legata ad un evento drammatico; l’arresto
di Giovanni il battezzatore.
Gesù torna sui suoi passi, ma decide di non andare più a Nazareth, il piccolo
borgo che lo ha visto crescere.
È cambiato, Gesù, il battesimo gli ha dato maggiore consapevolezza della
propria missione.
Si trasferisce a Cafarnao, piccola cittadina sul mare di Tiberiade, posta al confine
fra due regioni, un cittadina importante, con la guarnigione romana, con la
sinagoga, con gli esattori del pedaggio.
Una città che diventerà il cuore dell’apostolato del Signore in Galilea.
Non sempre gli eventi negativi sono tali.
A volte momenti difficili ci aprono prospettive che mai ci saremmo immaginati.
Così nella storia della Chiesa, così nella storia personale di ognuno di noi.
Dio scrive diritto sulle righe storte.
Gesù, costretto a tornare in Galilea, avrà l’opportunità di iniziare a predicare
dai confini, dagli ultimi, dai perdenti.
Da Zabulon e Neftali, le prime due tribù di Israele a cadere sotto la dominazione
assira, molti secoli prima.
Nel 733 a.C. le due tribùdi Zabulon e Neftali erano state brutalmente annesse
all’impero assiro.
Abbandonate al loro destino, nei secoli avevano conosciuto vicende alterne,
ma una cosa era certa: la Galilea era diventata il luogo della promiscuità, del
meticciato, della fede approssimativa.
I galilei erano guardati con disprezzo dai puri di Gerusalemme, nulla di buon
poteva venire da quelle città contaminate.
Al tempo di Gesù da quei territori proveniva il movimento estremista degli
zeloti, al punto che “Galileo” era sinonimo di “terrorista”.
Esattamente da quel luogo Gesù inizia la sua predicazione.
Dio è sempre così, preferisce i discoli ai bravi ragazzi, invita i primi della classe
ad uscire e sporcarsi le mani, obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete
frontiere della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false certezze della fede.
Dio è così, ama il rischio, vuole sporcarsi le mani, parte ad annunciare il Regno
là dove nessuno lo aspetta.
Né lo desidera.
E così può e deve diventare la comunità cristiana, capace di uscire dalle chiese
per ridare Dio al popolo, per condividere con esso il cammino.
E così possiamo e diventare noi, a imitazione del Maestro, noi che viviamo nella
città, nei luoghi in cui del cristianesimo sono rimaste pallide tracce culturali, fra
le persone che credono di credere, che vivono lontane da Dio, pur desiderando
conoscere il senso senza saperlo.
Così siamo noi, meticci, imbastarditi, fragili perché figli di questo tempo,
discepoli sì, ma più nel desiderio che nella coerenza di vita.
A loro, a noi, Gesù rivolge la Parola. Bruciante.
“Convertitevi perché il Regno si è fatto vicino”.
Sì, così scrive Matteo; è il Regno ad essersi avvicinato, è lui, Dio, che prende
l’iniziativa, è suo il primo passo.
A noi chiede di accorgerci, di girare lo sguardo (convertirsi, appunto).
Dio non esordisce con qualche reprimenda morale, con qualche sensato
discorso teso a suscitare pentimento e cambiamento di condotta.
Lui, lui per primo si offre, si dona, rischia.
Dice: “Io ti sono vicino, non te ne accorgi?”.
Accorgersi significa davvero mollare tutto, lasciar andare i molti affari,
le molte cose, per recuperare l’essenziale, come Pietro, come Andrea, che
diventano-finalmente-pescatori di uomini.
Il Regno è la consapevolezza della presenza entusiasmante e sorridente di Dio.
Il Regno è là dove Dio regna, dove lui è al centro.
E la Chiesa, comunità di chiamati e di discepoli appartiene al regno anche
se non lo esaurisce.
A Zabulon e Neftali siamo chiamati a dire: “Dio ti è vicino”.
Non hai nessun merito perché ciò accada: è iniziativa libera di Dio, tu, allarga il cuore.
Rilassatevi, discepoli che prestate un difficile servizio ecclesiale con i ragazzi
o con le coppie, tranquilli, amici che vi giocate nel sociale, là dove l’uomo è
meno uomo e dove il dolore domina: il Regno, lui si avvicina.
Non dobbiamo salvare il mondo, è già salvo!
È che non lo sa di essere salvo. E vive nella disperazione.
A noi di renderlo presente, questo Regno, a noi di vivere da salvati, a noi di
diventare uomini-sandwich del Regno, farne pubblicità, vivere nella luce della
fede in mezzo alle tenebre che avvolgono Neftali e Zabulon.
Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio là dove siamo.
Chiamati a fare esperienza di fraternità (la parola “fratello” viene ripetuta quattro
volte in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari,
logica mondana) per diventare pescatori di uomini e di umanità.
Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l’umanità che Dio
ha seminato nei nostri cuori.
I cristiani non sono a parte, non migliori, né diversi: hanno lasciato uscire dal
loro cuore l’aspetto più autentico dell’uomo.
E ogni uomo è chiamato a fare un’esperienza di comunione e di autentica umanità.
Capiamo allora l’energica protesta di Paolo (e poi ci lamentiamo del brutto
carattere di certi cristiani!), che ammonisce le sue comunità a non diventare
degli ultras da stadio.
Ogni esperienza (movimento, parrocchia, spiritualità) è strumento e non esaurisce
il Regno, il Regno è oltre, cominciamo a farne parte che va già bene.
Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi e le paure che ci tengono legati,
le incomprensioni che ci impediscono di essere e raccontare il Regno, abbiamo
ben di meglio da fare!
Certo, amici, dobbiamo far comprendere a chi incontriamo, quanto è bello il
Regno di Dio, perciò, diamoci da fare, Buona Domenica della Parola Fausto.




venerdì 24 gennaio 2020

Il Vangelo del Sabato 25 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
Conversione di san Paolo apostolo.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (22,7-16)
In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia,
ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell'osservanza
scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.
Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e
donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il
collegio degli anziani.
Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre
prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno,
all'improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii
una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?".
Io risposi: "Chi sei, o Signore?".
Mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti".
Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava.
Io dissi allora: "Che devo fare, Signore?".
E il Signore mi disse: "Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto
quello che è stabilito che tu faccia".
E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano
dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti,
venne da me, mi si accostò e disse: "Saulo, fratello, torna a vedere!".
E in quell'istante lo vidi. Egli soggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato
a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua
stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che
hai visto e udito.
E ora, perché aspetti?
Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome"».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (16,15-18) anno pari.
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo a ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome
scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e,
se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai
malati e questi guariranno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Paolo è l’unico santo di cui celebriamo la conversione.
Gli studiosi ci dicono che sono due le forme di conversione principale; quella
improvvisa, folgorante, che ti afferra e ti cambia radicalmente, e quella più
riflessiva, culmine di un lungo percorso di discernimento e di conoscenza.
Ma nell’uno come nell’altro caso, la conversione dura tutta la vita e non è raro
leggere di credenti che, ben oltre la metà della loro vita, hanno ricevuto un’ennesima
chiamata ad un cambiamento radicale che li ha portati su strade inattese.
Come se vogliamo, la mia conversione, che arrivata inattesa, ma poi rifiutata,
troppe incomprensioni con il Signore, ma col tempo sono arrivato a fare quello
che faccio oggi, tutti i giorni, ed ancora oggi non sono rose e fiori, perché
continuamente faccio tante domande al Signore e, mi arrabbio pure, perciò,
non è semplice la conversione, ma possibile.
Per noi, oggi, il richiamo alla conversione di Paolo ci spinge a fare memoria
della nostra personale conversione, subitanea o frutto di un lungo percorso
che sia, e a impegnarci al cambiamento che anche da devoti (proprio come
lo zelota Saulo) dobbiamo fare.
Attenzione amici, che non è facile, e solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 23 gennaio 2020

iL Vangelo del venerdì 24 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (24,3-21)
In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla
ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli.
Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c'era una caverna.
Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano
in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: "Vedi,
pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi"».
Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere.
Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato
un lembo del mantello di Saul.
Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio
signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché
è il consacrato del Signore».
Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che
si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!».
Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.
Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: "Ecco, Davide cerca il tuo male"?
Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi
nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e
ho detto: "Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato
del Signore". Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano:
quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso.
Riconosci dunque e vedi che non c'è in me alcun male né ribellione, né ho peccato
contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla.
Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti;
ma la mia mano non sarà mai contro di te.
Come dice il proverbio antico: "Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non
sarà contro di te".
Contro chi è uscito il re d'Israele? Chi insegui?
Un cane morto, una pulce.
Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi
liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa
la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse.
Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene,
mentre io ti ho reso il male.
Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva
abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso.
Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada?
Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi.
Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani
il regno d'Israele».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,13-19) anno pari.
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi
andarono da lui.
Ne costituì Dodici-che chiamò apostoli-, perché stessero con lui e per
mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi
Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede
il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; e Andrea, Filippo, Bartolomeo,
Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e
Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Eccola la Chiesa.
Quella del cuore di Dio, non quella piccina delle nostre paure e della
nostra meschinità.
La Chiesa di Dio, quel gruppo di persone chiamate dalla volontà del
Signore Gesù per restare con Lui e guarire dai demòni.
Persone semplici, mediocri, peccatori pubblici, funzionari, pescatori,
progressisti e conservatori; persone come noi, che vengono costituiti Dodici,
fatti, fabbricati, plasmati Dodici.
Non più individui che condividono un ideale, ma una comunità plasmata
dalla presenza del Maestro. Dodici.
Ecco la Chiesa che è il sogno della presenza di Dio, non quella piccola piccola
dei litigi in parrocchia e delle gelosie, non quella che si separa in gruppi
contrapposti, sempre pronti a cercare il titolo di fedele più devoto e santo.
Senza Cristo e la sua misteriosa volontà non sappiamo capire le profondità
della Chiesa, la vediamo e la giudichiamo sempre e solo dall’esterno, senza
capirne veramente l’essenza.
No amici, la Chiesa non sbaglia, sono gli uomini di chiesa a sbagliare,
per questo dobbiamo pregare sempre.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.