sabato 25 gennaio 2020

Il Vangelo di Domenica 26 Gennaio 2020


Della 3° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (8,23b-9,3)
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro
renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili.
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando
si spartisce la preda.
Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l'opprimeva,
la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,10-13.17)
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti
unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta
unione di pensiero e d'intenti.
Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che
vi sono discordie tra voi.
Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece
sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!».
Cristo è stato forse diviso?
Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?
Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con
un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) anno A.
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea
e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio
di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo
del profeta Isaia: "Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare,
al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto
una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata".
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato
Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello,
che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando
la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’inizio della predicazione di Gesù è legata ad un evento drammatico; l’arresto
di Giovanni il battezzatore.
Gesù torna sui suoi passi, ma decide di non andare più a Nazareth, il piccolo
borgo che lo ha visto crescere.
È cambiato, Gesù, il battesimo gli ha dato maggiore consapevolezza della
propria missione.
Si trasferisce a Cafarnao, piccola cittadina sul mare di Tiberiade, posta al confine
fra due regioni, un cittadina importante, con la guarnigione romana, con la
sinagoga, con gli esattori del pedaggio.
Una città che diventerà il cuore dell’apostolato del Signore in Galilea.
Non sempre gli eventi negativi sono tali.
A volte momenti difficili ci aprono prospettive che mai ci saremmo immaginati.
Così nella storia della Chiesa, così nella storia personale di ognuno di noi.
Dio scrive diritto sulle righe storte.
Gesù, costretto a tornare in Galilea, avrà l’opportunità di iniziare a predicare
dai confini, dagli ultimi, dai perdenti.
Da Zabulon e Neftali, le prime due tribù di Israele a cadere sotto la dominazione
assira, molti secoli prima.
Nel 733 a.C. le due tribùdi Zabulon e Neftali erano state brutalmente annesse
all’impero assiro.
Abbandonate al loro destino, nei secoli avevano conosciuto vicende alterne,
ma una cosa era certa: la Galilea era diventata il luogo della promiscuità, del
meticciato, della fede approssimativa.
I galilei erano guardati con disprezzo dai puri di Gerusalemme, nulla di buon
poteva venire da quelle città contaminate.
Al tempo di Gesù da quei territori proveniva il movimento estremista degli
zeloti, al punto che “Galileo” era sinonimo di “terrorista”.
Esattamente da quel luogo Gesù inizia la sua predicazione.
Dio è sempre così, preferisce i discoli ai bravi ragazzi, invita i primi della classe
ad uscire e sporcarsi le mani, obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete
frontiere della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false certezze della fede.
Dio è così, ama il rischio, vuole sporcarsi le mani, parte ad annunciare il Regno
là dove nessuno lo aspetta.
Né lo desidera.
E così può e deve diventare la comunità cristiana, capace di uscire dalle chiese
per ridare Dio al popolo, per condividere con esso il cammino.
E così possiamo e diventare noi, a imitazione del Maestro, noi che viviamo nella
città, nei luoghi in cui del cristianesimo sono rimaste pallide tracce culturali, fra
le persone che credono di credere, che vivono lontane da Dio, pur desiderando
conoscere il senso senza saperlo.
Così siamo noi, meticci, imbastarditi, fragili perché figli di questo tempo,
discepoli sì, ma più nel desiderio che nella coerenza di vita.
A loro, a noi, Gesù rivolge la Parola. Bruciante.
“Convertitevi perché il Regno si è fatto vicino”.
Sì, così scrive Matteo; è il Regno ad essersi avvicinato, è lui, Dio, che prende
l’iniziativa, è suo il primo passo.
A noi chiede di accorgerci, di girare lo sguardo (convertirsi, appunto).
Dio non esordisce con qualche reprimenda morale, con qualche sensato
discorso teso a suscitare pentimento e cambiamento di condotta.
Lui, lui per primo si offre, si dona, rischia.
Dice: “Io ti sono vicino, non te ne accorgi?”.
Accorgersi significa davvero mollare tutto, lasciar andare i molti affari,
le molte cose, per recuperare l’essenziale, come Pietro, come Andrea, che
diventano-finalmente-pescatori di uomini.
Il Regno è la consapevolezza della presenza entusiasmante e sorridente di Dio.
Il Regno è là dove Dio regna, dove lui è al centro.
E la Chiesa, comunità di chiamati e di discepoli appartiene al regno anche
se non lo esaurisce.
A Zabulon e Neftali siamo chiamati a dire: “Dio ti è vicino”.
Non hai nessun merito perché ciò accada: è iniziativa libera di Dio, tu, allarga il cuore.
Rilassatevi, discepoli che prestate un difficile servizio ecclesiale con i ragazzi
o con le coppie, tranquilli, amici che vi giocate nel sociale, là dove l’uomo è
meno uomo e dove il dolore domina: il Regno, lui si avvicina.
Non dobbiamo salvare il mondo, è già salvo!
È che non lo sa di essere salvo. E vive nella disperazione.
A noi di renderlo presente, questo Regno, a noi di vivere da salvati, a noi di
diventare uomini-sandwich del Regno, farne pubblicità, vivere nella luce della
fede in mezzo alle tenebre che avvolgono Neftali e Zabulon.
Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio là dove siamo.
Chiamati a fare esperienza di fraternità (la parola “fratello” viene ripetuta quattro
volte in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari,
logica mondana) per diventare pescatori di uomini e di umanità.
Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l’umanità che Dio
ha seminato nei nostri cuori.
I cristiani non sono a parte, non migliori, né diversi: hanno lasciato uscire dal
loro cuore l’aspetto più autentico dell’uomo.
E ogni uomo è chiamato a fare un’esperienza di comunione e di autentica umanità.
Capiamo allora l’energica protesta di Paolo (e poi ci lamentiamo del brutto
carattere di certi cristiani!), che ammonisce le sue comunità a non diventare
degli ultras da stadio.
Ogni esperienza (movimento, parrocchia, spiritualità) è strumento e non esaurisce
il Regno, il Regno è oltre, cominciamo a farne parte che va già bene.
Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi e le paure che ci tengono legati,
le incomprensioni che ci impediscono di essere e raccontare il Regno, abbiamo
ben di meglio da fare!
Certo, amici, dobbiamo far comprendere a chi incontriamo, quanto è bello il
Regno di Dio, perciò, diamoci da fare, Buona Domenica della Parola Fausto.




venerdì 24 gennaio 2020

Il Vangelo del Sabato 25 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
Conversione di san Paolo apostolo.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (22,7-16)
In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia,
ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell'osservanza
scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.
Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e
donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il
collegio degli anziani.
Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre
prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno,
all'improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii
una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?".
Io risposi: "Chi sei, o Signore?".
Mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti".
Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava.
Io dissi allora: "Che devo fare, Signore?".
E il Signore mi disse: "Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto
quello che è stabilito che tu faccia".
E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano
dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti,
venne da me, mi si accostò e disse: "Saulo, fratello, torna a vedere!".
E in quell'istante lo vidi. Egli soggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato
a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua
stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che
hai visto e udito.
E ora, perché aspetti?
Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome"».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (16,15-18) anno pari.
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo a ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome
scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e,
se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai
malati e questi guariranno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Paolo è l’unico santo di cui celebriamo la conversione.
Gli studiosi ci dicono che sono due le forme di conversione principale; quella
improvvisa, folgorante, che ti afferra e ti cambia radicalmente, e quella più
riflessiva, culmine di un lungo percorso di discernimento e di conoscenza.
Ma nell’uno come nell’altro caso, la conversione dura tutta la vita e non è raro
leggere di credenti che, ben oltre la metà della loro vita, hanno ricevuto un’ennesima
chiamata ad un cambiamento radicale che li ha portati su strade inattese.
Come se vogliamo, la mia conversione, che arrivata inattesa, ma poi rifiutata,
troppe incomprensioni con il Signore, ma col tempo sono arrivato a fare quello
che faccio oggi, tutti i giorni, ed ancora oggi non sono rose e fiori, perché
continuamente faccio tante domande al Signore e, mi arrabbio pure, perciò,
non è semplice la conversione, ma possibile.
Per noi, oggi, il richiamo alla conversione di Paolo ci spinge a fare memoria
della nostra personale conversione, subitanea o frutto di un lungo percorso
che sia, e a impegnarci al cambiamento che anche da devoti (proprio come
lo zelota Saulo) dobbiamo fare.
Attenzione amici, che non è facile, e solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 23 gennaio 2020

iL Vangelo del venerdì 24 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (24,3-21)
In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla
ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli.
Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c'era una caverna.
Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano
in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: "Vedi,
pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi"».
Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere.
Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato
un lembo del mantello di Saul.
Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio
signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché
è il consacrato del Signore».
Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che
si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!».
Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.
Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: "Ecco, Davide cerca il tuo male"?
Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi
nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e
ho detto: "Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato
del Signore". Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano:
quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso.
Riconosci dunque e vedi che non c'è in me alcun male né ribellione, né ho peccato
contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla.
Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti;
ma la mia mano non sarà mai contro di te.
Come dice il proverbio antico: "Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non
sarà contro di te".
Contro chi è uscito il re d'Israele? Chi insegui?
Un cane morto, una pulce.
Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi
liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa
la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse.
Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene,
mentre io ti ho reso il male.
Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva
abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso.
Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada?
Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi.
Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani
il regno d'Israele».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,13-19) anno pari.
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi
andarono da lui.
Ne costituì Dodici-che chiamò apostoli-, perché stessero con lui e per
mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi
Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede
il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; e Andrea, Filippo, Bartolomeo,
Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e
Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Eccola la Chiesa.
Quella del cuore di Dio, non quella piccina delle nostre paure e della
nostra meschinità.
La Chiesa di Dio, quel gruppo di persone chiamate dalla volontà del
Signore Gesù per restare con Lui e guarire dai demòni.
Persone semplici, mediocri, peccatori pubblici, funzionari, pescatori,
progressisti e conservatori; persone come noi, che vengono costituiti Dodici,
fatti, fabbricati, plasmati Dodici.
Non più individui che condividono un ideale, ma una comunità plasmata
dalla presenza del Maestro. Dodici.
Ecco la Chiesa che è il sogno della presenza di Dio, non quella piccola piccola
dei litigi in parrocchia e delle gelosie, non quella che si separa in gruppi
contrapposti, sempre pronti a cercare il titolo di fedele più devoto e santo.
Senza Cristo e la sua misteriosa volontà non sappiamo capire le profondità
della Chiesa, la vediamo e la giudichiamo sempre e solo dall’esterno, senza
capirne veramente l’essenza.
No amici, la Chiesa non sbaglia, sono gli uomini di chiesa a sbagliare,
per questo dobbiamo pregare sempre.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 22 gennaio 2020

Il Vangelo del Giovedì 23 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (18,6-9;19,1-7)
In quei giorni, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le
donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul,
accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri.
Le donne cantavano danzando e dicevano: «Ha ucciso Saul i suoi mille
e Davide i suoi diecimila».
Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole.
Diceva: «Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille.
Non gli manca altro che il regno».
Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.
Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide.
Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide.
Giònata informò Davide dicendo: «Saul, mio padre, cerca di ucciderti.
Sta' in guardia domani, sta' al riparo e nasconditi. Io uscirò e starò al fianco
di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre.
Ciò che vedrò te lo farò sapere».
Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: «Non
pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di
te, che anzi ha fatto cose belle per te.
Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso
una grande salvezza a tutto Israele.
Hai visto e hai gioito.
Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?».
Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: «Per la vita del Signore, non morirà!».
Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio.
Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,7-12) anno pari.
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì
molta folla dalla Galilea.
Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea e da oltre il Giordano e dalle
parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della
folla, perché non lo schiacciassero.
Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano
su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu
sei il Figlio di Dio!».
Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Teniamo pronta una barca per il Signore, perché non lo schiaccino
gli ammalati, gettandoglisi addosso.
Una barca anche piccola che gli permetta di distanziarsi qualche metro
da riva e continuare a predicare.
Ci spaventa, la malattia, ci inquieta, ci obbliga a interrogarci sul senso
della nostra vita, chiaramente fa affiorare il nostro limiti.
Ne abbiamo paura, e molta, e allora ricorriamo a Dio, anche se non
crediamo, anche se non lo abbiamo mai coinvolto nelle nostre scelte,
nel nostro percorso di vita.
E allora ci gettiamo addosso a Dio, lo preghiamo, lo supplichiamo,
lo insultiamo, ci arrabbiamo pure, non ho vergogna, amici, l’ho fatto
anch’io, per gli altri, non per me, e mi sono pure offeso con Lui.
E Dio prende le distanze, si discosta da noi e sarebbe per noi fare altrettanto,
porre una distanza che ci aiuti a capire cosa è bene fare per la nostra vita,
solo così possiamo capire tutto il suo amore, fidatevi amici, e per questo
ci ha dato la preghiera, perché possa aiutarci in questi momenti. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata Fausto.

martedì 21 gennaio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 22 Gennaio 2020


Della 2° settimana del Tempo Ordinario.
S. Vincenzo, diacono e martire.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (17,32-33.37.40-51)
In quei giorni, Davide disse a Saul: «Nessuno si perda d'animo a causa di costui.
Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo».
Saul rispose a Davide: «Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere
con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza».
Davide aggiunse: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle
unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo».
Saul rispose a Davide: «Ebbene va' e il Signore sia con te».
Davide prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente
e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la
fionda e si avvicinò al Filisteo.
Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo
scudiero lo precedeva.
Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era
un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto.
Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?».
E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi.
Poi il Filisteo disse a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del
cielo e alle bestie selvatiche».
Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta.
Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele,
che tu hai sfidato.
In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti
staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e
alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele.
Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della
lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani».
Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a
prendere posizione in fretta contro il Filisteo.
Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda
e colpì il Filisteo in fronte.
La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.
Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra,
colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada.
Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo
uccise, poi con quella gli tagliò la testa.
I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6) anno pari.
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga.
Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere
se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!».
Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male,
salvare una vita o ucciderla?».
Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro
cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!».
Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di
lui per farlo morire.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La legge può uccidere, anche la legge divina quando incontra dei cuori
induriti e arroganti di chi pensa di essere dalla parte del giusto.
Gesù solo mette nel mezzo, al centro della propria riflessione il bene dell’uomo
dalla mano paralizzata.
Ai farisei importa solo coglierlo in fallo, vedere se trasgredisce la norma.
È indignato Gesù, rattristato nel vedere come una legge donata da Dio per il
bene diventa occasione di ottusità e ingiustizia.
È indignato, Gesù mette al centro l’uomo e il suo dolore, senza porre condizioni,
senza ingessarsi in una sterile devozione.
Vegliamo su di noi e sulla nostra Chiesa; ci sia sempre il bene dell’uomo, di ogni
uomo, messo al centro, non la legge.
Certo amici, per il Signore contiamo noi, non le leggi, ringraziamolo
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.