domenica 8 dicembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 9 Dicembre 2019


Della 2° settimana di Avvento.
S. Juan Diego Cuauhtlatoatzin, il veggente di Guadalupe.
Tirati su e cammina.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (35,1-10)
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge
la vendetta, la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi”.
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie.
Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà.
Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere e gli ignoranti non si smarriranno.
Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà.
Vi cammineranno i redenti.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno
tristezza e pianto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (5,17-26) anno pari.
Un giorno Gesù stava insegnando.
Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni
villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme.
E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato,
cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui.
Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul
tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù
nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati».
Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che
dice bestemmie?
Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così
nel vostro cuore?
Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure
dire "Àlzati e cammina"?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di
perdonare i peccati, dico a te-disse al paralitico-: àlzati, prendi il tuo
lettuccio e torna a casa tua».
Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso
e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore
dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È bellissimo quando si cammina in montagna a respirare aria fresca, magari
arrancando sotto uno zaino, con amici accanto che in silenzio senti col fiatone.
È ancora più bello quando sei vicino alla meta, quando, per esempio, stai
andando alla Madonna della Corona, a quel bel santuario sotto la roccia
e l’ultimo pezzo ti spacca le gambe; allora ti siedi a prendere fiato.
Non ti sposteresti più se non ci fosse la meta vicina, se dentro di te non ti
fossi deciso di arrivarci, costi quel che costi.
Il tuo amico a fianco ti dice; alzati, camminiamo.
Molte volte, nella vita, siamo a terra, abbiamo giù la catena; non c’è più
niente che ci motivi.
È dolore insopportabile, è tradimento, è perdita di fiducia, è sentirsi ingannato
o ingannata, è un’offesa che brucia, è rimorso per errori stupidi che ci
sembravano scelte nobili e coraggiose.
Siamo seduti e stanchi e non abbiamo più forza la forza di rialzarci.
C’è un peso più grande di noi che ci incolla al pavimento, ci schianta a terra.
È paralisi pura.
Non si muove più niente.
È così per quel povero uomo che quattro amici fantastici e coraggioso, senza
rispetto ma decisi, calano davanti a Gesù scoperchiando il tetto della casa
in cui sta parlando.
S’era rifugiato in casa per difendersi dall’assalto della miseria, ma la miseria
è più forte delle convenienze e, soprattutto, l’amicizia la vince sulle convenzioni.
Gesù dice all’uomo paralizzato; alzati e cammina.
È un comando perentorio, che non ammette scuse.
È una liberazione, è infusione di energia nuova.
E quello si rimette in piedi a camminare.
Abbiamo bisogno tutti di essere rimessi in piedi, di tornare a camminare diritti
nella nostra umanità e dignità.
La vita spesso ci piega, ma con Dio siamo più forti delle disgrazie e del male.
È anche questa la nostra attesa, che diventa speranza certa se è condivisa con gli altri.
Farei un monumenti a quei quattro amici che hanno calato dal tetto quell’uomo
distrutto e immobile.
Se avessimo noi alcuni amici che non ci lasciano soli quando siamo giù di
corda, quando siamo disperati.
Sono la concretezza della speranza di cui sentiamo l’urgenza.
Ma questa speranza dove la trovo?
Sicuramente, nell’amore e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 7 dicembre 2019

Il Vangelo di Domenica 8 Dicembre 2019


Della 2° settimana di Avvento.
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
1° Lettura dal libro della Gènesi (3,9-15.20)
[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo chiamò
e gli disse: «Dove sei?».
Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo,
e mi sono nascosto».
Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?
Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero
e io ne ho mangiato».
Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».
Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu
fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti
schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.11-12)
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con
ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati
di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante
Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore
della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati-secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà-a essere lode della sua gloria, noi,
che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (1, 26-38) anno A.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di
Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un
saluto come questo.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il
trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il
suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo
ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un
figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quest’anno la Solennità di Maria Immacolata e la seconda Domenica di
Avvento coincidono; che bello!
È una buona occasione per riflettere sull’esempio di Maria, prima tra i credenti.
Ci sono dei personaggi chiave all’interno del nostro cammino di fede e-tra
questi-Maria è il modello di ogni cristiano.
Ma mi rendo conto che Maria può diventare quasi un ostacolo per chi si sta
avvicinando alla fede; la devozione popolare ha talmente arricchito l’immagine
della Madre, da renderla distante, eccessiva; cos’ha a che vedere con le mie
fragilità, i miei problemi questa donna fuori dall’ordinario?
Bisogna, allora, trovare il coraggio di tornare al Vangelo, di ripercorrere
l’esperienza di Maria così come ci viene proposta dai Vangeli, andare all’origine
e alla causa dell’amore nei confronti di questa acerba adolescente di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza
di grande equilibrio, con un’esperienza di vita che assomiglia alla nostra.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, del grosso rischio
che corriamo di vivere un pò “addormentati”, fuori dalla vera vita; tutti indaffarati
a trovare degli spazi per riposarci, dimenticando l’essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran-tran famigliare; lavoro (che
per l’epoca era casalingo), amicizie, tempo libero.
Ed è in questo contesto che avviene l’inaudito; a Maria viene chiesto di diventare
la porta d’ingresso di Dio nel mondo.
Facile, no?
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di una mano
per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Ma l’angelo le ricorda che non bisogna mettere ostacoli a Dio; Lui sa quello che fa!
E Maria crede.
Si resta attoniti, increduli, stupiti dalla semplicità di questa risposta: “eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Problemi con la sua situazione famigliare, con un fidanzato che si vede Dio
come concorrente in amore.
Problemi con questo bambino che dovrà essere continuamente guardato
come un Mistero.
Problemi con questo Rabbì tutto preso nell’annuncio che si dimenticherà della
propria famiglia per aprirsi ad una famiglia più ampia.
Sofferenza nel vedere un figlio innocente condannato a morte.
Maria si fida, crede nel Dio dell’impossibile.
Sua cugina Elisabetta, da lì a qualche settimana, le dirà: “Ma come hai fatto, Maria,
a credere a una cosa del genere?”.
Sì; se leggiamo il Vangelo senza pregiudizi, con cuore puro, restiamo allibiti;
come hai fatto, Maria, a credere?
Sì, capiamo perché la Chiesa ha sempre additato la madre come la prima tra
i credenti, la prima cristiana, la discepola per definizione, capiamo perché questa
piccola adolescente, di cui sappiamo poco, è diventata il gigante della fede; per
la sua audacia, la sua savia incoscienza, Maria ha dato al mondo il Salvatore.
Ecco un modo concreto di svegliarsi; fidarsi di Dio, mettersi a sua disposizione,
accogliere il suo progetto (anche se folle).
Siamo disposti a fidarci di Dio?
Oppure, ancora una volta, detteremo a Dio le nostre condizioni, gli spiegheremo
cosa deve fare per esistere?
Siamo seri! Siamo realisti!
Maria è la donna concreta, che sa quanto Dio può abitare una vita.
Mi viene da ripetere quello che diceva Madre Speranza: “Siate realisti,
chiedete l’impossibile”.
La dimensione del profondo dentro di noi è l’unica che può colmare il nostro
cuore; dare spazio a Dio, è l’unica cosa che veramente ci può far acquistare
uno sguardo di realismo sulle cose.
Due, quindi, sono gli atteggiamenti che la festa di oggi ci suggerisce; il primo
è quello di acquistare consapevolezza del fatto che il Signore si manifesta nella
quotidianità, non nelle occasioni strepitose, particolari, eccezionali.
Dio si manifesta nel vivere settimanale, nelle vicende piccole e grandi di tutti i giorni.
E il secondo aspetto è quello della fede, della risposta che possiamo dare
a questa chiamata.
Pensiamo un pò; e se Maria avesse detto: “Ho preso troppo sole, vedo gli
angeli”, o se si fosse confrontata con un amico che gli avesse suggerito una
buona visita neurologica?
O se, più semplicemente avesse detto: “Forse, Signore, ti sei sbagliato; non ho
tempo, non sono capace, non me la sento?”.
Non sono queste le nostre reazioni?
I muri che innalziamo davanti alla proposta di grazia del Signore?
È Lui che prende l’iniziativa, Lui che vuole salvarci, Lui che ci viene incontro,
Lui che fa grazia.
Non chiudiamo il nostro cuore!
Che Maria, prima tra i discepoli, ci insegni ancora una volta a fidarci
del Dio dell’impossibile.
Buona 2° Domenica di Avvento, amici, fidiamoci del Signore, come
fece Maria la bella di Nazareth, per avere una vita santificata, Fausto.

venerdì 6 dicembre 2019

Il Vangelo del Sabato 7 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.
Sta scappando il futuro; che Fai?
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (30,19-21.23-26)
Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere.
A un tuo grido di supplica [il Signore] ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta.
Anche se il Signore ti darà il pane dell'afflizione e l'acqua della tribolazione,
non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro,
i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: «Questa è la strada,
percorretela», caso mai andiate a destra o a sinistra.
Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno,
e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel
giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato.
I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata
con la pala e con il vaglio.
Su ogni monte e su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d'acqua
nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri.
La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte
di più, come la luce di sette giorni, quando il Signore curerà la piaga del suo
popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,35-10.1.6-8) anno pari.
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro
sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come
pecore che non hanno pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per
scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza,
di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi.
Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo; ho previsto tutto, ho messo
da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato
bene i miei genitori e mettere da parte.
Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati, persi, dopo
tante fatiche a mettere su casa.
Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano
a casa qualcosa; un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile,
la lavastoviglie, il bagno superaccessoriato.
È stata una fatica, ma finalmente ci siamo.
E si siedono.
È sicuro anche il calciatore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto
fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato a si vede.
Non occorre fare l’uccello del malaugurio, prevedere qualche disgrazia o qualche
malattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze.
Certo, possono capitare sempre.
La vita non l’abbiamo in mano noi.
Ma la prima mina vagante che ci destabilizza è smettere di sognare, è non
aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.
Noi cristiani abbiamo apposta un pericolo del nostro anno che vuol tenere desta
questa attesa.
I musulmani hanno il famoso Ramadam, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo
di come la maggioranza ci tiene.
Noi cristiani in questo mese siamo in attesa.
Che aspettiamo?
Ci stiamo a vivere un periodo di illusioni?
Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la noia?
O vogliamo passare un mese a sognare una umanità piena, un mondo nuovo,
un amore sempre fresco, vogliamo lasciarci incantare da una promessa;
il regno di Dio è qui, è imminente.
Non ci ho abbandonati al caso.
Il nostro amore può tornare nuovo, nel nostro dolore si può sentire dentro
una speranza.
Teniamo desta la vita, non adattiamoci.
È più quel che deve venire di quello che già abbiamo; c’è più futuro che passato.
E il futuro dobbiamo inventarlo e accoglierlo con speranza.
Ma questa speranza dove la trovo?
Sicuramente nella fiducia nel Signore e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



giovedì 5 dicembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 6 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
S. Nicola, vescovo.
Signore, c’è troppo buio.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (29,17-24)
Così dice il Signore Dio: «Certo, ancora un po' e il Libano si cambierà
in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva.
Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall'oscurità
e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno.
Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno
nel Santo d'Israele.
Perché il tiranno non sarà più, sparirà l'arrogante, saranno eliminati quanti
tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla
porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla.
Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore, che riscattò Abramo: "D'ora in
poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché
vedendo i suoi figli l'opera delle mie mani tra loro, santificheranno il mio nome,
santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio d'Israele.
Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza, quelli che mormorano
impareranno la lezione"».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno pari.
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono
gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete
che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Nella vita siamo tutti un pò ciechi.
Arrivano momenti in cui non vediamo più chiaro.
Ci eravamo messi su una strada, avevamo investito tutto quel che eravamo
e di colpo non riusciamo più a capire dove siamo finiti.
Sembrava che tutto filasse liscio e di colpo il nostro legame d’amore è finito.
Riprendiamo con la memoria tutto il nostro passato, ci sembra di essere sempre
stati corretti, ma non ci accorgiamo di come lentamente abbiamo chiuso gli
occhi e li avevamo concentrati tutti sullo specchio a guardare a noi stessi,
a vivere in funzione di noi, a mettere noi al centro.
Vediamo l’altra persona che vive con noi, ma l’abbiamo fatta diventare la
nostra proiezione, la nostra controfigura.
Lo si dice anche semplicemente; abbiamo occhi solo per noi.
Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli
altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto.
Per questa cecità non c’è collirio che tenga, possiamo anche farci operare
alle cataratte, ma non vedremo mai.
Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere
diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avvertono la presenza.
Non ci vedono, ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza,
fiducia e tenacia, li lanciano all’inseguimento di Gesù.
Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non
possono lasciarselo scappare.
Non ce la fanno più a rimanere nel buio.
Non può essere sempre così spenta la loro luce.
E gridano; abbi pietà di noi.
Ti chiediamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose
assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia
fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare.
E Gesù; ma voi credete che Io abbia questo potere per voi?
Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi?
Vi fidate di me?
Non avevano che Lui.
Che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica.
E Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano,
ne imploravano, erano sicuri di ottenere con la loro fede.
Abbiamo anche noi una vista da chiedere; vogliamo vedere noi stessi, gli altri,
il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci
incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.
Vogliamo poterci guardare negli occhi senza occhiali, senza difenderci
e senza nasconderci.
Gesù è ancora la nostra unica speranza.
Ma dove lo trovo? Semplice, nell’Eucaristia e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 4 dicembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 5 Dicembre 2019


Della 1° settimana di Avvento.
Sulla sabbia o sulla roccia?
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (26,1-6)
In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una
città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza.
Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele.
La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida.
Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna, perché
egli ha abbattuto
coloro che abitavano in alto, ha rovesciato la città eccelsa, l'ha rovesciata
fino a terra, l'ha rasa al suolo.
I piedi la calpestano: sono i piedi degli oppressi, i passi dei poveri».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,21.24-27) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore,
Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a
un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un
uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro e i nostri progetti?
Sulla sabbia o sulla roccia?
È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella
immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico
immancabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette alla prova.
Siamo abituati, di questi tempi, a vederci franare addosso una riva, un pezzo di
montagna, a vedere ingoiate in un attimo le fatiche di una vita, se non le vite stesse.
E si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico, al clima impazzito.
La casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane.
Quella casa è la nostra vita, il nostro amore, i nostri progetti.
Che cosa è sabbia per la nostra vita?
È l’apparenza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superficialità e il disimpegno.
Che cosa è sabbia per il nostro amore?
È l’egoismo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il
piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova.
È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia,
di lavorare sodo per realizzarli.
È sempre una grande delusione quando ci tocca restaurare la nostra vecchia
casa e ci accorgiamo che mancano le fondamenta!
Sembra bella, ci richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto.
Allora la nostra fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta.
Si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza vana, pronta
a franare a ogni difficoltà?
Sì! Se si tratta di vere fondamenta che non sono certo l’alcool, o lo sballo o le
sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.
Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritrovare dignità se ha il coraggio del
chiedere perdono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente.
Gesù dice che la roccia è la sua Parola accolta e attuata.
Andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo
gli oroscopi, consultiamo maghi e fattucchiere.
È ancora tutta sabbia.
Ci serve una Parola che dia speranza.
Ma dove la trovo? Certamente nel Vangelo e nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.