mercoledì 6 novembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 7 Novembre 2019


Della 31° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,7-12)
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso,
perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo
per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore
dei morti e dei vivi.
Ma tu, perché giudichi il tuo fratello?
E tu, perché disprezzi il tuo fratello?
Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto: «Io vivo, dice il
Signore: ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua renderà gloria a Dio».
Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-10) anno dispari.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori
e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde
una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,
finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama
gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia
pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada
e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me,
perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore
che si converte».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dio è come un pastore che cerca la pecora scappata e fa festa dopo averla
ritrovata caricandosela sulle spalle.
Non la percuote, stanco e snervato per il tempo perso a cercarla, ma la copre
di attenzioni.
Dio è come una brava massaia che ha smarrito una moneta e passa il tempo a
cercarla finchè non la trova e organizza poi una festa con le vicine (costata molto
più della moneta ritrovata, immagino) per manifestare la sua gioia.
Dio fa festa, Dio ci cerca, Dio è un generoso.
Nulla a che vedere col Dio piccino che portiamo nel cuore, il Dio dagli orizzonti
limitati (come i nostri), avaro di emozioni, sempre serioso, custode del diritto
e della giustizia.
Nulla a che vedere con il Dio delle nostre paure e delle nostre celebrazioni asfittiche,
rinsecchite, zoppicanti che manifestano non gioia ma stanca abitudine.
Il Dio scoperto da Luca è così.
Così è il Dio raccontato da Gesù.
Vogliamo ancora tenerci il nostro?
No amici, è da tempo che mi sono preso il Dio gioioso, che fa festa e che mi
cercava da tanto tempo, il quale mi ha preso sulle sue spalle facendomi
aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 5 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 6 Novembre 2019


Della 31° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (13,8-10)
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole;
perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: “Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai”,
e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo
prossimo come te stesso”.
La carità non fa alcun male al prossimo; pienezza della Legge infatti è la carità.
Parola di Dio. 
Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33) anno dispari.
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.
Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami
suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria
vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere
mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa
e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro,
tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato
a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a
esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro
con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Facciamoci bene i conti in tasca.
È Gesù stesso che ce lo chiede, che ci invita ad osare, a prendere sul serio la
sua sconcertante provocazione; Egli pretende di essere più grande della più
grande gioia che possiamo vivere.
Più del bene, più dell’affetto, più dell’innamoramento, più del diventare genitori.
È presuntuoso Gesù, ci sfida a diventare veramente suoi discepoli.
Facciamo bene i nostri calcoli; quante energie, quanto tempo, quanta intelligenza
dedichiamo-giustamente-alla nostra famiglia, al lavoro, alla quotidianità?
Mettiamo altrettanta forza nell’investire in ciò che resta, nel dare spazio alla nostra
anima sempre mortificata e compromessa, sempre ignorata e messa all’ultimo
posto delle nostre preoccupazioni.
Il Signore non chiede di rinunciare alle gioie legittime che dispensa, ma di scoprire
l’origine di ogni gioia che è la sua presenza.
Certo, amici, se vogliamo, abbiamo il tempo sia per la famiglia, sia per divertirci,
ma se vogliamo possiamo trovare il tempo anche per il Signore, perciò, diamo
anche a Lui il suo tempo facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 4 novembre 2019

Il Vangelo del Martedì 5 Novembre 2019


Della 31° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (12,5-16a)
Fratelli, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per
la sua parte, siamo membra gli uni degli altri.
Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono
della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero
attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si
dedichi all’esortazione.
Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza;
chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.
La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli
uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore.
Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.
Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite.
Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto.
Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri
di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (14,15-24) anno dispari.
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato
chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”.
Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi.
Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”.
Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”.
Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone.
Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e
per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”.
Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili
ad entrare, perché la mia casa si riempia.
Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Maestro usa un’immagine molto efficace per descrivere il Regno; tutti sono
invitati a parteciparvi, tutti sono chiamati a farne parte, ad esserci.
Discorso piuttosto difficile da digerire in una casa di farisei dove la distinzione
fra puro e impuro aveva finito col creare una netta distinzione sociale fra quanti
praticavano i precetti della Legge e coloro che non lo facevano.
La salvezza non è meritata, non è automatica, non è scontata.
Il rischio, anzi, è che proprio coloro che sono invitati per primi accampino
mille scuse per non partecipare.
In quel momento, allora, il padrone invita al pranzo gli ultimi, i mendicanti,
spingendoli ad entrare.
Siamo noi quei mendicanti che si sono trovati seduti al tavolo del padrone.
Siamo noi coloro che non hanno accampato scuse e si sono lasciati dolcemente
spingere ad entrare dai servi, che sono i discepoli del Signore.
Non commettiamo l’errore, ora, di sentirci salvi, di crederci realizzati, di abusare
di questa straordinaria opportunità.
Perché, siamo sempre peccatori, perciò, umiliamoci ed entriamo con gioia al
pranzo, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 3 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 4 Novembre 2019


Della 31° settimana del Tempo Ordinario.
S. Carlo Borromeo, vescovo.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (11,29-36)
Fratelli, i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete
stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro
disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della
misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio!
Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai
ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?
Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose.
A lui la gloria nei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (14,12-14) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato: «Quando
offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi
parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu
abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.
Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il capo dei farisei si è pentito di avere invitato Gesù ad un banchetto a casa sua;
si ritrova poi al centro di una catechesi rivolta a tutti ma, che, inesorabilmente,
finisce col metterlo in imbarazzo.
Gesù smaschera le sue intenzioni segrete; invitare il personaggio pubblico per
averne un qualche tornaconto, per essere al centro dell’attenzione,
per acquistare prestigio.
Troppe volte anche noi, anche nella Chiesa, compiamo gesti pieni di secondi fini,
pieni di recondite (e non sempre così innocenti) seconde e terze intenzioni.
Il Signore chiede al povero fariseo e a noi di fare in maniera diversa, di compiere
i gesti che facciamo spinti, e motivati dalla nostra adesione alla logica del Vangelo,
per imitare Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e che offre cibo
gratuitamente a tutti gli uomini di buona volontà.
Entrare nella logica della gratuità, in questi tempi in cui tutto viene monetizzato,
è l’inizio di una grande rivoluzione, sicuramento non sarà facile, solo la
preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 2 novembre 2019

Il Vangelo di Domenica 3 Novembre 2019


Della 31° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Sapienza (11,22-12,2)
Signore, tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli
uomini, aspettando il loro pentimento.
Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna
delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci
ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni
malizia, credano in te, Signore.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (1,11-2,2)
Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda
degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni
proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome
del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro
Dio e del Signore Gesù Cristo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci
con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la
mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta
passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno C.
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,
quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava
di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era
piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché
doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò
che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli
è figlio di Abramo.
Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È difficile parlare di peccato, difficile e imbarazzante.
Siamo sospesi tra due atteggiamenti frutto del nostro inconscio e della nostra cultura.
Da una parte proveniamo da un passato che aveva bene in mente cosa era
peccato, fin troppo.
E così la legge di Dio e quella degli uomini si erano lentamente compenetrate
e confuse, facendo dimenticare l’essenziale.
Molte delle persone che hanno vissuto tutta la loro vita attente a non peccare
obbedivano alla morale comune, più che al Vangelo, non erano peccatori perché
troppo difficile esserlo in un mondo ipercritico e giudicante.
Io non c’ero, ma mi dicono che anche la Chiesa non aiutava a far crescere le
persone (Non lo so, sinceramente, se era proprio così).
Oggi, invece, viviamo in un tempo in cui si è abolito per legge il peccato (era ora!);
la morale comune è ridotta ai minimi termini, cosa è giusto e cosa è sbagliato lo
decide la maggioranza; la coscienza, se esiste, si adegui, per cortesia.
Severi ed intransigenti con gli “altri” (Ultimamente nel mirino è finita la Chiesa,
brutta sporca e cattiva, tutti, nessuno escluso), politici in testa, siamo sempre
piuttosto morbidi nel valutare le nostre piccole coerenze (alzi la mano chi non ha
mai avuto la scusa pronta quando gli hanno affibbiato una multa!).
Insomma, un bel vespaio.
Consolatevi, c’è di peggio.
Il peggio è il dentro, l’inconscio, la parte profonda che conosciamo solo da
poco più di un secolo, grazie all’intuizione di un simpatico studioso della
parte nascosta, tale Sigismondo.
Da allora si è camminato molto e abbiamo capito le tante influenze della nostra
educazione, della cultura, di ciò che si aspettano gli altri da noi.
Alcune persone riescono, e gli riesce facile, a farsi una crosta alta tre dita
e spianano tutto e tutti.
Altri, più deboli, vivono pieni di paure e sensi di colpa.
In tutto questo è difficile che Dio riesca a dire qualcosa, difficile creare quella
sottile armonia che ci avvicini a Dio prendendo coscienza del nostro limite,
difficile riconoscere e superare i sensi di colpa, faticoso mettere in minoranza
la parte oscura di ciascuno.
La Parola oggi ci viene in aiuto.
Dio non ama il peccato, non lo conosce neppure, non lo concepisce.
Il peccato è il non-io, il non-Adamo, la parte tenebrosa che finisce col prevalere,
il piccolo orco che nasce insieme a noi e che ci tiene compagnia per tutta la vita.
In ebraico la parola “peccato” significa “fallire il bersaglio”, come fa l’arciere inesperto.
Così accade e noi, tutti, a dire che il bersaglio è troppo lontano, che l’arco è allentato,
che qualcuno ci ha distratto.
Dio, invece, ci tratta da adulti, ha pazienza, ama.
Scordatevi l’idea piccola e demoniaca di un Dio severo assetato di sangue, che
giudica duramente le sue creature; Egli le ama e sopporta il peccato, come dice
la splendida prima lettura, perché pensa che ce la possiamo fare.
Noi ci ostiniamo ad essere dei polli, Dio vede in noi dei falchi che volano alto.
Noi ci ostiniamo ad essere delle fotocopie di improbabili modelli, Dio vede in
noi il capolavoro unico che siamo.
Noi nascondiamo i nostri difetti agli altri, Dio vede solo i pregi che Egli ha
creato in noi.
Insomma, una meraviglia, uno stupore.
È tutto talmente splendido che anche il peccato perde la sua connotazione deprimente.
Chiedetelo a Zaccheo.
Zaccheo è un manager riuscito; ha fatto soldi a palate, grazie all’appalto delle
tasse dall’invasore romano.
Un usuraio, diremmo oggi, un furbo senza scrupoli come i caimani che squartano
la finanza italiana, al centro il profitto, il resto è relativo.
È rispettato, temuto dai suoi concittadini; basta un suo gesto e i soldati
romani intervengono.
Ma è rimasto solo.
La ricchezza e il potere sono avari di amici e di gratuità.
Zaccheo ha sentito parlare del Galileo, quel tale Nazareno che la gente crede un
guaritore, un profeta e, curioso, lo vuole vedere senza farsi vedere.
E accade l’inatteso; Rabbì Gesù lo stana, lo vede, gli sorride; scendi, Zaccheo,
scendi subito, vengo da te.
Zaccheo è interdetto; come fa a conoscere il suo nome? Cosa vuole da lui?
Forse lo ha confuso con qualcun’altro?
Non importa, Zaccheo scende, di corsa. Perché?
Gesù non giudica, né teme il giudizio dei benpensanti di ieri e di oggi;
va a casa sua, si ferma e porta salvezza.
Zaccheo è confuso, turbato, vinto; in dieci minuti la sua vita è cambiata,
il famoso Gesù il Messia è venuto a casa sua.
Si sente ribaltato come un calzino, Zaccheo.
Proprio lui cercava Gesù, non si è sbagliato di persona.
Proprio lui voleva, non c’è dubbio.
Gesù non ha posto condizioni, è venuto a casa di un peccatore incallito.
Zaccheo fa un proclama che lo porterà alla rovina (leggete! Restituisce quattro
volte ciò che ha rubato!), ma che importa? È salvo ora.
Non più solo sazio, solo temuto, solo potente.
No, salvo, discepolo, finalmente.
Lui, temuto ed odiato, ora è discepolo.
Dio ci cerca, Lui prende l’iniziativa; Dio ci ama, senza giudicarci.
Noi cerchiamo colui che ci cerca.
La nostra vita è una specie di rimpiantino, lasciamoci raggiungere, finalmente!
Gesù non giudica Zaccheo, lo aspetta.
L’amore di Dio precede la nostra conversione.
Dio non ci ama poiché siamo buoni ma, amandoci ci rende buoni.
Gesù non chiede, dona, senza condizioni.
Se Gesù avesse detto: “Zaccheo, so che sei un ladro, se restituisci ciò che
hai rubato quattro volte tanto, vengo a casa tua”, credetemi, Zaccheo sarebbe
rimasto sull’albero.
Dio precede la nostra conversione, la suscita, ci perdona prima del pentimento,
e il suo perdono ci converte, è talmente inaudita e inattesa la salvezza, che ci
porta a conversione.
Eccoci, amici, discepoli.
Chi vuole seguire Rabbì Gesù batta un colpo, scenda dall’albero, si schieri,
io prima di schierarmi, mi sono rotto la mani per poi guarire, ed eccomi quì.
Non importa chi siamo, né quanta strada abbiamo fatto o che errori portiamo
nel cuore, sapete quanti ne avevo nel mio cuore? Meglio non parlarne.
Non importa se scrutiamo il passaggio del Rabbì per curiosità.
Oggi, ora, adesso, Gesù vuole entrare nella nostra casa, nella nostra vita;
spalanchiamo tutto, casa, cuore e mente e, finalmente lasciamolo entrare,
non rimarremo delusi.
Santa Domenica amici, con Cristo Gesù nel cuore, Fausto.


venerdì 1 novembre 2019

Il Vangelo del Sabato 2 Novembre 2019


Della 30° settimana del Tempo Ordinario.
Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
1° Lettura dal libro di Giobbe (19,1.23-27a)
Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s'incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,5-11)
Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei
nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno
oserebbe morire per una persona buona.
Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo
ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira
per mezzo di lui.
Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo
della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo
salvati mediante la sua vita.
Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,
grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,37-40) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me:
colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo
non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di
quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede
in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo immortali dal giorno del nostro concepimento.
In noi abita la presenza stessa di Dio, brandello della sua essenza, eccedenza
che riempie il nostro cuore e che scatena in noi il desiderio di assoluto che così
faticosamente riconosciamo e assecondiamo.
Tutta la nostra vita diventa la scoperta del senso della stessa vita, l’accoglienza
del Vangelo e dello straordinario volto di Dio raccontato da Gesù.
La nostra esistenza è una caccia al tesoro e quando scopriamo lo splendore del
Padre scopriamo la nostra anima e ne assecondiamo i sussulti.
Quando sorella morte bussa alla nostra porta la nostra anima raggiunge Dio per
essere accolta, se pronta, o per un periodo di preparazione.
Dio accetta anche che rifiutiamo risolutamente la sua salvezza e, nella nostra
libertà, dolorosamente accetta anche la nostra scelta distruttrice.
La preghiera di intercessione che facciamo per i nostri defunti fa loro sentire
vicino il nostro affetto e li incoraggia sulla via della purificazione.
Alla pienezza dei tempi le nostre anime torneranno a ricongiungersi ai nostri
corpi trasfigurati.
Con questa speranza, oggi, visitiamo i cimiteri (cioè i dormitori) dove i corpi
dei defunti attendono la resurrezione finale e preghiamo per le loro anime.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.