domenica 16 giugno 2019

Il Vangelo del Lunedì 17 Giugno 2019


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (6,1-10)
Fratelli, poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere
invano la grazia di Dio.
Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della
salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga
criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri
di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,
nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;
con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito
di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con
le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella
cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come
sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti,
ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di
arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-42) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto:
"Occhio per occhio" e "dente per dente".
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo
sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in
tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La norma bibicla dell’occhio per occhio e dente per dente era già un grosso
passo avanti rispetto alla reazione di chi annegava nel sangue un torto subito.
Gesù propone un atteggiamento di disarmante paradosso; offrire la guancia
a chi ci schiaffeggia.
Cosa che va capita bene, visto che spesso è utilizzata proprio per ridicolizzare
i cristiani e per perseguitarli.
Gesù stesso non porgerà l’altra guancia alla guardia che lo schiaffeggia davanti
al sommo sacerdote.
Porgere la guancia significa avere un atteggiamento leale, convincente, che
desidera portare alla comprensione chi ci sta mortificando.
L’equilibrio che siamo tenuti ad avere nella nostra società è difficile; non
adeguarci alla crescente violenza che contagia ogni luogo, il linguaggio, le
abitudini quotidiane e, nello stesso tempo, non essere remissivi, non diventare lo
zerbino su cui tutti si puliscono i piedi in nome di una malintesa remissività cristiana.
Imitiamo il Signore, nel suo virile pacifismo, senza compromessi, ma aiutandoci
con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 15 giugno 2019

Il Vangelo di Domenica 16 Giugno 2019


Santissima Trinità.
1° Lettura dal libro dei Proverbi (8,22-31)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-5)
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi,
ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non
parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da
quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Facciamo fatica a capire chi siamo noi, cos’è la vita, come funziona il mondo;
perché mai dovremmo sforzarci di capire anche chi è Dio (se c’è?).
Peggio, per quale sadica ragione dovremmo sforzarci di capire la stravagante
idea della Chiesa di credere in un Dio che, pur essendo uno, è anche Trino?
Penso che nella vita dobbiamo affrontare temi ben più seri che non seguire
complicati ragionamenti teologici che usano parole usurate e incomprensibili
come persona, generato e non creato e sostanza, siamo onesti; il rischio è davvero
di farci travolgere da un’inutile e abbondante esercizio di retorica clericale.
Eppure, mi sono convinto che portiamo nel cuore un’immagine di Dio.
Non sempre bella, sinceramente; un’idea spontanea, inconscia, culturale,
legata alla nostra educazione e nutrita da qualche distratto ascolto di
predica o di catechismo.
Dio c’è, certo, ma è incomprensibile, lunatico e inaccessibile.
Ti ama, si dice, ma poi incontro Marta che tre giorni prima di sposarsi ha
scoperto di avere un tumore in fase avanzata a trentasei anni.
È onnipotente, ma non difende il bambino venduto per prostituirsi.
C’è, opera, ovvio.
Ma non fa quasi mai il mio bene.
Meglio blandirlo Dio, non si sa mai.
Meglio trattarlo bene, sperando che non ci capiti una disgrazia.
E, a dirla tutta, forse io sarei capace di operare meglio di Lui e di risolvere
qualche bel problemino mondiale.
L’idea di Dio che portiamo nel cuore, siamo onesti, è mediamente orribile.
Finché, finché è arrivato un profeta potente in parole e opere, uno che non
aveva studiato da prete, neanche tanto devoto, uno che-ormai adulto-si è
messo a fare il Rabbì, un certo Gesù, falegname in Nazareth, figlio di Giuseppe.
Tre anni di vita intensi e folli, di segni e di passione, di fatica e di dono.
Tre anni di stupore crescente per le sue parole, per la sua autenticità, per il
suo amore divorante come un fuoco.
Tre anni di dono di sé e di predicazione.
Poi rabbì Gesù è morto, ovvio.
Finiscono tutti così gli illusi, no?
Da Gandhi a Pino Puglisi, chi contraddice il sistema, anche quello religioso,
è spazzato via.
Ma alcuni dei suoi professano che Egli è risorto, che non è morto, che è accessibile.
Che non soltanto ci ha parlato di Dio in maniera nuova e potente.
Egli era Dio stesso.
E ci ha raccontato qualcosa di folle.
Gesù ci svela che Dio è Trinità, cioé comunione.
Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa unità
è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo.
Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere
totalmente uniti.
Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, ma è comunione,
è festa, è famiglia, è amore, è tensione dell’uno verso l’altro.
Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva
svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio; la comunione.
Una comunione piena, un dialogo talmente armonico, un dono di sé talmente
realizzato, che noi, da fuori, vediamo un Dio unico.
Dio è Trinità, è relazione, è danza, è festa, è armonia, è passione, è dono e cuore.
Allora finalmente capisco l’inutile lezione di catechismo di quando, bambino,
vedevo il parroco tracciare sulla lavagna l’addizione: 1+1+1=1 e disegnava un
triangolo equilatero. Tenero.
Sbagliava operazione. In verità 1x1x1=1.
Proprio perché il Padre ama il Figlio che ama il Padre e questo amore è lo
Spirito Santo, che noi, da fuori, vediamo un’unità assoluta.
E a me? A tutti noi?
Se Dio è comunione, in Lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati
creati; questa comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo
stati creati.
La bella parabola della Genesi ci ricorda di come Dio si sia guardato allo
specchio, sorridendo, per progettare l’uomo.
Ma, se questo è vero, le conseguenze sono enormi.
La solitudine ci é insopportabile perché inconcepibile in una logica di
comunione, perché siamo creati a immagine della danza.
Se giochiamo la nostra vita da solitari non riusciremo mai a trovare la luce
interiore perché ci allontaniamo dal progetto.
Gesù ci ribadisce: “Siate perfetti nell’unità”.
E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più
puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo
alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo.
La Chiesa, va costruita a immagine della Trinità.
La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guardiamo a Lui per
intessere rapporti, per rispettare le diversità, per superare le difficoltà.
Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere
autentici, chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l’idea di un Dio che
è Trinità diventerà luce.
Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.
Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?
Io no amici, meglio il Dio di Comunione, è più bello e simpatico, perché,
perché nella Comunione mi fa, ci fa danzare pieni di gioia.
Santa Domenica della Trinità, pieni di gioia perché abbiamo un Dio che
danza con noi, Fausto.

venerdì 14 giugno 2019

Il Vangelo del Sabato 15 Giugno 2019


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 2Cor 5,14-21
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto
per tutti, dunque tutti sono morti.
Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi,
ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo
conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così.
Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono
passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo
e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.
Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli
uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio
stesso che esorta.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore,
perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Matteo (5,33-37) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli
antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.
Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per
la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la
città del grande Re.
Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco
o nero un solo capello.
Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto è difficile essere sinceri.
E quanto è impegnativo essere autentici nella nostra vita.
Il nostro mondo ci spinge sempre all’esterno, a dare un’immagine di noi
stessi modellata sui desideri delle persone e sulle convenzioni sociali.
Siamo così poco liberi di essere veramente noi stessi.
E poche persone vogliono esserlo davvero.
Gesù chiede ai discepoli un atteggiamento di trasparenza, di assoluta verità,
un linguaggio che non sia arrogante ma che non ceda a compromessi,
che non sia opportunista.
Un linguaggio diretto e schietto, un linguaggio che affondi le sue radici nell’anima.
No, non abbiamo bisogno di giurare, siamo sufficientemente adulti per dire
la verità anche quando è scomoda, anche quando ci giudica.
Parlare chiaro non significa dare le perle ai porci, non significa che tutti
devono sapere tutto di noi.
Siamo sinceri sempre, ma non sempre diamo fiducia a chi non se la merita.
Perciò, viviamo dando l’esempio con il nostro comportamento, piuttosto che
con le nostre parole, facendoci aiutare sempre dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 13 giugno 2019

Il Vangelo del Venerdì 14 Giugno 2019


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (4,7-15)
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa
straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi.
In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non
disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando
sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita
di Gesù si manifesti nel nostro corpo.
Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa
di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.
Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto,
perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui
che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà
accanto a lui insieme con voi.
Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia
abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Matteo (5,27-32) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu
detto: "Non commetterai adulterio".
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo venga gettato nella Geènna.
E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione
illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata,
commette adulterio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Esigente Gesù.
Quante volte ci avviciniamo alla fede come se Dio fosse l’Agenzia delle
Entrate; le tasse bisogna pur pagarle, ma meno se ne pagano meglio è.
Negli affetti, ad esempio; qualche pensiero osceno non fa certo male, qualche
fantasia non procura danni, tanto poi resto fedele al mio coniuge!
Gesù propone un atteggiamento completamente diverso; Dio ha voluto sin
dall’inizio la coppia, un uomo e una donna che si amassero per tutta la vita
(specifico per non creare malintesi, uomo e donna), compagni di viaggio
verso la pienezza.
L’interpretazione riduttiva e maschilista del rapporto di coppia non è il
sogno di Dio, non è il progetto che Egli ha voluto.
Gesù ce lo ricorda, dicendo che vale la pena di sacrificare ogni cosa per
portare a compimento questo sogno, per realizzare questo progetto.
Prendiamo sul serio le parole del Maestro; la fede può davvero illuminare
e cambiare radicalmente la nostra vita, anche quando si tratta della vita
affettiva e di coppia.
Che bello poterlo dire in questi fragili tempi in cui si ha paura di amare.
Pensiamoci bene, e se abbiamo dei dubbi, aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 12 giugno 2019

Il Vangelo del Giovedì 13 Giugno 2019


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa.
Sant’Antonio da Padova, sacerdote e dottore della Chiesa.
1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (3,15-4,1.3-6)
Dal Vangelo secondo Matteo (5,20-26) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico infatti: se la vostra giustizia
non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà
essere sottoposto al giudizio.
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto
al giudizio.
Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli
dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha
qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, và prima a
riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,
perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga
gettato in prigione.
In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Signore Gesù vuole riportare la legge alla sua propria origine, purificandola
da tutte le incrostazioni che l’hanno appesantita e confusa.
È bene che il rapporto con Dio si declini anche nella quotidianità e nelle piccole
abitudini, certo, ma occorre distinguere bene i piani fra ciò che proviene
direttamente da Dio e ciò che è tradizione degli uomini.
Così Gesù inizia un lungo discorso in cui puntualizza polemicamente molti degli
atteggiamenti dati come intangibili da chi, come i farisei, ha fatto della Legge
orale il proprio riferimento assoluto, Gesù amplia la visione giuridica del tempo
parlando di una violenza verbale, di un omicidio che si compie togliendo la
dignità ad una persona.
Ha ragione il Signore; un giudizio tagliente, a volte fatto in nome della fede,
può uccidere quanto una coltellata!
Non solo; Gesù chiede ai suoi discepoli una profonda coerenza fra fede e vita,
fra comportamento e preghiera.
Purtroppo, troppo spesso, prima della Comunione ci diamo il segno della pace
con insufficienza; ma veramente siamo capaci di perdonare?
O è solo un segno falso da parte nostra, a chi ci stà accanto?
Perciò, prima di fare questo segno, facciamoci un esame di coscienza, facendoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 11 giugno 2019

Il Vangelo del Mercoledì 12 Giugno 2019



Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (3,4-11)
Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad
abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un
solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri
a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci  sono tanti che, ancora oggi, credono che Gesù sia un rivoluzionario,
cioè uno che è venuto per sconvolgere l’ordine religioso precedente, per
predicare una religiosità fatta di libertà e di intimismo.
Siccome Gesù il Signore conosce la nostra tendenza a cercare novità e
manifestazioni del genere, anche in campo religioso, toglie subito ogni dubbio.
Egli non è venuto a cambiare la legge lasciataci da Mosè.
Anzi, non verrà cambiato nemmeno un trattino o uno iota, che era la lettera
più piccola dell’alfabeto ebraico.
Non possiamo avere una vera conoscenza di Dio non tenendo conto
l’osservanza dei comandamenti e della Legge che Egli ha dato ad ogni cristiano.
Significherebbe farsi un dio a propria immagine e somiglianza, che però non
ha nulla a che vedere con il Dio vivo e vero.
Per questo Gesù è venuto a completare i comandamenti.
Perciò, seguiamo l’insegnamento della Chiesa, e ricordiamoci che non è la
Chiesa che sbaglia, come troppo spesso sento dire, ma gli uomini di Chiesa.
Troppe persone si nascondono dietro agli errori degli uomini di Chiesa, ed allora
io mi chiedo: “Ma noi, andiamo in Chiesa per i sacerdoti, o per il Signore?”.
Io vado in Chiesa per il Signore, se il sacerdote sbaglia, anche lui è umano,
noi però, seguiamo le indicazioni della Chiesa invocando lo Spirito
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 10 giugno 2019

Il Vangelo del Martedì 11 Giugno 2019


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
S. Bàrnaba apostolo.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (11,21b-26;13,1-3)
Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-13) anno dispari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: “Strada facendo, predicate,
dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da
viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto
al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi
finchè non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne
è degna, la vostra pace ritorni a voi”.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo chiamati a predicare, durante il percorso, strada facendo.
Quindi a non fermarci, come se fossimo arrivati.
E senza aspettare di saperne di più, di essere dei Maestri, di essere
e sentirci pronti.
Quando annunciamo il Vangelo siamo comunque in strada, viandanti con
i viandanti, cercatori con i cercatori.
A volte è proprio questa tensione verso la pienezza ciò che manca alla nostra
Chiesa, che troppe volte si propone come si già sapesse, come se già avesse
concluso, guardando dall’alto i poveracci che non credono o credono male.
Per essere testimoni credibili dobbiamo davvero essere in costante tensione
ideale, desiderando anche noi crescere nella conoscenza del Signore.
E quello che dobbiamo dire è ciò che abbiamo sentito ed accolto; il Regno
di Dio si è avvicinato, si è fatto vicino, è accanto.
La conversione, allora, consiste nel girare lo sguardo e vedere ed
accorgersi, e convertirsi.
È gratuito l’annuncio, non è fonte di guadagno, se è onesto e sincero.
Non è facile, amici, ma ora che siamo pieni di Spirito Santo, il suo aiuto
ci farà fare cose straordinarie, se lo accompagniamo con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.