sabato 6 gennaio 2024

Il Vangelo di Domenica 7 Gennaio 2024

 

Battesimo del Signore.

Prima lettura.

Venite all'acqua: ascoltate e vivrete.

Dal libro del profeta Isaìa (55,1-11)

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati,

venite all'acqua, voi che non avete denaro,

venite; comprate e mangiate; venite,

comprate senza denaro, senza pagare,

vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non

è pane, il vostro guadagno per ciò che

non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.

Porgete l'orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l'ho costituito testimone fra i

popoli, principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te nazioni che non ti

conoscevano a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo d'Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino.

L'empio abbandoni la sua via e l'uomo

iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore

che avrà misericordia di lui e al nostro

Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri

pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.

Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le

mie vie sovrastano le vostre vie, i miei

pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono

dal cielo e non vi ritornano senza avere

irrigato la terra, senza averla fecondata

e fatta germogliare, perché dia il seme

a chi semina e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla

mia bocca: non ritornerà a me senza

effetto, senza aver operato ciò che

desidero e senza aver compiuto ciò

per cui l'ho mandata».

Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale 12,1-6

Ripetiamo. Attingeremo con gioia

alle sorgenti della salvezza.

 

Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò

fiducia, non avrò timore, perché

mia forza e mio canto è il Signore;

egli è stato la mia salvezza. R.

 

Rendete grazie al Signore e invocate

il suo nome, proclamate fra i popoli

le sue opere, fate ricordare che il

suo nome è sublime. R.

 

Cantate inni al Signore, perché ha fatto

cose eccelse, le conosca tutta la terra.

Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,

perché grande in mezzo a te

è il Santo d'Israele. R.

 

Seconda Lettura

Lo Spirito, l'acqua e il sangue.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (5,1-9)

Carissimi, chiunque crede che Gesù

è il Cristo, è stato generato da Dio;

e chi ama colui che ha generato, ama

anche chi da lui è stato generato.

In questo conosciamo di amare i figli di

Dio: quando amiamo Dio e osserviamo

i suoi comandamenti.

In questo infatti consiste l'amore di Dio,

nell'osservare i suoi comandamenti; e i

suoi comandamenti non sono gravosi.

Chiunque è stato generato da Dio vince

il mondo; e questa è la vittoria che ha

vinto il mondo: la nostra fede.

E chi è che vince il mondo se non chi

crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Egli è colui che è venuto con acqua e

sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua

soltanto, ma con l'acqua e con il sangue.

Ed è lo Spirito che dà testimonianza,

perché lo Spirito è la verità.

Poiché tre sono quelli che danno

testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il

sangue, e questi tre sono concordi.

Se accettiamo la testimonianza degli

uomini, la testimonianza di Dio è

superiore: e questa è la testimonianza

di Dio, che egli ha dato riguardo

al proprio Figlio.

Parola di Dio

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Giovanni, vedendo Gesù venire verso

di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio,

colui che toglie il peccato del

mondo!" (Cf. Gv 1,29)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho

posto il mio compiacimento.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11) anno B.

In quel tempo, Giovanni proclamava:

«Viene dopo di me colui che è più forte

di me: io non sono degno di chinarmi

per slegare i lacci dei suoi sandali.

Io vi ho battezzato con acqua, ma egli

vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da

Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel

Giordano da Giovanni.

E, subito, uscendo dall'acqua, vide

squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere

verso di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo: «Tu sei il

Figlio mio, l'amato: in te ho posto il

mio compiacimento».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I magi tornano nel proprio paese dopo

un’entusiasmante avventura interiore;

partiti per verificare la veridicità di una

loro intuizione scientifica, hanno visto

vacillare tutte le loro certezze, giungendo

a fare esperienza di Dio davanti ad un

Neonato che hanno riconosciuto, loro,

pagani, come il volto stesso di Dio.

Tornano, ora, ma con un cuore diverso,

per un’altra strada.

Come i pastori, la notte della nascita,

sono tornati alle loro occupazioni col

cuore pieno della gloria del Signore.

Un mestiere misero, un finale di storia

affatto edificante, ma la quotidianità,

ora, è riempita dei racconti di quella notte.

Anche da noi si torna alla normalità.

Chiudiamo il tempo natalizio, lo chiudiamo

grati al Signore per averci donato dei

giorni in cui la Creazione ha cantato

a squarciagola la gloria di Dio.

Mi auguro che il ritorno sia come quello

compiuto dai magi; per un’altra strada,

e come quello dei pastori, con un cuore

alleggerito dalla consapevolezza della

compagnia di Dio.

Giovanni, vestito da una pelle di animale,

i fianchi cinti da un pezzo di corda,

immerge nel Giordano quanti vengono da lui.

L’acqua gli arriva al ginocchio e rinfresca

lui e i penitenti nell’assolato deserto.

Ogni tanto il profeta leva lo sguardo;

la folla è variegata e numerosa.

Sono giunti dalla capitale e dal Nord per

farsi battezzare, lavare via la vita che

uno non vorrebbe, irrigare quella che

invece desidera, dissetare la sete

infinita di Dio.

Tutti colgono la forza di quel gesto che

chiede autenticità e coraggio.

A un certo punto, guardando i volti, al di

sopra del mormorio della gente che prega,

piange o chiede perdono, Giovanni lo vede.

È in fila come tutti, la tunica arrotolata

ai fianchi, aspetta di essere battezzato.

Lo vede e lo riconosce con lo

sguardo del cuore.

Giovanni si ferma per un istante;

non può essere!

Che buffo; tutta la sua vita si è consumata

ad aspettare quell’incontro, a desiderarlo,

a immaginare il volto di colui a cui

preparava la strada.

Ora Egli è lì; non per insegnare, non per

benedire, non per manifestare la sua vera

natura, ma per farsi battezzare, come

ogni fragile figlio di Adamo.

Gesù si mette in fila per il battesimo.

Non ne ha bisogno, il suo cuore non è

oscurato dalla tenebra, in Lui la presenza

di Dio è assoluta.

Eppure vuole condividere il bisogno

intimo dell’uomo di liberazione e di pace.

Non fa finta, Gesù, non accetta vantaggi,

in tutto è simile all’uomo.

In tutto eccetto nel peccato che,

appunto, è l’anti-umanità.

Questa sua vicinanza all’uomo si manifesterà

ancora durante la sua vita pubblica.

Dio non approfitta del suo essere Dio; vuole

fare esperienza di umanità, senza trucco.

Luca aggiunge una coloritura particolare

a questa pagina.

Dopo il Battesimo Gesù prega (!) e, nella

preghiera, fa esperienza di essere abitato

dallo Spirito Santo e tutti sentono la voce

del Padre; Tu sei il mio figlio bene-amato,

in te mi sono compiaciuto, come

preferisco tradurre.

Nella preghiera, esperienza interiore di

Dio, scopriamo di essere amati bene.

Nella preghiera, sussurro di Dio, scopriamo

che Dio è proprio contento di noi.

Sin da piccoli siamo invitati a essere buoni

alunni, buoni figli, buoni fidanzati, buoni

sposi, buoni genitori, buoni parroci.

Il mondo premia le persone capaci, che

riescono, e in noi si è insinuata l’idea che

anche Dio ci ami, certo, ma a certe condizioni.

Siamo onesti; a volte ricattiamo i bambini

manifestando loro apprezzamento se

fanno ciò che vogliamo noi!

L’idea finale che ci resta nel cuore è che,

se ci comportiamo bene, come premio

avremo la possibilità di incontrare Dio.

(Se non qui, nell’aldilà)

Che fregatura.

Tutta la nostra vita diventa allora

l’elemosina di un apprezzamento,

di un riconoscimento.

Molte persone diventano ciò che gli

altri si aspettano che loro siano.

Anzi, se una persona ci contraddice, ci

accusa, reagiamo, ma, in fondo, pensiamo

che abbia ragione; ci diciamo: “Devi

arrenderti all’evidenza, tu non vali”.

Il primo impulso potrebbe essere allora

quello di difenderci, di aggredire, di

ignorare le critiche, di dare il massimo,

oppure, a volte, ci assale la disperazione;

non ho meritato l’amore di nessuno,

non sono affatto amabile.

Gesù inizia la sua vita pubblica smentendo

clamorosamente quest’idea; Dio non mi

ama se me lo merito, mi ama e basta.

Dio mi ama gratis poiché egli è la sorgente

stessa dell’amore e ‘Dio non può che amare’,

come dice sant’Isacco di Ninive.

Dio, contraddicendo il mio inconscio,

superando le convenzioni sociali,

forzando le semplificazioni etiche, mi

dice che io sono amato bene, dall’inizio,

prima di agire; Dio non mi ama perché

sono buono ma-amandomi-mi rende buono.

Dio si compiace di me perché vede il

capolavoro che sono, l’opera d’arte che

posso diventare, la dignità di cui egli

mi ha rivestito.

Allora, ma solo allora, potrò guardare al

percorso da fare per diventare opera

d’arte, alle fatiche che mi frenano, alle

fragilità che devo superare, ai legami

malsani da allentare e sciogliere.

Il cristianesimo è tutto qui.

Dio mi ama per ciò che sono, Dio mi svela

in profondità ciò che sono; bene-amato.

È difficile amare ‘bene’.

L’amore è grandioso e ambiguo, può

costruire e distruggere, può far vivere

o tarpare le ali.

Intendiamoci; tutti vorremmo amare

e l’amore è il desiderio assoluto e

intangibile che abita in ciascuno di noi.

Un amore non maturo, un amore che

possiede, un amore che ricatta produce

dolore e frustrazione.

Quanti genitori generano e coltivano nei

figli giganteschi sensi di colpa e pensano

di amarli!

Quanti sposi intendono l’amore come un

legame soffocante che impedisce all’altro

di sbocciare!

Quanti rapporti con Dio e tra cristiani si

sviluppano in un clima malsano, che

vincola invece di liberare, che uccide

invece di far crescere, che mortifica

invece di vivificare!

Dio, al contrario, mi ama ‘bene’: senza

ricatti, senza suscitare sensi di colpa,

desiderando davvero il mio bene e

lavorando per ottenerlo. Magnifico.

Buona Domenica del Battesimo,

amici, ricordando il nostro, Fausto.

venerdì 5 gennaio 2024

Il Vangelo del Sabato 6 Gennaio 2024

 

Epifania del Signore. 

Prima lettura.

La gloria del Signore brilla sopra di te.

Dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la

tua luce, la gloria del Signore brilla

sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,

nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te

risplende il Signore, la sua gloria

appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re

allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti

costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue

figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante,

palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,

perché l'abbondanza del mare si riverserà

su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà,

dromedari di Màdian e di Efa, tutti

verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 71 (72)

Ripetiamo. Ti adoreranno, Signore,

tutti i popoli della terra.

 

O Dio, affida al re il tuo diritto,

al figlio di re la tua giustizia; egli

giudichi il tuo popolo secondo giustizia

e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto

e abbondi la pace,

finché non si spenga la luna.

E dòmini da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra. R.

 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,

i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,

lo servano tutte le genti. R.

 

Perché egli libererà il misero che invoca

e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero

e salvi la vita dei miseri. R.

 

Seconda Lettura

Ora è stato rivelato che tutte le genti

sono chiamate, in Cristo Gesù,

a condividere la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo

agli Efesìni (3,2-3a.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare

del ministero della grazia di Dio, a me

affidato a vostro favore: per rivelazione

mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini

delle precedenti generazioni come ora è

stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti

per mezzo dello Spirito: che le genti sono

chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la

stessa eredità, a formare lo stesso corpo e

ad essere partecipi della stessa promessa

per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Abbiamo visto la sua stella in

Oriente e siamo venuti per

adorare il Signore. (Cf. Mt 2,2)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno pari.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al

tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi

vennero da oriente a Gerusalemme e

dicevano: «Dov'è colui che è nato,

il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e

siamo venuti ad adorarlo».

All'udire questo, il re Erode restò

turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli

scribi del popolo, si informava da loro

sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea,

perché così è scritto per mezzo del

profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero l'ultima delle città

principali di Giuda: da te infatti uscirà

un capo che sarà il pastore del mio

popolo, Israele"».

Allora Erode, chiamati segretamente i

Magi, si fece dire da loro con esattezza

il tempo in cui era apparsa la stella e li

inviò a Betlemme dicendo: «Andate e

informatevi accuratamente sul bambino

e, quando l'avrete trovato, fatemelo

sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto

spuntare, li precedeva, finché giunse

e si fermò sopra il luogo dove si

trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una

gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino

con Maria sua madre, si prostrarono

e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono

in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode,

per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Natale vero volge al termine.

Stanchi di subire una festa scippata al

cristianesimo, di festeggiare un

compleanno senza festeggiato, abbiamo

cercato nello sguardo del neonato di

Betlemme il volto di Dio.

E lo abbiamo trovato.

Il vero volto di Dio è il volto di un neonato

con gli occhi socchiusi che cerca avidamente

l’acerbo seno della madre adolescente.

Ecco, questo è Dio; accetta di spogliarsi

della sua divinità per poter comunicare

con noi, per dirci quanto ci ama, per dire

che ha bisogno di ciascuno di noi.

Festa sconcertante, il Natale, che ribalta

i luoghi comuni, anche quelli consolidati

di noi cattolici di lungo corso.

Una Vergine partorisce, un giovanotto

semplice e generoso deve rinunciare ai

suoi sogni per accudire ad una sposa e a

un figlio non suoi, Dio nasce viandante,

accolto in una grotta, solo dei personaggi

ambigui, i pastori, si accorgono della sua

nascita, due anziani devoti, Simeone e

Anna, riconoscono nel Tempio la luce

delle nazioni e, infine, sono gli atei i primi

a riconoscere in quel bambino l’Assoluto.

Epifania; manifestazione.

La festa di Dio che si manifesta a tutti i

popoli, che spezza il vincolo con il popolo

di Israele per allargarlo a tutte le nazioni.

Una festa straordinaria, seconda solo alla

Pasqua e alla Pentecoste; oggi nelle Chiese

sorelle ortodosse si festeggia il Natale.

Festa-ettepareva!-brutalmente paganizzata

con l’intrusa vecchietta, la befana, che

poco ha a che vedere con la splendida

pagina che abbiamo letto.

Tra tutte le pagine del Vangelo, sicuramente

quella che più assomiglia ad una pia

favoletta è proprio questa; la stella,

i magi, i doni, i ricordi dell’infanzia

e del presepe ci emozionano, ma

niente di più.

Al contrario, la storia ci aiuta a capire

meglio la portata di questo racconto che,

certamente, ha in Matteo un intento

teologico (i pagani riconoscono il Messia

di Israele!) ma con solidi appigli storici.

I Magi non erano né tre né re, come recita

il proverbio popolare; il nome ‘magi’ è

vago, e richiama delle persone facoltose

(possono assentarsi da casa per lungo

tempo) dedite alla scienza degli astri,

curiosi di verificare le loro supposizioni.

Niente a che vedere con i nostri oroscopi,

per carità!, piuttosto la consapevolezza

che ad eventi astrali corrispondono eventi

terreni, ad esempio la nascita di un re.

Non stupisce, allora, che questi curiosi

e insaziabili personaggi si muovano a

cercare il re alla corte di Erode e che,

sviati, finiscano col trovare un bambino

e sua madre.

Lo stravolgimento del Natale continua;

Gesù viene riconosciuto da pagani che

con tenacia cercano la verità e viene

ignorato dal popolo della Promessa, è il

rischio che anche le nostre comunità

cristiane corrono, quello di vedere dei

non credenti incontrare Dio, e noi di

restare a guardare.

I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca,

che indaga, che si muove e segue la stella.

La scienza e la fede non si oppongono,

cercando un senso alla loro ricerca

intellettuale, i Magi si trovano di fronte

all’assoluto di Dio, tanto più sconcertante

quanto inatteso.

Non come Erode e i sacerdoti del Tempio

che, pur ‘sapendo’, restano ai loro posti.

Per riconoscere Gesù occorre smuoversi,

indagare, seguire, lasciarsi provocare,

cercare.

Dio si lascia trovare, certo; ma da chi lo

desidera, non da chi lo ignora.

La fede non è solo ‘sapere’ (i dottori

della legge conoscono la profezia di

Michea!) ma smuoversi, no.

Gerusalemme e Betlemme distano

qualche chilometro; dai palazzi del potere

religioso e politico, nessuno si prende la

briga di andare a verificare.

I Magi sono l’immagine di tutti quegli

uomini che, spinti dal desiderio e dalla

sete della verità, hanno finito con

l’incontrare un ‘segno’, la stella, della

presenza di Dio, una testimonianza,

un avvenimento, una parola di un cristiano

e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio.

Seduti alla poltrona delle proprie incrollabili

supposizioni finiremo col lasciare la fede

dietro di noi, col ‘conoscere’ il luogo dove

Gesù è nato, come i sacerdoti del Tempio,

ma non piegheremo mai le ginocchia,

esterrefatti, davanti al prodigio di un

Bambino che è Dio.

I Magi questo salto lo fanno, questo

capitombolo della fede lo compiono. 

Offrono oro incenso e mirra.

Oro, dono destinato ai re, incenso, resina

odorosa destinata a Dio e; mirra? 

Regalo di pessimo gusto, amici; la mirra

è unguento usato per imbalsamare i cadaveri,

regalo poco opportuno, non trovate?

Nel Bambino i Magi riconoscono il Re,

il Dio, il Crocifisso.

Non suscita tenerezza questo Bambino,

ma conversione e contraddizione.

Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo

fatti, come Erode questo Bambino suscita

violenza, un Dio così è da eliminare.

Narra una leggenda che ci fosse un

quarto re, che portava in dono la pace.

Gesù Bambino, pare, rimase molto

deluso per quest’assenza.

Da allora il dono della pace è quello

che Dio desidera con maggiore forza

dagli uomini.

Pare che il quarto re si attardò lungo la

via, fermandosi da persone bisognose,

ammalate, a portare la pace.

Forse anche a voi è successo di incontrarlo.

E noi, alla fine di questo tempo di Natale,

con cosa arriviamo alla grotta?

Quali doni, se pur poveri, siamo

disposti a offrirgli?

Che il Signore ci conceda, almeno un

poco, di contemplare il suo volto di

tenerezza per poter piegare anche noi le

ginocchia davanti al vero volto di Dio.

santa Epifania, a tutti voi, amici, Fausto.

giovedì 4 gennaio 2024

Il Vangelo del Venerdì 5 Gennaio 2024

 

Della 2° settimana del Tempo di Natale.

San Giovanni Nepomuceno Neumann, Vescovo.

Prima lettura.

Noi siamo passati dalla morte alla

vita perché amiamo i fratelli.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (3,11-21)

Figlioli, questo è il messaggio che avete

udito da principio: che ci amiamo gli

uni gli altri.

Non come Caino, che era dal Maligno e

uccise suo fratello.

E per quale motivo l'uccise?

Perché le sue opere erano malvagie, mentre

quelle di suo fratello erano giuste.

Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia.

Noi sappiamo che siamo passati dalla morte

alla vita, perché amiamo i fratelli.

Chi non ama rimane nella morte.

Chiunque odia il proprio fratello è omicida,

e voi sapete che nessun omicida ha più la

vita eterna che dimora in lui.

In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel

fatto che egli ha dato la sua vita per noi;

quindi anche noi dobbiamo dare la vita

per i fratelli.

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo

e, vedendo il suo fratello in necessità, gli

chiude il proprio cuore, come rimane in

lui l'amore di Dio?

Figlioli, non amiamo a parole né con la

lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla

verità e davanti a lui rassicureremo il nostro

cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.

Dio è più grande del nostro cuore e conosce

ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci

rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio.

Parola di Dio.

Vangelo.

Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51) anno pari.

In quel tempo, Gesù volle partire per la

Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».

Filippo era di Betsàida, la città

di Andrea e di Pietro.

Filippo trovò Natanaèle e gli disse:

«Abbiamo trovato colui del quale hanno

scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti:

Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».

Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può

venire qualcosa di buono?».

Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli

veniva incontro, disse di lui: «Ecco

davvero un Israelita in cui non c'è falsità».

Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».

Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti

chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto

l'albero di fichi».

Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il

Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».

Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti

avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi?

Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi

dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli

di Dio salire e scendere sopra il

Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Dio che si fa uomo cerca collaboratori.

E non li cerca fra i dottori della legge

o tra i pii farisei; non vuole creare una

èlite di devoti, un gruppo di migliori.

Vuole uomini veri, fragili, diversi, come

noi siamo veri, fragili, diversi.

Persone dal carattere impetuoso come

Natanaèle, pieno di pregiudizi religiosi

e di cui Gesù vede nel cuore

l’onestà intellettuale.

Uomini che si riveleranno fondamentali

come Simone, che pure, nel racconto di

Giovanni, non apre bocca e di cui viene

sottolineata solo la cocciutaggine.

Stranieri come Filippo, che grande ruolo

avrà per far uscire la cerchia dei dodici

dal recinto angusto di Israele.

Uomini come Saulo lo zelota, omicida

in nome di Dio diventato apostolo

appassionato.

Uomini diversi, insomma, clamorosamente

impreparati e indegni, stupendamente

rappresentanti della verità del mondo

che Dio ama.

Una pagina che mette in crisi una visione

‘migliorista’ della Chiesa, troppo diffusa,

che restringe i recinti invece di andare a

cercare la pecora smarrita, che pone

condizioni (che Dio non pone!) per

diventare credenti.

Impariamo dalla disarmante logica di Dio

ad accogliere ogni cercatore di bene,

a vedere in ogni Natanaèle il lato buono,

in ogni straniero un apostolo, chiedendo

aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.