lunedì 21 novembre 2022

Il Vangelo del Martedì 22 Novembre 2022

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Cecilia, Vergine e martire.

Prima Lettura

È giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (14,14-19)

Io, Giovanni, vidi: ecco una nube bianca, e sulla nube stava seduto uno simile a

un Figlio d’uomo: aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.

Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto

sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe

della terra è matura».

Allora colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la

terra fu mietuta.

Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli

una falce affilata.

Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, venne dall’altare e gridò a gran voce

a quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i

grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature».

L’angelo lanciò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra

e rovesciò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Non sarà lasciata pietra su pietra.

Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11) anno pari.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle

pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello

che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale

sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».

Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.

Non andate dietro a loro!

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima

devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,

e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno

anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Se solo ascoltassimo quanto ci dice il Signore!

Tutte le cose sono destinate a scomparire, anche il magnifico tempio che ha

ridato lustro e gloria alla decadente Gerusalemme.

Erode il grande, con grande intuito politico, aveva dato il via ai lavori di

ampliamento nel 19 a.C. e sarà finito solo nel 62 d.C.: ottant’anni per

costruire uno spazio capace di accogliere quasi centocinquantamila persone.

E ne durerà solo dieci prima di essere raso al suolo da Tito e dall’esercito

romano giunto nella capitale per sedare la rivolta.

Quante opere d’arte, frutto dell’ingegno umano vengono distrutte

dall’idiozia umana e dalla violenza!

Quante volte nella storia la cultura e la bellezza sono spazzate via dalla

bramosia di potere degli uomini!

Ma, ci ammonisce il Signore, gli sconvolgimenti non sono il segno della

fine dei tempi.

Nessuno sa quando sarà tale fine, nemmeno il Figlio dell’uomo; ciò che

possiamo fare è non scoraggiarci e continuare a costruire il Regno di Dio

là dove viviamo, con fede e semplicità.

Davanti agli eventi drammatici degli uomini come quelli che stiamo vivendo,

siamo invitati a proclamare la salvezza che proviene da Dio e a vivere da

salvati, chiedendo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 20 novembre 2022

Il Vangelo del Lunedì 21 Novembre 2022

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Presentazione della Beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Gioisci, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo.

Dal libro del profeta Zaccarìa (2,14-17)

Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare

in mezzo a te.

Oracolo del Signore.

Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo

popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli

eserciti mi ha inviato a te.

Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa ed eleggerà di

nuovo Gerusalemme.

Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla

sua santa dimora.

Parola di Dio.

Vangelo

Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!»

Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50) anno pari.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre

e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e

cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi

sono i miei fratelli?».

Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre

e i miei fratelli!

Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per

me fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù sta parlando alla folla, quando sua madre e i suoi fratelli arrivano

e cercano di parlargli.

Per la gran calca di gente non riescono a raggiungerlo.

L’Evangelista nota che i parenti stanno “fuori”, non sono cioè tra coloro

che ascoltano.

Così accade a chi si sente talmente parente di Gesù da non sentire più il

bisogno di ascoltarlo.

E Gesù, risponde che sua madre e i suoi parenti, sono quelli che lo ascoltano,

ossia, coloro che stanno “dentro” la predicazione del Vangelo.

Una risposta sconcertante.

Gesù, in verità, indica la sua nuova famiglia; quella composta dai suoi

discepoli, da coloro che lo seguono, che hanno fiducia in Lui.

E noi, amici, dove ci collochiamo: “Dentro o fuori?”.

Dentro se pensiamo che il Vangelo possa illuminarci ogni giorno.

Fuori se pensiamo che il Vangelo sia ormai una cosa ripetitiva e non più alla

moda, per i giorni nostri.

È la comunità cristiana che ogni giorno si fa illuminare dalla Parola, che diventa

la famiglia di Gesù, ed è molto più larga e salda di quella naturale, appunto

perché fondata sulla Parola di Dio.

Che per alcuni; (i poveri, i soli, gli abbandonati) è spesso l’unica famiglia che sa

accoglierli; e per tutti è esempio di vita fraterna se condita anche dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 19 novembre 2022

Il Vangelo di Domenica 20 Novembre 2022

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.

Prima Lettura

Unsero Davide re d’Israele.

Dal secondo libro di Samuèle (5,1-3)

In quei giorni. vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli

dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.

Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele.

Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».

Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse

con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (1,12-20)

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla

sorte dei santi nella luce.

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del

Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono

dei peccati.

Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché

in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle

invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui

ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di

lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il

sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che

stanno nei cieli.

Parola di Dio.

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43) anno C.

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere;

i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri!

Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto

e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».

Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo?

Salva te stesso e noi!».

L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che

sei condannato alla stessa pena?

Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre

azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Sorrido ogni volta. Ogni anno. 
E mi piace sempre di più questo cristianesimo zoppicante ma felice,

pacioccone ma fedele.
Un popolo errante, spesso incoerente, spesso entusiasta, che da più di duemila

anni annuncia e attende.

E ogni anno, alla fine del tempo liturgico, prima di iniziare il percorso di

Avvento, celebra questa non-festa, la Solennità di Gesù Cristo re dell’Universo,

come pomposamente recita il Messale.
Era l’ora, finalmente, ci mancava.

Le istituzioni degli uomini vacillano, le ansie di cui Domenica scorsa stringono

il cuore di tutti, credenti o meno, non ci dispiacerebbe un bel finale della storia

con l’arrivo dei nostri, come nei film western degli anni Sessanta.
Cristo re. Ma dove?
Capiamoci bene allora, nessuna nostalgia monarchica, non scherziamo.

Ma una riflessione finale sulla fine, sul fine.

Stiamo per leggere un brano da vertigini con cui Luca si congeda.

Le ragioni per scoraggiarsi non mancano, e la fragile storia fatta di soprusi

e di violenza, continua a dettare legge.

Non è cambiato molto in questi duemila anni di cristianesimo, il Regno sembra

essere un bel progetto rimasto sulla carta, un afflato spirituale di qualche sognatore. 
Proclamare che Cristo è Re significa dire che Lui avrà l’ultima parola sulla

storia, su ogni storia, sulla mia storia personale.

Dire che Cristo è Re, significa non arrendersi all’evidenza della sconfitta di Dio

e dell’uomo, credere che il mondo non sta precipitando nel caos, ma nell’abbraccio

tenerissimo e gravido del Padre.

Dire che Cristo è Re, significa creare spazi di rappresentanza del Regno là dove

stiamo vivendo la nostra vocazione alla vita, piccoli spazi pubblicitari per dire

agli smarriti di cuore; ecco, Dio vi ama.
Oggi è la festa in cui le comunità guardano avanti, al di là e al di dentro dei

nostri limiti e dei nostri sforzi perché, sempre, il metro di giudizio del nostro

essere Chiesa è la realizzazione del Regno.

Peggio; la regalità di Gesù è una regalità che contraddice la nostra visione di Dio.
Perché questo Dio è più sconfitto di tutti gli sconfitti, fragile più di ogni fragilità.

Un Re senza trono e senza scettro, appeso nudo ad una croce, un re che necessita

di un cartello per essere identificato. 
Ecco; questo è il nostro Dio, un Dio sconfitto. 
Non un Dio trionfante, non un Dio onnipotente, ma un Dio osteso, mostrato,

sfigurato, piagato, arreso, sconfitto. 
Una sconfitta che, per Lui, è un evidente gesto d’amore, un impressionante dono di sé.
Un Dio sconfitto per amore, un Dio che-inaspettatamente-manifesta la sua

grandezza nell’amore e nel perdono.

Dio-Lui sì-si mette in gioco, si scopre, si svela, si consegna. 
Dio non è nascosto, misterioso; è evidente, provocatoriamente evidente;

appeso ad una croce, apparentemente sconfitto, gioca il tutto per tutto per

piegare la durezza dell’uomo. 
Gesù è venuto a dire Dio, a raccontarlo.

Lui, figlio del Padre ci dona e ci dice veramente chi è Dio.

E l’uomo replica. “No, grazie”.

Forse preferiamo un Dio un pò severo e scostante, sommo egoista bastante

a se stesso, potente da convincere e da tenere buono. 
Forse l’idea pagana di dio che ci facciamo ci soddisfa maggiormente perché

ci assomiglia di più, non ci costringe a conversione, ci chiede superstizione;

non piega i nostri affetti, solo li solletica.

La chiave di lettura del Vangelo di oggi è tutta in quell’inquietante affermazione

della folla a Gesù: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”.

Frase che Luca fa dire anche ai sacerdoti e ai soldati pagani; tutti concordano

nel ritenere un segno di debolezza il dover dipendere dagli altri.
Il potente, così come ce lo immaginiamo, è colui che salva se stesso, può

permettersi di pensare solo a sé, ha i mezzi per essere soddisfatto, senza

avere bisogno degli altri. 
Dio è ciò che non possiamo permetterci di essere, il più potente dei potenti,

che può tutto, che non ha bisogno di niente e di nessuno, beato Lui!

Per dimostrare di essere veramente Dio, Gesù deve mostrarsi egoista perché,

nel nostro mondo piccino, Dio è il Sommo egoista bastante a se stesso, beato

nella sua perfetta solitudine.

Dio diventa la proiezione dei nostri più nascosti e inconfessati desideri, è ciò

che ammiriamo nell’uomo politico riuscito, ricco e sicuro, allora cerchiamo

di sedurlo, di blandirlo, di corromperlo. 
No, il nostro Dio non salva se stesso, salva noi, salva me. 
Dio si auto-realizza donandosi, relazionandosi, aprendosi a me e a tutti noi.

I due ladroni sono la sintesi del diventare discepoli.

Il primo sfida Dio, lo mette alla prova; se esisti fa che accada questo, liberami

da questa sofferenza, salva te stesso (di nuovo!) e noi, e me.

Concepisce Dio come un re di cui essere suddito. 
Ma a certe condizioni, ottenendo in cambio ciò che desidera; una

redenzione in extremis.

Non ammette le sue responsabilità, non è adulto nel rileggere la sua vita,

tenta il colpo.

Non è amorevole la sua richiesta; trasuda piccineria ed egoismo.

Come-spesso-la nostra fede.

Cosa ci guadagno se credo?
L’altro ladro, invece, è solo stupito.

Non sa capacitarsi di ciò che accade; Dio è lì che condivide con lui la sofferenza.

Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua.

Innocente e pura quella di Dio.

Ecco l’icona del discepolo; colui che si accorge che il vero volto di Dio è la

compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono.

Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce

e confessare; davvero quest’uomo è il Figlio di Dio.

Per i cardiopatici; conclusione da non leggere.
Che Re, sbilenco, amici.

Un Re che indica un altro modo di vivere, che contraddice il nostro “salvare

noi stessi” per salvare gli altri o-meglio-per lasciarci salvare da Lui.
Siamo onesti, amici; lo vogliamo davvero un Dio così?

Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli?

È questo, davvero, il Dio che vorremmo?

Di quale Dio vogliamo essere discepoli?

Di quale Re vogliamo essere sudditi?
Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

Certo, amici, la conversione è una cosa seria, ed io l’ho avuta proprio

contemplando una Croce, quella dell’Amore Misericordioso e proprio lì mi

sono detto: “Questo è proprio il Dio che voglio; il Dio di Gesù,

santa Domenica del nostro Re dell’Universo, Fausto.

 

 

venerdì 18 novembre 2022

Il Vangelo del Sabato 19 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Matilde di Hackeborn, Monaca.

Prima Lettura

Questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (11,4-12)

A me Giovanni, fu detto: «[Ecco i miei due testimoni]».

Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore

della terra.

Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca

un fuoco che divorerà i loro nemici.

Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male.

Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni

del loro ministero profetico.

Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la

terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno.

E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale

dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà.

I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che

simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore

fu crocifisso.

Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni

e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro.

Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano

doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.

Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi

e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli.

Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: «Salite quassù»

e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano.

Parola di Dio.

Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-40) anno pari.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi-i quali dicono che non

c’è risurrezione-e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:

“Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello

prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”.

C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.

Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza

lasciare figli.

Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione,

di chi sarà moglie?

Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;

ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti,

non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono

uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto,

quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”.

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene».

E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il nostro Dio è il Dio dei viventi perché a Mosè, nel roveto, parla dei

patriarchi come di persone vive e presenti.

Questa semplice e geniale intuizione di Gesù, questa esegesi in presa diretta

che rivela, ancora una volta, la straordinaria conoscenza che Gesù ha della

Parola, dovrebbe mettere tutti a tacere, soprattutto i sadducei che contestano

la teoria della resurrezione professata dai farisei.

Dio è Dio dei morti quando diventa solo comodo riferimento per schierarsi

fra fazioni di pensiero.

Dio è morto quando manipoliamo la parola per confermare i nostri pregiudizi.

Dio è morto e sepolto quando cerchiamo di ingannare l’altro con un

ragionamento contorto degno della peggior teologia.

Dio è morto e sepolto quando ci nascondiamo dietro alle teorie invece di

convertirci alla novità inattesa e inaudita del Maestro.

Non tendiamo tranelli a Dio, accogliamo la Verità e la novità della sua Parola

come l’abbiamo colta.

Che bello poter affermare con Gesù nella preghiera, che il nostro è un Dio

vivo e che noi siamo immortali in Lui!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 17 novembre 2022

Il Vangelo del Venerdì 18 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli.

Prima Lettura

Presi quel piccolo libro e lo divorai.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (10,8-11)

Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va’, prendi il libro

aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra».

Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro.

Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere,

ma in bocca ti sarà dolce come il miele».

Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo

sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle

viscere tutta l’amarezza.

Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Parola di Dio.

Vangelo

Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

Dal Vangelo secondo Luca (19,45-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che

vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”.

Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio.

I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche

i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo

pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come può sopportare il mercato che occupa gli spazi del tempio?

Come, dopo aver pianto sulla città?

Come può accettare che l’uomo faccia diventare il rapporto con Dio una fiera?

Che l’uomo si metta a mercanteggiare con Dio scambiando preghiere e riti

e olocausti con favori e piaceri?

Cosa ha a che vedere questa orribile idea di Dio con il volto del Padre

che Gesù ha sperimentato e che continua a raccontare?

La delusione diventa rabbia e la rabbia diventa azione, eccesso, follia.

Hai ragione, Maestro, troppo spesso trasformiamo la nostra fede in mercato,

trattiamo Dio come se dovessimo comprare qualcosa, convincerlo a farci un

buon prezzo, convinti che debba, alla fine, darci una mano.

Hai ragione; quanto è piccina la nostra idea del Padre, quando anche le nostre

Chiese diventano dei luoghi di culto senza essere luoghi di incontro fra noi e il Padre.

Hai ragione; anche se discepoli, anche se operai che lavorano nella tua vigna,

a volte pensiamo che in fondo possiamo ragionevolmente contrattare con Te

per strappare qualche favore.

Ribalta pure i nostri tavoli, scuotici, arrabbiati, richiamaci ancora all’essenziale!

Certo, amici, la Casa del Signore non è un mercato, ma Casa di preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.