sabato 5 novembre 2022

Il Vangelo di Domenica 6 Novembre 2022













Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

San Leonardo di Limoges, Eremita.

Prima Lettura

Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

Dal secondo libro dei Maccabèi (7,1-2.9-14)

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre,

furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.

Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi?

Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».

[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini

dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue

leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».

Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la

lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste

membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo».

Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo

giovane, che non teneva in nessun conto le torture.

Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.

Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini,

quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te

non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (2,16-3,5)

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha

amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona

speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.

Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia

glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti

e malvagi.

La fede infatti non è di tutti.

Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.

Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi

ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo.

Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Parola di Dio.

Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38) anno C.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi i quali dicono che non

c’è risurrezione e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:

"Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello

prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello".

C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.

Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli.

Da ultimo morì anche la donna.

La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?

Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono

marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione

dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire,

perché sono uguali agli angeli e, poiché sono

figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto,

quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe".

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non si parla volentieri della morte, come se non dovesse mai sopraggiungere.
Eppure, ad essere molto chiari, è l’unica certezza che abbiamo!
Il nostro mondo vive in una curiosa contraddizione; da una parte la morte

riempie le nostre serie televisive preferite, dall’altra non si portano i bambini

ad un funerale per non impressionarli.
Abbiamo appena celebrato la memoria dolente dei nostri defunti illuminata

dalla festa dei santi.

E oggi la Parola, gentilmente, ci invita a riflettere sul nostro destino.
A partire dal caso più assurdo dell’intero Vangelo.

Il Levirato è una norma mosaica difficile da capire nella nostra sensibilità

contemporanea.

Il senso di appartenenza al clan famigliare in Israele era talmente forte che un

cognato era tenuto a dare un figlio alla vedova del proprio fratello, se questi

era morto senza lasciare discendenza.

Il figlio nato dall’unione avrebbe preso il nome del defunto, garantendo una

discendenza alla famiglia.
Questa norma, ancora praticata in ambienti ultraortodossi in Israele (Il tema

è magnificamente e drammaticamente affrontato nel film Kadosh di Amos Gitai),

dà l’occasione ai sadducei di mettere in difficoltà Gesù.
I sadducei, a differenza dei farisei, rappresentavano l’ala aristocratica e

conservatrice d’Israele e consideravano la dottrina della resurrezione dei

morti, cresciuta lentamente nella riflessione del popolo e definitivamente

formulata solo al tempo della rivolta Maccabaica di cui si parla nella prima

lettura, un’inutile aggiunta alla dottrina di Mosé. 
Così, incrociando la non condivisa teoria della resurrezione con la consuetudine

del Levirato pongono a Gesù un caso paradossale, la famosa storia della

vedova “ammazzamariti”.

Il caso è ridicolo; una donna resta vedova sette volte, viene data in moglie

a sette fratelli (sembra un musical!) ma non ottiene discendenza; una volta

risorta, di chi sarà moglie?
Se la vita oltre la morte, come professavano i farisei, consisteva nel

prolungamento della vita terrena, certo la questione era obiettivamente complessa.

Gesù, invece, sposta la questione su di un altro piano, invita gli uditori ad

alzare lo sguardo da una visione che proietta nell’oltre morte, di fatto, le

ansie e le attese della vita terrena. 
È una nuova dimensione quella che Gesù propone; la resurrezione, in cui

Gesù crede, non è la continuazione dei rapporti terreni, ma una nuova

dimensione, una pienezza iniziata e mai conclusa, che non annienta gli

affetti (Nel regno ci riconosceremo, ma saremo tutti nel Tutto!), che contraddice

la visione attuale della reincarnazione (siamo unici davanti a Dio, non riciclabili,

e la vita non è una punizione da cui fuggire, ma un’opportunità in cui riconoscerci!),

e ci spinge ad avere fiducia in un Dio dinamico e vivo, non imbalsamato!

La tradizione di Hallowen, prepotentemente sbarcata in Europa e

diventata-ovviamente-fonte di business, è una tradizione antecedente

alla cristianità e che la cristianità ha “battezzato”, facendo coincidere la

festa celtica della fine dell’estate, con la riflessione sulla fine della vita.
La demonizzazione di tale festa non va esasperata, anche se il suo successo

rivela che la nostra catechesi e predicazione sulla morte e sulla resurrezione

risulta inadeguata e povera di linguaggi significativi e comprensibili.
Gesù crede fermamente nella resurrezione dai morti. 
La Scrittura ha lungamente riflettuto sulla morte, giungendo alla dottrina

dell’immortalità.

Siamo stati creati immortali; il nostro corpo, da custodire e preservare,

conserva una parte più spirituale, interiore, che i cristiani chiamano “anima”.

L’anima è la sorgente del pensiero, la custode dei sentimenti, la dimora

della mia identità e diversità.

L’anima sopravvive alla morte e raggiunge Dio, per presentarsi al suo cospetto.

Il Dio di Gesù è il Dio dei viventi, non dei morti. 
Io credo nel Dio dei vivi? E io, sono vivo?
Credo nel Dio dei vivi solo se la fede è ricerca, non stanca abitudine,

doloroso e irrequieto desiderio, non noioso dovere, slancio e preghiera,

non rito e superstizione. 
È vivo-Dio-se mi lascio incontrare come Zaccheo, convertire come Paolo,

che, dopo il suo incontro con Cristo, ci dice che nulla è più come prima.

Credo in un Dio vivo se accolgo la Parola (viva!) che mi sconquassa,

m’interroga, mi dona risposte. 
Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano (bene) di Lui,

quanti-per Lui-amano. 
Un sacco di gente crede al Dio dei vivi e lavora e soffre perché tutti

abbiano vita, ovunque siano, chiunque siano.

Schiere di testimoni stanno dietro e avanti a noi.

Come la madre della prima lettura che incoraggia i figli al martirio piuttosto

che abiurare la propria fede, come i tanti (troppi) martiri cristiani di oggi vittime

di false ideologie religiose, come chi opera per la pace nel quotidiano e nella fatica.
Sono vivo (lo sono?) se ho imparato ad andare dentro, se non mi lascio ingannare

dalle sirene che mi promettono ogni felicità se possiedo, appaio, recito, produco,

guadagno, seduco eccetera, se so perdonare, se so cercare, se ho capito che questa

vita ha un trucco da scoprire, un “di più” nascosto nelle pieghe della storia,

della mia storia.

Vogliamo anche noi diventare discepoli di un Dio vivo?

Vogliamo-finalmente-vivere da vivi?

Spero proprio di sì, amici, santa Domenica dei vivi in Cristo, Fausto.

venerdì 4 novembre 2022

Il Vangelo del Sabato 5 Novembre 2022

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Bertilla, Badessa di Chelles.

Prima Lettura

Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,10-19)

Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto

rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l'avevate anche prima, ma non

ne avete avuto l'occasione.

Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in

ogni occasione.

So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto

e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.

Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

Lo sapete anche voi, Filippési, che all'inizio della predicazione del Vangelo,

quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere,

se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario.

Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza

sul vostro conto.

Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da

Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio.

Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza

con magnificenza, in Cristo Gesù.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza

disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle

dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi

è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro,

oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si

facevano beffe di lui.

Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini,

ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti

a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Certamente i farisei non fanno una bella figura, nella narrazione evangelica.

Essi ci vengono presentati come avidi e meschini, di fronte a Gesù che invece

parla della necessità di scegliere Dio come unico bene della propria vita.

Di fronte a questo atteggiamento, il Signore dice una frase che per noi è davvero

molto importante; i criteri con i quali Dio valuta le cose e le persone, sono molto

diversi rispetto a quelli che utilizziamo noi.

Addirittura, in certi frangenti sono opposti; ciò che noi spesso invidiamo,

in realtà è tenuto in poco o nessun conto dal Signore.

Forse, amici, è per questo che non andiamo troppo d’accordo con Lui.

Ma questo ci dovrebbe aiutare ad avere uno sguardo più acuto nei confronti

del tempo e della storia che stiamo vivendo; perché alla fine, che interessa

per noi è soltanto quello di compiere la volontà di Dio.

E man mano, diventiamo capaci di assumere uno sguardo sempre più capace

di cogliere i criteri di Dio, e non quelli assurdi del mondo.

Attenzione però, che non è facile, ci riusciremo solo con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 novembre 2022

Il Vangelo del Venerdì 4 Novembre 2022

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Carlo Borromeo, Vescovo.

Prima Lettura

Aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà

il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (3,17-4,1)

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano

secondo l'esempio che avete in noi.

Perché molti-ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi,

ve lo ripeto-si comportano da nemici della croce di Cristo.

La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio.

Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle

cose della terra.

La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore

il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per

conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di

sottomettere a sé tutte le cose.

Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona,

rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Parola di Dio.

Vangelo

I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-8) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un

amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".

L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi

toglie l'amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione,

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto

devi al mio padrone?".

Quello rispose: "Cento barili d'olio".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta".

Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?".

Rispose: "Cento misure di grano".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È furbo l'amministratore della parabola.

Disonesto e ladro ma furbo.

E Gesù loda la sua astuzia e la sua intraprendenza, non loda certo la sua

disonestà ma riconosce, con un sorriso, che quel tale è riuscito a prepararsi

la pensione dopo aver capito l’aria che stava tirando.

Scoperto ad intrallazzare, ha saputo farsi dei buoni amici con la disonestà

a scapito del povero padrone.

E Gesù esalta l’episodio; quanta poca astuzia mettiamo, invece,

nelle cose di Dio!

Quanta poca attenzione poniamo nelle cose che riguardano l’anima

e il suo destino!

Tutti presi dai mille affanni della quotidianità, specialmente in un’epoca così

fragile, in un momento così difficile e torbido, scordiamo l’essenziale,

fatichiamo ad investire in ciò che davvero conta.

Ma se l’amministratore pensa al suo futuro perché non fare altrettanto

nelle uniche cose che restano?

Certo; occupiamoci del futuro, del mutuo e del piano pensionistico, fidiamoci

della Provvidenza ma non obblighiamola ad occuparsi delle cose che non

abbiamo saputo prevedere!

E nel contempo, dedichiamo tempo ed energie nella scoperta del bellissimo

Dio di Gesù.

Ogni minuto speso per il “dentro”, nella nostra vita, fruttifica cento volte tanto.

Perciò amici, prendiamo l’abitudine di pregare ogni giorno e riceveremo

l’aiuto necessario di cui abbiamo bisogno, dal Dio di Gesù.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci all tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 novembre 2022

Il Vangelo del Giovedì 3 Novembre 2022

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Silvia, Madre di S. Gregorio Magno.

Prima Lettura

Queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una

perdita a motivo di Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (3,3-8a)

Fratelli, i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito

di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, sebbene

anche in essa io possa confidare.

Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso

all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo

figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della

Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile.

Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita

a motivo di Cristo.

Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza

di Cristo Gesù, mio Signore.

Parola di Dio.

Vangelo

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-10) anno pari.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori

e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde

una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,

finché non la trova?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama

gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia

pecora, quella che si era perduta”.

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,

più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada

e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me,

perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore

che si converte».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Eccolo qui il cuore del Vangelo di Luca che svela il cuore di Dio!

Tre parabole, oggi ne leggiamo due, poste al centro fisico dello scritto lucano,

tralasciate dagli altri evangelisti e che hanno scosso in profondità il cuore del

discepolo pagano, di Saulo diventato cristiano.

Dio è come un pastore che cerca la pecora scappata e fa festa dopo averla

ritrovata caricandosela sulle spalle.

Non la percuote, stanco e snervato per il tempo perso a cercarla, ma la

copre di attenzioni.

Dio è come una brava massaia che ha smarrito una moneta e passa il tempo

a cercarla finché non la trova e organizza poi una festa con le vicine (costata

molto più della moneta ritrovata, immagino!) per manifestare la sua gioia.

Dio fa festa, Dio ci cerca, Dio è un generoso.

Nulla a che vedere col Dio piccino che portiamo nel cuore, il Dio dagli

orizzonti limitati (come i nostri) avaro di emozioni, sempre serioso,

custode del diritto e della giustizia.

Nulla a che vedere con il Dio delle nostre paure e delle nostre celebrazioni

asfittiche, rinsecchite, zoppicanti che manifestano non gioia ma stanca abitudine.

Il Dio scoperto da Luca è così.

Così è il Dio raccontato da Gesù.

Volete ancora tenervi il vostro?

No amici, io mi sono innamorato del Dio che Gesù è venuto a raccontarci,

per questo, ogni giorno lo ringrazio con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 1 novembre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 2 Novembre 2022

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Prima Lettura

Io so che il mio redentore è vivo.

Dal libro di Giobbe (19,1.23-27a)

Rispondendo Giobbe prese a dire:«Oh, se le mie parole si scrivessero,

se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con

piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia!

Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.

Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Giustificàti nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,5-11)

Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei

nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.

Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno

oserebbe morire per una persona buona.

Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo

ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

A maggior ragione ora, giustificàti nel suo sangue, saremo salvati dall'ira

per mezzo di lui.

Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo

della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo

salvati mediante la sua vita.

Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,

grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,37-40) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me:

colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo

non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla

di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede

in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Dal primo istante della nostra vita, fino al momento supremo della nostra

esistenza, noi siamo nelle mani di Dio.

Questo vuol dire che Egli, come Padre amorevole, si prende cura di noi in

ogni momento del nostro pellegrinaggio terreno.

Per questo, anche se il pensiero della morte ci lascia un pò tristi, non dobbiamo

temere; se Dio si è preso cura di noi nella vita, ci abbandonerà proprio nel

momento della morte?

No amici; piuttosto, quello che dobbiamo curare, nella nostra quotidianità,

è questo rapporto di fiducioso abbandono nelle mani del nostro Dio.

Il nostro compito perciò, sarà quello di assicurarci di non cadere giù dalle

sue mani, perché sarebbero guai grossi per noi.

Gesù stesso, prima di spirare sulla croce, affidò la sua anima e la sua vita

alla cura amorevole di suo Padre.

Non ci sarà nessuna paura, al momento del nostro trapasso, se ci saremo esercitati

tutta la vita in questo continuo atto di fiducia nell’amore del Padre Celeste.

Ed allora, cosa troveremo dopo la morte?

Queste sono domande che ogni uomo si porta dentro, sin dalla notte dei tempi.

Giovanni, nell’Apocalisse, ci dice che la storia è nelle mani di Dio e che dopo

la grande tribolazione a cui la Chiesa sarà sottoposta, tutti vedranno il trionfo

dell’Agnello immolato.

Perciò, non solo la morte non è la fine, ma è piuttosto l’inizio della vita vera.

Quella vita, cioè, nella quale ognuno potrà vedere con i propri occhi il trionfo

del Redentore Risorto, sul male e sulla morte.

Questa fede ci deve rafforzare nel nostro itinerario quotidiano e ci aiuta a non

temere la morte.

Piuttosto, dobbiamo sentirla come parte integrante della nostra esistenza,

perché un giorno ci aiuterà ad aprirci la porta dell’eternità.

Nel frattempo, però, la nostra preghiera serve a far crescere tale fede e a

renderla forte per il giorno della gloria.

Ma purtroppo per noi, spesso pensiamo alla nostra morte e ci chiediamo quando

essa interverrà a porre fine alla nostra esistenza, con trepidazione e paura.

Credo, invece, che dovremo chiederci; come è la nostra vita adesso!

Infatti, il punto è che si muore come si è vissuti.

Ecco perciò, il grande problema.

Chi ha sempre cercato di vivere per Dio e per gli altri, vede la morte da un

punto di vista differente da coloro che vivono continuamente incentrati su

se stessi e sui propri bisogni.

La prima categoria di persone, vive già nella pienezza dell’amore di Dio,

e quindi la morte non fa altro che consegnare queste persone beate alla

presenza di Lui, che è l’amore per eccellenza.

Chi invece, ha vissuto all’insegna dell’egoismo e dell’amor proprio, in realtà

è già morto e non si rende conto che la morte fisica è soltanto la manifestazione

del vuoto che ha sempre vissuto nella propria esistenza.

Perciò, amici, cerchiamo di metterci in riga già da adesso chiedendo aiuto alla

preghiera, pregando anche per i nostri cari e loro ci aiuteranno.

P.S. Comunque, amici, se vi può consolare, anch’io ho un pò di paura della morte,

perché non vorrei essermi dimenticato di non aver fatto tutto quello che dovevo.  

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.