mercoledì 13 luglio 2022

Il Vangelo del Giovedì 14 Luglio 2022

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

San Camillo de Lellis, Sacerdote.

Prima lettura.

Io sono colui che sono! Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell'Èsodo (3,13-20)

In quei giorni, [udendo la voce del Signore dal mezzo del roveto,] Mosè disse

a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi

ha mandato a voi”.

Mi diranno: “Qual è il suo nome?”.

E io che cosa risponderò loro?».

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».

E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”».

Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”.

Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato

di generazione in generazione.

Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto

a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto.

E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell’Egitto verso la terra del

Cananeo, dell’Ittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo,

verso una terra dove scorrono latte e miele”.

Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re d’Egitto

e gli direte: “Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi.

Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un

sacrificio al Signore, nostro Dio”.

Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di

una mano forte.

Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in

mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare».

Parola di Dio.

Vangelo.

Io sono mite e umile di cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,

e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile

di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le parole di Gesù suonavano come rivoluzione.

Non c’era stato nessuno, prima di Lui, che aveva parlato di un Dio umile

e dolce, mite come un piccolo agnello senza macchia.

Coloro che erano abituati a pensare alla santità di Dio con accenti temibili,

non avrebbero mai pensato che Dio, invece, potesse rendersi mite, proprio

come un uomo qualsiasi che cammina per le strade della nostra storia.

Forse è proprio questo il motivo per cui non riusciamo a vedere la presenza

di Dio nella nostra vita; Egli è così normale, ordinario e così vicino a ciascuno,

che non siamo capaci di avvertirne la presenza.

Il Signore gioisce e soffre con noi, proprio nella nostra quotidiana ordinarietà;

proviamo a cercarlo lì ogni giorno e, anche noi, proveremo il sollievo che

promette a chi è affaticato e stanco, chiedendo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 12 luglio 2022

Il Vangelo del Mercoledì 13 Luglio 2022

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Clelia Barbieri, vergine.

Prima lettura.

L’angelo del Signore apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Dal libro dell'Èsodo (3,1-6.9-12)

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero,

sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte

di Dio, l’Oreb.

L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo:

perché il roveto non brucia?».

Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal

roveto: «Mosè, Mosè!».

Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Non avvicinarti oltre!

Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».

E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco,

il Dio di Giacobbe».

Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso

ho visto come gli Egiziani li opprimono.

Perciò va’! Io ti mando dal faraone.

Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».

Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli

Israeliti dall’Egitto?».

Rispose: «Io sarò con te.

Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire

il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

Parola di Dio.

Vangelo.

Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27) anno pari.

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,

e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I dotti, i superbi e quelli che credono di sapere tutto, sono esclusi dalla vera

sapienza e dalla vera conoscenza di Dio.

Il motivo non sta nel fatto che il Padre vuole nascondersi a loro; piuttosto, essi sono

talmente tanto pieni di se stessi, da non permettergli di entrare nella loro vita.

Gli umili, i poveri e coloro che non sono considerati da nessuno, hanno una grande

libertà interiore; quella che permette di ricevere rivelazioni importanti da Dio.

È la sapienza dei poveri che Gesù ha cercato di insegnare a scribi e farisei,

purtroppo quasi del tutto inutilmente.

Per noi vale lo stesso monito; essere pieni di sé, significa escludersi dalla vera

sapienza e non poter ricevere rivelazioni dal Signore, ma se ci rendiamo umili,

attraverso la preghiera possiamo riuscire ad essere uniti a Lui.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 11 luglio 2022

Il Vangelo del Martedì 12 Luglio 2022

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Ermagora e Fortunato di Aquileia, Martiri.

Prima lettura.

Lo chiamò Mosè perché l’aveva tratto dalle acque; cresciuto in età,

egli si recò dai suoi fratelli.

Dal libro dell'Èsodo (2,1-15)

In quei giorni, un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una

discendente di Levi.

La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto

per tre mesi.

Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro,

lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi

sulla riva del Nilo.

La sorella del bambino si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.

Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle

passeggiavano lungo la sponda del Nilo.

Ella vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.

L’aprì e vide il bambino: ecco, il piccolo piangeva.

Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei».

La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andare

a chiamarti una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?».

«Va’», rispose la figlia del faraone.

La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.

La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me;

io ti darò un salario».

La donna prese il bambino e lo allattò.

Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone.

Egli fu per lei come un figlio e lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho tratto dalle acque!».

Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i loro lavori forzati.

Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli.

Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano

e lo sotterrò nella sabbia.

Il giorno dopo uscì di nuovo e vide due Ebrei che litigavano; disse a quello che

aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?».

Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi?

Pensi forse di potermi uccidere, come hai ucciso l’Egiziano?».

Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa».

Il faraone sentì parlare di questo fatto e fece cercare Mosè per metterlo a morte.

Allora Mosè fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian.

Parola di Dio.

Vangelo.

Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno

trattate meno duramente di voi.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,20-24) anno pari.

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta

la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te,

Corazìn! Guai a te, Betsàida!

Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo

a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno

duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo?

Fino agli inferi precipiterai!

Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo

a te, oggi essa esisterebbe ancora!

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata

meno duramente di te!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il linguaggio di Gesù è davvero molto duro e scuote le coscienze.

Egli redarguisce le città in cui è avvenuto il maggior numero di miracoli, perché

essi avevano avuto l’unico effetto di indurire ulteriormente il cuore degli abitanti.

È bello e utile chiedere miracoli a Dio, perché questo implica il fatto che ci

fidiamo del suo amore.

Ma quando il Signore ci esaudisce per il nostro bene, allora dobbiamo stare

in guardia; guai se queste grazie non ci aiutassero a convertire la nostra vita

con ancora maggior decisione!

Saremmo colpevoli di un brutto peccato, che è proprio quello dell’ingratitudine

e dell’incredulità.

Allora, la prima grazia che dobbiamo chiedere a Dio, è proprio quella di saper

riconoscere la sua mano potente e misericordiosa nella nostra vita, che si

manifesta in tante maniere.

È questo il modo migliore per non permettere al nostro cuore di indurirsi e di

raffreddarsi, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 10 luglio 2022

Il Vangelo del Lunedì 11 Luglio 2022

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

San Benedetto da Norcia, Abate, patrono d'Europa.

Prima lettura.

Inclina il tuo cuore alla prudenza.

Dal libro dei Proverbi (2,1-9)

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti,

tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza,

se appunto invocherai l'intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza,

se la ricercherai come l'argento e per averla scaverai come per i tesori, allora

comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché

il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza.

Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,

vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli.

Allora comprenderai l'equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.

Parola di Dio.

Vangelo.

Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.

Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29) anno pari.

In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti

abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il

Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del

mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi

per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Proprio come Pietro, anche noi siamo sempre tentati di guardare ciò che

abbiamo lasciato per Gesù.

Quando poi, l’entusiasmo finisce e siamo nuovamente a tu per tu con i nostri

pensieri, i rimpianti per ciò che avevamo un tempo si fanno sentire.

Invece, Gesù sposta l’attenzione, non su ciò che si lascia, ma su ciò che si

riceve quando si accoglie il suo invito a seguirlo; la ricompensa è talmente

tanto più grande che non basta l’immaginazione più fervida per capire cosa

il Signore abbia in serbo per noi.

I santi hanno capito questo importante dinamismo evangelico, per cui non si

sono fatti problemi a lasciare tutto ciò che avevano per andare dietro al Signore.

Benedetto da Norcia è un grande esempio in tal senso; la solitudine monastica

e la preghiera, diventa, grazia a lui e al suo insegnamento, luogo in cui

sperimentare le delizie dell’amore di Dio e la pienezza delle ricompense

che riserva per coloro che lo amano e lo scelgono  

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 9 luglio 2022

Il Vangelo di Domenica 10 Luglio 2022

 

Della 15° Domenica del Tempo Ordinario.

Sante Rufina e Seconda, martiri di Roma.

Prima lettura.

Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.

Dal libro del Deuteronomio (30,10-14)

Mosè parlò al popolo dicendo: "Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio,

osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge,

e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima.

Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te.

Non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo

e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?".

Non è di là dal mare, perché tu dica: "Chi attraverserà per noi il mare, per

prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?".

Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore,

perché tu la metta in pratica".

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1,15-20)

Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,

perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili

e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia

lui ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui

e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue

della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio.

Vangelo.

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37) anno C.

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù

e chiese: "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?".

Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge?

Come leggi?".

Costui rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua

anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso".

Gli disse: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai".

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è mio prossimo?".

Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani

dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono,

lasciandolo mezzo morto.

Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo

vide, passò oltre.

Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne

ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò

sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi

cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno".

Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle

mani dei briganti?".

Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui".

Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' così".

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Chi è il nostro prossimo, amici, me lo chiedo ogni giorno quando sento delle

tante disgrazie che succedono nelle nostre città, nei nostri quartieri dove si

consumano ogni giorno delle tragedie più o meno annunciate.

Come avviene al dotto dottore della legge che pone al falegname diventato

Rabbì una delle tipiche questioni teologico-morali dell’epoca.

Qual è il primo fra i 613 comandamenti?

A tanti erano gonfiate le scarne e asciutte dieci parole che Dio diede a Mosè

sul monte nel deserto.

Domanda semplice, esigenza reale; saper distinguere il centro dalla periferia,

l’essenziale dal relativo.

Opera, questa, in cui gli ebrei eccellono e che-ahimè-i cristiani stanno dimenticando

a causa della pigrizia mentale e di una sconcertante superficialità globale.

Gesù sa che il dottore sa.

È corretto teologicamente; parla di ereditare la vita dell’Eterno sa bene che

non si può meritare!

Sa che la sua fede, però, è ferma al sapere.

E lo invita, con rispetto e ironia, a far sfoggio della propria cultura.

La risposta è esatta, forte, essenziale, presa dalla Parola di Dio, conclusione

di un lungo dibattito fra i rabbini dell’epoca.

Il primo e il secondo tra i comandi sono; ama.

Ama Dio come riesci, esplorando l’ampiezza del tuo limite.

Amalo pensandolo ed emozionandoti, amalo perché sei amato.

E poi scopriti amato per poter amare gli altri, che da avversari divengono fratelli.

Bene; risposta splendida, un applauso. Cioè?

Il dottore è sconcertato.

Sa e sa di sapere e Gesù gli conferma il suo sapere.

Sa ma non ama, sa ma non sa che farsene del sapere, non ha sapore il suo sapere.

Tentenna, ondeggia, poi replica; chi devo amare?

Domanda arguta, ovvio.

Molti Rabbì contemporanei di Gesù sostengono che bisogna amare il povero,

l’orfano e la vedova, pupilla di Dio.

O che bisogna amare tutti.

Ma solo tutti coloro che appartengono al popolo di Israele.

Gesù sorride e si guarda nel cuore, là dove Dio abita.

E in lui Dio è. Non è presente, è sé.

Il racconto della parabola del samaritano spiazza tutti.

Un tale viene rapinato e ferito, l’unico che si occupa di lui è uno straniero,

un extracomunitario, uno che non tira diritto.

Altri due scendono dalla capitale, bazzicano il Tempio, uno è prete e l’altro

un cantore/lettore.

Tirano diritto e fanno bene.

Che ne sanno di chi è quel tale e cosa è successo?

E se fosse un regolamento fra bande?

E se avesse l'AIDS? E se i briganti tornassero?

(Mi raccontava un barelliere che in certe città se si soccorre un ferito da arma da

fuoco bisogna andare calmi; se doveva essere ammazzato è meglio che spiri.

Un suo collega è stato picchiato a sangue per avere salvato uno che non doveva

essere salvato).

Hanno Dio nel cuore, sulle labbra, fanno discorsi sensati.

Gesù non li biasima, né li condanna; sono figli del loro tempo. E del loro Tempio.

Il prossimo è il samaritano.

Un samaritano che scende per caso.

Non va a cercarsi la persona da aiutare, è la vita che ce la mette in mezzo ai

piedi continuamente.

Il samaritano vede un uomo, non un nemico, non uno dell’altra squadra.

Un uomo che ha bisogno.

E il suo è anzitutto un bisogno di compassione.

Di patire insieme. Di condividere.

E Gesù conclude; tu di chi vuoi essere prossimo? A chi vuoi avvicinarti?

Siamo stati pestati a sangue. Tutti.

La vita è così, più o meno faticosa o rigida o dolorosa, ma tutti prima

o poi prendiamo qualche bastonata.

I cristiani sono coloro che sono stati soccorsi da Cristo, buon samaritano, che ha

versato sulle loro piaghe il vino della consolazione e l’olio della speranza e si

sono visti portare alla locanda che è la Chiesa.

La Chiesa, come canta la comunità di Colossi, segue il buon samaritano e lo

imita, lo considera il Capo, cioè la testa e il principale e cerca di imitarlo.

Animo, discepoli del Nazareno, convalescenti della vita; se avete sperimentato

la tenerezza del Signore e la sua consolazione siete resi capaci di consolazione,

di leggere la legge nel cuore, di passare dalla norma(lità) all’eccezione,

dalla testa al cuore.

Per vedere nel volto del fratello il vostro volto, il volto di Cristo.

No, non cambierà la perversa logica del mondo con le parole di Papa Francesco.

Continueranno i disperati a morire, qui o dopo.

Ma sapranno che esiste un Cristo che li ama.

Santa Domenica della fraternità e dell’amore, Fausto.