sabato 4 giugno 2022

Il Vangelo di Domenica 5 Giugno 2022

 

Della 8° Domenica del Tempo di Pasqua.

Della Domenica di Pentecoste, festa dello Spirito Santo.

Prima Lettura

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli (2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti

insieme nello stesso luogo.

Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte

impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su

ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a

parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che

è sotto il cielo.

A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva

parlare nella propria lingua.

Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che

parlano non sono forse Galilei?

E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?

Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della

Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto

e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei

e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle

grandi opere di Dio».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,8-17)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento

che lo Spirito di Dio abita in voi.

Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito

è vita per la giustizia.

E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che

ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per

mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo

i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete.

Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma

avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale

gridiamo: «Abbà! Padre!».

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero

prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

Sequenza

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

 

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

 

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell'anima,

dolcissimo sollievo.

 

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

 

O luce beatissima,

invadi nell'intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

 

Senza la tua forza,

nulla è nell'uomo,

nulla senza colpa.

 

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sánguina.

 

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

 

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

 

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Vangelo

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23b-26) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei

comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché

rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi

verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate

non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi

insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non possiamo farcela, non scherziamo.
No, non siamo in grado. 
Nessuno che abbia un pò di sano realismo lo può (veramente) fare. 
Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con

coerenza minima, con passione necessaria.

Il mondo implode nella sua crisi e nella sua insanabile aggressività e anche noi

ne siamo contagiati e travolti.

E sentiamo tutto il peso della nostra fragilità personale comunitaria.
Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno

è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
È quello che si sono detti per ore i paurosi discepoli radunati al cenacolo.
Gesù se n’è andato davvero e loro devono capire cosa fare.
Annunciare il Regno, d’accordo.

Dove, come a partire da quando, dicendo cosa?
Fuori tira ancora una brutta aria per i discepoli del Nazareno, per quale

masochistica ragione dovrebbero uscire e farsi nuovamente arrestare?
Pietro e gli altri lo sanno bene, lo hanno vissuto sulla propria pelle; non sono

all’altezza del compito.

Diamine; solo un mese prima erano tutti fuggiti a rotta di collo!

Come aspettarsi, ora, una reazione diversa, un comportamento all’altezza della situazione?
Pensano e discutono, gli apostoli.

Un pò si fanno coraggio, un pò non alzano lo sguardo.

No, non ce la possono fare, non da soli, non adesso.
Si sta alzando il vento. 
Strano, non succede quasi mai in primavera, a Gerusalemme.

Non è un vento; è l’uragano.

Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia

e li scapiglia, che li converte, infine.

Il fuoco scende nel cuore e li consuma.

Il terremoto fa crollare le loro piccole certezze e i loro progetti ansimanti.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo.
Sarà lo Spirito ad agire.

È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto.

È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare.

Più di ogni altra luce, più di ogni convinzione o determinazione, di ogni

progetto o piano pastorale.
Eccolo, lo Spirito.
Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio

a Gerusalemme per la Pentecoste.

Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.

Si divertono a giocare con noi, gli evangelisti.

A stuzzicarci e farci uscire dalla sindrome del “sappiamo già tutto”.

Ognuno di loro scherza e ci provoca; quando è sceso lo Spirito?
Giovanni dice che Gesù dona lo Spirito dall’alto della croce, morendo.
O forse la sera di Pasqua, apparendo ai discepoli.
O, a credere Luca, nella festa ebraica della Pentecoste.
Enigmi da svelare per capire chi è lo Spirito.
Lo Spirito nasce dalla croce perché la croce manifesta la misura dell’amore

di Dio che è lo Spirito.

È dono totale, definitivo, vitale (Credo lo Spirito che dà la vita professiamo nel Credo).
Lo Spirito è dono del risorto e porta con sé i doni della pace del cuore e la

capacità di perdonare.
E lo Spirito è la nuova Legge che sostituisce quella donata da Dio a Mosé sul

Sinai, la festa che gli ebrei festeggiavano il giorno di Pentecoste.

Ora la Legge è scritta nei cuori ed è lo Spirito a ricordarcela.

Il Consolatore, per sradicare ogni solitudine, per fare della Chiesa la compagnia

di Dio agli uomini.
Il Vivificatore, per togliere l’asfalto e ogni altra crosta che ostinatamente

ricopre il volto di Dio e la Parola.
Il Paracleto, per difenderci dalla paura e dalla parte oscura che è in noi e che

ci turba impedendoci di essere veramente discepoli.
Il Suggeritore, per ricordare ai discepoli cosa ha detto Gesù quando ce ne dimentichiamo.
Egli ricostruisce i linguaggi, ci dona la grazia di capirci, di intenderci, di comunicare.

Supera l’arroganza dell’uomo che costruisce torri per manifestare la propria

forza e usa il linguaggio del potere che non fa capire, che confonde, che allontana.

Pentecoste è l’Antibabele, l’altro modo di capirsi, accomunati dalla stessa

ricerca interiore.
Eccolo il fuoco, che scalda e illumina, che indica una strada nella notte.
Eccola la nube, che tiene lontani gli egiziani e illumina il cammino del popolo

che fugge verso la libertà del cuore, la nebbia che toglie ogni punto di

riferimento per affidarsi a Dio solo.
Ecco il vento che soffia dove vuole; siamo noi ad orientare le vele per

raccoglierlo e metterci in navigazione.
Ecco il terremoto che ci scardina dal profondo.
Ecco la colomba, portatrice di buone notizie, quando torna nelle mani sicure

di Noè che l’ha inviata per sapere se il diluvio è finito, mite e arrendevole.

Teniamolo nel cassetto lo Spirito, per favore.
È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano.
Quando pensiamo che la nostra vita sia finita, annientata, ci spalanca lo

sguardo del cuore.
Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano,

si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della

retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio.
Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina

pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di

correggere la rotta.
È Lui, se vogliamo, amici, che può orientare la nostra vita verso i cammini della santità.
È Lui che soffia, nonostante tutto.

Che il soffio dello Spirito Santo vi spinga sulle ali della santità, amici,

Santa Domenica di Pentecoste, Fausto.

venerdì 3 giugno 2022

Il Vangelo del Sabato 4 Giugno 2022

 

Della 7° settimana del Tempo di Pasqua.

San Francesco Caracciolo, Sacerdote.

Prima Lettura

Paolo rimase a Roma, annunciando il regno di Dio.

Dagli Atti degli Apostoli (28,16-20.30-31)

Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato

di guardia.

Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero,

disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le

usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle

mani dei Romani.

Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo

trovato in me alcuna colpa degna di morte.

Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare,

senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente.

Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della

speranza d'Israele che io sono legato da questa catena».

Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e

accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio

e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza

e senza impedimento.

Parola di Dio.

Vangelo

Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte,

e la sua testimonianza è vera.

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,20-25) anno pari.

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù

amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva

domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».

Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?».

Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?

Tu seguimi».

Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto.

Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che

egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo

che la sua testimonianza è vera.

Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una

per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che

si dovrebbero scrivere.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Vangelo ci narra un ultimo episodio curioso, riguardante la vita degli apostoli

con il loro Maestro, ed alla fine del racconto, quasi come una firma, il testo si

conclude con la dichiarazione che, colui che scrive è stato testimone oculare

dei fatti che sono narrati in tutto il Vangelo.

Giovanni, discreto e umile, è colui che si nasconde dietro questa espressione.

Chissà con quale intensità, egli, testimoniava la sua amicizia ed il suo profondo

affetto nei confronti di Gesù, quando ne parlava con gli altri discepoli.

Possiamo immaginare l’apostolo amato da Gesù, ormai vecchio con i capelli

ormai bianchi, mentre ricorda con gli occhi lucidi gli episodi più importanti

a cui aveva assistito.

Anche noi, siamo chiamati a dare questa testimonianza vibrante e concreta,

di quanto il Signore ci ha amato e ci ama, ogni giorno della nostra vita.

Non dobbiamo vergognarci di raccontare il suo amore, (magari saremo criticati

o derisi, come succede spesso anche a me), facendoci aiutare dalla preghiera.  

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 2 giugno 2022

Il Vangelo del Venerdì 3 Giugno 2022

 

Della 7° settimana del Tempo di Pasqua.

Santi Carlo Lwanga e compagni martiri.

Prima Lettura

Si trattava di un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.

Dagli Atti degli Apostoli (25,13-21)

In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero

a salutare Festo.

E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro

Paolo, dicendo:  «C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro

il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei

sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna.

Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che

l'accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo

di difendersi dall'accusa.

Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in

tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell'uomo.

Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna

accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni

relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva

essere vivo.

Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a

Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose.

Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di

Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando

potrò inviarlo a Cesare».

Parola di Dio.

Vangelo

Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19) anno pari.

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato,

Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».

Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci

i miei agnelli».

Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».

Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

Gli disse: «Pascola le mie pecore».

Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?",

e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.

In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi

dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti

vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.

E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nessuna infedeltà a Dio resta impunita.

Ogni mancanza di comunione e di amore nei suoi confronti va pagata.

Quello che è interessante, è capire con quale moneta Dio vuole essere ripagato;

Pietro si è macchiato di una infedeltà grave, rinnegando il Maestro la notte

tragica della cattura, e Gesù vuole che egli ripari quel torto.

Ma quello che Gesù gli chiede, perché si ricordi dell’offesa data, non è

né penitenza, né punizioni di vario genere.

D’altro canto, quale penitenza si potrebbe fare che basti a riparare il

rinnegamento del Figlio di Dio?

Gesù gli chiede solo amore.

Quell’amore negato dal triplice rinnegamento, viene adesso, nuovamente

ribadito e rafforzato.

Anche quando compiamo i peccato peggiori che ci allontanano da Dio e

dalla sua grazia, Egli non pretende altro da noi, se non amarlo.

Coraggio amici, non è difficile amare il Signore, facciamolo attraverso

la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

mercoledì 1 giugno 2022

Il Vangelo del Giovedì 2 Giugno 2022

 

Della 7° settimana del Tempo di Pasqua.

Santi Marcellino e Pietro, Martiri.

Prima Lettura

È necessario che tu dia testimonianza anche a Roma.

Dagli Atti degli Apostoli (22,30:23,6-11)

In quei giorni, [il comandante della coorte,] volendo conoscere la realtà dei fatti,

cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le

catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece

condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.

Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a

gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono

chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».

Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi

e l'assemblea si divise.

I sadducèi infatti affermano che non c'è risurrezione né angeli né spiriti;

i farisei invece professano tutte queste cose.

Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono

in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo.

Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».

La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse

linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo

nella fortezza.

La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio!

Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è

necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

Parola di Dio.

Vangelo

Siano perfetti nell'unità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (17,20-26 anno pari.

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego

solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro

parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te,

siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola

cosa come noi siamo una sola cosa.

Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che

tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io,

perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai

amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi

hanno conosciuto che tu mi hai mandato.

E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore

con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù, in questo brano, ha pregato anche per tutti noi.

Noi, infatti, siamo coloro che abbiamo creduto alla parola e alla predicazione

degli Apostoli, attraverso il Vangelo; per questo motivo il Signore chiede anche

per noi, lo stesso dono che ha chiesto poco prima per i suoi amici; l’unità.

Potremmo chiederci come mai Gesù tenga così tanto a questo aspetto, tanto

da pregare per esso, con una preghiera che raggiunge ciascuno di noi.

La risposta è chiara; di fronte al mondo le parole e le prediche, lasciano

il tempo che trovano, mentre la testimonianza di una comunità unita e stretta

attorno al Pastore supremo, Gesù, ha una forza ed una incisività incredibile.

In una società come la nostra, frammentata ed individualista, possiamo

immaginare la forza che può avere la testimonianza di una comunità,

di una parrocchia o di un gruppo di preghiera uniti intorno a Gesù,

semplicemente devastante contro il male.

Che dire, se ha pregato il Signore, facciamolo anche noi, amici.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.