martedì 29 marzo 2022

Il Vangelo del Mercoledì 30 Marzo 2022

 

Della 4 settimana di Quaresima.

Beato Amedeo IX di Savoia, duca.

Prima Lettura

Ti ho stabilito come alleanza del popolo, per far risorgere la terra.

Dal libro del profeta Isaia (49,8-15)

Così dice il Signore: «Al tempo della benevolenza ti ho risposto, nel giorno

della salvezza ti ho aiutato.

Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo, per far risorgere la

terra, per farti rioccupare l'eredità devastata, per dire ai prigionieri: "Uscite",

e a quelli che sono nelle tenebre: "Venite fuori".

Essi pascoleranno lungo tutte le strade, e su ogni altura troveranno pascoli.

Non avranno né fame né sete e non li colpirà né l'arsura né il sole, perché colui

che ha misericordia di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti d'acqua.

Io trasformerò i miei monti in strade e le mie vie saranno elevate.

Ecco, questi vengono da lontano, ed ecco, quelli vengono da settentrione e da

occidente e altri dalla regione di Sinìm».

Giubilate, o cieli, rallégrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore

consola il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri.

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato».

Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi

per il figlio delle sue viscere?

Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.

Parola di Dio.

Vangelo

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la

vita a chi egli vuole.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,17-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora

e anch'io agisco».

Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto

violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da

se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che

egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo.

Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà

opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita

a chi egli vuole.

Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio,

perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.

Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha

mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte

alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora-ed è questa-in cui i morti

udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.

Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di

avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.

Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri

udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di

vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.

Da me, io non posso fare nulla.

Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non

cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù si attira le ire dei Giudei, tanto che essi vogliono eliminarlo fisicamente.

Egli chiama Dio, con il nome di Padre, e questo ha un solo significato; se Egli

osa fare ciò, significa che si ritiene al pari di Dio, cioè, Dio Lui stesso.

Per loro, questa è solo presunzione.

Eppure, Gesù, cerca di spiegare loro i motivi di questo legame così stretto;

sia Lui che suo Padre, possono dare la vita a chi vogliono.

In altri termini, Gesù partecipa dell’opera creatrice stessa di Dio.

Il Signore, fa un’affermazione talmente grossa, che non poteva non suscitare

le ire dei suoi contemporanei.

Certo che Gesù se le va proprio a cercare le disgrazie!

Noi però, dal canto nostro, sappiamo che Gesù dice la verità; per questo

gli chiediamo, ascoltando questo brano, che doni anche a noi la vita eterna,

che è comunione con il Padre, attraverso di Lui nello Spirito Santo,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 28 marzo 2022

Il Vangelo del Martedì 29 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.

Beato Bertoldo, priore generale dei Carmelitani.

Prima Lettura

Vidi l'acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungerà quest'acqua porterà salvezza.

Dal libro del profeta Ezechiele (47,1-9.12)

In quei giorni [l'angelo] mi condusse all'ingresso del tempio [del Signore]

e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la

facciata del tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale

dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino

alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.

Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille

cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva

al ginocchio.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi.

Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque

erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado.

Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?».

Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda

del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba

ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce

vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là

dove giungerà il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese

matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

All'istante quell'uomo guarì.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno pari.

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in

ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero

di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.

Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così,

gli disse: «Vuoi guarire?».

Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella

piscina quando l'acqua si agita.

Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».

Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».

E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato.

Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non

ti è lecito portare la tua barella».

Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua

barella e cammina"».

Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?».

Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era

allontanato perché vi era folla in quel luogo.

Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito!

Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».

Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Vuoi guarire?

Che domanda idiota!

Che provocazione, qui e altrove!

Ovvio che vogliamo guarire!

Ne siete proprio sicuri?

Gesù, ponendo questa sconcertante domanda al paralitico della porta di Beztatà,

ci pone davanti alle nostre responsabilità.

Per il paralitico, abituato a mendicare per tutta la sua vita, guarire significa

cambiare radicalmente, e non necessariamente in meglio.

Come il cieco nato può essere accusato di avere ingannato tutti fino ad allora,

guarire significa imparare in età adulta un lavoro, rimboccarsi le maniche.

No, non è affatto scontato voler guarire.

Quante volte coltiviamo inconsciamente il nostro dolore che, in qualche modo,

ci dona un’identità, suscita commiserazione e attenzione da parte degli altri.

Voler guarire è un affare impegnativo, che ci riguarda, che ci obbliga a conversione,

e non sempre ne siamo entusiasti, ma se ci facciamo aiutare dalla preghiera, forse

riusciamo a diventare adulti nella fede.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona Settimana Santa amici, Fausto.

domenica 27 marzo 2022

Il Vangelo del Lunedì 28 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Ruperto, vescovo.

Prima Lettura

Non si udranno più voci di pianto e grida di angoscia.

Dal libro del profeta Isaia (65,17-21)

Così dice il Signore: «Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà

più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di

quello che sto per creare, poiché creo Gerusalemme per la gioia, e il suo

popolo per il gaudio.

Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo.

Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia.

Non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni, né un vecchio che dei

suoi giorni non giunga alla pienezza, poiché il più giovane morirà a cento

anni e chi non raggiunge i cento anni sarà considerato maledetto.

Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

Parola di Dio.

Vangelo

Va', tuo figlio vive.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,43-54) anno pari.

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea.

Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella

propria patria.

Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto

tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti

erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino.

Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.

Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli

chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».

Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».

Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive».

Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».

Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.

Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».

Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»,

e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’evangelista Giovanni ci dice un particolare apparentemente trascurabile;

egli ricorda che il miracolo della guarigione del figlio del funzionario, avviene

dopo mezzogiorno.

È il momento in cui il sole raggiunge il massimo splendore, così come la fede

di quest’uomo raggiunge la sua pienezza, davanti alle parole di Gesù.

Egli non vede nessun segno particolare e né il Signore sembra disposto a darglielo;

eppure, dietro questo comportamento del Maestro, c’è la volontà di un cammino

pedagogico, che porta quest’uomo alla pienezza della fede.

In altri termini, Gesù vuole che l’uomo si fidi della sua Parola, e nient’altro.

L’uomo fa esattamente come Gesù gli ha detto, e riceve il miracolo.

Se anche noi ci fidassimo ciecamente della Parola di Gesù, vedremo miracoli ben

più grandi di questo, ed anche noi verremmo lodati per la nostra fiducia in Lui.

Fidiamoci, amici, e preghiamo, solo così vedremo i miracoli del Signore.     

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 26 marzo 2022

Il Vangelo di Domenica 27 Marzo 2022

 

Della 4° Domenica di Quaresima.

San Ruperto, Vescovo.

Prima Lettura

Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè (5,9a.10-12)

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi

l'infamia dell'Egitto».

Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al

quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.

Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi

e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.

E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra,

la manna cessò.

Gli Israeliti non ebbero più manna; quell'anno mangiarono i frutti della

terra di Canaan.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (5,17-21)

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono

passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo

e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.

Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli

uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio

stesso che esorta.

Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro

favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32) anno C.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia

con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli.

Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio

che mi spetta".

Ed egli divise tra loro le sue sostanze.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un

paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed

egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno

gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo

e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati".

Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse

incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono

più degno di essere chiamato tuo figlio".

Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo

indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché

questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei

servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.

Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo".

Egli si indignò, e non voleva entrare.

Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai

disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far

festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze

con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso".

Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;

ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto

ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Costruiamo il metro quadro di pace intorno a noi.

Non più un distanziamento sociale ma un avvicinamento cordiale.

Perché le grandi guerre sono figlie del piccolo dittatore che ognuno di noi

porta nel cuore.

E, per convertire il nostro cuore, per diventare pacifisti, occorre prima

essere pacificati.

Convertendo, ad esempio, l’orribile idea di Dio che spesso portiamo nel cuore.

Non un dio che benedice gli eserciti, non un dio che manda soldati a uccidere

civili colpevoli di pensarla diversamente (fratello Kirill ti sbagli!).

La pace del cuore nasce dallo scoprirci amati e, ancora, capaci di amare.

Dove gli altri, il padre, il fratello, non sono temibili avversari (e sempre di

questione di soldi si parla!) ma compagni di viaggio diversi.

Specie in questo tempo in cui si confonde bontà con buonismo, tempo in cui

anche Dio, quello di Gesù Cristo intendo, rischia di essere messo alla gogna

e accusato di mollezza.

Come hanno fatto i due figli dell’odierna parabola.

I due figli protagonisti della parabola hanno una pessima idea di Dio. Entrambi.

Il primo figlio, scapestrato, pensa che Dio sia un concorrente, un avversario;

se esiste, io non posso realizzarmi, pensa.

Dio è un censore, un preside severo, uno che non mi aiuta.

Gli chiedo il mio, quello che mi deve (e da quando un padre “deve” l’eredità?),

quello che mi spetta.

Chiedere l’eredità in anticipo, in ogni cultura, significa augurare la morte.

Il figlio minore, bramoso di possedere i beni del padre, trova come unica

soluzione quella di sperare che muoia, che non esista.

Ci sono molte persone che pensano come lui, ancora oggi.

Il figlio, come prima cosa, chiede l’eredità (che non gli spetta, il padre poteva

benissimo finire i suoi giorni in crociera godendosi i meritati guadagni!).

Non è che una tappa verso ciò che ha già deciso, si giustifica, trova delle

ragioni alla sua voglia di andarsene.

Poco tempo dopo se ne va in un paese lontano, dice Gesù.

Certo; cosa se ne fa dell’eredità del padre se non può usarla a proprio piacimento?

Pone una grande distanza fra sé e il padre.

Non vuole averci più nulla a che fare.

Vuole cancellare un passato che, invece, è parte integrante di ciò che è diventato.

E che ancora può diventare.

Se ne va, finalmente libero.

Inizia la bella vita, era l’ora.

E si accorge di quanto poco dura il denaro. E gli amici.

Si accorge di qualcosa che dovrebbe essere noto a tutti; se investiamo le

nostre energie e le nostre aspettative nella “cose”, nei beni, non riusciremo

mai a colmare il nostro cuore.

Il racconto di Luca è serrato, sono passati pochi mesi, lascia intendere.

L’euforia è finita.

Arriva una carestia, qualcosa di esterno, che non dipende da lui, e ne è travolto.

Nella vita, necessariamente, dobbiamo fare i conti con eventi imponderabili,

che non dipendono da noi.

I soldi che ora gli servirebbero per vivere li ha sperperati in stupidaggini.

È davvero nei guai. Giganteschi.

Non ha nemmeno di che mangiare.

Pentimento? Ma dai!

Va da uno sconosciuto per chiedere un lavoro.

Non da un amico.

Forse si vergogna, forse gli amici sono spariti.

Il principe si ritrova schiavo.

Il re, vassallo.

Il figlio, servo.

Si ritrova a pascolare i porci.

I porci; l’animale impuro per eccellenza.

E patisce la fame.

Vorrebbe mangiare le carrube di cui si nutrono i maiali, ma non vuole rubare,

teme ripercussioni.

E la fame gli snebbia il cervello.

Inizia a ragionare.

Spesso solo la fame ci porta a ragionare, solo un’esperienza faticosa e

drammatica ci spalanca alla verità, solo sbattere contro un muro, col naso

sanguinante, ci fa mettere finalmente a sedere.

Rientra in sé stesso, lui che si era visto sempre e solo dall’esterno: “Sono un idiota.

In casa di mio padre anche il più umile dei servi ha pane in abbondanza!

Ora torno e mi trovo una scusa”.

Sì, avete letto bene; contesto radicalmente l’interpretazione buonista del brano.

Non è l’amore per il padre a muoverlo, ma la pancia che brontola.

E anche nella sua strategia, fare il pentito, proporsi come servo (sapendo bene

che il padre non accetterebbe questa umiliazione per il buon nome della

famiglia), rivela che del padre non ha capito ancora nulla.

Sa di averla combinata grossa.

Farà il pentito.

Se la suona, se la canta e se la balla. L’idiota.

La conversione è sempre un percorso a ritroso, una purificazione della

memoria, un riscatto dei propri errori.

Torna a casa, quanto gli brucia!

E succede qualcosa di inatteso.

Il padre lo aspettava, gli corre incontro (un padre che corre è inimmaginabile,

specie nella tradizione orientale; doveva stare fermo e aspettare il gesto

di umiltà del figlio!). Lo abbraccia.

Il figlio minore inizia la tiritera di scuse.

Se l’è ripetuta mille volte durante il cammino, ha limato le parole, pesato i

termini, impostato il tono di voce.

Ha cercato una qualche ragione convincente per essere riammesso.

Il padre lo interrompe. Niente scuse. Non importa.

Suo figlio non è pronto, non è pentito, lo sa bene il padre.

Ma gli ridona dignità, l’anello che è il sigillo di famiglia, i calzari, la veste.

Non premia il pentimento col perdono, come siamo abituati a pensare.

Perdona senza condizioni, sperando che quel gesto converta, infine, il figlio.

Anticipa il perdono per suscitare la conversione.

L’altro figlio torna dal lavoro stanco e si offende della festa che il padre ha

fatto in onore del figlio minore.

Come dargli torto?

Il suo cuore è piccolo ma la sua giustizia grande; ha perfettamente ragione,

il padre si comporta ingiustamente nei suoi confronti.

Ha accolto l’altro figlio (non osa nemmeno chiamarlo “fratello”, per quanto lo

sia) dopo che questi ha speso la sua parte di eredità in prostitute (dettaglio che

ovviamente aggiunge per calcare la mano, in realtà non può saperlo).

Il padre è ferito dal suo giudizio, non aveva bisogno di elemosinare un capretto,

bastava prenderlo.

Tutto ciò che è mio è anche tuo, gli ricorda.

E spiega anche le ragioni della festa; suo fratello poteva morire, travolto

dalla dissipazione del cuore.

E spegnere la sua anima.

Il fatto che sia vivo è una ragione più che sufficiente per fare una grande festa.

Happy end?

Bene, fermatevi qui, ora.

Niente bei finali, Luca si ferma.

Non dice se il primo figlio apprezzò il gesto del padre e, finalmente, cambiò idea.

Né dice se il fratello, inteneritosi, entrò a far festa.

No; la parabola resta aperta, senza soluzioni scontate, senza facili moralismi

e finali da fiaba.

Puoi stare col Padre senza vederlo, puoi lavorare con lui senza gioirne, puoi

lasciare che la tua fede diventi ossequio rispettoso senza che ti faccia esplodere

il cuore di gioia.

Il Vangelo ci dice ancora una volta che Dio ci considera adulti, che affida alle

nostre mani le decisioni, che non interferisce nelle nostre scelte.

Ci dice che la fede è una scelta; tocca a noi decidere in quale Dio credere.

Se quello piccino del fratello minore, un avversario.

Se quello severo del fratello maggiore, un’arpia.

Se quello straordinario che emerge dal racconto e dall’esperienza del Maestro!

Io ho scelto amici, tanto tempo fa, di stare con il Dio che Gesù mi ha spiegato;

facile no, no, non è facile per niente, ma possiamo riuscirci,

Santa 4° Domenica di Quaresima, Fausto.