domenica 21 novembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 22 Novembre 2021

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Cecilia, Vergine e martire.

Prima Lettura

Non si trovò nessuno pari a Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa.

Dal libro del profeta Daniele (1,16.8-20)

L'anno terzo del regno di Ioiakìm, re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia,

marciò su Gerusalemme e la cinse d'assedio.

Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte degli

arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò nel paese di Sinar, nel tempio del

suo dio, e li depositò nel tesoro del tempio del suo dio.

Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani

israeliti di stirpe regale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell'aspetto, dotati

di ogni sapienza, istruiti, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, e di

insegnare loro la scrittura e la lingua dei Caldèi.

Il re assegnò loro una razione giornaliera delle sue vivande e del vino che egli

beveva; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero

entrati al servizio del re.

Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa.

Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e con il

vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non obbligarlo a contaminarsi.

Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari.

Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello

che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri

giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re».

Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato

Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa: «Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci

da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre

facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di

fare con i tuoi servi come avrai constatato».

Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni, al termine dei quali si vide che

le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che

mangiavano le vivande del re.

Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l'assegnazione delle vivande e del

vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure.

Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura

e ogni sapienza, e rese Daniele interprete di visioni e di sogni.

Terminato il tempo, stabilito dal re, entro il quale i giovani dovevano essergli

presentati, il capo dei funzionari li portò a Nabucodònosor.

Il re parlò con loro, ma fra tutti non si trovò nessuno pari a Daniele, Ananìa,

Misaèle e Azarìa, i quali rimasero al servizio del re; su qualunque argomento

in fatto di sapienza e intelligenza il re li interrogasse, li trovava dieci volte

superiori a tutti i maghi e indovini che c'erano in tutto il suo regno.

Parola di Dio.

Vangelo

Vide una vedova povera, che gettava due monetine.

Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro

offerte nel tesoro del tempio.

Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In

verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti.

Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo.

Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’abitudine di praticare l’elemosina facendosi ben vedere è molto antica, evidentemente.

Soccorrere i poveri è qualcosa che ci rende onore, che ci rende più uomini.

Purtroppo, però, molti non hanno letto tutto il Vangelo e pretendono di vedere

il proprio nome pubblicato in qualche bell’elenco pubblico con tanti di

sentiti ringraziamenti.

In tutta assoluta e cattolica umiltà.

Così doveva accadere al tempo di Gesù quando l’offerta al tempio, una tassa

imposta agli ebrei per il mantenimento del ricostruito edificio sacro, confluiva

in un grande contenitore e dava l’occasione ai benestanti di Gerusalemme di

manifestare pubblicamente e rumorosamente la loro generosa offerta.

Generosi benefattori che, probabilmente, nemmeno hanno notato la povera

vecchina che stava gettando uno spicciolo, qualche centesimo,

nell’immenso contenitore.

Gesù, invece, la nota e la indica come esempio di discepolato.

Perché il gesto che compie ha una caratteristica eccezionale; è autentico.

Ciò che questa donna offre è donato a Dio, non alla crescita della sua fama.

Imitiamola nel donare a Dio ciò che abbiamo di necessario per vivere, non di

superfluo, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 20 novembre 2021

Il Vangelo di Domenica 21 Novembre 2021

 

Della 34° Domenica del Tempo Ordinario.

Cristo Re dell’Universo.

Prima Lettura

Il suo potere è un potere eterno.

Dal libro del profeta Daniele (7,13-14)

Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile

a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.

Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo

servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno

non sarà mai distrutto.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (1,5-8)

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei

re della terra.

A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha

fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza

nei secoli dei secoli. Amen.

Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero,

e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto.

Sì, Amen!

Dice il Signore Dio: Io sono l'Alfa e l'Omèga.

Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!

Parola di Dio.

Vangelo

Tu lo dici: io sono re.

Dal Vangelo secondo Giovanni (18,33b-37) anno B.

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?».

Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

Pilato disse: «Sono forse io Giudeo?

La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me.

Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di

questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi

consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?».

Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.

Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare

testimonianza alla verità.

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Una non festa conclude il nostro anno liturgico, una festa all’apparenza solenne,

che parla di re, che parla di trionfi, che forse occhieggia con nostalgia ad antichi

fasti di una Chiesa militante in perenne scontro col potere mondano, potere talora

segretamente desiderato, talora contrastato, che immagina, forse ingenuamente,

una vittoria definitiva di Cristo più ambita che realizzata.

Una festa che richiama un’improbabile sovranità di Cristo, un happy end di cui

abbiamo fortemente bisogno per guardare all’anno appena trascorso e rilanciare

l’anno che sta per iniziare.

Ma a leggere il Vangelo si resta spiazzati, come al solito.

Due poteri sono a confronto; quello di Roma imperiale e del suo rappresentante,

il procuratore Ponzio Pilato e quello meschino e risibile del falegname di

Nazareth che si è preso per Dio.

L’immenso Giovanni nel capolavoro del dialogo fra Gesù e Pilato mette in

scena una vera e propria rappresentazione teatrale; Pilato si crede forte, pensa

di avere tra le mani questo fantoccio, disprezza lui e tutti gli ebrei che lo

costringono ad usare il pugno di ferro e che, ci narra la storia, diverranno

la pietra d’inciampo nella sua carriera verso il Senato.

Si diverte, Pilato, a prendere in giro questo misero falegname che ha perso

anche l’appoggio dei suoi superiori religiosi.

Scherza, irride, gli propone un dialogo all’apparenza giusto, finge giustizia ed equità.

Il potere spesso diventa farsa e burla, (ne abbiamo la prova anche noi in questo

periodo di pandemia), difende solo se stesso e si contrappone a chi lo ostacola.

Così nella visionaria descrizione della prima lettura, Daniele vede il mondo

sconquassato da quattro bestie, segno delle dominazioni su Israele che si sono

succedute nei secoli; il leone indica il sanguinario regno di Babilonia, l’orso i

Medi, il leopardo i persiani e l’ultima bestia, la più spaventosa, rappresenta il

regno di Alessandro Magno e dei suoi successori, fra cui Antioco IV,

persecutore dei devoti al tempo in cui scrive Daniele.

Nel brano che abbiamo meditato, il profeta vede la venuta di un figlio

dell’uomo, semitismo che indica, semplicemente, l’uomo.

Non più delle bestie deterranno il potere in Israele, ma un uomo, finalmente.

Quanta poca umanità, ancora oggi, troviamo in coloro che detengono il potere!

Quanta poca umanità nel potere religioso del sinedrio e in quello politico

dell’aquila romana!

I sadducei e i sacerdoti del tempio devono chiedere permesso all’odiato Pilato

che detiene il diritto di morte per sbarazzarsi dell’ingombrante Nazareno.

Il sinedrio vuole uccidere Gesù ma non può.

Pilato vuole salvare Gesù per umiliare il sinedrio, ma non può.

Entrambi faranno ciò che non vogliono.

Il compromesso, la paura, il calcolo li fanno diventare burattini delle proprie

ambizioni, Pilato, durante tutto il colloquio, pone solo domande.

Non si interroga; ma interroga.

E non ascolta le risposte.

Per tutta la sua vita pubblica Gesù aveva rifiutato il titolo regale per non

ingenerare ambiguità riguardo alla natura del suo Regno spirituale.

Ora che è sconfitto e prossimo alla morte, lo accetta.

È re perché disposto a farsi uccidere per i propri sudditi.

“Sei re?”-“Tu lo dici” risponde Gesù a Pilato.

“Sei il Figlio di Dio Altissimo?”-“Tu lo dici” risponde altrove Gesù al Sommo Sacerdote.

“Tu lo dici”; siamo liberi di credere o no, Dio non si impone, mai.

L’apparenza inganna; questo uomo sconfitto non assomiglia in alcun modo ad

un re, men che meno ad un Dio.

Sarà sempre così; il nostro Dio si nasconde, ci lascia liberi, smuove le nostre

coscienze, chiede a noi di schierarci, ci costringe alla scelta.

Il potere che Gesù viene ad esercitare è il potere a servizio della verità.

Che non nutre se stesso, che non si autocelebra, che fugge la gloria e l’apparenza.

Che razza di re ci è capitato, amici, un re da burla che entra a Gerusalemme

cavalcando un asinello e non un cavallo bianco, un re oltraggiato e preso in giro

da annoiati soldati romani, un re che suscita la compassione e il disprezzo

dell’irrequieto governatore Pilato.

Che razza di re, senza armate, senza potere, senza rabbia, senza delirio di onnipotenza.

E subito il nostro entusiasmo si smorza, subito i nostri segreti sogni di una

eclatante vittoria del bene sul male si ridimensionano.

No, non andrà così, non va così né ora né mai.

Dio ha scelto di stare dalla parte degli sconfitti, dei dimenticati, re-certo-ma

dei perdenti e re senza riscatto, re senza trionfi, re senza improbabili finali da

commedia americana.

Un re nudo, appeso ad una croce, crudele trono, cinto da una corona di spine,

un re talmente sconvolto da avere necessità di un cartello che lo identifichi,

che lo renda riconoscibile almeno alle persone che lo hanno amato.

Questa è la non festa che celebriamo, che abbandona i trionfalismi per lasciare

spazio alla meditazione, allo stupore.

Questo è il vostro Re, discepoli del Nazareno.

Lo volete davvero un Dio così?

Un Dio che rischia, un Dio che-per amore-accetta di farsi spazzare via

dall’odio e dalla violenza?

Lo volete davvero un Dio che rischia tutto, anche di essere per sempre

dimenticato, pur di mostrare il suo volto?

Un Dio che accetta di restare nudo, cioè leggibile, incontrabile, osteso, palese,

evidente perché ogni uomo la smetta di costruirsi improbabili devozioni,

oscure visioni di Dio?

Questo è il nostro Dio, un Dio amante, un Dio ferito, un Dio che fa dell’amore

l’unica misura, l’ultima ragione, la sola speranza.

Sì amici, io lo voglio un Dio così pieno di amore, Santa Domenica Fausto.

venerdì 19 novembre 2021

Il Vangelo del Sabato 20 Novembre 2021

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Edmondo, Re degli Angli Orientali, martire.

Prima Lettura

Per i mali che ho commesso a Gerusalemme, muoio nella più profonda tristezza.

Dal primo libro dei Maccabèi (6,1-13)

In quei giorni, mentre il re Antioco percorreva le regioni settentrionali, sentì che

c'era in Persia la città di Elimàide, famosa per ricchezza, argento e oro; che c'era un

tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate là da

Alessandro, figlio di Filippo, il re macèdone che aveva regnato per primo sui Greci.

Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non vi

riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città, che si opposero a

lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e

tornare a Babilonia.

Venne poi un messaggero in Persia ad annunziargli che erano state sconfitte

le truppe inviate contro Giuda.

Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti, ma era stato messo in

fuga dai nemici, i quali si erano rinforzati con armi e truppe e ingenti spoglie,

tolte alle truppe che avevano sconfitto, e inoltre avevano demolito l'abominio

da lui innalzato sull'altare a Gerusalemme, avevano cinto d'alte mura, come

prima, il santuario e Bet-Sur, che era una sua città.

Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise

a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo

quanto aveva desiderato. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui

una forte depressione e credeva di morire.

Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e

l'animo è oppresso dai dispiaceri.

Ho detto in cuor mio: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile

agitazione sono caduto, io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono!

Ora mi ricordo dei mali che ho commesso a Gerusalemme, portando via tutti

gli arredi d'oro e d'argento che vi si trovavano e mandando a sopprimere gli

abitanti di Giuda senza ragione.

Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali; ed ecco,

muoio nella più profonda tristezza in paese straniero».

Parola di Dio.

Vangelo

Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-40) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi-i quali dicono che non

c'è risurrezione-e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:

"Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello

prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello".

C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.

Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli.

Da ultimo morì anche la donna.

La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?

Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;

ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti,

non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono

uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto,

quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe".

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene».

E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il nostro Dio è il Dio dei viventi perché a Mosè, nel roveto, parla dei patriarchi

come di persone vive e presenti.

Questa semplice e geniale intuizione di Gesù, questa esegesi in presa diretta che

rivela, ancora una volta, la straordinaria conoscenza che Gesù ha della Parola,

dovrebbe mettere tutti a tacere, soprattutto i sadducei che contestano la teoria

della resurrezione professata dai farisei.

Dio è Dio dei morti quando diventa solo comodo riferimento per schierarsi fra

fazioni di pensiero.

Dio è morto quando manipoliamo la Parola per confermare i nostri pregiudizi.

Dio è morto e sepolto quando cerchiamo di ingannare l’altro con un

ragionamento contorto degno della peggior teologia.

Dio è morto e sepolto quando ci nascondiamo dietro alle teorie invece di

convertirci alla novità inattesa e inaudita del Maestro.

Non tendiamo tranelli a Dio, accogliamo la verità e la novità della sua Parola

come l’abbiamo colta.

Che bello poter affermare con Gesù che il nostro è un Dio vivo e che noi

siamo immortali in Lui!

questa è la nostra verità, perciò, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 18 novembre 2021

Il Vangelo del Venerdì 19 Novembre 2021

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Matilde di Hackeborn, Monaca.

Prima Lettura

Celebrarono la dedicazione dell’altare e offrirono olocausti con gioia.

Dal primo libro dei Maccabè (4,36-37.52-59)

In quei giorni, Giuda e i suoi fratelli dissero: «Ecco, sono stati sconfitti i

nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo».

Così si radunò tutto l'esercito e salirono al monte Sion.

Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Chisleu,

nell'anno centoquarantotto, e offrirono il sacrificio secondo la legge sul nuovo

altare degli olocausti che avevano costruito.

Nella stessa stagione e nello stesso giorno in cui l'avevano profanato i pagani,

fu riconsacrato fra canti e suoni di cetre e arpe e cimbali.

Tutto il popolo si prostrò con la faccia a terra, e adorarono e benedissero

il Cielo che era stato loro propizio.

Celebrarono la dedicazione dell'altare per otto giorni e offrirono olocausti con

gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode.

Poi ornarono la facciata del tempio con corone d'oro e piccoli scudi.

Rifecero i portoni e le celle sacre, munendole di porte.

Grandissima fu la gioia del popolo, perché era stata cancellata l'onta dei pagani.

Giuda, i suoi fratelli e tutta l'assemblea d'Israele, poi, stabilirono che si celebrassero

i giorni della dedicazione dell'altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni,

cominciando dal venticinque del mese di Chisleu, con gioia ed esultanza.

Parola di Dio.

Vangelo

Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.

Dal Vangelo secondo Luca (19,45-48) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che

vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera".

Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio.

I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del

popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle

sue labbra nell'ascoltarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come può sopportare il mercato che occupa gli spazi del tempio?

Come, dopo aver pianto sulla città?

Come può accettare che l’uomo faccia diventare il rapporto con Dio una fiera?

Che l’uomo si metta a mercanteggiare con Dio scambiando preghiere e riti e

olocausti con favori e piaceri?

Cosa ha a che vedere questa orribile idea di Dio con il volto del Padre che

Gesù ha sperimentato e che continua a raccontare?

La delusione diventa rabbia e la rabbia diventa azione, eccesso, follia.

Hai ragione, Maestro, troppo spesso trasformiamo la nostra fede in mercato,

trattiamo Dio come se dovessimo comprare qualcosa, convincerlo a farci un

buon prezzo, convinti che debba, alla fine, darci una mano.

Hai ragione; quanto è piccina la nostra idea del Padre, quando anche le nostre

Chiese diventano dei luoghi di culto senza essere luoghi di incontro fra noi e il Padre.

Hai ragione; anche se discepoli, anche se operai che lavorano nella tua vigna,

a volte pensiamo che in fondo possiamo ragionevolmente contrattare con te per

strappare qualche favore.

Ribalta pure i nostri tavoli, scuotici, arrabbiati, richiamaci ancora all’essenziale!

E noi cosa dobbiamo fare; soltanto pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 17 novembre 2021

Il Vangelo del Giovedì 18 Novembre 2021

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli.

Prima Lettura

Cammineremo nell'alleanza dei nostri padri.

Dal primo libro dei Maccabèi (2,15-29)

In quei giorni, i messaggeri del re, incaricati di costringere all'apostasia,

vennero nella città di Modin per indurre a offrire sacrifici.

Molti Israeliti andarono con loro; invece Mattatìa e i suoi figli si raccolsero in disparte.

I messaggeri del re si rivolsero a Mattatìa e gli dissero: «Tu sei uomo autorevole,

stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli.

Su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i

popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti a Gerusalemme; così tu e i tuoi figli

passerete nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro

e argento e doni in quantità».

Ma Mattatìa rispose a gran voce: «Anche se tutti i popoli che sono sotto il

dominio del re lo ascoltassero e ognuno abbandonasse la religione dei propri

padri e volessero tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli

cammineremo nell'alleanza dei nostri padri.

Non sia mai che abbandoniamo la legge e le tradizioni.

Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione

a destra o a sinistra».

Quando ebbe finito di pronunciare queste parole, si avvicinò un Giudeo alla

vista di tutti per sacrificare sull'altare di Modin secondo il decreto del re.

Ciò vedendo, Mattatìa arse di zelo; fremettero le sue viscere e fu preso da

una giusta collera.

Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull'altare; uccise nel medesimo tempo il

messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l'altare.

Egli agiva per zelo verso la legge, come aveva fatto Fineès con Zambrì,

figlio di Salom.

La voce di Mattatìa tuonò nella città: «Chiunque ha zelo per la legge e vuole

difendere l'alleanza mi segua!».

Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto possedevano.

Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto,

per stabilirvisi.

Parola di Dio.

Vangelo

Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Dal Vangelo secondo Luca (19,41-44) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della

città pianse su di essa dicendo:

«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!

Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.

Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti

assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli

dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai

riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Piange il Signore. Piange.

Piange di compassione, di stanchezza, di tristezza.

La sua missione sta fallendo, sta naufragando.

No, l’uomo non ha capito, non ha accolto, non ha voluto gioire del volto

straordinario del Dio che Egli ha raccontato.

Stanco, Gesù siede e guarda lo splendore del tempio, le bianche pietre,

lo splendore dell’oro che sormonta il Santo dei santi, le case che si abbarbicano

sulla collina, guarda al brulichio di persone il cui vociare giunge fino alla

collina degli ulivi.

Piange perché vede la conseguenza di questo rifiuto, vede già gli eserciti

assediare la Santa e distruggerla, raderla al suolo, ancora una volta.

Così è l’uomo; soddisfatto delle proprie cose, indaffarato nel credersi

eccezionale, convinto di sapere in cosa consista la propria felicità.

Come facciamo noi, travolti dalla quotidianità, assuefatti allo stupore della fede.

Piange, Dio, che non è quel mostro indifferente e tronfio della sua perfezione

che a volte immaginiamo.

Piange come un’amante non ricambiata, come una madre non capita, come

un padre offeso.

Ma il suo pianto lo porta lontano, lo spinge ancora oltre.

C’è ancora qualcosa che può fare, un gesto che non potrà non stupire.

All’orizzonte, la croce.

Perciò, aiutiamolo con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.