martedì 5 ottobre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 6 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Bruno di Colonia, sacerdote e monaco.

Prima Lettura

Tu hai pietà per una pianta di ricino, e io non dovrei avere pietà

di Ninive, la grande città?

Dal libro del profeta Giona (4,1-11)

Giona provò grande dispiacere e ne fu sdegnato.

Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese?

Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio

misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo

al male minacciato.

Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!».

Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».

Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si

sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città.

Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona,

per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male.

Giona provò una grande gioia per quel ricino.

Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la

pianta e questa si seccò.

Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso.

Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire,

dicendo: «Meglio per me morire che vivere».

Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?».

Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!».

Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai

fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta

e in una notte è perita!

E io non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più

di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la

sinistra, e una grande quantità di animali?».

Parola di Dio.

Vangelo

Signore, insegnaci a pregare.

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-4)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli

gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai

suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona

a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

e non abbandonarci alla tentazione».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Insegnaci a pregare chiedono i discepoli vedendo Gesù pregare.

Perché dobbiamo pregare?

Per dirci “cristiani”?

Perché ci hanno insegnato così?

Perché conviene farlo?

La principale ragione è che siamo chiamati a pregare perché Gesù ha pregato.

Affascinati dall’intimo rapporto che Gesù ha con il Padre, i discepoli lo hanno

seguito mentre di notte si ritirava in solitudine e stava in lungo colloquio con Dio.

Certo ogni discepolo era avviato alla vita di preghiera, recitava le benedizioni

del mattino e frequentava la sinagoga e il tempio.

Ma Gesù testimonia una preghiera completamente nuova, intima, una relazione

famigliare con Dio che nessuno mai si sarebbe aspettato.

E così i discepoli chiedono di essere introdotti a questo modo unico di pregare.

Gesù li accontenta e consegna loro il Padre nostro, la preghiera dei figli.

Poche richieste essenziali, la consapevolezza che Dio è un padre che ci ama,

il valore del riconoscere la sua presenza in mezzo a noi.

Anche noi oggi, Signore, ammettiamo che la nostra preghiera, spesso, è distratta

o superficiale, tutta intenta a chiedere invece che a dialogare e ti diciamo con

fede; “Insegnaci a pregare”.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 4 ottobre 2021

Il Vangelo del Martedì 5 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, vergine.

Prima Lettura

I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide

riguardo al male che aveva minacciato di fare loro.

Dal libro del profeta Giona (3,1-10)

In quei giorni, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore:

«Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico».

Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.

Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino.

Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava:

«Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».

I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco,

grandi e piccoli.

Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto,

si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.

Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Ninive questo decreto:

«Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino,

non bevano acqua.

Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno

si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani.

Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non

abbiamo a perire!».

Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia,

e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio.

Vangelo

Marta, lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42) anno dispari.

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una

donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore,

ascoltava la sua parola.

Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi

abbia lasciata sola a servire?

Dille dunque che mi aiuti».

Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,

ma di una cosa sola c’è bisogno.

Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Marta e Maria sono l’immagine del perfetto discepolo che accoglie il Signore

nella propria casa, nella propria vita, e lo serve.

Non sono da contrapporre, come erroneamente fatto in mediocri meditazioni,

ma da accostare; l’attivismo di Marta si nutre della contemplazione di Maria.

Non esiste una preghiera che non diventi servizio ed è arido un servizio che non

attinga energia e forza dall’incontro prolungato col Signore.

La preghiera e l’azione restano i due binari su cui corre la nostra vita di fede,

guai a trascurarne uno o a contrapporlo all’altro.

In questo tempo di radicale conversione della Chiesa dobbiamo riscoprire il

valore del dialogo intimo col Signore, della preghiera prolungata, della meditazione

della Parola di Dio e, nel contempo, continuare a presidiare gli avamposti della

carità e dell’accoglienza in questa società sempre più competitiva che finisce col

lasciare indietro chi non ce la fa.

Siamo chiamati a scoprire percorsi di interiorità per chi sta ai margini (ormai la

maggioranza!) perché tutti possano assaporare il gusto di una preghiera prolungata

che si nutre di silenzio e che sfocia nel riconoscere nel fratello povero il volto

di Cristo sofferente.

Ed è per questo amici, che ogni giorno vi invito a pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 3 ottobre 2021

Il Vangelo del Lunedì 4 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia.

Prima Lettura

Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (6,14-18)

Fratelli, quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore

nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso,

come io per il mondo.

 Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere

nuova creatura.

E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su

tutto l’Israele di Dio.

D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.

 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30) anno dispari.

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,

e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di

cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Auguri Italia!

Oggi festeggiamo il nostro amico Francesco poverello, uno dei santi protettori

della nostra terra sofferente e demotivata.

Sia lui a ridare quell’entusiasmo di cui l’Italia ha urgente bisogno!

Quanto ci emoziona Francesco poverello!

Quanto sentiamo emergere forte, in noi, il sogno di un’umanità redenta, di una

vita possibile, di una santità fuori da ogni logica, eccessiva, giocosa, ridente, folle!

Sì, è un folle di Dio frate Francesco, nell’Italia dei Comuni e delle lotte fratricide

(già allora), del genio italico del padre Pietro, della Chiesa onnipresente e statica,

così simile alla nostra di oggi; è un folle che segue la sua chiamata, che osa, che

smette le vesti del giovane rampante per vestire quelle urticanti del sacco.

È un folle innamorato dello Sposo, che lo cerca, inquieto, che accetta di rivedere

la sua regola considerata impraticabile da tutti, che cerca di convincere il Sultano

a lasciar perdere la guerra, che insegna ai poveri di Greccio a fidarsi di quel bambino

nato in una stalla, come loro.

È folle il frate poverello che canta a squarciagola le lodi di Dio e delle sue creature,

che sa convertire i lupi, quelli a quattro e a due gambe, che sa predicare ai

pesci e agli uccelli.

È folle di quella follia che manca al nostro cristianesimo severo e compassato,

irrigidito e noioso.

Anche noi, come i fratelli ortodossi, non possiamo che chiamarlo omoiotèta,

il Somigliantissimo (a Cristo).

Perciò, uniamoci a lui nella preghiera per la salvezza della nostra Patria.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 2 ottobre 2021

Il Vangelo di Domenica 3 Ottobre 2021

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

San Gerardo di Brogne, abate.

Prima Lettura

I due saranno un'unica carne.

Dal libro della Gènesi (2,18-24)

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che

gli corrisponda».

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli

uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati:

in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi,

quello doveva essere il suo nome.

Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti

gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò;

gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto.

Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna

e la condusse all'uomo.

Allora l'uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne.

La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta».

Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie,

e i due saranno un'unica carne.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.

Dalla lettera agli Ebrei (2,9-11)

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato

di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio

egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

Conveniva infatti che Dio-per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose,

lui che conduce molti figli alla gloria-rendesse perfetto per mezzo delle

sofferenze il capo che guida alla salvezza.

Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una

stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

Parola di Dio.

Vangelo

L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16) anno B.

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova,

domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.

Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».

Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo

lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una

carne sola.

Così non sono più due, ma una sola carne.

Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento.

E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio

verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a

me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio.

In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino,

non entrerà in esso».

E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Una Parola destabilizzante, quella di oggi, che interrompe il flusso di riflessioni

di Marco intorno a Gesù per porci una nuova domanda.

Non più; chi è Gesù?, ma; cos’è l’amore?

Domanda intrigante ed attuale, forte e misteriosa, che riecheggia con potenza

nel nostro mondo che ha smarrito certezze e sembra travolto da un’ondata di

fragilità e di fango.

Le notizie sconfortanti che continuano a riempire i notiziari mettono a dura

prova anche il cristiano più ottimista.

Ecco, allora, che ci si rifugia nel privato, che si abbandonano i grandi progetti

sociali e politici per chiudersi nel ristretto e protetto mondo degli affetti privati.

Ma, anche qui, la confusione regna sovrana.

Chi ha una famiglia non la vuole, chi non può (divorziati, coppie gay) la vorrebbe.

L’amore è proposto come bene rifugio, caricato di mille attese e speranze,

riempito di sogni e di gratificazione.

Ma la realtà, di nuovo, ci mette in crisi; non basta reiterare l’innamoramento,

esaltare l’amore di fusione per evitare pesanti delusioni.

Chi può dirci una parola che non sia banalità, che abbia il sapore di verità,

che indichi con autorevolezza la strada da percorrere?

Chi questo amore lo ha inventato; Dio.

La pagina della Genesi che racconta con linguaggio poetico la creazione della

coppia umana ci rivela, a leggerla bene, un aspetto inquietante.

La retorica cattolica ha esaltato il racconto della creazione della donna.

Non è così; il testo rivela uno degli errori più comuni fra gli innamorati.

L’umano è infelice; non gli basta conoscere la realtà (questo il significato del

dare il nome agli animali).

Dio ammette il proprio sbaglio (splendido!) e decide di ricorrere ai ripari;

farà all’umano un altro da sé, che lo contrapponga (nel termine ebraico è

sottesa una vena di conflittualità).

L’umano dorme, Dio crea la donna, non dalla costola, come erroneamente

tradotto, ma dividendolo a metà.

Il termine usato indica lo stipite della porta; l’umano ermafrodita è scisso in

due parti, in due stipiti che sorreggono l’architrave.

E che fanno entrare nella dimensione di Dio, aggiungo io.

Ma l’uomo, destatosi, non ammette la diversità; non ammette che la donna

arriva da Dio, pensa di conoscerla, la chiama “questa qui” e dice che è un pezzo

di sé, una proiezione del suo ego. Terribile.

Non è forse il dipinto dell’amore di fusione così decantato dai media e inseguito

dalle nostre fragili generazioni di adolescenti?

Credere che l’altro sia il mio specchio?

Esaltare l’intesa che, alla fine dei conti, è una sottomissione mascherata?

Eliminare la diversità del maschile e del femminile?

La soluzione al pasticcio la offre il redattore del testo; perciò l’uomo lascerà

la sua famiglia e diventeranno una carne sola.

Per costruire veramente una relazione occorre abbandonare la propria idea

di famiglia e unire la carne.

Nulla a che vedere col sesso; la “carne”, nell’antropologia biblica, indica la

parte debole.

Solo unendo le fragilità possiamo diventare coppia, cercando non in noi ma

in un Altro il senso della nostra vita.

Siamo compagni di viaggio.

Al tempo di Gesù il divorzio era un fatto consolidato, addirittura attribuito

a Mosè, quindi intangibile.

Nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione una norma così favorevole

ai maschi; la domanda che viene posta a Gesù è retorica, tutti si aspettano che,

ovviamente, Gesù benedica questa norma.

La risposta di Gesù è una rasoiata; voi fate così, ma Dio non la pensa così,

Dio crede nell’amore come unico, crede nella possibilità di vivere insieme ad

una persona per tutta la vita.

Senza sopportarsi, senza sentirsi in gabbia, senza massacrarsi; l’obiettivo della

vita di coppia non è vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre!

Silenzio imbarazzato, sguardi sorridenti e complici: “Ma che, scherziamo?”.

Gli apostoli, preso da parte Gesù, insistono: “Non parlavi sul serio, vero?”.

Matteo, nel brano parallelo, giunge ad annotare la sconsolata affermazione

dei dodici: “Allora è meglio non sposarsi!”.

Gesù dice che è possibile amarsi per tutta la vita, che Dio l’ha pensata così

l’avventura del matrimonio, che davvero la fedeltà ad un sogno non è utopia

adolescenziale ma benedizione di Dio!

Quando due giovani decidono di sposarsi e parliamo della fedeltà non stiamo

disquisendo di una norma anacronistica di una struttura reazionaria che propone

un modello superato; stiamo parlando del sogno di Dio.

A partire da qui, con fatica, con tenacia, i discepoli hanno scoperto la ricchezza

del matrimonio cristiano.

Da prima di Cristo ci si incontra e ci si innamora, si vive insieme e si hanno dei figli.

Farlo nel Signore, mettere Gesù nel mezzo, fa comprendere delle cose

straordinarie, nuove, sconcertanti su di sé e sulla coppia.

In questi anni, frequentando molte coppie, pregando e vivendo con loro, abbiamo

scoperto e riassunto la novità del matrimonio nel Signore.

È bello poter dire a due giovani che desiderano sposarsi nel Signore, prendere

il Vangelo come modello che il matrimonio cristiano è una libera scelta, un’idea

di Dio, non della Chiesa.

È normale innamorarsi, normale decidere di vivere insieme.

Farlo come Gesù chiede è una scelta particolare, quella di mettere Dio in mezzo

alle nostre vite.

E non è il retaggio di una Chiesa reazionaria che non sa aprirsi al mondo,

ma il sogno stesso di Dio.

Alla luce di questa Parola, come credenti, possiamo con fiducia affidarci al Dio

che ha inventato l’amore, sapendo bene che siamo chiamati a ridire e a rivivere

l’invariato messaggio della Creazione.

Amatevi teneramente, voi che vi amate.

Certo, amici, amiamoci come il Signore vuole che sia l’amore, l’amore è donarsi

nel vero senso della parole, tra un uomo ed una donna e dare la vita.

Solo al governo abbiamo chi vuole eliminare, papà e mamma, in familiare 1;

e familiare 2, ma sappiamo bene, purtroppo, che al governo non ci sono solo

persone intelligenti e cristiani!

Noi invece, crediamo nel matrimonio e nell’amore reciproco,

Santa Domenica Fausto.

venerdì 1 ottobre 2021

Il Vangelo del Sabato 2 Ottobre 2021

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

SS. Angeli custodi.

Prima Lettura

Mando un angelo davanti a te.

Dal libro dell’Esodo (23,20-23a)

Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul

cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.

Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui;

egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui.

Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi

nemici e l’avversario dei tuoi avversari.

Il mio angelo camminerà alla tua testa».

Parola di Dio.

Vangelo

I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,1-5.10) anno dispari.

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è

più grande nel regno dei cieli?».

Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi

dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel

regno dei cieli.

Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande

nel regno dei cieli.

E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che

i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Chiesa, oggi, celebra la festa degli angeli custodi.

Noi crediamo che la realtà sia più ampia di quanto percepiamo, non si riduce al

dato sensibile di ciò che vediamo o sentiamo, non la misuriamo con i tanti

strumenti tecnologici a nostra disposizione.

Nessun esame radiologico potrà scovare l’anima di cui facciamo continuamente

esperienza!

La Chiesa crede che esistano dei puri spiriti, anime senza corpo, che vivono al

cospetto di Dio e che, nel grande progetto cosmico del Padre, anch’essi

abbiano un ruolo.

Ad alcuni fra loro sono affidati gli uomini, affinché veglino su di loro,

li proteggano, li incoraggino.

Sono gli angeli custodi, amici di Dio e nostri, discrete presenze che ci

accompagnano alla scoperta della nostra parte migliore, e che ci incoraggiano

discretamente nella scoperta della nostra vocazione alla santità.

Agiscono, gli angeli.

Ma solo se li chiamiamo ad agire!

Una volta dissi a un amico scampato ad un grave infortunio che si lamentava del

fatto che Dio avesse permesso tale eventi; dovresti vedere in che stato è il tuo

angelo custode in ospedale!

Proviamo ad invocare attraverso la preghiera (per cose serie e cattoliche!) i nostri

angeli, vedrete che si faranno vivi!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.