mercoledì 8 settembre 2021

Il Vangelo del Giovedì 9 Settembre 2021

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

San Pietro Claver, sacerdote.

Prima Lettura

Rivestitevi della carità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (3,12-17)

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà,

di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi

gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in

un solo corpo.

E rendete grazie!

La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.

Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti

ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori.

E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del

Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

Parola di Dio.

Vangelo

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate

i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi

maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.

A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello,

non rifiutare neanche la tunica.

Dà a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta?

Anche i peccatori amano quelli che li amano.

E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta?

Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?

Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la

vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo

verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;

perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata

nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Luca, diversamente da Matteo, non entra nelle dispute accademiche degli ebrei;

a lui non importa se la Legge orale, ossia gli oltre seicento precetti aggiunti alle

parole di Mosè e considerate dai farisei parola divina e da Gesù tradizione umana,

sia autentica o meno.

Il suo uditorio è composto in gran parte da pagani e, proprio per questo, inserisce

la disputa di Gesù in un altro contesto, quello dell’imitazione della misericordia divina.

Chiede ascolto, il Signore; il discepolo che lo segue non si adatta al basso profilo,

non fa cose scontate, sa bene che non c’è nulla di speciale nell’amare chi ti ama

e nel perdonare chi ti perdona!

La logica che vuole proporre il Vangelo è altra; la misura senza misura.

Dare tanto non significa ricevere tanto in premio, ma avere ricevuto tanto in acconto.

Perciò il discepolo vive con generosità, perché ha ricevuto amore senza misura!

Il paradosso evangelico è possibile solo come eccedenza di un amore ricevuto

e, perciò, donato.

Gesù non chiede ai suoi amici uno sforzo eroico e sovrumano, ma la continuazione

della misericordia che Dio dona a chi ha il coraggio di ascoltare la sua buona notizia.

Tutto questo, riusciremo a farlo attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 7 settembre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 8 Settembre 2021

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Natività della Beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Partorirà colei che deve partorire.

Dal libro del profeta Michèa (5,1-4a)

E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te

uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini

sono dall'antichità, dai giorni più remoti.

Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve

partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele.

Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome

del Signore, suo Dio.

Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini

della terra.

Egli stesso sarà la pace!

Parola di Dio.

Vangelo

Non temere di prendere con te Maria, come tua sposa.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,1-16.18-23) anno dispari.

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi

fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò

Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò

Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò

Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò

Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat

generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz

generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò

Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò

Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò

Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò

Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò

Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di

Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello

Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo

del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te

Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce

un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per

mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà

dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando si annuncia una bella giornata radiosa, ce ne si accorge fin dal

mattino, dall’aurora.

In questa prospettiva la devozione popolare ha spinto la Chiesa a festeggiare

non solo la nascita di Gesù ma anche il compleanno di sua Madre!

Festeggiare la nascita di una persona significa sempre rallegrarsi della sua

presenza, della sua venuta.

Così accade, in modo del tutto particolare, per Maria di Nazareth; la sua nascita

è salutata come una benedizione per tutti noi perché, attraverso di lei, ci è stata

donata la salvezza in Cristo.

La tradizione popolare, poi, ha voluto attingere ai Vangeli apocrifi, in particolare

il protovangelo di Giacomo, per avere ulteriori informazioni; Maria viene presentata

come una fanciulla consacrata al Tempio e cresciuta nella preghiera e nel silenzio.

Poco importa se queste informazioni si perdono nelle nebbie del passato; a noi basta

sapere che questa straordinaria credente ci ha permesso di attingere al vero volto di Dio.

Il suo “sì” al folle progetto del Padre ci ha donato la salvezza.

Anche i nostri piccoli “sì” alla volontà di Dio sono portatori di benedizione e di

salvezza per noi e per chi verrà dopo di noi.

Ed allora, ringraziamo la piccola Maria per il suo “sì” con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 6 settembre 2021

Il Vangelo del Martedì 7 Settembre 2021

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Regina di Alise, vergine e martire.

Prima Lettura

Con Cristo Dio ha dato vita anche a voi, perdonandoci tutte le colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (2,6-15)

Fratelli, come avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati

e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando

nel rendimento di grazie.

Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri

ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.

È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate

della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza.

In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano

d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo:

con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella

potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.

Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della

non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il

documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto

di mezzo inchiodandolo alla croce.

Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico

spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

Parola di Dio.

Vangelo

Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19) anno dispari.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche

il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello;

Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo;

Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,

da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo

ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti

impuri venivano guariti.

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nel mondo islamico ci sono ancora troppe guerre in nome della religiorne.

Dio è stato nuovamente brandito come pretesto per contrapporre i popoli, per

giustificare la follia omicida recondita del cuore dell’uomo.

E la Parola illumina la nostra tenebra e propone come modello di convivenza

il sogno di Dio che è la Chiesa.

Dodici persone, simbolo della pienezza, dodici sono, infatti, i mesi dell’anno e le

tribù di Israele, diverse fra loro per formazione, cultura e provenienza e che, pure,

sanno stare insieme, aiutando Dio a sollevare l’umanità sofferente.

In un mondo che tutto contrappone ed esaspera siamo chiamati, come discepoli,

a proporre una vita nuova, un modo altro e alto di vivere, senza cedere alla

tentazione della battaglia senza fine, senza fare della diversità un ostacolo.

La Chiesa, anche la piccola e sgangherata comunità in cui ci troviamo a vivere,

è chiamata ad essere quel piccolo angolo di umanità nuova e riconciliata che

contagia con la propria vita il mondo rissoso e inquieto, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 5 settembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 6 Settembre 2021

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Prima Lettura

Sono diventato ministro della Chiesa per portare a compimento il mistero

nascosto da secoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (1,24-2,3)

Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che,

dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di

voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da

generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.

A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo

alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria.

È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con

ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.

Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me

con potenza.

Voglio infatti che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di

Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro

cuori vengano consolati.

E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza

per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della

sapienza e della conoscenza.

Parola di Dio.

Vangelo

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11) anno dispari.

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare.

C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata.

Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato,

per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano

paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!».

Si alzò e si mise in mezzo.

Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene

o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».

E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!».

Egli lo fece e la sua mano fu guarita.

Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che

avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Da una parte si trovano gli scribi e i farisei, quelli che conoscono bene la Torah

e la studiano e quelli che vivono ogni piccolo precetto, i puri, i perfetti.

Seguono Gesù per coglierlo in fallo, non prevedono in alcun modo che possa

avere una qualche minima ragione.

Sanno di essere dalla parte di Dio e che questo improvvisato profeta senza titoli

di studio e senza patente da devoto li ridicolizza e si fa beffe delle loro usanze.

Sono lì per accusarlo e nemmeno davanti al prodigio di un uomo guarito si

mettono in discussione, anzi.

Davanti alla disarmante domanda di Gesù non sanno cosa rispondere; certamente

Dio vuole che di sabato si faccia il bene, chiunque lo capisce, ma la loro

puntigliosità è sconcertante e il loro amor proprio senza misura; sono furiosi verso

Gesù e tramano di ucciderlo!

Dall’altra c’è lui, il Maestro.

Come è brutto essere presi di mira!

Ed essere sempre al centro dell’attenzione altrui!

Ma il Signore tira diritto, ha una missione ben precisa; vuole che tutti sappiano che

la fede non è quello sgorbio che ne hanno fatto i religiosi del tempo.

Ha compassione e non mette la legge al centro, ma l’uomo e la donna che soffrono.

Per questo dobbiamo sempre aiutare il Signore con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 4 settembre 2021

Il Vangelo di Domenica 5 Settembre 2021

 

Della 23° Domenica del Tempo Ordinario.

Santa Teresa di Calcutta, Fondatrice.

Prima Lettura

Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto.

Dal libro del profeta Isaìa (35,4-7a)

Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!

Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina.

Egli viene a salvarvi».

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto,

perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.

La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (2,1-5)

Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria,

sia immune da favoritismi personali.

Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al

dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro.

Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente»,

e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello»,

non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?

Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo,

che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?

Parola di Dio.

Vangelo

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37) anno B.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne

verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la

saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro

e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».

E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e

parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno.

Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano:

«Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Essere sordi, nella Bibbia, significa non accogliere il messaggio di salvezza di Dio.

È Israele, di solito, a manifestare sordità, come ci ricorda la prima lettura di Isaia.

Anche noi, travolti dalla mille cose da fare, attorniati da rumori, da chiacchiere,

da opinioni e dalle paure del virus, fatichiamo ad ascoltare il desiderio profondo

di senso che portiamo nel cuore, fatichiamo a cercare Dio.

Proprio come accade al protagonista del Vangelo di oggi, un sordo muto.

Meglio, nel greco particolare di Marco, un sordo/balbuziente, che non riesce a farsi

capire, che stenta a relazionarsi, destinato ad una chiusura al mondo esterno.

Immagine dell’uomo contemporaneo, solo e narcisista, smarrito e alla ricerca

di una qualche visibilità, tutto incentrato nella propria (improbabile e sempre

più inaccessibile) realizzazione.

L’insoddisfazione è la caratteristica principale dell’uomo post-moderno.

E la nostra; ma anche la mia, amici lettori, non ne sono esente.

Al tempo di Gesù, si credeva che la santità fosse inversamente proporzionale

alla distanza da Gerusalemme.

La Giudea poteva ancora salvarsi, ma la Galilea e la Decapoli, oltre la Samaria,

zone di confine, abitate da popolazioni miste, erano decisamente perdute.

La Decapoli; dieci città a maggioranza pagana che Roma aveva voluto autonome 

dall’amministrazione ebrea, nella perfida politica del dividi et impera.

I pii israeliti, per scendere a Gerusalemme, passavano oltre il Giordano, sulla strada

che attraversava i territori pagani, ma senza mai entrare nelle città considerate perse.

Gesù, invece.

Inizia la sua predicazione proprio da lì, dalle tribù di Zabulon e Neftali, le prime

a cadere sotto gli Assiri, seicento anni prima.

Perché Egli è venuto per i malati, non per giusti.

Non fugge gli impuri o li condanna, come fanno i farisei.

Li salva.

La guarigione del Vangelo di oggi, fa esclamare alla folla; ha fatto bene ogni

cosa, ha fatto vedere i ciechi, ha fatto udire i sordi!.

Solo chi non si aspetta la salvezza sa gioire così tanto della salvezza inattesa!

È condotto da amici, il sordo/balbuziente.

Sono sempre altri a condurci a Cristo, a parlarci di Lui, a indicarcelo.

La Chiesa, a volte incoerente e fragile, è la compagnia di coloro che

conducono a Cristo.

È questa la funzione della Chiesa, a questo “serve” la Chiesa; a rendere

testimonianza al Maestro.

Ma, lo sappiamo, ci vuole umiltà per farsi condurre.

Il nostro mondo ha fatto dell’arroganza uno stile di vita; trovo molte persone

che sanno tutto, che pontificano, che giudicano, specialmente le cose concernenti

la fede, ma che non sanno davvero mettersi in discussione.

Del Vangelo sappiamo già tutto; ci siamo sorbiti anni di catechesi, cosa

c’è altro da imparare?

Nulla, perché la fede è anzitutto incontro.

E dopo l’incontro, l’amore spinge alla conoscenza.

Ma per incontrare occorre muoversi, uscire dalle proprie presunte certezze acquisite.

Gesù porta il sordo/balbuziente in un luogo riservato.

In mezzo al caos quotidiano e alla folla non riusciamo davvero ad ascoltare.

La ricerca di fede avviene personalmente, cuore a cuore, in un atteggiamento

reale di accoglienza.

Dio ci parla ma, per accoglierlo, occorre zittirci.

Lo allontana dal villaggio, lo porta in disparte.

Nel Vangelo di Marco, spesso, la folla ha un ruolo ambiguo e negativo.

Influenza il pensiero, irrigidisce, costringe.

Come accade oggi; siamo tutti affascinati da papa Francesco, ma solo nelle cose

che ci confermano (o così pensiamo) nel nostro “porci” in maniera critica nei

confronti della Chiesa.

Pensiamo col pensiero degli altri.

Perciò, per incontrare veramente Dio, abbiamo necessità di isolarci, di rientrare

in noi stessi.

Gesù compie dei gesti di guarigione; sospira, tocca la lingua del malato.

Allora si pensava che la saliva contenesse il fiato, Gesù intende trasmettere

il proprio spirito all’uomo, e vi riesce.

La nostra vita di fede ha bisogno di segni, di concretezza, di sacramenti.

La fede scoperta è vissuta e celebrata, fatta di gesti in cui riconosciamo l’opera

del Signore per noi, per l’umanità.

Ma, e accade, se siamo guariti è per annunciare agli altri la nostra guarigione profonda.

In Marco, però, Gesù impone il silenzio. Perché?

Gli esegeti ci suggeriscono che, forse, Gesù non voleva essere scambiato per

un guaritore qualunque.

La guarigione è sempre segno ed esplicitazione di qualcosa di profondo.

Aggiungo io, birichino, che se dietro Marco c’è Pietro, allora forse ci vuole dire di non

professare il messianismo di Gesù se prima non si è passati attraverso la croce.

Abbiamo bisogno di cristiani guariti, di annunciatori di speranza, di credenti

riconciliati. Credibili.

Noi che abbiamo udito le meraviglie di Dio possiamo proclamare come la folla;

ha fatto bene ogni cosa.

È per questo che Isaia, il grande e tenero Isaia, spalanca gli occhi davanti a un

popolo rassegnato, sfiancato da settant’anni di prigionia a Babilonia, ormai

convinto che Dio non ci sia più, e sogna.

Sogna un ritorno, una terra in cui la sofferenza non esiste più e l’abbondanza

delle acque che riempie i cuori.

Un sogno che è anche quello di Dio e che si avvererà per Israele con il ritorno

a Gerusalemme e, per noi, con la venuta del Regno.

Questa salvezza, questa buona notizia, questo gioioso annuncio, ammonisce

Giacomo, deve essere visibile sin d’ora nelle nostre comunità.

Se l’asfalto del conformismo ha appiattito l’attenzione al povero, Giacomo ci

richiama con forza alle nostre responsabilità di salvati.

La Chiesa, che è il popolo di chi è stato sanato dalle proprie ferite con l’olio della

consolazione di Gesù, imita lo stesso gesto verso l’umanità fatta a pezzi e ferita

dall’odio e dal peccato.

Noi siamo il volto di Dio per il fratello perduto.

O dovremmo esserlo; perciò, amici lettori, diamoci da fare, forse il Signore aspetta

ognuno di noi, per far conoscere il suo amore a tutti, Santa Domenica, Fausto.