sabato 20 marzo 2021

Il Vangelo di Domenica 21 Marzo 2021

 

Della 5° Domenica di Quaresima.

Transito di San Benedetto, dell’ordine Benedettino.

Prima lettura.

Concluderò un'alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.

Dal libro del profeta Geremìa (31,31-34)

Ecco, verranno giorni-oracolo del Signore-, nei quali con la casa d'Israele

e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova.

Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per

mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto,

benché io fossi loro Signore.

Oracolo del Signore.

Questa sarà l'alleanza che concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni-oracolo

del Signore-: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore.

Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.

Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché

tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande-oracolo del Signore-, poiché

io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Imparò l'obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.

Dalla lettera agli Ebrei (5,7-9)

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti

grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno

abbandono a lui, venne esaudito.

Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne

causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Parola di Dio.

Vangelo.

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33) anno B.

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano

anche alcuni Greci.

Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli

domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato.

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore,

rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,

la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.

Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò?

Padre, salvami da quest'ora?

Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora!

Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono.

Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.

Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.

E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci è necessario il deserto.

Ci è necessario per ritrovare noi stessi, la nostra anima, per scoprirci credenti.

Per ricordarci che siamo uomini, non macchine, né consumatori necessari ad

un mostruoso sistema che ci misura dal nostro portafoglio.

Il deserto ci è necessario per lasciar uscire da dentro, il grido che anela a Dio.

Come il cercatore di Dio, che in un mondo politicamente corretto in cui nessuno

professa la fede pubblicamente, in cui ci si vergogna di dirsi credenti, osa

cantare; tra mille mondi, te ne vai e splendi.

O appeso in croce in un garage.

Io però, non ho dubbi, Tu esisti e splendi.

Con quel viso da ragazzo con la barba senza età.

Ci guardi e splendi.

Di cercarti io non smetterò.

Abbiamo tutti voglia di parlarti.

Mi senti? Mi senti?

E cerchiamolo in noi stessi, Dio, ritagliando degli spazi di silenzio e di preghiera,

perché, come dice bene Geremia, ora la legge è scritta nei cuori, ora il percorso

è inscritto in noi.

Non abbiamo bisogno che altri ce lo indichino.

Gesù è diventato uomo, fino in fondo, sul serio, perché potessimo incontrarlo

e farci accompagnare verso il Padre.

Vogliamo vedere Gesù?

Vogliono vedere Gesù, come noi.

Sono i Greci, i pagani che simpatizzano per religione ebraica, che salgono

a Gerusalemme per avere l’illuminazione, per capire, per credere.

Qualcuno ha parlato loro del Nazareno e vogliono incontrarlo.

Non c’è superficialità nella loro richiesta, solo sincero desiderio.

E approfittano di Andrea e Filippo, il cui nome tradisce una provenienza

straniera, per avere un incontro.

Anche a noi accade così; è la curiosità a spingerci verso Dio.

Crediamo di conoscerlo da tempo e, invece, non lo abbiamo mai veramente incontrato.

Abbiamo la testa piena di parole e di idee su Dio e corriamo il rischio di passare

l’intera vita a credere di credere.

La fede è il desiderio di un incontro, di quell’incontro.

Vogliamo vedere Gesù, anche noi, ma questo incontro avviene solo attraverso la

mediazione, a volte povera e affaticata, di uomini come Filippo e Andrea e,

come la mia, amici.

Sono i discepoli, ancora oggi, a farci incontrare il Signore, a indicarcelo.

E ciò che Gesù dice ai greci è sconcertante, è una nuova logica; la logica del dono di sé.

Sono i Greci ad ascoltare la difficile Parola del Signore.

Erano stati i Greci a teorizzare l’esistenza dei migliori chiamati a comandare.

Sono i Greci di oggi, le banche, il mercato, ad esigere che siano i vincenti a predominare.

Sono i Greci reali, un popolo piagato e sanguinante, impoverito e sbandato,

ad essere travolto dai migliori.

Vincono i forti. Vincono i migliori. Vincono gli spregiudicati.

Gesù, invece, parla di perdere la vita, di donarla.

Come Lui saprà fare fra qualche settimana.

E noi discepoli, sconcertati, meditiamo questa Parola luminosa e inquietante;

per vivere, spesso, dobbiamo affrontare una morte.

E questo ci spaventa.

Siamo convinti che la miglior vita possibile sia quella senza guai.

Senza intoppi. Senza sofferenza.

Beati quelli che hanno potere e soldi, che non dipendono dagli altri, che se

ne fregano di tutti.

Furbi e beati.

Beati quelli che sanno usare il prossimo con spregiudicatezza.

No, non è così.

Il Signore ci dice che se vogliamo avanzare e rinascere, dobbiamo prepararci

a morire a qualcosa.

È vero; lo sposo “muore” al suo egoismo per dedicarsi alla sposa.

La sposa “muore” sacrificando la sua libertà per dare alla luce un figlio.

Il volontario “muore” dedicando il suo tempo libero all’ammalato.

Eppure tutti questi gesti danno luce ad una dimensione nuova, all’amore,

ad una nuova creatura, alla solidarietà.

L’immagine del parto dice bene questa logica intessuta nelle cose; le doglie

sono necessarie per dare alla luce una nuova creatura.

Certo; accettare questo discorso è difficile.

Quando stiamo soffrendo non pensiamo alla vita che ne scaturirà.

Quando stiamo male facciamo fatica ad intravedere il dopo.

Quando siamo al buio e al freddo della terra come il chicco non pensiamo a un

Dio misericordioso, ma a un despota che permette la nostra sofferenza.

Gesù ha paura di questo momento, è turbato quando vede i Greci arrivare;

sa che la sua ora si avvicina.

Quanto è umano questo Dio impaurito!

Eppure ne capisce il disegno, la necessità, e accetta di morire.

Per amore, solo per amore.

Abbiamo il coraggio di morire a noi stessi, come ha fatto il Signore Gesù.

Di imparare ad obbedire alla realtà, per portare frutto.

Allora, e solo allora, nel nostro cammino di desertificazione, di essenzialità,

deposti i pesi, scopriremo quanto Dio ci ama, e vedremo, oggi, nel cuore, con lo

sguardo della fede, il Signore Gesù, amante perfetto.

Santa Domenica dell’amore, amici Fausto.

venerdì 19 marzo 2021

Il Vangelo del Sabato 2021

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Giovanni Nepomuceno, sacerdote e martire.

Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (11,18-20)

Il Signore me lo ha manifestato e io l'ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi.

E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che

tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l'albero nel suo pieno vigore,

strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».

Signore degli eserciti, giusto giudice, che provi il cuore e la mente, possa io

vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (7,40-53) anno dispari.

In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano:

«Costui è davvero il profeta!».

Altri dicevano: «Costui è il Cristo!».

Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Non dice la Scrittura: "Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio

di Davide, verrà il Cristo"?».

E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.

Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi

dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?».

Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».

Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi?

Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?

Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno

di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo

ascoltato e di sapere ciò che fa?».

Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea?

Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».

E ciascuno tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Chi sei veramente, Gesù?

Ancora oggi intorno alla tua figura si scatenano i dibattiti, si arrovellano gli

storici, inveiscono gli scettici e i sapienti.

Chi sei, oscuro ebreo marginale che ha diviso in metà la storia?

Chi sei veramente?

Non dobbiamo spaventarci se, a distanza di millenni, siamo ancora qui ad interrogarci;

Gesù vivente suscitava aspri dibattiti, come quello riportato oggi da Giovanni.

La tensione è alle stelle; alcuni sono affascinati dalle sue parole, altri negano

alle sue parole alcuna validità perché la sua predicazione non è avvalorata

dalla classe sacerdotale.

I soldati del tempio, mandati ad arrestare Gesù, ne tornano scossi e anche

all’interno del Sinedrio stesso la divisione è forte.

La conclusione della riunione è folgorante; ognuno se ne torna a casa propria,

irrigidito sulle proprie posizioni, urtato dal parere altrui.

Per accogliere il Signore siamo chiamati a spalancare il nostro cuore e il nostro

sguardo, ad osare, a non partire con i troppi pregiudizi (anche santi, anche cattolici!)

che portiamo nel cuore.

Chi sei, veramente, Nazareno?, che mi infiammi il cuore quando leggo le tue

Parole; chi sei Nazareno, che hai cambiato la mia vita aiutato dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 18 marzo 2021

Il Vangelo del Venerdì 19 Marzo 2021

 

Della 4° settimana di Quaresima.       

San Giuseppe, Sposo della beata Vergine Maria.

Prima lettura dal secondo libro di Samuele (7, 4-5.12-14.16)

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al mio

servo Davide: Così dice il Signore: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti

e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te,

uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.

Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo

regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono

sarà reso stabile per sempre"».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo ai Romani (4,13.16-18.22)

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza,

la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che

viene dalla fede.

Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in

tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella

che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo,

il quale è padre di tutti noi-come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti

popoli»-davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama

all'esistenza le cose che non esistono.

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre

di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».

Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.

Dal Vangelo secondo Matteo (1, 16.18-21.24a) anno dispari.

Matteo (1, 16.18-21.24) anno dispari.

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di

Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera

dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo

del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te

Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce

un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giuseppe il grande e il giusto.

Parliamo un pò, amici, di Giuseppe uomo giusto.

Colui che ha saputo donarci una grande pagina poetica di fiducia

e abbandono nel Signore.

Giuseppe sta organizzando casa per accogliere Maria.

È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore ed è sufficientemente devoto,

insomma; un buon partito.

È contento di accogliere Maria, che è una ragazza timida ma decisa, gentile

e di bell’aspetto; molti lo considerano fortunato di avere in sposa la piccola

adolescente di Nazareth.

In questo clima di festa matrimoniale, arriva la doccia fredda.

Matteo, tutela della privacy, non ci spiega come Giuseppe sia venuto a

conoscenza della gravidanza di Maria.

Dubito che si siano incontrati, forse è stata la madre Anna a comunicargli

la notizia, chissà.

Possiamo, però immaginare la notte insonne di Giuseppe, la peggiore della sua vita.

Ma come? Maria?

La mia piccola Maria?

E chi sarà il padre?

Io che pensavo fosse una così brava ragazza!

Che stupido sono stato!

Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà abusato della sua gentilezza.

Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira sul giaciglio, come

fa la porta sui cardini.

Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito, Giuseppe deve

affrontare l’incubo del futuro.

Cosa deve fare?

A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e radunare altri uomini della

comunità dicendo che quel bambino non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.

Per essere un buon credente e un devoto, deve uccidere Maria.

(Non è folle che, a volte, gli uomini compiano cose orribili in nome di Dio?).

Giuseppe deve informare il rabbino del fattaccio e ripudiare la futura sposa,

che rimarrà a casa dei propri genitori piena di vergogna, segnata per tutta la vita.

E, a questo punto, succede l’incredibile.

Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione.

Mentirà.

Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà, salvandole l’onore.

Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha avuto un figlio da un

altro uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle strade di Nazareth.

Giuseppe è grandioso; non rispetta la Legge attribuita a Dio e decide di mentire.

Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.

A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la trasgressione della

legge degli uomini, quella attribuita a Dio.

Giusto è un titolo straordinario, in Israele.

È, forse, il più bel complimento che si possa fare ad un ebreo.

Giuseppe è giusto come Dio è giusto, perché non giudica secondo le

apparenze, perché si sacrifica, supera il suo orgoglio di maschio ferito (terribile!),

e salva Maria e Dio.

Immenso Giuseppe, falegname abituato a riconoscere l’essenza di un legno,

a piallare un asse, non ad inseguire fini ragionamenti che lo mettono in crisi!

Ha deciso, anche se continua a non prendere sonno.

E, proprio quando ha scelto di salvare Maria, quando si è dato pace, quando ha

superato il proprio orgoglio, arriva, in sogno, un angelo che lo rassicura.

Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a che fare col mistero.

Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso ciò che le è capitato, colui che porta

in grembo non è il figlio di un altro uomo, ma di Dio stesso.

Caspita, mica una barzelletta!

Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il nome, cioè l’identità, il carattere, l’educazione.

A Maria l’angelo chiede di collaborare.

A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare a Dio a diventare uomo.

Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua vita, i suoi desideri, le sue scelte,

adeguarli all’evento improvviso di un Dio che decide di diventare uomo.

Giuseppe obbedisce; è grande!

Si sveglia e prende con sé Maria.

Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.

Non si arrabbia Giuseppe, non mette le mani addosso a Maria per punirla

del suo tradimento; NO.

Si alza e obbedisce; fantastico!

Non fa commenti, non approfondisce ulteriormente, si fida e basta, accetta,

accoglie, l’ho sempre detto io, per imparare non dobbiamo andare dai sapienti,

ma dagli umili giusti.

La sua vita, ora, è radicalmente cambiata, ma va bene così; ha a che fare

con il mistero di Dio.

Grandioso Giuseppe; uomo giusto, e noi?

Speriamo, la speranza non deve mai mancare.

Impariamo da Giuseppe a fidarci; ad avere fiducia in Dio, a credere che Lui

è venuto a farsi uomo, perché tutti noi imparassimo ad essere uomini.

Fidiamoci ciecamente, come ha fatto Giuseppe, magari non riceveremo da

custodire suo Figlio, ma di farlo conoscere ed amare, quello sì.

Ed in questo terribile momento che stiamo vivendo; rimango in attesa, allora,

come spero tutti voi amici, dell’aiuto del Signore per capire i suoi progetti,

per capire le nostre fragilità, ma soprattutto, per comprendere in questo particolare

momento, il vero valore della famiglia e cosa vuol dire essere padre, per questo

chiedo l’aiuto ad un grande (san Giuseppe); un Augurio a tutti i papà del mondo,

ed anche a tutti quelli che ora riposano in Cielo, Fausto.

mercoledì 17 marzo 2021

Il Vangelo del Giovedì 18 Marzo 2021

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima lettura dal libro dell'Èsodo (32,7-14)

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo,

che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito.

Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!

Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli

hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti

ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"».

Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo

dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.

Di te invece farò una grande nazione».

Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà

la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande

forza e con mano potente?

Perché dovranno dire gli Egiziani: "Con malizia li ha fatti uscire, per farli

perire tra le montagne e farli sparire dalla terra"?

Desisti dall'ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo.

Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te

stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo,

e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno

per sempre"».

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,31-47) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:

«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera.

C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli

dà di me è vera.

Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità.

Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.

Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto

rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il

Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo,

testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me.

Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto,

e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.

Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono

proprio esse che danno testimonianza di me.

Ma voi non volete venire a me per avere vita.

Io non ricevo gloria dagli uomini.

Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio.

Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro

venisse nel proprio nome, lo accogliereste.

E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate

la gloria che viene dall'unico Dio?

Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa:

Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.

Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me.

Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La guarigione del paralitico alla piscina di Betsaetà in giorno di sabato ha

provocato una vivace discussione fra Gesù e i suoi avversari, una specie di

processo che mette Gesù sul banco degli imputati.

E Gesù affronta la discussione con gli argomenti dei suoi avversari, ricorrendo

alle procedure del tempo; nessuno può difendere se stesso ma solo la presenza

di altri testimoni possono discolpare un imputato dall’accusa.

E Gesù cita i suoi testimoni; le parole del Battista (vv. 33-35), le opere che

il Padre gli concede di compiere (vv. 36-37), la Scrittura (v. 39).

Il Battista ha parlato di Lui, lo ha battezzato, ha indicato ai suoi discepoli che

Egli è il Messia che tutti aspettano; le opere che Gesù compie, i miracoli che

confermano la sua predicazione, sono sotto gli occhi di tutti; la Scrittura, a saperla

leggere, indica la venuta di un Messia remissivo e dimesso, proprio come Gesù appare.

Ma non c'è nulla da fare; un cuore ostinato, una religiosità che si auto-compiace

e si auto-incensa non è in grado di recepire la presenza del Messia.

Facciamolo noi, allora, accogliendo la testimonianza dei profeti di oggi, vedendo

i tanti prodigi che ancora il Signore compie in mezzo a noi, scrutando le Scritture,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.