mercoledì 3 marzo 2021

Il Vangelo del Giovedì 4 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

San Casimiro, principe polacco.

Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (17,5-10)

Così dice il Signore: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella

carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore.

Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in

luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.

È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende

le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi,

nell'anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.

Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!

Chi lo può conoscere?

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo

la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava

vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti.

Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso

di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che

venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.

Morì anche il ricco e fu sepolto.

Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo,

e Lazzaro accanto a lui.

Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a

intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro

terribilmente in questa fiamma".

Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni,

e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in

mezzo ai tormenti.

Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono

passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre,

perché ho cinque fratelli.

Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento".

Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro".

E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si 

convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno 

persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fra le conversioni che siamo chiamati ad operare in questo tempo di Quaresima

vi è quella difficilissima che ci conduce dall’apatia alla solidarietà verso gli altri.

Nella tragica parabola del ricco epulone, che non ha nome, è l’indifferenza a

prevalere; Luca non ci dice che il ricco è malvagio, è semplicemente troppo

concentrato su di sé per vedere alla sua porta Lazzaro che muore di fame.

Il ricco non è cattivo, ma non riesce a provare neppure la compassione che

a Lazzaro sanno dare i cani.

È così anche il nostro mondo; assuefatto, inferocito, rabbioso, ha scordato la

compassione e la misericordia, sa solo dare giudizi affrettati sulle situazioni

di povertà che incontriamo sotto casa, si disinteressa del mondo rinchiudendosi

in un piccolo mondo autoreferenziale.

Ma questa indifferenza scava un abisso che Dio stesso non riesce a colmare.

La sete che prova il ricco epulone è la sete di giustizia che non ha saputo colmare

quando era in vita e, con rammarico, anche Abramo deve riconoscere di non

riuscire a colmare quel vuoto che egli ha creato.

Non è una punizione, quindi, la tragica sete del ricco, ma la conseguenza

della sua narcisistica solitudine.

Non abbiamo bisogno che un morto venga a spiegarci queste cose; continuano

a ripetercele i profeti di ieri e di oggi.

Perciò, per non ritrovarci nella stessa situazione del ricco epulone, facciamo

ci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 2 marzo 2021

Il Vangelo del Mercoledì 3 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

San Tiziano di Brescia, vescovo.

Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (18,18-20)

[I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa, perché la

legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la parola ai profeti.

Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole».

Prestami ascolto, Signore, e odi la voce di chi è in lite con me.

Si rende forse male per bene?

Hanno scavato per me una fossa.

Ricòrdati quando mi presentavo a te, per parlare in loro favore, per stornare

da loro la tua ira.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28) anno dispari.

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i

dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a

Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti

e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani

perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si

prostrò per chiedergli qualcosa.

Egli le disse: «Che cosa vuoi?».

Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra

e uno alla tua sinistra nel tuo regno».

Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete.

Potete bere il calice che io sto per bere?».

Gli dicono: «Lo possiamo».

Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia

sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli.

Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni

dòminano su di esse e i capi le opprimono.

Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro

servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo.

Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire

e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fra noi non è come nel resto del mondo, fra noi discepoli non dobbiamo mai

ragionare con la logica mondana, mai.

O così dovrebbe essere; Gesù ci ha ampiamente dimostrato che tutta una serie

di atteggiamenti, anche filtrati dall’esperienza religiosa, non hanno nulla a che

vedere con la nuova logica del Vangelo dove chi ha un ruolo, un’autorità,

lo mette a servizio dei fratelli e nessuno si sente migliore degli altri.

Gesù ci ha dato l’esempio Lui, il Maestro, che si china a lavare i piedi dei discepoli.

Ma noi, ovviamente, da quell’orecchio ci sentiamo davvero poco e se gli apostoli

stessi, gli apostoli!, dopo la confessione sofferta di Gesù che prevede la tragica

fine della sua missione si accapigliano per accaparrarsi i primi posti, dobbiamo

vigilare molto seriamente.

La tentazione di esercitare un potere sugli altri la portiamo nel DNA, la voglia

di manipolare, di comandare, di dirigere la portiamo scolpita nell’intimo.

Anche nella Chiesa possiamo esercitare un potere che allontana gli altri dalla

logica del Vangelo; dai piccoli dispetti fra i lettori in chiesa, alle ripicche dei

movimenti e dei gruppi parrocchiali, alla scorretta rivendicazione di un

autoritarismo da parte dei sacerdoti, il rischio di imitare la logica del mondo

resta ed è grave nella Chiesa.

Per questo dobbiamo pregare, per non diventare come i due fratelli della parabola.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 1 marzo 2021

Il Vangelo del Martedì 2 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

Sant' Agnese di Boemia, principessa, badessa.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (1,10.16-20)

Ascoltate la parola del Signore, capi di Sòdoma; prestate orecchio

all'insegnamento del nostro Dio, popolo di Gomorra!

«Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.

Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete

l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova».

«Su, venite e discutiamo-dice il Signore.

Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve.

Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.

Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra.

Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca

del Signore ha parlato».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12) anno dispari.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla

cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.

Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere,

perché essi dicono e non fanno.

Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle

della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro

filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti,

dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere

chiamati "rabbì" dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi

siete tutti fratelli.

E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre

vostro, quello celeste.

E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato

e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù non ha paura di stigmatizzare i comportamenti contrari alla vera fede.

I farisei, al suo tempo, erano ammirati per la loro coerenza e la loro devozione;

ferventi praticanti della Legge orale, passavano la giornata a seguire oltre

seicento precetti e consideravano come peccatori irrimediabilmente persi i

popolani che non conoscevano la complessità delle norme.

Gesù stigmatizza il loro comportamento e contesta l’abitudine ad imporre agli

altri molte regole e annota con un certo sarcasmo il fatto che amino essere

ammirati per la loro devozione.

Il fariseismo, ahimè, è duro a morire, e riemerge continuamente in ogni

esperienza religiosa, anche in quella cristiana.

Anche fra i cattolici ci sono quelli che si sentono migliori degli altri, più devoti,

più “in regola”, ci sono coloro che impongono agli altri pesanti regole e norme che,

invece di avvicinare al Signore, allontanano dal Vangelo, e ci sono quelli, anche

fra i sacerdoti, che amano girare in ampie vesti e ricevere titoli onorifici.

Poche storie; questi atteggiamenti ci allontanano dalla vera fede e vanno visti

come pericolose deviazioni del Vangelo, che ci piaccia o meno.

Perciò, per riconoscerli, facciamoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 28 febbraio 2021

Il Vangelo del Lunedì 1 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

Sant' Albino di Angers, Vescovo.

Prima lettura dal libro del profeta Daniele (9,4b-10)

Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all'alleanza e benevolo verso

coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e

abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati

dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi!

Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato

ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene

ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto

Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che

hanno commesso contro di te.

Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri,

perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il

perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce

del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo

dei suoi servi, i profeti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi,

come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete

condannati; perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante

vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate,

sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Possiamo vedere la bellezza di Dio in molte cose, anche nella bontà di chi ci

sta intorno e, così facendo, riverbera lo splendore del vangelo senza saperlo.

La gratuità, il dono generoso di sé e del proprio tempo, la disponibilità sono

modi concreti di manifestare la bellezza dell’uomo e la bellezza di Dio.

Non solo; la misericordia, cioè la capacità di guardare alla miseria degli altri

con un cuore largo e benevolo, testimonia il vero volto di Dio e riempie il

nostro cuore di una misura pigiata e ben scossa.

Il cammino che stiamo facendo dovrebbe/potrebbe portarci a crescere nella

misericordia, a lasciare emergere in noi il lato bello e il lato buono.

La conclusione del discorso della montagna in Matteo è perentoria; siamo

chiamati ad essere perfetti come il Padre.

Oggi Luca corregge il tiro ricordando a tutti che la perfezione di Dio consiste

nella sua infinita misericordia.

Il discepolo non imita l’asettica perfezione di Dio ma la sua accogliente

bontà e pazienza.

E se c’è un aspetto su cui le nostre comunità devono investire è proprio questo;

diventare un Tabor per l’uomo d’oggi, capaci di accoglienza e di ascolto senza

giudizio, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 27 febbraio 2021

Il Vangelo di Domenica 28 Febbraio 2021

 

Della 2° Domenica di Quaresima.

Sant'Ilario, papa.

Prima lettura dal libro della Genesi (22, 1-2. 9. 10-13. 15-18)

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio

di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì

l'altare, collocò la legna.

Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente!

Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».

Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio.

Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro

per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato

tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa

la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare;

la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.

Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché

tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,31-34)

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi,

non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?

Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto?

Dio è colui che giustifica! Chi condannerà?

Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10) anno B.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse

su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime:

nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui;

facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.

Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una

voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!».

E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non

Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che

avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti.

Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Cosa ci rende così inquieti?

Quando riusciamo, infine, a fare silenzio intorno, magari costretti da questa gigantesca

ondata che ci ha travolti, causata dal virus, quando non funzionano i cellulari e le

televisioni e i portatili, quando torniamo di colpo indietro di cento anni, capendo

quanta strada abbiamo fatto e di quante cose abbiamo bisogno per vivere e sentiamo

il sentimento contraddittorio di una pace interiore mischiata alla paura di restare

senza i nostri inutili e indispensabili ninnoli, cosa ci resta nel cuore?

Cosa ci rende così inquieti?

Perdere l’inutile che abbiamo duramente conquistato?

La paura del futuro?

E cosa può sanare l’inquietudine?

Darci pace?

Portarci ad un livello di consapevolezza tale per cui, finalmente, scopriamo

che non è vero quello che ci fanno credere.

Non sono infelice perché non sono bellissimo, o ricco, o particolarmente brillante,

ma perché ho bisogno di capire qual’è il mio posto del mondo.

Naufraghi della storia, inutile presenza fra sette miliardi di individui connessi,

incapaci di rientrare in noi stessi, e la mia piccola vita anela ad un senso,

ad una risposta.

Siamo nel deserto. Infine.

Cumuli di macerie.

Cumuli di rovine provocate da un capitalismo spregiudicato, con la scusa del virus.

Cumuli di piccinerie figlie di una politica meschina ed incapace.

Cumuli di solitudini personali, di storie insignificanti, di domande irrisolte.

Saliamo al Tabor, infine.

Chi è davvero Gesù di Nazareth?

Questa domanda accompagna tutto il Vangelo di Marco, in lungo e in largo.

L’episodio della trasfigurazione è posto esattamente al centro della narrazione

evangelica, come a segnarne l’importanza assoluta.

Chi è Gesù? Chi è Dio?

Abramo, nella prima lettura, pensa che Dio sia l’assoluto cui sacrificare tutto,

anche suo figlio.

Per noi è abominevole il solo pensarlo.

Tutti i popoli vicini ad Israele praticavano il sacrificio umano, per placare gli dei.

Forse anche il Dio misterioso senza nome, che pure lo aveva accompagnato

fuori dalla sua terra e difeso, era come loro.

Questo, erroneamente, pensa Abramo.

No, ci dice il racconto.

Dio non ha bisogno del sacrificio di una vita, non ama i sacrifici umani.

La pagina della Genesi diventa un severo ammonimento per il popolo di Israele;

il Dio di Abramo non gradisce che si uccida in suo nome.

Eppure molti, ancora oggi, hanno questa idea di Dio; colui che chiede sacrifici

insopportabili.

Non è così il Dio di Gesù.

Lo conoscono Gesù, gli apostoli.

Come noi, sanno chi è, cosa dice, hanno assistito ai suoi miracoli.

Ma ancora non ne sanno niente. Come noi, io compreso.

Possiamo essere discepoli da sempre, e preti e suore.

Ma non sappiamo nulla di Lui.

Anch’io amici, che ogni giorno scrivo i miei strampalati commenti ai Vangeli,

non so ancora tutto di Dio, non lo conosco ancora veramente!

Ed Egli ci chiede di salire sul monte, per capire, per intravvedere, per intuire.

Eccolo allora.

Marco non riesce a descrivere la sua bellezza.

Mosè ed Elia parlano con Lui; la Legge e i profeti danno una risposta; Gesù è il Messia.

Le tre tende che Pietro vuole costruire, ricordano la festa delle capanne, 

Simone pensa, ingenuamente, che sia finalmente arrivato il tempo del Regno.

No, non è così.

Un’altra montagna si staglia all’orizzonte, una piccola altura ricavata da una cava

di pietra in disuso che i romani usano per appendere i condannati.

Non c’è Tabor senza Gòlgota, non c’è Gòlgota senza Tabor.

Non c’è bellezza e gioia che non costi fatica.

Non c’è dolore e sofferenza che non portino alla luce.

È bellissimo stare con Gesù.

È il figlio prediletto da ascoltare, ieri come oggi.

Marco è l’unico che scrive; improvvisamente, guardandosi intorno, non videro

più nessuno se non Gesù solo, con loro.

La conversione alla bellezza è improvvisa.

A noi di guardarci intorno e scoprire la bellezza di Dio per giungere anche noi,

infine, a vedere solo più Gesù nella nostra vita, e noi assieme con Lui.

La bellezza convertirà il mondo.

E noi, suoi fragili discepoli, siamo spinti a vivere nella bellezza della relazione

e della verità, della compagnia agli uomini e della Parola, per dire e dare ai nostri

fratelli uomini e donne, la speranza di una Presenza che ancora si deve svelare

nella sua totalità.

Noi, fragili discepoli, siamo chiamati e testimoniare con semplicità e verità che

solo Gesù colma il nostro cuore, riempie la nostra anima.

Viviamo, in un tragico ottimismo.

Tragico perché i tempi sono faticosi, per colpa di questo virus.

Ma sempre ottimismo, perché sappiamo chi è la bellezza di Dio; il Signore Gesù.

E questa bellezza alberga nel nostro desiderio.

Questa bellezza salva il mondo.

Perciò, saliamo anche noi con Gesù, sul Tabor, per vedere finalmente la bellezza

del nostro Dio, Santa Domenica, amici scalatori, Fausto.