mercoledì 17 febbraio 2021

Il Vangelo del Giovedì 18 Febbraio 2021

 

Del Giovedì dopo le Ceneri.

Santa Geltrude Comensoli.

Prima lettura dal libro del Deuteronòmio (30,15-20)

Mosè parlò al popolo e disse: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene,

la morte e il male.

Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le

sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva

e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per

entrare per prenderne possesso.

Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a

prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, oggi io vi dichiaro che certo perirete,

che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne

possesso, attraversando il Giordano.

Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti

la vita e la morte, la benedizione e la maledizione.

Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore,

tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita

e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di

dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,22-25) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire

molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire

ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso,

prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per

causa mia, la salverà.

Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde

o rovina se stesso?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il rischio c’è, eccome.

E Gesù ce lo ricorda; si può guadagnare il mondo e perdere l’anima.

Si può passare il tempo ad investire nelle cose importanti della vita, gli affetti,

la famiglia, il lavoro, dimenticando la ragione per cui esistiamo.

Il nostro occidente ha riempito il cuore delle persone di cose, dimenticandosi

che il cuore delle persone si colma solo con la presenza di Dio!

Abbiamo dimenticato di occuparci dell’anima, abbiamo messo da parte il lungo

faticoso e contorto cammino di questi duemila anni, la scoperta, per l’umanità,

di un Dio accessibile ed incontrabile.

Stiamo meglio, ci nutriamo adeguatamente (troppo!), abbiamo (quasi) imparato

a relazionarci senza scannarci, riusciamo a realizzare parte delle nostre aspirazioni;

eppure il senso di insoddisfazione è nell’aria, visibile, palpabile.

Le ragioni sono tante, certo, e tutte vere; il lavoro eccessivo, le città sporche,

i ritmi insostenibili, ed ora anche questa pandemia.

Ma, sotto sotto, quello che ci manca davvero è la risposta alla grande domanda

dell’esistenza; chi sono io?

Cos’è la mia vita?

Chi può colmare il mio infinito desiderio di bene?

Non perdiamo l’anima, che non vale il mondo intero, stiamo vedendo

come questa pandemia sta cambiando le nostre vite, perciò, aiutiamoci

con la preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 16 febbraio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 17 Febbraio 2021

 
Il Vangelo del Mercoledì 17 Febbraio 2021.

Del Mercoledì delle Ceneri.

Sacre Ceneri, inizio della Quaresima.

Prima lettura dal libro del profeta Gioèle (2,12-18)

Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni,

con pianti e lamenti.

Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli

è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi

riguardo al male».

Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.

Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate

una riunione sacra.

Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli,

i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore,

e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità

al ludibrio e alla derisione delle genti».

Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?».

Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (5,20-6,2)

Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro

è Dio stesso che esorta.

Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore,

perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.

Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della

salvezza ti ho soccorso».

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra

giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è

ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno

gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua

destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel

segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli

delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre

tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono

un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno

già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente

non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,

che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Con oggi la Chiesa cattolica di rito romano inizia il percorso della quaresima

che la porterà a celebrare la Pasqua dopo un intenso cammino di verità e di

purificazione interiore.

Prendiamo sul serio questo allenamento!

Mi piacerebbe tanto che questo inizio di quaresima fosse maggiormente conosciuto

e frequentato, soprattutto nel forte momento liturgico dell’imposizione delle Ceneri.

È un gesto simbolico e scomodo, un brutale richiamo alla verità della vita e dei fatti.

Siamo solo polvere, siamo solo cenere e tutta la nostra fatica, i nostri successi,

i nostri risultati torneranno ad essere polvere, come abbiamo visto che a causa del

covid tante vite sono terminate inaspettatamente.

Altro è l’essenziale, altro è urgente nella nostra vita; l’interiorità, la spiritualità,

la pace del cuore.

Altro ci soddisfa, ci segna, lascia una traccia del nostro passaggio su questa terra.

Il segno dell’imposizione delle ceneri rimette ordine nella nostra vita e sarebbe

bellissimo se ponesse ordine anche nella società.

Pensate come funzionerebbero meglio le discussioni parlamentari o le riunioni

condominiali se, prima, si imponessero le ceneri a tutti!

Animo, allora, cercatori di Dio; la liturgia ci regala quaranta giorni di verità,

di opportunità, di deserto, di allenamento per riscoprire cosa è davvero essenziale

nella nostra vita, cosa è importante, per cosa vale la pena di investire.

Un tempo per lasciare che la nostra anima, finalmente, ci raggiunga nel caos dei

giorni, con l’aiuto della meditazione e della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 15 febbraio 2021

Il Vangelo del Martedì 16 Febbraio 2021

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Giuliana di Nicomedia, vergine e martire.

Prima lettura dal libro della Gènesi (6,5-8;7,1-5.10)

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni

intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre.

E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato e,

con l'uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono

pentito di averli fatti».

Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti

ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.

Di ogni animale puro prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina;

degli animali che non sono puri un paio, il maschio e la sua femmina.

Anche degli uccelli del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne

in vita la razza su tutta la terra.

Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta

notti; cancellerò dalla terra ogni essere che ho fatto».

Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.

Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (8,14-21) anno dispari.

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non

avevano con sé sulla barca che un solo pane.

Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei

farisei e dal lievito di Erode!».

Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.

Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane?

Non capite ancora e non comprendete?

Avete il cuore indurito?

Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?

E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante

ceste colme di pezzi avete portato via?».

Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila,

quante sporte piene di pezzi avete portato via?».

Gli dissero: «Sette».

E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non capiscono, i discepoli, faticano a stare dietro a Gesù, non riescono

a sollevare lo sguardo, ad innalzare la fronte, a entrare più in profondità.

Tentennano, restano ancorati alle loro prospettive solo umane.

Hanno seguito il Signore, certo, ne sono stati affascinati, lo hanno ascoltato

e hanno visto i prodigi che compie.

Ma il loro cuore è ancora piccino, stretto nella morsa della loro prospettiva.

Gesù li ammonisce, li invita a non farsi prendere dal lievito di Erode.

L’Erode di cui parla è uno dei figli di Erode il grande; anch’egli, come il padre,

usa le religione per i propri fini politici.

Ancora oggi, purtroppo, molte persone pensano alla fede solo nella loro

dimensione culturale e sociale, come se fosse una simpatica concessione

all’ingenuità delle persone.

Ragionando in termini umani, pensano al proprio tornaconto infilandoci

dentro anche la religione.

Non solo i politici lo fanno ma anche noi, quando pensiamo a Dio come a

qualcosa che ci porta un vantaggio.

Non è questa la fede che propone Gesù, non è questo il volto del Dio che è venuto

ad annunciare.

Il Signore va amato per tutto quello che ci dona ogni giorno della nostra vita,

ed in particolar per il suo amore, attraverso la nostra preghiera quotidiana.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 14 febbraio 2021

Il Vangelo del Lunedì 15 Febbraio 2021

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Faustino e Giovita, martiri.

Prima lettura dal libro della Gènesi (4,1-15.25)

Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho

acquistato un uomo grazie al Signore».

Poi partorì ancora Abele, suo fratello.

Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.

Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore,

mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso.

Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta.

Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto?

Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te

è il suo istinto, e tu lo dominerai».

Caino parlò al fratello Abele.

Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?».

Egli rispose: «Non lo so.

Sono forse io il custode di mio fratello?».

Riprese: «Che hai fatto?

La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il

sangue di tuo fratello dalla tua mano.

Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo

e fuggiasco sarai sulla terra».

Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono.

Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io

sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà».

Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta

sette volte!».

Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.

Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò

Set. “Perché-disse-Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele,

poiché Caino l’ha ucciso”

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (8,11-13) anno dispari.

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli

un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno?

In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».

Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di quanti segni abbiamo bisogno per credere?

Gesù ha appena sfamato 4000 capifamiglia partendo da una manciata

di pani e di pesci.

Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine

del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti.

Molti di più hanno trovato nelle sue Parole lo specchio di una vita diversa,

altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato.

E altri cantano le sue gesta, non eroiche, non eclatanti.

Il sorriso fatto ai bambini, e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la compassione,

vera, adulta, virile, che emerge da ogni suo gesto.

Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere?

Come se Dio fosse una marionetta al nostro servizio.

Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri,

a volte seri, molto più spesso futili ed inutili.

Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere che Dio è ed è presente

nella nostra quotidianità?

Prima di iniziare la settimana, allora, proviamo a fare memoria, in questo piccolo

momento di preghiera che scalda il nostro cuore, dei tanti segni con cui Dio ci

manifesta la sua infinita e inattesa misericordia, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 13 febbraio 2021

Il Vangelo di Domenica 14 Febbraio 2021

 

Della 6° Domenica del Tempo Ordinario.

San Valentino, martire.

Prima lettura dal libro del Levìtico (13,1-2.45-46)

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del

corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una

piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno

dei sacerdoti, suoi figli.

Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto;

velato fino al labbro superiore, andrà gridando: "Impuro! Impuro!".

Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà

fuori dell'accampamento».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,31-11,1)

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa,

fate tutto per la gloria di Dio.

Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio;

così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse

ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45) anno B.

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli

diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!».

Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!».

E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire

niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione

quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che

Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori,

in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci sono delle esperienze o delle situazioni che ci isolano dagli altri, che ci fanno

piombare in un non richiesto gruppo speciale, condannato ad essere marginalizzato.

Come quando perdiamo una persona cara, come quando il dolore fisico irrompe

nella nostra vita, come quando un fallimento affettivo resetta la nostra vita.

Allora ci sentiamo estranei alla vita e la gente ci sfugge.

Di cosa parlare? Con chi?

Chi vuole accanto a sé qualcuno che è stato azzannato dal demone della sofferenza?

In quel caso, a volte, ci si avvicina a Dio.

Solo a volte; più spesso nel dolore e nella solitudine la fede la si perde, altro che storie.

Il lebbroso di oggi ne sa qualcosa.

È una malattia della povertà, la lebbra.

Devastante, inarrestabile, immonda, che ti consuma facendoti marcire.

Anche Israele, come tutte le civiltà del passato, aveva capito bene la gravità della

malattia e del contagio e imposto ai lebbrosi di stare alla larga dai centri abitati,

di gridare la propria condizione in caso di incontro con un’altra persona.

“Come succede ai giorni nostri, a causa del coronavirus, chi lo prende, viene

emarginato, rinchiuso, nessuno può venirti a trovare, per paura di essere

contagiati, perciò, non è cambiato nulla da più di duemila anni”.

Una malattia appesantita dal senso di colpa che tutti riversavano sull’ammalato.

La lebbra era la più terribile delle punizioni di Dio.

Nessuna pietà per i lebbrosi, nessuna pena, solo fastidio e paura nei loro confronti.

Una malattia che isola, un cancro dell’anima.

Il breve racconto di oggi è un gioiello di sfumature.

Il lebbroso ha fiducia in Gesù, si avvicina a Lui con confidenza, con cautela, con umiltà.

È l’unico caso, nel Vangelo di Marco in cui un ammalato si presenta da solo.

E non chiede la guarigione, ma la purificazione.

In lui è più forte il desiderio del riscatto sociale che del tornare sano.

Così per noi; ciò che uccide è la solitudine, non il male fisico.

Gesù ha compassione, diversamente da tutti gli altri.

Sente il patire del lebbroso. E lo tocca.

I devoti del tempo (e di oggi) dividevano la realtà in due categorie; nella luce

e nella purezza c’era Dio e tutti i bravi ragazzi, fra cui loro, ovviamente.

Dall’altra parte la tenebra, l’impurità e tutti gli altri.

Che Dio tocchi un lebbroso è fuori da ogni immaginazione.

Una provocazione infinita.

Eppure è questa la grande novità, la conversione da accogliere, la follia già

espressa nel battesimo, quando il Figlio si è messo in fila con i peccatori.

Dio si sporca le mani.

E non è mai il buio che entra in una stanza, ma la luce che esce dalla finestra

a rischiarare la notte.

E così accade; il puro contagia l’impuro e lo guarisce.

Da ogni male, da ogni solitudine, da ogni peccato, da ogni impurità siamo guariti.

Ma. Il tono cambia improvvisamente.

Gesù sembra essere un’altra persona; si scalda, ammonisce e intima,

è evidentemente infastidito.

Deve tacere, il lebbroso, star zitto, andarsene, farsi visitare dai sacerdoti per essere

riammesso nella comunità, come previsto dalla Legge che Gesù non ignora né snobba.

Ma il lebbroso disubbidisce, esagera, sbraca.

Al punto che Gesù non può più entrare in una città.

Dalla compassione alla rabbia, che cosa è successo?

Gesù chiede al lebbroso guarito il silenzio.

Non vuole passare come un guaritore, come un santone, come un guru.

Come può invitare la gente ad ascoltare la sua Parola e la novità del Regno

se la folla lo cerca solo per risolvere i proprio problemi?

Come potrà gestire la folla che chiede a Dio guarigione e non certo conversione?

Come potrà far capire alle persone il senso profondo della vita se questi pensano

già di conoscerlo e chiedono a Dio, eventualmente, di adeguarsi?

Allora come oggi è questo il dilemma che attanaglia Dio; provare compassione,

certo, e intervenire, ma senza diventare il Dio fantoccio che portiamo nel cuore,

il Dio a nostro servizio.

Ed ecco il nostro problema, amici, noi ci interessiamo di Dio, solo quando ci serve

e, magari, ci arrabbiamo pure se ci sembra che Lui non ci ascolti, poi ce ne

dimentichiamo in fretta appena ricevuto il dono, che cristiani da strapazzo che

siamo, quasi mi viene voglia di dire; Signore, lasciaci perdere, siamo solo dei miserabili.

Per fortuna che Lui è diverso da me e ci ama ugualmente, anche se ci dimentichiamo

è sempre la ad attenderci, buona Domenica dell’Amore, Fausto.