giovedì 29 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 30 Ottobre 2020

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

San Germano di Capua, Vescovo.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (1,1-11)

Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono

a Filippi, con i vescovi e i diaconi: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro,

e dal Signore Gesù Cristo.

Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi.

Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra

cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente.

Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà

a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto

nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo,

voi che con me siete tutti partecipi della grazia.

Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell'amore

di Cristo Gesù.

E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno

discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e

irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si

ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (14,1-6) anno pari.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi

stavano a osservarlo.

Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no

guarire di sabato?».

Ma essi tacquero.

Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà

fuori subito in giorno di sabato?».

E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tutti tacciono; davanti all’immenso buon senso di Gesù c’è poco da dire,

meglio tacere per evitare di fare peggiori figure.

Di nuovo, come qualche giorno fa, Gesù analizza lo stretto rapporto che esiste

tra fede e abitudine, tra norma e libertà, fra regola e Dio.

E questo rapporto non riguarda i non credenti ma proprio noi che abbiamo conosciuto

il rabbì e vogliamo essere suoi discepoli fino in fondo e amarlo e seguirlo.

La fede riguarda più la dimensione dell’intuito, dell’emozione,

dell’abbandonarsi, all’inizio, almeno.

Poi, col passare del tempo, come ogni realtà umana, si organizza, si struttura, si abitua.

È normale, è giusto; serve un contenitore per le emozioni, un percorso per la conversione.

Il rischio, però, è quello di perdere di vista la ragione finale, concentrarmi sulla

norma scordandomi la ragione per cui esiste.

Così la fede, anzi peggio.

Peggio, perché diamo un'aura di religiosità e divinità alle scelte che sono storiche,

passeggere, penultime.

Guarire un malato era ed è un gesto di amore, che dà gloria a Dio, non un lavoro

che vìola il sabato, ma che viene anche attraverso la preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 28 ottobre 2020

Il Vangelo del Giovedì 29 Ottobre 2020

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Chiara Luce Badano, Giovane focolarina.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (6,10-20).

Fratelli, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza.

Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo.

La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne,

ma contro Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di

tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio

e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.

State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della

giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.

Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i

dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello

Spirito, cioè la parola di Dio.

Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello

Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i

santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca,

per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene,

e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (13,31-35) anno pari.

In quel giorno si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via

di qui, perché Erode ti vuole uccidere».

Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio

guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito.

Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia

strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono

mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina

la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!

Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta!

Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Erode vuole far uccidere Gesù.

Sempre i potenti risolvono i problemi in questo modo; togliendo di mezzo

chi li provoca, allora come oggi.

La risposta di Gesù è sibillina; non sarà Erode a decidere l’ora della sua morte.

Erode, una volpe (animale negativo in Israele che non indica la furbizia come

per noi oggi), non è che una piccola pedina nel grande progetto di Dio.

Così accade nella logica divina; coloro che si credono potenti e che pensano

di avere il controllo della situazione sono, in realtà, dei piccoli uomini che oggi

ricordiamo solo perché hanno avuto a che fare con un oscuro asceta e un

falegname che si fece profeta.

Davanti a tanta ostilità il cuore di Gesù sanguina; addolorato Gesù riconosce che il

suo messaggio subisce violenza e l’odio nei suoi confronti si sta facendo insostenibile.

Gesù avrebbe preferito un altro epilogo, non certo ciò che sta per accadergli.

Ma in certe occasioni l’unico modo per manifestare la verità delle cose in cui si

crede è quello di andare fino in fondo alle proprie decisioni, aiutati dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 27 ottobre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 28 Ottobre 2020

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Simone e Giuda, Apostoli.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,19-22)

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi

e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,

avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.

In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel

Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione

di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (6,12-16) anno pari.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede

anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea,

suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo,

figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota,

che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,

da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo

ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti

impuri venivano guariti.

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di loro sappiamo ben poco; Giuda è chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo.

Di Simone sappiamo che era nato a Cana ed era soprannominato lo zelota, cioè lo zelante. L’evangelista Luca presenta Giuda come Giuda di Giacomo quindi forse come fratello

o figlio di Giacomo, l’altro apostolo.

Matteo e Marco lo chiamano invece Taddeo, un soprannome che in aramaico

Significa magnanimo.

Uno zelante e un generoso fanno parte del gruppo dei Dodici perché per seguire

il Signore ci vuole molta passione e un cuore generoso.

E il fatto di non sapere nulla di loro ci dice una cosa splendida della Chiesa

(di questa Chiesa in conversione); poco importano i ruoli, le cariche,

le imprese eroiche.

Al centro della nostra attenzione c'è sempre e solo il Signore Gesù, Lui solo

i discepoli hanno testimoniato mettendo le proprie vicende personali fra parentesi.

Anche se siamo apostoli in fondo alla lista e di noi non si sa molto, siamo preziosi

collaboratori della diffusione del Vangelo, attraverso la preghiera, questo solo conta!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 26 ottobre 2020

Il Vangelo del Martedì 27 Ottobre 2020

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Evaristo, Papa e martire.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,21-33)

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano

ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come

Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo.

E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato

se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante

la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga

o alcunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama

la propria moglie, ama se stesso.

Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche

Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.

Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due

diventeranno una sola carne.

Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso,

e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (13,18-21) anno pari.

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa

lo posso paragonare?

È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe,

divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio?

È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina,

finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È come un granello di senape il Regno, come il lievito che, messo nella pasta,

la fa fermentare.

Cioè è poca cosa, nemmeno si nota, scompare in mezzo alla terra, in mezzo alla farina.

Piccolo ma pieno di energia propria, il Regno cresce senza che ce ne accorgiamo,

cambia le coscienze, feconda le civiltà, plasma nuovi modi di pensare.

Piccolo ma efficace, presente ma non ingombrante, capace di cambiare

e trasfigurare ogni cosa.

Ma se è così, perché noi cattolici siamo così preoccupati dei numeri e delle statistiche?

Perché contiamo le persone che vengono a messa o alle riunioni, lamentandoci per

la scarsa partecipazione?

Perché a volte diamo la pessima impressione di voler rendere lievito tutta la pasta, di voler

infestare il mondo con i nostri semi invece di essere presenza minoritaria significativa?

Forse i tempi durissimi che stiamo vivendo ci richiamano proprio a questa verità; non

importa quanti siamo, importa chi siamo e come annunciamo il vangelo.

Con quanta coerenza, con quanta luce, con quanto amore.

I risultati lasciamoli al Signore che guarda i cuori e non le statistiche.

Non importa quanti cristiani siamo nel mio o nel vostro quartiere, ma quanto siamo

buoni cristiani!

Non sarà tutto semplice, ma la preghiera ci aiuterà a diventarlo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 25 ottobre 2020

Il Vangelo del Lunedì 26 Ottobre 2020

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

San Folco Scotti, Vescovo.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,32-5,8)

Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda

come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità,

nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi

a Dio in sacrificio di soave odore.

Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi-come

deve essere tra santi-né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti.

Piuttosto rendete grazie!

Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro-cioè nessun

idolatra-ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.

Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l'ira di Dio viene sopra

coloro che gli disobbediscono.

Non abbiate quindi niente in comune con loro.

Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.

Comportatevi perciò come figli della luce.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (13,10-17) anno pari.

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato.

C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva

e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia».

Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione

di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare;

in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi

slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?

E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni,

non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la

folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si vergognano, i detentori del potere religioso, arrossiscono davanti alle loro

assurde elucubrazioni, le loro sconclusionate riflessioni teologiche che

presentano un Dio feroce e incomprensibile.

E fanno benissimo a vergognarsi.

Esulta, la folla, perché finalmente vede il vero volto di Dio.

Non un Dio che contabilizza le loro colpe, che impone insopportabili pesi,

che chiede senza donare.

Esulta, perché Dio guarisce senza guardare al calendario, senza seguire

imperscrutabili precetti.

E fa benissimo ad esultare.

Gesù svela il volto di un Dio che mette l’uomo al centro, non il precetto,

che desidera il bene del discepolo.

E Gesù insiste, argomenta con la Legge a chi si nasconde dietro la Legge

perchè non sa argomentare.

Che il Signore ci aiuti a non nasconderci dietro le piccinerie degli uomini per proporre

sempre la sua Legge che è fatta per la vita e per l’uomo, aiutandoci con la preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 24 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 25 Ottobre 2020

 

Della 30° Domenica del Tempo Ordinario.

Prima lettura dal libro dell'Èsodo (22,20-26)

Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi

siete stati forestieri in terra d'Egitto.

Non maltratterai la vedova o l'orfano.

Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io darò ascolto al suo grido,

la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove

e i vostri figli orfani.

Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che sta con te, non ti

comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.

Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto

del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe

coprirsi dormendo?

Altrimenti, quando griderà verso di me, io l'ascolterò, perché io sono pietoso».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1,5-10)

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola

in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello

per tutti i credenti della Macedònia e dell'Acàia.

Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia

e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo

bisogno di parlarne.

Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete

convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo

Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall'ira che viene.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40) anno A.

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi,

si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo

alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima

e con tutta la tua mente".

Questo è il grande e primo comandamento.

Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Erano 613 i precetti che il pio israelita era tenuto ad osservare, al tempo di Gesù.

Dalle dieci parole consegnate a Mosè per stipulare l’alleanza con il popolo si

era giunti a questa selva di leggi e leggine per erigere una siepe intorno alla

Torah, come avevano decretato i rabbini.

Di questi 365 erano proibizioni, uno per ogni giorno dell’anno, e i rimanenti

erano precetti positivi, uno per ogni osso del corpo umano, secondo la

conoscenza dell’epoca.

Le donne erano tenute solo all’osservanza dei primi.

Il popolino non era in grado di ricordarsi tutti i precetti e le sottili distinzioni

di casistica morale che certi comandamenti richiedevano, perciò i farisei e i

dottori della Legge li consideravano peccatori irrimediabilmente persi.

La gente credeva che l’intero corpus delle norme provenisse direttamente da Mosè.

Molte volte, lo sappiamo, Gesù distingue la Legge di Dio da quelle derivanti dalle

tradizioni degli uomini, ponendosi in aperto contrasto con i devoti del tempo.

Alcuni rabbini si rendevano conto dell’enormità della situazione e, più tolleranti,

stabilivano un ordine gerarchico per aiutare i fedeli a osservare almeno i precetti

più importanti ma altri, più intransigenti, consideravano tutti i precetti

ugualmente vincolanti.

Come il tale che cerca di redarguire il falegname che si spaccia per rabbino

e che accusa i dottori della Legge di imporre pesi insopportabili ai fedeli

e gli pone un classica domanda/trabocchetto.

E che, al solito, verrà zittito.

Gesù risponde citando la bellissima professione di fede degli israeliti, lo

shema Israel, la preghiera che ogni ebreo recitava al mattino e alla sera.

Cosa è importante nella vita del fedele?

Amare Dio con tutte le forze, con tutta l’anima, con tutta la mente.

Amare con tutte le forze; al meglio delle proprie capacità, delle proprie

possibilità, della propria esperienza e del proprio carattere.

Troppe volte incontro persone che si lamentano di non esser capaci di amare,

di essere duri di cuore.

È vero, può accadere che la vita ci bastoni o che ci troviamo con un pessimo carattere.

Siamo chiamati ad amare nella concretezza di ciò che siamo, non di ciò

che vorremmo essere.

Amare Dio con tutta l’anima; meglio sarebbe tradurre con tutta la vita, senza

schizofrenie, trovando Dio in ogni attività, in ogni esperienza, anche

all’apparenza lontana, anche dolorosa.

Il cristiano è colui che fa unità nel proprio cuore, che fa il monaco, l’unificatore,

che trova una ragione che tiene legate tutte le cose.

Quanto è triste vedere dei cristiani che tirano Dio fuori dal cassetto solo quando serve!

Amare Dio con tutta la mente; con intelligenza, studiando, approfondendo

le nostre ragioni.

È impensabile trovare dei credenti che nel tempo in cui tutti devono studiare

vent’anni per avere uno straccio di lavoro, pensano che la fede si riduca ad

un’emozione e non sanno dare ragione della speranza che è in loro!

Ma, come ebbi a scrivere molti anni fa, esiste un comandamento prima del

primo, un comandamento “zero”; lasciati amare.

Come è possibile “comandare” di amare?

No, possiamo amare perché ci scopriamo amati, il nostro amore è risposta all’amato.

Alcuni biblisti fanno notare, giustamente, come esista un’evoluzione interna ai

Vangeli riguardo a questo precetto; se Marco e Matteo distinguono i due comandamenti,

Luca lo fa diventare un unico comandamento e Giovanni osa di più sostituendolo

con una nuova richiesta; siamo chiamati ad amarci come Gesù ci ha amato.

Gesù chiede di amare il prossimo come noi stessi; bisogna prima amare noi stessi, quindi!

Non seguendo le deliranti indicazioni del nostro tempo che spingono verso il

narcisismo e l’egoismo devastanti, ma nella consapevolezza serena di essere

amati e progettati per diventare un capolavoro.

Amare se stessi significa riconoscersi amati e accolti senza condizioni per

potere, perciò, amare senza condizioni.

All’epoca di Gesù un grande rabbino, Hillel, diceva di non fare agli altri ciò che

non si voleva che gli altri facessero a noi, Gesù riprendere e mette in positivo

questo comandamento; siamo chiamati a fare qualcosa di costruttivo per gli altri.

Non siamo chiamati ad amare noi stessi o gli altri per simpatia, ma perché colmi

dell’amore di Dio.

Il nostro amore verso gli altri diventa un’eccedenza, come le fontane che si

riempiono d’acqua fino all’orlo per poi sbordare nella vasca sottostante.

La liturgia, saggiamente, fa calare la Parola nel quotidiano proponendoci,

nella prima lettura, una interessante serie di norme di protezione dello

straniero e del povero, spesso vittime di vessazioni e ingiustizie.

L’amore diventa concretezza e attenzione, come il fatto di restituire il mantello/cappa

del povero pignorato per insolvenza affinché possa proteggersi dal rigore della notte!

Iniziamo questa settimana andando all’essenziale; l’amore ci salva, ci redime,

ci restituisce alla verità e ci porta verso Dio.

Perciò amici, impariamo ad amare ed avremo la gioia nel cuore, in particolar modo

in questo periodo dell’aumento dei contagi da virus, amiamo il prossimo rispettando

le regole essenziali per non contagiare, o non essere contagiati, buona Domenica Fausto.