domenica 11 ottobre 2020

Il Vangelo del Lunedì 12 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

Nostra Signora del Pilar, e San Serafino da Montegranaro, religioso.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (4,22-24. 26-27.31-5,1)

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera.

Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera,

in virtù della promessa.

Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze.

Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar.

Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi.

Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non

conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell'abbandonata, più di quelli

della donna che ha marito».

Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di

nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32) anno pari.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa

generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà

dato alcun segno, se non il segno di Giona.

Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio

dell'uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa

generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra

per ascoltare la sapienza di Salomone.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione

e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Cerchiamo segni della presenza di Dio, sempre, ovunque.

Gesù, duro, ammonisce; nessun segno ci è dato, se non quello di Giona, il segno

della predicazione.

Gli abitanti di Ninive si sono convertiti alla predicazione di un pavido profeta,

gli hanno dato retta, hanno proclamato una penitenza pubblica hanno chiesto e

ottenuto perdono e misericordia. E noi?

Siamo arcistufi dei profeti, conosciamo a memoria il cattolicesimo, siamo troppo

presi per prendere sul serio l’annuncio soffocante della Chiesa.

No, amici, stiamo attenti; nella povertà della nostra Chiesa Dio ci raggiunge,

nelle parole spesso (troppo spesso) che paiono usurate e consumate, parole

ripetute ma che non dicono più nulla.

Siamo chiamati a scovare la traccia della presenza di Dio nelle esperienze

quotidiane che facciamo, dalla parrocchia agli incontri che ci richiamano

all’altrove, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 10 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 11 Ottobre 2020

 

Della 28° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giovanni XXIII, papa.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (25,6-10)

Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di

grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre

distesa su tutte le nazioni.

Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,

l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.

E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.

Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua

salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,12-14.19-20)

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato

a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.

Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza

con magnificenza, in Cristo Gesù.

Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14) anno A.

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai

farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze

per suo figlio.

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato

il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto;

venite alle nozze!".

Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini

e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;

andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze".

Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni,

e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale.

Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?".

Quello ammutolì.

Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre;

là sarà pianto e stridore di denti".

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Preparo il commento al Vangelo il Sabato sera.

Mi ritaglio un tempo di riflessione e di preghiera che mi proietta alla Domenica,

una sorta di post-it della mia vita interiore per fecondare la settimana.

Ho appena letto i quotidiani del giorno.

Sono coinvolto da quanto sta succedendo dietro le mura leonine, gli scandali che

da tempo scuotono il Vaticano e la (irrisolta e in salita) riforma della Curia

romana attuata da Francesco.

Provo disagio, lo confesso.

Anche un senso di nausea.

Non voglio entrare nello specifico: non ho gli strumenti per capire fino in fondo

la situazione (chi li ha?), e le poche informazioni fornite sono interpretate nella

linea di pensiero del giornalista che le riporta, lo so bene.

Ma il disagio rimane.

Come se qualcuno parlasse male di mia madre e mi invitasse a prendere le distanze

solo perché ha un vestito fuori moda.

No, non è questa la Chiesa che ho conosciuto. Non così, almeno.

Siamo peccatori, lo so. Tutti.

E ne siamo consapevoli. Ma non a sufficienza.

E se tutto quello che sta succedendo, dal Covid in avanti, ma anche prima, fosse lo

sgambetto che lo Spirito ci sta facendo per fermarci e capire cosa stiamo facendo?

E se-sul serio-ci stesse sfuggendo qualcosa di grandioso che, pure, è sotto gli occhi di tutti?

Ho bisogno urgente e inappellabile di Profezia.

“Tante persone sono in crisi di fede, che a motivo della questione su Dio non

trovano pace; persone che soffrono a causa dei peccati di persone di Chiesa e.

hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto

lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato,

senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.
Detto da me, che sono birichino di natura, questa affermazione, commento al

Vangelo dei due figli di due domeniche fa sarebbe passata abbastanza inosservata.

Detta da Papa Benedetto durante la messa conclusiva della sua famosa visita al

suo paese natale di qualche anno fa, lascia davvero stupiti e ammirati e denota

la freschezza e lo spirito evangelico di questo grande papa-teologo!
E la liturgia continua sulla linea della contrapposizione fra chi accoglie e chi no,

fra chi vive una vita di facciata, anche nella fede, ancora oggi, e chi si rende

conto della fortuna immensa di avere ricevuto la chiamata a lavorare nella

vigna del Signore o, in questo caso, al banchetto nuziale del Figlio di Dio.
Oggi si parla di nozze, finalmente.

La festa nuziale, di questi tempi, non attira molta simpatia.
Per come abbiamo ridotto questo evento, splendido, la decisione di due innamorati

di consegnarsi all’Amore, a ripetizione di un cliché molto più simile ad un set

cinematografico che ad una vera festa.

Capisco che, in questo giudizio, prevale la mia indole orsifera, ma l’esperienza

mi ha terribilmente segnato e sono più i matrimoni finto/forzatamente allegri

che di quelli autenticamente gioiosi.

Forse per una semplice incomprensione di base; la festa non è misurabile dal

numero di portare al pranzo o dall’ostentazione del lusso, ma dal cuore e dalla

disposizione interiore dei presenti.
Mettetevi nei panni di un ebreo vissuto duemila anni fa; si mangiava forse una

volta al giorno e il matrimonio era l’occasione di una vita per uscire da una

quotidianità molto dura.

Il rito del matrimonio prevedeva una settimana di festeggiamenti e un pasto regale.

Il banchetto nuziale, allora, richiamava una festa straordinaria e riuscita, la

massima espressione della gioia terrena.
Ecco, dice Gesù, incontrare Dio è la più bella festa cui una persona possa partecipare.

Una bella festa nuziale riuscita, ecco cos’è l’incontro con Dio.
Non un dovere noioso. Non un obbligo.
Non una penitenza per meritarci il Paradiso che, per giunta, è pure gratuito.
Non un legame parentale di cui vorrei tanto fare a meno.
Una splendida festa.
Porca di quella miseria; ma come abbiamo ridotto la fede, noi cristiani?
Basterebbe questo per meditare, oggi.

Chiederci se la nostra esperienza di fede sia più simile ad una festa o ad un

funerale, ed è per questo che a mio figlio ho detto che al mio funerale non

voglio persone che piangono, i piagnistei non mi sono mai piaciuti, perciò,

solo persone allegre.

Per ripartire nella straordinaria esperienza di discepolato.

La parabola raccolta da Matteo mischia diversi piani, salta subito agli occhi,

inserzioni derivanti, probabilmente, da altri detti di Gesù.

La prima parte racconta del rifiuto degli invitati, troppo occupati dalle cose di

questo mondo per pensare seriamente a Dio.

Matteo, probabilmente, si riferisce alla parte di Israele che non accetta l’invito

(il tema del rapporto fra Dio e Israele come patto nuziale è molto presente nella

Bibbia) ma possiamo benissimo attualizzarla; anche noi corriamo il rischio di

essere troppo indaffarati per gioire.

I luoghi comuni, durissimi a morire e fomentati dai cattolici troppo devoti; continuano

a relegare la fede nelle attività doverose ma noiose, da fare il meno possibile.
Cosa abbiamo di meglio da fare, oggi, del lasciarci amare da Dio?

L’inserzione finale di Matteo, derivata da un altro detto di Gesù, sull’invitato

cacciato perché vestito in maniera inadeguata, cosa del tutto improbabile avendo

appena raccolto gli invitati fra i mendicanti!, pare essere, invece, rivolta a noi

discepoli, che ci siamo trovati seduti al tavolo senza averne diritto, figli

acquisiti dopo il diniego di Israele.
Anche noi corriamo il rischio di abituarci alla festa, di cadere nella routine della fede.
Anche noi corriamo il rischio di gettare la nostra vita interiore dalla finestra, di non

indossare la veste bianca che, pure, ci contraddistingue come discepoli.
Non commettiamo questo errore madornale.
Non rifiutiamo la felicità.

Certo amici, andiamo alla Mensa del Signore con gioia, altrimenti corriamo il

rischio anche noi di essere rimproverati, buona Domenica Fausto.

venerdì 9 ottobre 2020

Il Vangelo del Sabato 10 Ottobre 2020

 

Il Vangelo del Sabato 10 Ottobre 2020.

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Daniele Comboni, missionario.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,22-29)

Fratelli, la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa

venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.

Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge,

in attesa della fede che doveva essere rivelata.

Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo

giustificati per la fede.

Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo.

Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti

siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.

Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina,

perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,27-28) anno pari.

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli

disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quante volte, in nome della fede cristiana, è stato esaltato il valore della famiglia!

È vero; la famiglia è il luogo che Dio ha stabilito per creare delle relazioni stabili e feconde.

In teoria.

Perché ciò accade se i membri di una famiglia sono disposti a relazionarsi con

verità, a costruire, con fatica, a soffrire per aiutarsi a trovare il senso della vita.

Succede, a volte, che la famiglia diventi un luogo soffocante, intessuto di ricatti

e sensi di colpa, irrigidito in atteggiamenti sessisti e di imposizione.

No, il cristianesimo relativizza anche la famiglia, uscendo dalla logica della

salvaguardia del clan che caratterizza ogni esperienza religiosa.

Gesù osa; esiste un valore superiore alla famiglia, l’incontro con Dio.

E, grazie a questo incontro, possiamo intessere delle relazioni fra discepoli più forti dei

rapporti di sangue, più importanti delle relazioni famigliari.

Beati noi, se osserviamo la Parola di Dio nella quotidianità.

E doppiamente beati se cerchiamo di farlo in famiglia, magari facendoci

aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 8 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 9 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Dionigi, vescovo e Compagni Martiri.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,7-14)

Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede.

E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede,

preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni».

Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad

Abramo, che credette.

Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione,

poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte

nel libro della Legge per metterle in pratica».

E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che

il giusto per fede vivrà.

Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica

queste cose, vivrà grazie ad esse».

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso

maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno»,

perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi,

mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,15-26) anno pari.

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per

mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».

Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in

rovina e una casa cade sull'altra.

Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.

Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di

chi li scacciano?

Per questo saranno loro i vostri giudici.

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede

è al sicuro.

Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali

confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.

Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando

sollievo e, non trovandone, dice: "Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito".

Venuto, la trova spazzata e adorna.

Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora.

E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si parla di demoni, oggi.

Non come ne parliamo nel nostro mondo malato che ha fatto diventare il

demonio una specie di drammatico eroe decadente.

E nemmeno come una certa presunta scienza tratta questo genere di cose,

come un fenomeno da baraccone.

E nemmeno come ne parla qualche fedele impressionabile che vede l’opera

del demonio ovunque.

Esiste il male, e opera, ma opera in chi lo lascia operare, in chi non ha un

uomo forte a presidiare la casa.

Chi vive una fede autentica, serena, feconda, non ha nulla da temere.

Gesù ci aiuta ad avere pazienza verso noi stessi, verso i nostri difetti.

Quante volte vorremmo essere perfetti nella fede e nell’amore,

senza peccati e senza tentazioni!

È meglio avere una casa non proprio linda, meglio che qualche difetto ci faccia

restare nell’umiltà e in atteggiamento di conversione, per evitare che trovando la

nostra casa interiore bella pulita il demone venga ad abitarci con tutta la famiglia!

Per questo è sempre meglio ripararci nella preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 7 ottobre 2020

Il Vangelo del Giovedì 8 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Benedetta.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,1-5)

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato

al vivo Gesù Cristo crocifisso!

Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo

Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Siete così privi d'intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito,

ora volete finire nel segno della carne?

Avete tanto sofferto invano?

Se almeno fosse invano!

Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie

alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte

va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un

viaggio e non ho nulla da offrirgli", e se quello dall'interno gli risponde: "Non

m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso

alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo

amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?

O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più

il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La splendida parabola dell’amico importuno ci dice che la preghiera è una

questione di insistenza e di abitudine in senso positivo.

Non di insistenza nel senso che si tratta di rompere le scatole a Dio finché non

ci esaudisca, ma insistenza verso noi stessi, mettendo la preghiera al centro

della nostra vita interiore, coltivandola quotidianamente, anche solo per pochi

minuti, per formarci ad una sana abitudine.

La nostra preghiera non deve essere estemporanea, rarefatta, ma rivestirci

e animarci come qualcosa di essenziale alla nostra vita.

In aggiunta alla preghiera del Padre nostro, non importa quali siano le altre

parole che usiamo; la preghiera può essere una lode, una richiesta, un’intercessione;

l’essenziale è che ci rivolgiamo ad un Padre che già ci conosce e sa bene di cosa

abbiamo bisogno e che sa se ciò che stiamo chiedendo è per il nostro bene,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 6 ottobre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 7 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria del Santo Rosario, 

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (2,1-2.7-14)

Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a Gerusalemme

in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito

a una rivelazione.

Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle

persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.

Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello

per i circoncisi-poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei

circoncisi aveva agito anche in me per le genti-, e riconoscendo la grazia a me data,

Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra

in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi.

Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.

Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto.

Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme

ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore

dei circoncisi.

E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba

si lasciò attirare nella loro ipocrisia.

Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo,

dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla

maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-4) anno pari.

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli li

disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga

il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri

peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci

alla tentazione».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Perchè dobbiamo pregare?

La principale ragione e che siamo chiamati a pregare perché Gesù ha pregato.

Affascinati dall’intimo rapporto che Gesù ha con il Padre, i discepoli lo hanno

seguito mentre di notte si ritirava in solitudine e stava in lungo colloquio con Dio.

Certo ogni discepolo era avviato alla vita di preghiera, recitava le benedizioni del

mattino e frequentava la sinagoga e il tempio.

Ma Gesù testimonia una preghiera completamente nuova, intima, una relazione

famigliare con Dio che nessuno mai si sarebbe aspettato.

E così i discepoli chiedono di essere introdotti a questo modo unico di pregare.

Gesù li accontenta e consegna loro il Padre nostro, la preghiera dei figli.

Poche richieste essenziali, la consapevolezza che Dio è un padre che ci ama,

il valore del riconoscere la sua presenza in mezzo a noi.

Anche noi oggi, Signore, ti diciamo con fede; insegnaci a pregare che è un dialogo

intimo con Te; Padre Nostro, Ave Maria, nostra Madre e Gloria che è la Trinità.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.