giovedì 8 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 9 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Dionigi, vescovo e Compagni Martiri.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,7-14)

Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede.

E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede,

preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni».

Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad

Abramo, che credette.

Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione,

poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte

nel libro della Legge per metterle in pratica».

E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che

il giusto per fede vivrà.

Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica

queste cose, vivrà grazie ad esse».

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso

maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno»,

perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi,

mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,15-26) anno pari.

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per

mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».

Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in

rovina e una casa cade sull'altra.

Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.

Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di

chi li scacciano?

Per questo saranno loro i vostri giudici.

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede

è al sicuro.

Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali

confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.

Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando

sollievo e, non trovandone, dice: "Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito".

Venuto, la trova spazzata e adorna.

Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora.

E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si parla di demoni, oggi.

Non come ne parliamo nel nostro mondo malato che ha fatto diventare il

demonio una specie di drammatico eroe decadente.

E nemmeno come una certa presunta scienza tratta questo genere di cose,

come un fenomeno da baraccone.

E nemmeno come ne parla qualche fedele impressionabile che vede l’opera

del demonio ovunque.

Esiste il male, e opera, ma opera in chi lo lascia operare, in chi non ha un

uomo forte a presidiare la casa.

Chi vive una fede autentica, serena, feconda, non ha nulla da temere.

Gesù ci aiuta ad avere pazienza verso noi stessi, verso i nostri difetti.

Quante volte vorremmo essere perfetti nella fede e nell’amore,

senza peccati e senza tentazioni!

È meglio avere una casa non proprio linda, meglio che qualche difetto ci faccia

restare nell’umiltà e in atteggiamento di conversione, per evitare che trovando la

nostra casa interiore bella pulita il demone venga ad abitarci con tutta la famiglia!

Per questo è sempre meglio ripararci nella preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 7 ottobre 2020

Il Vangelo del Giovedì 8 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Benedetta.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,1-5)

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato

al vivo Gesù Cristo crocifisso!

Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo

Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Siete così privi d'intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito,

ora volete finire nel segno della carne?

Avete tanto sofferto invano?

Se almeno fosse invano!

Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie

alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte

va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un

viaggio e non ho nulla da offrirgli", e se quello dall'interno gli risponde: "Non

m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso

alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo

amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?

O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più

il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La splendida parabola dell’amico importuno ci dice che la preghiera è una

questione di insistenza e di abitudine in senso positivo.

Non di insistenza nel senso che si tratta di rompere le scatole a Dio finché non

ci esaudisca, ma insistenza verso noi stessi, mettendo la preghiera al centro

della nostra vita interiore, coltivandola quotidianamente, anche solo per pochi

minuti, per formarci ad una sana abitudine.

La nostra preghiera non deve essere estemporanea, rarefatta, ma rivestirci

e animarci come qualcosa di essenziale alla nostra vita.

In aggiunta alla preghiera del Padre nostro, non importa quali siano le altre

parole che usiamo; la preghiera può essere una lode, una richiesta, un’intercessione;

l’essenziale è che ci rivolgiamo ad un Padre che già ci conosce e sa bene di cosa

abbiamo bisogno e che sa se ciò che stiamo chiedendo è per il nostro bene,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 6 ottobre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 7 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria del Santo Rosario, 

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (2,1-2.7-14)

Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a Gerusalemme

in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito

a una rivelazione.

Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle

persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.

Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello

per i circoncisi-poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei

circoncisi aveva agito anche in me per le genti-, e riconoscendo la grazia a me data,

Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra

in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi.

Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.

Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto.

Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme

ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore

dei circoncisi.

E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba

si lasciò attirare nella loro ipocrisia.

Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo,

dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla

maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-4) anno pari.

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli li

disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga

il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri

peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci

alla tentazione».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Perchè dobbiamo pregare?

La principale ragione e che siamo chiamati a pregare perché Gesù ha pregato.

Affascinati dall’intimo rapporto che Gesù ha con il Padre, i discepoli lo hanno

seguito mentre di notte si ritirava in solitudine e stava in lungo colloquio con Dio.

Certo ogni discepolo era avviato alla vita di preghiera, recitava le benedizioni del

mattino e frequentava la sinagoga e il tempio.

Ma Gesù testimonia una preghiera completamente nuova, intima, una relazione

famigliare con Dio che nessuno mai si sarebbe aspettato.

E così i discepoli chiedono di essere introdotti a questo modo unico di pregare.

Gesù li accontenta e consegna loro il Padre nostro, la preghiera dei figli.

Poche richieste essenziali, la consapevolezza che Dio è un padre che ci ama,

il valore del riconoscere la sua presenza in mezzo a noi.

Anche noi oggi, Signore, ti diciamo con fede; insegnaci a pregare che è un dialogo

intimo con Te; Padre Nostro, Ave Maria, nostra Madre e Gloria che è la Trinità.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 5 ottobre 2020

Il Vangelo del Martedì 6 Ottobre 2020

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Bruno di Monaco, sacerdote e monaco.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (1,13-24)

Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo

nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo,

superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali,

accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri.

Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la

sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi

in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare

a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia

e poi ritornai a Damasco.

In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa

e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro,

se non Giacomo, il fratello del Signore.

In ciò che vi scrivo-lo dico davanti a Dio-non mentisco.

Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia.

Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in

Cristo; avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava,

ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere».

E glorificavano Dio per causa mia.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42) anno pari.

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una

donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore,

ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi

abbia lasciata sola a servire?

Dille dunque che mi aiuti».

Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,

ma di una cosa sola c'è bisogno.

Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Marta e Maria sono l’immagine del perfetto discepolo che accoglie il Signore

nella propria casa, nella propria vita, e lo serve.

Non sono da contrapporre, come erroneamente fatto in mediocri meditazioni,

ma da accostare; l’attivismo di Marta si nutre della contemplazione di Maria.

Non esiste una preghiera che non diventi servizio ed è arido un servizio che

non attinga energia e forza dall’incontro prolungato col Signore.

La preghiera e l’azione restano i due binari su cui corre la nostra vita di

fede, guai a trascurarne uno o a contrapporlo all’altro.

In questo tempo di radicale conversione della Chiesa dobbiamo riscoprire il

valore del dialogo intimo col Signore, della preghiera prolungata, della

meditazione della Parola di Dio e, nel contempo, continuare a presidiare gli

avamposti della carità e dell’accoglienza in questa società sempre più

competitiva che finisce col lasciare indietro chi non ce la fa, ma per fortuna

abbiamo la preghiera che ci può dare un aiuto.

 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 4 ottobre 2020

Il Vangelo del Lunedì 5 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, apostola della Misericordia.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (1,6-12)

Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la

grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo.

Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono

sovvertire il vangelo di Cristo.

Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo

diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema!

L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso

da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio?

O cerco di piacere agli uomini?

Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello

umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per

rivelazione di Gesù Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37) anno pari.

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù

e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».

Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua

anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».

Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».

Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani

dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono,

lasciandolo mezzo morto.

Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.

Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua

cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi

cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.

Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?».

Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui».

Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È istruito, il dottore della Legge, sa disputare di sottigliezze teologiche con i rabbini.

Nella selva degli oltre seicento precetti che ogni devoto israelita era chiamato

ad osservare era difficile dipanarsi, provare a fare una graduatoria.

Così lo scriba cerca di coinvolgere Gesù in una discussione da scuola rabbinica

ma con scarsissimi risultati.

La conclusione cui arriva Gesù è molto simile a quanto altri, il rabbino Hillel,

ad esempio, avevano elaborato.

Ma la differenza è palese; per lo scriba si tratta di un esercizio di intelligenza,

di una riflessione teologica.

Gesù, invece, lo invita a scendere dallo scranno e a riflettere; è inutile chiedersi

chi si debba considerare “prossimo” ma occorre aprire il proprio cuore

all’accoglienza di ogni uomo, diventando “prossimo”.

Il nemico giurato degli ebrei, un samaritano, si rivela l’unico “prossimo” del

poveraccio malmenato dal briganti.

Gesù invita il povero scriba, e noi, a smetterla di fare dei bei ragionamenti

e di metterci davvero in gioco, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 3 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 4 Ottobre 2020

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (5,1-7)

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna.

Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate;

in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.

Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.

E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me

e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?

Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua

siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.

La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi

e pruni; alle nubi comanderò di non andarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti

di Giuda sono la sua piantagione preferita.

Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva

rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,6-9)

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio

le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le

vostre menti in Cristo Gesù.

In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è

giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che

è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.

E il Dio della pace sarà con voi!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate

un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.

La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini

a ritirare il raccolto.

Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,

un altro lo lapidarono.

Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!".

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede.

Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!".

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna

ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori

hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi"?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo

che ne produca i frutti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di nuovo la vigna. Ancora.
In questi giorni di autunno tiepido, di vendemmie e di speranza, di dolce mosto

d’uva che promette un vino corposo e robusto per il prossimo anno, ascoltiamo

parole che raccontano di vigne.
In questi acri giorni in cui l’Italia si rivela piccina e rissosa, stordita e fragile,

la Parola ci interroga.
Di quanta Parola che scuota le parole abbiamo bisogno!
La liturgia parla di un Dio che ci invita a lavorare con Lui, a costruire insieme

un mondo diverso, nuovo, dove la diversità è dono e la condivisione diventa

il riflesso dell’esperienza di chi, perdonato e pacificato, gioisce nel poter donare,

nel potersi donare.
Il Dio di Gesù restituisce dignità all’operaio dell’ultima ora, apprezza l’autenticità

di chi dice “no” per capire le ragioni di un possibile “sì”.
Per due domeniche la vigna è stata rivelatrice della misericordia e della lungimiranza di Dio.
Nel vangelo di oggi, invece, la vigna è protagonista della parabola cupa e

urticante del fallimento di Dio.

A Gerusalemme i frequentatori del tempio, i devoti, ascoltano il rabbì di Galilea che predica. Conoscono bene il cantico della vigna in Isaia, lo sanno a memoria.

Quante volte è stato commentato nelle sinagoghe quel brano!

Il brano dell’amore passionale del vignaiolo, Dio, per la sua vigna, Israele.

Il brano di chi si aspetta tanto, fatica tanto, proprio come mio fratello, come chi ancora

cava dalla terra il proprio stipendio e che, invece, non raccoglie che uva selvatica.
Immagine forte ed efficace, quella della vigna.
Dello sforzo che Dio, il padrone della vigna, fa per aiutare l’umanità a fiorire,

a portare frutto, a maturare.
Ma quante volte Israele non ha portato frutto!

Quante volte i profeti si sono visti rifiutare l’invito a conversione!

Quante volte il mondo ignora la presenza di Dio e si ritrova in bocca il gusto

amaro del fallimento!
Lo conoscono bene, il cantico della vigna.
Ma non capiscono che Gesù, riprendendolo e ampliandolo, sta parlando di sé.
E di loro.

Il mondo è la splendida vigna che Dio ci affida.
Non è roba nostra, il mondo, la vita, il tutto.

Nulla ci è dovuto, tutto ci è donato.
Eppure anche noi, come gli affittavoli malvagi, viviamo come se tutto ci appartenesse.
A Dio non dobbiamo nulla, e ci mancherebbe!
Dio continua a mandare i suoi servi, i profeti, ma chi li ascolta?
Accecato dalla propria cupidigia e follia, l’uomo dimentica che è solo il giardiniere del creato.
E arriva il cuore della parabola.
Il padrone manda il figlio. I vignaioli lo uccidono.
Gesù abbassa lo sguardo.

Vede nella durezza di chi lo ascolta il proprio destino segnato.
Ha parlato del padre, ha insegnato il perdono, ha demolito l’insopportabile

gabbia che i devoti avevano costruito intorno a Dio.

Ha sorriso e condiviso, guarito e sperato, pregato e pianto.
Ha svelato il vero volto del Padre.

Il vero volto dell’uomo Lui, che del Padre è l’immagine e dell’uomo la perfezione.
Ma non è servito. L’uomo non ha capito. La missione è fallita.
Nessun frutto è arrivato dai vignaioli, solo la follia di chi uccide Dio pensando

di prendere il suo posto.
Cosa deve ancora fare?

Si accalora, l’uditorio.
Sbraita, ora. Morte! Vendetta! Sangue! I vignaioli vanno uccisi!
Già. Idioti.
Non sanno che Gesù sta parlando proprio di loro.
È vero; non ha senso che il padrone subisca l’uccisione del proprio figlio.
Sospira, ora, il Signore, e li guarda, lungamente.
No, non farà così.
Nessuna vendetta, né sangue, né morte, se non la sua.
Forse gli affittavoli, vedendo la misura dell’amore del padrone, vedendo la sua

ostinata volontà di salvezza, capiranno e cambieranno. Forse.

No non sarà così, il Signore dovrà salire sulla Croce, per salvarci, altrimenti

non avremo capito un cavolo, ma Lui è così amici, non cessa di amarci,

buona Domenica Fausto.