lunedì 28 settembre 2020

Il Vangelo del Martedì 29 Settembre 2020

 


Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

Santissimi Arcangeli, San Michele, Gabriele e Raffaele.

Prima lettura dal libro del Profeta Daniele (7,9-10.13-14)

Io continuavo a guardare, quand'ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise.

La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come

la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente.

Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano

e diecimila miriadi lo assistevano.

La corte sedette e i libri furono aperti.

Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno

simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.

Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il

suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,47-51) anno pari.

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco

davvero un Israelita in cui non c'è falsità».

Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».

Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto

l'albero di fichi».

Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».

Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi?

Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di

Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Volano, gli angeli.

Nelle nostre vite, nelle nostre vicende, nelle nostre fatiche.

Volano, questi compagni di Dio, puri spiriti parte della realtà che interagiscono con noi.

Sono presenti nella Bibbia e guai a toglierli dal nostro orizzonte di fede!

Esistono e operano, anche se una certa cultura scientifica storce il naso davanti

a tutto ciò che non si può misurare e catalogare.

Ma, grazie al cielo, la realtà e molto più ampia di ciò che riusciamo a vedere.

Oggi la Bibbia ci ricorda tre di loro, angeli con compiti particolari; Gabriele

che Dio utilizza per inviare dei messaggi,

Raffaele che ci accompagna nel cammino e ci guarisce e Michele, che combatte per noi.

A volte ho l’impressione che li lasciamo disoccupati, e non ci ricordiamo

affatto di coinvolgerli nelle nostre vicende.

Chiedere aiuto a Gabriele per riallacciare una comunicazione difficile,

invocare Raffaele per la cura di una persona amata, pregare Michele che ci

aiuta a superare il maligno, sono modi concreti di sentirli accanto a noi.

Perciò, preghiamo amici, questi Angeli speciali per avere il loro aiuto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 27 settembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 28 Settembre 2020

 


Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

Lorenzo Ruiz e compagni, martiri.

Prima lettura dal libro di Giobbe (1,6-22)

Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò

in mezzo a loro.

Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?».

Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo».

Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe?

Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male».

Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla?

Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto

quello che è suo?

Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra.

Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!».

Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere

la mano su di lui».

Satana si ritirò dalla presenza del Signore.

Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo

vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi

stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi.

I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani.

Sono scampato soltanto io per raccontartelo».

Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo:

si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati.

Sono scampato soltanto io per raccontartelo».

Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre

bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato

a fil di spada i guardiani.

Sono scampato soltanto io per raccontartelo».

Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie

stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand'ecco

un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati

della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti.

Sono scampato soltanto io per raccontartelo».

Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra,

si prostrò e disse: «Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò.

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».

In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,46-50) anno pari.

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.

Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise

vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me;

e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.

Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni

nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi».

Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Questo brano evangelico ci aiuta a comprendere sulla distanza dei discepoli (e noi)

dall’annuncio della passione che Gesù aveva fatto loro.

Perché i discepoli (e noi) non avevano compreso l’annuncio di Gesù sulla sua morte?

La risposta la troviamo nella frase iniziale del brano evangelico di oggi.

I discepoli, più che ascoltare Gesù, stavano discutendo su chi fosse il primo tra loro.

Questa discussione mostra bene la lontananza tra le loro, e le nostre, preoccupazioni

e quelle del Maestro.

Erano pienamente figli di questo mondo e della mentalità concorrenziale che regola

i rapporti tra le persone.

Era così tra i discepoli di allora ed accade oggi anche tra noi.

Ad ogni modo, Gesù, capovolge i criteri del mondo.

E perché i discepoli comprendessero bene il suo pensiero, prese un bambino e se lo

mise accanto e disse loro, e a noi: “Chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande”.

Perciò, nel regno dei cieli, nella comunità dei discepoli di Gesù, è grande chi si

fa piccolo, ossia, figlio del Vangelo e, chi riconosce la propria debolezza e si

affida in tutto al Signore.

Rendo il concetto?

Facciamoci piccoli ed umili amici, sicuramente non sarà facile, ma abbiamo la

preghiera che ci può aiutare. 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 26 settembre 2020

Il Vangelo di Domenica 27 Settembre 2020

 


Della 26° Domenica del Tempo Ordinario.

San Vincenzo dè Paoli, Sacerdote.

Prima lettura dal libro del profeta Ezechièle (18,25-28)

Così dice il Signore: «Voi dite: "Non è retto il modo di agire del Signore".

Ascolta dunque, casa d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?

Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo

muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.

E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò

che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso.

Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Parola di Dio.

Seconda lettura lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (2,1-11)

Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto

della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore

e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con

la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà,

consideri gli altri superiori a se stesso.

Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione

di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo

una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino

alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché

nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni

lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare?

Un uomo aveva due figli.

Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna".

Ed egli rispose: "Non ne ho voglia".

Ma poi si pentì e vi andò.

Si rivolse al secondo e disse lo stesso.

Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò.

Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti

nel regno di Dio.

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto;

i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.

Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno

pentiti così da credergli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Domenica scorsa siamo rimasti spiazzati dal comportamento del padrone della

vigna, quando ha compiuto un gesto all’apparenza ingiusto.
Forse anche noi, come i deportati in Babilonia che si lamentano di espiare la

colpa dei padri, ce la prendiamo con la logica di Dio.

Ed Ezechiele, anch’egli prigioniero dei babilonesi, invita loro e noi ad

assumere una logica diversa; quella di Dio.
Scavando dietro l’apparenza abbiamo scoperto che la presunta giustizia degli

operai della prima ora, in realtà, era una rabbia mal sopita che si sfogava contro

gli operai dell’ultima ora, togliendo loro l’essenziale per vivere.
Non c’è nulla da fare; se vogliamo davvero seguire il Dio di Gesù Cristo

dobbiamo continuamente convertire la nostra prospettiva per allargare il

nostro orizzonte ed accogliere il modo nuovo di essere credenti.

Un modo che ha una caratteristica assoluta, principale, non negoziabile; l’autenticità.
A saper leggere il Vangelo si resta spiazzati dal fatto che Gesù, prima del peccato,

detesta un atteggiamento molto diffuso fra i devoti di ieri e di oggi; l’ipocrisia.

Sono giorni di vendemmia nelle aziende agricole anche del Veneto.
L’odore forte del mosto che inizia a fermentare e invade la tromba delle scale

mi riporta ai bei ricordi della vendemmia con mio nonno, i giorni in cui le mani

erano sempre macchiate dal succo degli acini che noi bambini ci divertivamo

a mordere direttamente dal grappolo, prima di gettarli nella cesta.

È un rapporto intimo quello del vignaiolo con la sua vigna; spesso, nella Bibbia,

il rapporto fra Dio e il popolo prende forma a partire dall’immagine della vigna.
Dio che ci chiede di andare nella sua vigna a lavorare è la testimonianza

dell’intimità che Dio intende intessere con noi.

Il primo figlio risponde subito alla chiamata del padre.

Ma in realtà non va alla vigna.
La parabola non ci dice che cambia idea o che incontra un amico o che ha

un contrattempo, non ha proprio nessuna intenzione di andare, fin dall’inizio.
Il suo è un atteggiamento puramente esteriore, la richiesta del padre non lo

scomoda, non lo interpella minimamente.

Come la nostra fede, troppo spesso fatta di esteriorità, di facciata,

di riti senza conversione.
Certo, è Dio che legge nei cuori, ma quante volte si resta spiazzati nel vedere

nelle nostre celebrazioni manifestazioni di fede molto più simili alla

superstizione che alla conversione!
Dio non ama le finte devozioni, non ama la falsità.

Preferisce il fratello che nega la sua presenza.
Quante volte un “no” è la manifestazione di un disagio, una velata domanda

di chiarimento, uno sprone al dialogo!
Quante volte ho incontrato delle persone che si dichiaravano atee,

che dicevano “no” a Dio.

Ma, sotto sotto, dialogando, ascoltando, usciva fuori che il “no” era a qualcos’altro.
No ad una fede fatta di ipocrisia.

No ad un Dio incomprensibile che si disinteressa all’uomo.

No agli uomini di Chiesa che dimenticano la misericordia. No.
Eppure, una volta messi davanti ad un volto di Dio diverso, per alcuni

il “no” diventa un “sì” inatteso e pieno.
Come il fratello della parabola.

La conclusione di Gesù brucia; le prostitute e i pubblicani vi passano davanti.
Il loro rifiuto è stato definitivo e drammatico, hanno detto “no” alla religiosità

riservata ai puri.

Ma le loro certezze, ora, si sbriciolano davanti al Nazareno che parla di Dio sorridendo.
Per gli altri, per i devoti!, chi sbaglia è segnato a vita.
Per Dio non è così e fa diventare testimoni e discepoli anche i peccatori pubblici.
Che stupore! Che fatica! Che sberla!

Noi, operai della prima ora, figli amati dal padre, lasciamo che la Parola ci metta

alle corde, che converta i nostri cuori, perché i nostri “sì” siano sempre autentici.
Anch’io come il figlio della parabola dico: «Non ne ho voglia, Signore.

Essere discepolo, lavorare nella vigna che è la Chiesa è faticoso e ci sono

momenti in cui senti che non ce la fai e non ha senso quello che fai.

Gridare il Vangelo con la vita è impegnativo.

Preferisco galleggiare, preferisco vivere come tutti.

Ma, a pensarci bene, forse ancora qualche giorno nella vigna lo posso passare».
Che il Signore ci spinga all’autenticità, ci doni di non fermarci alle parole ma,

con semplicità e coraggio, ci conceda di gridare il Vangelo con la nostra vita.
Solo così potremo diventare figli di quel Dio che continuamente cerca

l’uomo per svelargli il suo amore.

Anch’io amici, ero come quel figlio che ha detto “No” e non una volta sola, ma

il Signore è caparbio e, sapeva che dietro ai mie “No” c’era qualche cosa di diverso,

ed eccomi qua; a sporcarmi la faccia e le mani di mosto, il succo della

Parola del Signore, Buona Domenica Fausto.

venerdì 25 settembre 2020

Il Vangelo del Sabato 26 Settembre 2020

 


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Cosma e Damiano, Martiri.

Prima lettura dal libro del Qoelet (11,9-12,8)

Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.

Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi.

Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio.

Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, perché la

giovinezza e i capelli neri sono un soffio.

Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano

i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: «Non ci provo alcun gusto»;

prima che si oscurino il sole, la luce, la luna e le stelle e tornino ancora le nubi

dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi

e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste poche, e si

offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno i battenti sulla

strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli

uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture

e terrore si proverà nel cammino; quando fiorirà il mandorlo e la locusta si

trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto, poiché l'uomo se ne va nella

dimora eterna e i piagnoni si aggirano per la strada; prima che si spezzi il filo

d'argento e la lucerna d'oro s'infranga e si rompa l'anfora alla fonte e la carrucola

cada nel pozzo, e ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e il soffio vitale torni

a Dio, che lo ha dato.

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, tutto è vanità.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,43-45) anno pari.

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù

disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio

dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non

ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giusto, perfetto.

Meglio non parlarne.

Meglio fermarsi all’apparenza, meglio non approfondire.

Perché a grattare sotto la crosta si resta inorriditi.

Non si parla più di miracoli e di folle saziate, ma di croce e sangue da versare.

Non scherziamo, fermiamoci alla prima parte, cortesemente.

E che Dio si adegui, alle incomprensioni per favore.

Come possiamo anche solo immaginare che Dio scelga la parte degli sconfitti?

Meglio restare alla superficie di un buon cattolicesimo di facciata, che rispetti

le regole del gioco, che ci veda partecipare a qualche messa e a dichiararci più

o meno credenti; che accogliere la provocazione di Dio!

Meditare il mistero della croce, da sempre, suscita conversione.

Se abbiamo il coraggio di chiederci, attraverso la preghiera, chi sia davvero

l’uomo nudo che pende dalla croce rischiamo la conversione.

Meglio non esagerare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 24 settembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 25 Settembre 2020

 


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.

Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, vescovo.

Prima lettura dal libro di Qoelet (3,1-11)

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un

tempo per sradicare quel che si è piantato.

Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare

e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un

tempo per buttar via.

Un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?

Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino.

Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata

dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio

compie dal principio alla fine.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,18-22) anno pari.

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare.

I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono

che io sia?».

Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi

profeti che è risorto».

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo-disse-deve

soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi,

venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La gente aspettava un Messia ma un Messia trionfante, poderoso, possente

condottiero, un nuovo re Davide che avrebbe ridato lustro alla decaduta

monarchia di Israele.

Non certo un marginale falegname di Nazareth improvvisatosi rabbino!

Nulla faceva pensare che davvero Gesù potesse assomigliare alla figura del

Messia; solo i più attenti avevano letto fra le righe di Isaia l’annuncio di un

Servo sofferente disposto a morire per proclamare l’anno di liberazione di Dio.

Pietro giunge ad intuire questa verità assoluta che Gesù conferma, ribadendo

che il messianismo che egli incarna non ha nulla a che vedere col trionfalismo.

Spiazza i discepoli questa affermazione e anche noi.

Non preferiremmo un Messia forte e muscoloso che ci risolvesse i problemi?

Lo vogliamo davvero un Dio che mantiene un basso profilo, che cammina

con gli uomini, che ne condivide sogni e speranze, dolori e aspettative?

Credo che qualche dubbio possa affiorare nella nostra mente, anche per me

è stato così, amici, ma con l’aiuto della preghiera ho capito che solo l’amore

può generare amore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 23 settembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 24 Settembre 2020

 

Della 25° settimana del Tempo Ordinario.

San Cleofa, discepolo di Gesù.

Prima lettura dal libro del Qoelet (1,2-11)

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.

Quale guadagno viene all'uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?

Una generazione se ne va e un'altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa.

Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce.

Il vento va verso sud e piega verso nord.

Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.

Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo

dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere.

Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.

Non si sazia l'occhio di guardare né l'orecchio è mai sazio di udire.

Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole.

C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»?

Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto.

Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si

conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,7-9) anno pari.

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non

sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti»,

altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».

Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui,

del quale sento dire queste cose?».

E cercava di vederlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gli incubi ritornano.

Erode aveva ascoltato volentieri il Battista.

Fino a quando questi non era entrato nella sfera personale e lo aveva messo

davanti alle sue responsabilità: aveva ripudiato la propria moglie legittima.

A quel punto il simpatico profeta era diventato scomodo e tutti sappiamo come fini.

Fine del profeta, fine del disturbo, fine del grillo parlante.

Fino a quando a Erode giunge notizia del Nazareno.

Un altro profeta? E chi sarà mai?

Sciocco Erode, quando capirà che i profeti saranno per sempre presenti e che

Dio sempre manderà qualcuno a pungolarci per spingerci verso la conversione?

È inutile zittire la coscienza, annegarla in mezzo ad un diluvio di parole stordenti,

inutile appellarsi al pensiero della maggioranza; l’uomo porta dentro di sé la

chiave per aprire la porta della verità e della giustizia.

Si illude Erode, ancora pensa di divertirsi e di solleticare la propria anima piccina

e sbiadita ascoltando il predicatore di moda.

Ben altro serve per convertirsi, sicuramente la cosa principale è la preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.