sabato 20 giugno 2020

Il Vangelo di Domenica 21 Giugno 2020


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (20,10-13)
Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all'intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei
persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non
avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa
io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del
povero dalle mani dei malfattori.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,12-15)
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e,
con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte,
poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non
può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino
a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della
trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo
tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del
solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini,
poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non
sarà conosciuto.
Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate
all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere
di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far
perire nella Geenna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli
uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La paura domina le nostre giornate.
Del coronavirus, del terrorismo, della crisi economica, dei vaccini, di quelli
che non fanno i vaccini.
Paura che crea scene di panico mentre si guarda una partita.
Paura che intossica le nostre relazioni.
E ai discepoli che vivono la speranza del Risorto, animati dallo Spirito, nutriti
dal pane di vita, la gente dice; siete matti.
Altri, dopo le profonde ombre che hanno intossicato l’immagine della Chiesa,
penso agli scandali economici, alla pedofilia, dicono; siete il male.
Siamo in buona compagnia; è la stessa accusa che è stata rivolta a Gesù.
Non bisogna avere paura di coloro che accusano Gesù e noi di essere degli
indemoniati perché diversi da ciò che la gente si aspetta.
Anzi; se abbiamo il coraggio di annunciare ciò che nel segreto del nostro cuore
abbiamo scoperto, ci saranno delle persone che capiranno ciò che stiamo vivendo.
Di certo che ci prendono per matti, qualcuno sentirà risuonare in sé con forza
e verità la Parola.
Come è successo a noi. Come è successo a me.
Quelli che non capiscono e che ti prendono per Satana possono giungere
ad usare la violenza pensando di compiere la volontà di Dio, come accade
tragicamente fra i terroristi.
Ma per quanto possiamo essere spazzati via abbiamo una parte assoluta,
preziosa, immortale; l’anima.
Non dobbiamo temere gli uomini, ci dice oggi il Signore, ma l’avversario che
può portare la nostra anima nell’immondezzaio, facendola morire.
Quindi l’anima muore.
E questo sì che dovrebbe preoccuparci.
Come resistere nella persecuzione? E alla tentazione?
E davanti alla paura che avvelena le relazioni?
Confidando nel Dio di Gesù, che ci conosce e ci ama, che conta i capelli
del capo e le vicissitudini dei passeri.
Come scrive magnificamente padre Ronchi; il nostro nido sono le sue mani.
Dio ci conosce, ci protegge, non permette che ci perdiamo, che ci lasciamo
travolgere dalla paura.
E il passero non cade a terra perché Dio lo vuole, come traduce erroneamente
il nostro testo, ma il passero non cade in terra lontano da Dio.
Davanti alle accuse, alla paura, al disfacimento del nostro mondo, ancora una
volta siamo chiamati ad avere un’immensa fiducia nel Padre.
Questo è il tempo della testimonianza.
Molti fratelli e sorelle sono chiamati a dare testimonianza con il sangue.
Come hanno fatto, ancora recentemente, inermi cristiani copti, donne e bambini,
in pellegrinaggio verso un monastero, trucidati perché cristiani.
Gesù ci chiede di riconoscerlo davanti agli uomini.
Di rendere visibile, rintracciabile la nostra fede.
Cosa significa riconoscere Gesù davanti agli uomini? O rinnegarlo?
Io non so se sarò in grado di rendergli testimonianza davanti alla persecuzione.
So però che Egli non mi rinnega mai, come scrive san Paolo; questa parola
è degna di fede; se moriamo con Lui, con Lui anche vivremo; se perseveriamo,
con Lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, Lui pure ci rinnegherà; se siamo
infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. (2Tm 2,11-13)
Non pensiamo subito alle grandi prove ma a quelle piccole di tutti i giorni,
quando ci viene chiesto di rendergli testimonianza.
Non abbiate paura.
Per tre volte in pochi versetti (10,26.28.31) Gesù ci chiede di non avere paura.
La prima paura da fuggire è di loro, cioè di coloro che accusano Gesù e noi di
essere del demonio, della tenebra.
Di coloro che giudicano.
È una paura radicata e diffusa che, addirittura, rischiamo di santificare
credendola devota e gradita a Dio.
Essere giudicati dagli altri, dover dimostrare di valere, dimostrare anche a noi
stessi, rischia di farci sprofondare nella paura.
Gli altri ci vedono male, ci vedono come il male, giudicano ciò che facciamo,
abbiamo visto in questo periodo di pandemia, ci hanno incolpati di essere gli
untori, ed anche quelli che buttano i soldi dalla finestra.
È un percorso lungo e doloroso e Gesù suggerisce la direzione; dall’intimo al
pubblico, da dentro a fuori.
Dio solo conosce e vede con autenticità ciò che siamo, ciò che desideriamo,
davanti a Lui tutto è nudo e intellegibile.
Questa parte curiamo di noi, senza preoccuparci troppo del giudizio degli altri.
La seconda paura è nei confronti di coloro che uccidono il corpo.
E quanti ce ne sono!
Coloro che ci sfiniscono, che pretendono (dalla linea, alla bellezza, al carattere,
di nuovo in pieno nel giudizio!).
Il rischio, ammonisce Gesù è di concentrarci talmente tanto su questi giudizi da
dimenticare che abbiamo un’anima.
Quanto è trascurata la nostra anima!
La terza paura è quella di non valere.
Di non essere amati, di essere sbagliati, di essere inutili, superflui, uno fra miliardi,
un nulla assurdo e senza senso.
E cedere alla follia del mondo che ci propone di emergere, di contare, costi
quel che costi.
L’unica cura è la meditazione dei passeri!
Un secondo aspetto, già accennato, è la possibilità di far morire l’anima.
Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna
sia l’anima che il corpo.
Gesù dà delle indicazioni; il corpo portato nelle Geenna, una delle vallate ai
piedi di Gerusalemme, mai abitata perché in passato vi si praticavano sacrifici
umani e, al tempo di Gesù, era usata come immondezzaio, spegne l’anima.
Se lasciamo scivolare il nostro corpo, cioè la nostra vita, il nostro pensiero,
il nostro giudizio, verso l’immondizia, e il sacrificio degli altri, mancando di
rispetto, svalutando le persone e le cose, uccidiamo la nostra anima.
Occuparsi del corpo, delle emozioni, delle relazioni, coltivandole e onorandole,
significa nutrire l’anima.
Di color che ci spingono verso la Geenna dobbiamo avere paura!
Custodite i corpi, coltivate l’anima amici e, non abbiate più paura!
Spero che quello che è successo in questo periodo ci abbia fatto riflettere,
e ci faccia avere più fiducia nel Signore, Santa Domenica amici, Fausto.


venerdì 19 giugno 2020

Il Vangelo del Sabato 20 Giugno 2020


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
Cuore Immacolato della beata Vergine Maria.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (61,9-11)
Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi
ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare
i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti
a tutte le genti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (2,41-51) anno pari.
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.
Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù
rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si
misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono
in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre
li ascoltava e li interrogava.
E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo?
Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate?
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.
Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La devozione popolare ha voluto unire alla festa del Sacro Cuore di Gesù
quella del Sacro Cuore di Maria.
Per indicare, al di là dell’espressione storica della verità che si intravvede da
questa celebrazione, forse un pò distante dalla nostra sensibilità, il fatto che
Gesù non è solo nel suo desiderio di donare la vita per la salvezza del mondo.
Così come quando vediamo una bella persona ci immaginiamo la bellezza delle
persone che l’hanno aiutata a crescere, quando vediamo Gesù non possiamo non
pensare ai trent’anni vissuti a Nazareth, in casa del falegname Giuseppe e della
sua amata sposa Maria.
È Maria ad avere insegnato a suo figlio a pregare, a credere, ad amare.
Se Gesù è stato capace di amare liberamente è perché liberamente è stato amato,
se è stato capace di perdonare è perché ha vissuto in un ambiente intessuto di
accoglienza reciproca e di perdono, se ha donato la sua vita è perché così ha
visto vivere attorno a sé.
Perciò amici, se vogliamo che i nostri figli sappiano amare, lo devono imparare
nella nostra famiglia, tra di noi marito e moglie e, con le persone che incontriamo,
non sarà sempre facile, solo la preghiera ci può aiutare a vivere l’amore.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 18 giugno 2020

Il Vangelo del Venerdì 19 Giugno 2020


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
Sacratissimo Cuore di Gesù.
Prima lettura dal libro del Deuteronòmio (7,6-11)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Tu sei un popolo consacrato al Signore,
tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare
fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti
gli altri popoli–siete infatti il più piccolo di tutti i popoli–, ma perché il
Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri
padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi
dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto.
Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene
l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano
i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli
perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente.
Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che
oggi ti prescrivo».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,7-16)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama
è stato generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo
il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi
e l’amore di lui è perfetto in noi.
In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha
donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio
come salvatore del mondo.
Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.
E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Marco (11,25-30) anno pari.
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,
e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Spesso, nelle nostre giornate, sperimentiamo la stanchezza e una certa oppressione
nel cuore; quante volte ci sentiamo soli anche se siamo in mezzo alla gente,
o incompresi persino da coloro che condividono la nostra vita in ambito familiare?
Proprio per noi, in quei momenti, Gesù offre il suo Cuore; è facile sperimentare
l’abbandono e la solitudine degli uomini, ma se ricorreremo sempre al suo Cuore,
difficilmente sentiremo la tristezza e l’angoscia.
Vero amici, sapeste, specialmente in questi ultimi due anni in cui mia moglie ha
avuto un decadimenti del suo fisico, ed è costretta quasi sempre a letto e, mi ritrovo
per buona parte della giornata da solo a pensare e a chiedermi perché tutto questo!
Ma il Signore è mite e umile di Cuore, ed è sempre pronto ad accogliere il mio
cuore ferito, per inondarlo d’amore.
Non dobbiamo avere paura di andare a Cristo, Egli è sempre amorevole nei
confronti di coloro che gli si accostano in semplicità di cuore e con confidenza,
chiedendogli di sollevare le nostre fatiche e le nostre oppressioni.
Lui non ci lascerà mai da soli e, la preghiera ci darà un grande aiuto.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 17 giugno 2020

Il Vangelo del Giovedì 18 Giugno 2020


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del Siràcide (48,1-14)
Sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola.
Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi.
Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl’inferi, per la parola
dell'Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione e uomini gloriosi
dal loro letto e hai annientato il loro potere.
Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull'Oreb sentenze di condanna.
Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori.
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei
stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore, perché è certo
che anche noi vivremo ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.
Appena Elìa fu avvolto dal turbine, Elisèo fu ripieno del suo spirito; nei suoi
giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo.
Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole
come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete
bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo
nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma
liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli
perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre
vostro perdonerà le vostre colpe».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La preghiera non consiste, come immaginiamo, nella ripetizione di formule,
nella celebrazione di riti e di cerimonie, ma nella profonda comunione con un
Dio che scopriamo Padre benevolo e a cui affidiamo le nostre necessità.
In questa differenza nasce il rapporto col Dio di Gesù e la preghiera acquista
un nuovo volto.
Spesso invece la nostra è una preghiera ancora pagana; tentiamo di convincere
Dio della bontà delle nostre richieste; della nostra necessità che Egli esaudisca
le cose che chiediamo, dell’urgenza delle nostre giaculatorie.
Dobbiamo pregare ma non solo chiedere, anche ringraziare e lodare e affidare,
come ci si affida ad una persona che si ama.
E la richiesta è sempre fatta ad un Padre che sa di cosa abbiamo bisogno ancor
prima che glielo chiediamo.
Sapendo che riceveremo ciò di cui abbiamo bisogno, anche se non sarà
necessariamente ciò che avremo chiesto.
In questa logica la preghiera diventa cristiana e possiamo ripetere
col sorriso il Padre Nostro.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 16 giugno 2020

Il Vangelo del Mercoledì 17 Giugno 2020


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro dei Re (2,1.6-14)
In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elìa,
questi partì da Gàlgala con Elisèo.
[Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi
manda al Giordano».
Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò».
E procedettero insieme.
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte,
a distanza; loro due si fermarono al Giordano.
Elìa prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua
e di là; loro due passarono sull’asciutto.
Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba fare
per te, prima che sia portato via da te».
Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me».
Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile!
Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà».
Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli
di fuoco si interposero fra loro due.
Elìa salì nel turbine verso il cielo.
Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!».
E non lo vide più.
Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.
Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro, fermandosi
sulla riva del Giordano.
Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque, dicendo: «Dove
è il Signore, Dio di Elìa?».
Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là,
ed Elisèo le attraversò.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6.16-18) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la
vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti
non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno
gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,
perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto,
ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli
delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente, In verità io
vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre
tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono
un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente
non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Quante volte i nostri comportamenti derivano dal giudizio altrui!
Quante volte nella giornata facciamo o diciamo delle cose ben attenti a come
saremo giudicati da chi amiamo!
È normale che sia così ma Gesù ci chiede, nella fede, nel rapporto con Dio, di
assumere un atteggiamento completamente diverso, di praticare la giustizia,
l’elemosina, la preghiera e il digiuno lontano dagli sguardi altrui, avendo in
mente solo la presenza del Signore.
Il nostro mondo non considera la discrezione e la sobrietà come valori; il Maestro
ci ricorda che l’umiltà è essenziale per poter accedere al mondo di Dio, un’umiltà
autentica, non depressa, la consapevolezza del proprio valore e dei propri limiti
con asciutezza e disincanto, senso dell’ironia e bonomia.
Davanti a Dio non abbiamo bisogno di essere di maniera, diversi da quello che siamo.
Possiamo essere noi stessi con tutti i nostri limiti, senza paura di apparire sgraditi
ai suoi occhi.
Non siamo mai sgraditi al Signore, amici, neanche quando siamo nel peccato,
perciò, offriamogli le nostre debolezze, le imperfezioni, il nostro nulla, attraverso
la nostra preghiera, Lui le saprà esaltare attraverso il suo amore.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.