martedì 21 aprile 2020

Il Vangelo del Mercoledì 22 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,17-26)
In quei giorni, si levò il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte,
cioè la setta dei sadducèi, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono
nella prigione pubblica.
Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse
fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita».
Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il
sinedrio, cioè tutto il senato dei figli d'Israele; mandarono quindi a prelevare
gli apostoli nella prigione.
Ma gli inservienti, giunti sul posto, non li trovarono nel carcere e tornarono a
riferire: «Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie
che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo
trovato nessuno».
Udite queste parole, il comandante delle guardie del tempio e i capi dei sacerdoti
si domandavano perplessi a loro riguardo che cosa fosse successo.
In quel momento arrivò un tale a riferire loro: «Ecco, gli uomini che avete messo
in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza,
per timore di essere lapidati dal popolo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare
il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia
la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato
più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue
opere non vengano riprovate.
Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che
le sue opere sono state fatte in Dio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Queste parole di Gesù contengono una verità davvero molto profonda.
Dio ha amato il mondo; Egli non vuole distruggere niente di quanto ha creato
e redento con tanta misericordia, quindi, i profeti che annunciano castighi
da parte di Dio non sono molto credibili, di fronte a queste parole.
Dio ci provoca sempre con il suo amore; un amore tanto grande che Egli non
ha ricusato di mandare suo Figlio per noi.
D’altro canto, Gesù stesso osserva che gli uomini preferiscono solitamente
le tenebre alla luce.
Dunque essi decidono in cuor loro di rinunciare alla grande grazia dell’amore
di Dio per seguire i loro sentieri di morte e di peccato.
Come in questo momento di tenebre, a causa del virus, che qualche mente
umana, contorta, ha creato per danneggiare l’umanità; mi viene
chiesto: “Dov’è Dio, perché permette tutto questo?”.
Non c’entra niente Dio con questa terribile storia contorta, a quegli uomini
che hanno creato tutto questo, Lui ha dato l’intelligenza necessaria per non
creare tutto questo male, sono stati gli uomini che hanno voluto seguire
sentieri di morte.
Dio lascia libero ogni uomo di scegliere quale strada percorrere, perché una
caratteristica del vero amore è proprio quella di non imbrigliare nessuno.
Sta a noi capire che nella via di Dio c’è luce e salvezza, perciò, preghiamo,
perché altri uomini riescano a trovare l’antidoto per sconfiggere il male.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 20 aprile 2020

Il Vangelo del Martedì 21 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,32-37)
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo
e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva,
ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del
Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case
li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano
ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa "figlio
dell'esortazione", un levìta originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette
e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,7-15) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto:
dovete nascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né
dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose?
In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo
ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi
parlerò di cose del cielo?
Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ora tutto è chiaro.
Ora che il Signore risorto illumina la mente e il cuore dei discepoli, tutto
acquista un senso e una dimensione diversa.
Così i discepoli riprendono in mano le parole del Maestro e le rileggono
alla luce di ciò che è avvenuto.
Fra i vari episodi uno in particolare acquista un significato nuovo; l’incontro
di Gesù con Nicodemo, capo dei farisei.
È Nicodemo stesso, divenuto discepolo, a parlarne.
È andato da Gesù di notte per imbarazzo; il Nazareno è un personaggio
particolare, è rischioso frequentarlo, meglio farlo di nascosto.
E Gesù lo aveva invitato ad uscire dai suoi schemi mentali, a rinascere dall’alto.
Nicodemo, allora, aveva tentennato; tutta la sua preparazione teologica non
gli era servita davanti all’enigma proposto da Gesù.
Alla luce del risorto tutto è chiaro; anche quel curioso riferimento all’episodio
dei morsi dei serpenti velenosi aveva un significato; come Mosè aveva fatto
fondere un serpente in bronzo per poi innalzarlo, così che gli ebrei morsicati
dai serpenti potessero guarire, così Cristo, innalzato sulla croce, libera i discepoli
dal morso del peccato e della morte.
Anche noi siamo invitati a rileggere la nostra vita alla luce della Parola
di Cristo, facendoci aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 19 aprile 2020

Il Vangelo del Lunedì 20 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,23-31)
In quei giorni, rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli
e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani.
Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio dicendo:
«Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si
trovano, tu che, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti per bocca del nostro padre,
il tuo servo Davide: "Perché le nazioni si agitarono e i popoli tramarono cose vane?
Si sollevarono i re della terra e i prìncipi si allearono insieme contro il Signore
e contro il suo Cristo"; davvero in questa città Erode e Ponzio Pilato, con le nazioni
e i popoli d'Israele, si sono alleati contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato,
per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse.
E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di
proclamare con tutta franchezza la tua parola, stendendo la tua mano affinché si
compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».
Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti
furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,1-8) anno pari.
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei.
Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto
da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi,
se Dio non è con lui».
Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto,
non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio?
Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito,
non può entrare nel regno di Dio.
Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.
Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né
dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È curioso, Nicodemo, ma ha troppa paura di perdere la faccia per diventare
discepolo di Gesù.
Allora come oggi, è pericoloso dichiararsi cristiani, diventare discepoli,
meglio stare alla porta, meglio andare di notte a cercare risposte, non si sa
mai, magari si rischia una solenne presa in giro in ufficio!
È proprio vero amici, è successo a me, quando una persona che veniva a leggere
di nascosto il Vangelo sul mio profilo, ma inavvertitamente una notte glielo
mandato sul suo profilo, mi ha ripreso, dicendo che non lo voleva per non
sentirsi chiamata bigotta. Mah.
E Gesù lo tratta con ironia, con sufficienza.
Nicodemo, riverito e rispettato per la sua cultura, per la sua dottrina, perché è
un rabbì anziano del Sinedrio, viene invitato da Gesù a rinascere dall’altro,
a mettersi in una nuova prospettiva, a lasciarsi andare al soffio dello Spirito
che può permettergli di rivedere tutta la sua vita in una nuova sfolgorante luce.
Così è per noi, in questo tempo pasquale; proprio a noi discepoli di lungo corso
il Signore chiede il coraggio di osare, di lasciare che lo Spirito scompigli la nostra
vita, ci ponga in una nuova dimensione, ci orienti verso una nuova direzione.
E per riuscirci, il Signore, ci attrezza con un navigatore formidabile; la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

Eccomi amici, ancora quì a proporvi una lettera che qualche tempo fa ho scritto al mio amico Tommaso, lettera che fa capire le difficoltà che si ha in certi momenti bui della nostra vita.


La mia lettera a Tommaso.
Per la sua festa ho voluto scrivere una lettera a Tommaso, perché anche lui
come me, non crede se non ci mette il naso, siamo proprio una bella coppia.
Caro Tommaso.
Fa strano scriverti una lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi
formalmente e solennemente dalla tua parte.
Mi spiego meglio.
Ogni anno, dopo la gioia della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo
col Vangelo che ti riguarda.
Giovanni ci dice che il fatto, o meglio il fattaccio, è accaduto otto giorni dopo
l’apparizione di Gesù a porte chiuse nel Cenacolo, la sera di Pasqua.
Ora; sono stufo di vederti descritto come un incredulo.
Su di te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Tommaso, che non ci
crede se non ci mette il naso” e, così, sei arrivato fino a noi con la falsa
nomina di incredulo.
È il nostro consueto modo di leggere il Vangelo, col cervello in stand-by,
ascoltando come se fosse una pia ed edificante favoletta, senza la voglia di
approfondire ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.
Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito
che tu al Rabbì ci avevi creduto, fin troppo, più degli altri.
D’altronde, le uniche due volte in cui si parla di te nel Vangelo, hai dimostrato
fegato ed entusiasmo.
La prima volta Gesù decise di salire a Gerusalemme, ignorando la pessima
aria che tirava.
Il rischio era reale; Gesù era malvisto dal Sinedrio che già complottava per
farlo arrestare; malgrado questo, il Maestro decise di rischiare.
Tu, Tommaso, dicesti: “Andiamo a morire con Lui!” (Giovanni 11,16).
Poco dopo, quando Gesù parlò del suo destino, e chiese di essere seguito,
tu gli chiedesti: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere
la via?”, alchè, Gesù ti rispose: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14,5-6).
Poi, quelle maledette  quarantotto ore.
Tutti voi, Tommaso, eravate impreparati, increduli o distratti.
La croce vi era piombata addosso come un treno in corsa, vi aveva spezzato
l’anima, aveva travolto tutto.
Non foste capaci di fare il benché minimo gesto, nessuna reazione, solo la
paura e il dolore, la disperazione senza fine.
Incredulo tu? Andiamo!
Piuttosto credulone, con l’entusiasmo che ti contraddistingueva tra i Dodici.
Sai, Tommaso, mi sono riconosciuto molte volte in te; ti ho visto nel volto di molti
fratelli scoraggiati e delusi, dopo aver dato l’anima per un sogno, un progetto.
E ho capito che più voli in alto e più-cadendo-ti fai del male.
La croce, per te inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita,
messo fine al tuo sogno.
E ti vedo-sbalordito, a bocca aperta con gli occhi sbarrati-che ascolti i tuoi compagni.
Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi-gioiosi-ti raccontano di
averlo visto vivo, risorto.
Non sai credere a quello che dicono, e soprattutto, di chi te lo dice.
Giovanni, che c’era, ha scritto solo la prima parte di ciò che hai detto, la frase
durissima del: “Non crederò” è stato delicato Giovanni; e non ha riportato le
tue altri frasi, dette con la voce rotta dalla rabbia e dalla voglia di piangere.
Ma io immagino quello che hai detto, perché da uno come te pieno di amore
non potevano che essere: “Tu Pietro?
Tu Andrea?, e tu Giacomo?
Voi mi dite che Lui è vivo?
Siamo scappati tutti, come conigli; siamo stati deboli, non abbiamo creduto!
Eppure, Lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati.
Lo sapevamo che poteva finire così, e non gli siamo stati vicini, non ne
siamo stati capaci.
Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo?
No, non è possibile, come faccio a credervi?”.
Sai, Tommaso; hai ragione!
Incontro spesso persone come te, ferite dalla pessima testimonianza di noi
discepoli, scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la
nostra vita, increduli a causa della nostra piccolezza.
Noi, discepoli del Maestro, che invece di essere trasparenza del Risorto,
ci nascondiamo dietro ad un dito, dalla paura di farci riconoscere, piuttosto
che radiosi nella luce  che ci ha avvolti e cambiati.
Quanti ne conosco come te e, come me, Tommaso!
Brava gente, ma turbati dal nostro poco entusiasmo.
Ma-e questo è stupefacente-Giovanni ci dice che otto giorni dopo eri ancora con loro.
Non li hai mollati come a volte vedo fare, non ti sei sentito superiore o migliore.
Hai voluto condividere la tua amarezza con loro, non hai pensato di fare marcia indietro
vedendo che ormai tutto era compromesso e magari preso anche in giro dai tuoi amici.
E hai fatto benissimo; apposta per te è venuto il Maestro; vedi come ti ama?
Lo vedi, ora; è lì, apposta per te.
Ti mostra le sue piaghe, il costato.
Poi sorride e ti parla.
Lo so bene, Tommaso, e scusa se facciamo dei commenti discutibili; quella frase
bellissima non è un rimprovero, Gesù non ti sta rinfacciando la tua incredulità, macchè.
Le sue parole sono un immenso gesto d’amore.
Mostrando il palmo delle mani trafitte, ti sussurra: “Tommaso, so che hai sofferto tanto.
Guarda; anch’io ho sofferto!”.
E ti sei arreso, finalmente.
Hai lasciato la diga del pianto rompere gli argini, ti sei lasciato travolgere
dall’amore e dalla fede, ti sei buttato in ginocchio e tu, primo tra i Dodici, hai
osato dire ciò che nessuno, prima aveva osato neppure pensare: “Gesù è Dio!”.
Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede sincera.
Non credo sia un caso il fatto che il nostro comune amico Giovanni ti abbia
soprannominato “Didimo”, cioè gemello; davvero mi assomigli.
Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che-come te-non si sono
ancora arresi al Signore, tutti quelli insomma, bastonati come te.
E anche gli scandalizzati da noi cristiani; che guardino a Cristo, piuttosto
che ai suoi fragili discepoli.
Hai abbandonato il tuo dolore, restando con la comunità, senza scandalizzarti
dei tuoi limiti e di quelli dei tuoi fratelli di ventura.
Hai superato il dolore quando, lo hai saputo condiviso dal Maestro, quando
lo hai sentito  dietro alle spalle del tuo Dio.
Ciao, uomo dalla grande fede sincera.
Tommaso ha scoperto che la gioia cristiana è riconoscere nel dolore assunto
da Dio un gesto d’amore e di condivisione.
Fidandosi della comunità e, noi con lui, Tommaso incontrerà il suo Dio e Signore.
Buona lettura e meditazione, Fausto.

sabato 18 aprile 2020

Il Vangelo di Domenica 19 Aprile 2020


Della 2° Domenica del Tempo di Pasqua.
Della Divina Misericordia.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (2,42-47)
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell'insegnamento degli
apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le
loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case,
prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il
favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,3-9)
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande
misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e
non marcisce.
Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante
la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo,
afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa
dell'oro-destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco-torni a vostra lode,
gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui.
Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta
della vostra fede: la salvezza delle anime.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31) anno A.
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte
del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù,
stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non
perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il
mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua
mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati
scritti in questo libro.
Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio
di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È risorto.
Abbiamo lungamente atteso la notizia passata da bocca a orecchio, ci siamo
preparati in questi quaranta giorni.
Non abbiamo potuto cantare durante la notte Pasquale e non potremo ripeterlo
purtroppo, durante gli otto giorni che seguono, a causa di questa pandemia che
non ci permette di assistere alle celebrazioni.
È risorto!
Lo credo, lo credo con ogni mia fibra.
Credo che Gesù sia vivo, accessibile, incontrabile.
Credo che Egli sia raggiungibile e che abiti nei mille segni che ci ha lascito.
Non come sbiadito ricordo ma come misteriosa (misterica) presenza.
Eppure; come vorrei poterlo vedere! E conoscere! E abbracciare!
Così le prime comunità cristiane, morti gli apostoli, desideravano in cuor loro.
È allora che Giovanni l’evangelista ha deciso di raccontare la storia di uno
degli apostoli, Tommaso.
Beato non perché ha visto ciò che noi non vediamo.
Ma perché ha creduto senza vedere.
Esattamente come accade a noi.
Gesù, la sera di Pasqua, appare ai suoi.
Manca Tommaso.
Quando torna, i suoi amici gli danno la notizia, confusi e stupiti, raggianti
e pieni di entusiasmo.
È gelida la risposta di Tommaso.
No, non crede. Non crede a loro.
Loro che dicono che Gesù è risorto, dopo essere fuggiti come conigli, senza pudore.
Non crede, Tommaso, alla Chiesa fatta da insopportabili uomini fragili che, spesso,
nemmeno sanno riconoscere la propria fragilità.
Non crede ma resta, e fa bene.
Non fugge la compagnia della Chiesa, non si sente migliore.
Rassegnato, masticato dal dolore, segnato dal sogno infranto, ancora resta. Tenace.
Torna Gesù, apposta per lui.
So che hai molto sofferto, Tommaso. Anch’io, guarda qui.
Gli mostra le mani, il Risorto, trafitte dai chiodi.
Ora cede, Tommaso, il grande credente.
Si getta in ginocchio, piange, come un bambino che ritrova i propri genitori.
Piange e ride e, primo, professa la fede che sarà di tutti; Gesù è Signore e Dio.
Può il dolore avvicinarci a Dio?
Sì, se scopriamo che Dio lo condivide senza riserva.
Il Risorto, ormai, lo riconosciamo solo attraverso dei segni; le bende, la voce,
il pane spezzato, il segno della pesca.
Ma anche le ferite del Risorto, la partecipazione al dolore di Dio diventano segno.
Gioca con noi l’evangelista.
È un crescendo di titoli rivolti a Gesù, il suo vangelo.
Come una piccola traccia fatta di briciole che ci conducono alla pienezza della verità.
I primi due discepoli lo hanno chiamato Rabbì (Gv 1,38), poco dopo Andrea dice
a Simone di avere trovato il Messia (Gv 1,41), Natanaele osa chiamarlo Figlio
di Dio (Gv 1,49), i samaritani lo proclamano salvatore del mondo (Gv 4,43)
e la gente lo acclama come un profeta (Gv 6,14).
Per il cieco guarito egli è il Signore (Gv 9,38) e Pilato gli attribuisce il titolo
di re dei giudei (Gv 19,19).
Ma è Tommaso ad avere l’ultima parola proclamandolo mio Signore e mio Dio,
un’espressione che la Bibbia attribuisce solo a Jahwé (Sal 35,23).
L’incredulo, in realtà, si dimostra il più credente di tutti perché crede anche
senza avere visto.
Nessun vantaggio per chi c’era, dice Giovanni, anche noi, come gli apostoli,
possiamo fare esperienza totale di Dio.
Giovanni conclude il suo scritto dicendo che l’esperienza di fede nel risorto
è comune a molti.
Molti segni sono successi e molti ne succederanno, e i Vangeli possono essere
scritti da ognuno di noi, ogni volta che facciamo esperienza del risorto nei
segni della sua presenza, l’eucarestia anzitutto.
E la misericordia, la compassione di Cristo diventano il grande segno dell’amore
di Dio verso di noi.
E la misericordia che noi abbiamo verso gli altri diventano segno dell’amore
di Dio per gli uomini.
E ogni vita diventa sacramento.
Come quella di Papa Giovanni e di Papa Giovanni Paolo.
Due giganti nella fede, diversi, vissuti in epoche diverse, ma entrambi travolti
dalla compassione e testimoni fedeli del vangelo.
Giovanni con la sua bontà, sacramento di vicinanza rimasto impresso nel cuore di molti.
Giovanni Paolo con la sua energia e con la sua impressionante tenacia durante la malattia.
Vite divenute segni.
No, non abbiamo bisogno di vedere e di toccare per credere.
Cristo risorto ci raggiunge e ci tocca attraverso la delicatezza dei fratelli
che ci pone accanto.
Animo, fratelli scoraggiati, la misericordia ci salva e, ci aiuta ad
amare veramente, Santa Domenica amanti del Signore Fausto.