martedì 27 agosto 2019

Il Vangelo del Mercoledì 28 Agosto 2019


Della 21° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (2,9-13)
Voi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte
e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato
il vangelo di Dio.
Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi,
che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile.
Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno
di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna
di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché,
ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non
come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera
in voi credenti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (23,27-32) anno dispari.
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che
assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono
pieni di ossa di morti e di ogni marciume.
Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete
pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate
i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non
saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”.
Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti.
Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù si scaglia con forza contro l’ipocrisia, non tollera che, nella fede,
ci si comporti in maniera incoerente, non sopporta che il fedele indossi
una maschera, rivolgendosi a Dio.
Chiede autenticità, chiede verità.
Non l’asettica perfezione dei Giusti, ma la passione dei figli, anche se
claudicante, anche se fragile.
Dio non gradisce l’esteriorità, proprio non la sopporta.
Ama i suoi figli anche peccatori.
Ne soffre, ma li ama.
Di più; Gesù chiede ai suoi discepoli di non commettere l’errore del popolo
di Israele, quello di riconoscere i profeti a tempo scaduto, magari dopo averli
perseguitati e uccisi.
E lo stesso errore rischiamo di commetterlo anche dentro la Chiesa.
Quante volte personaggi scomodi, profeti inascoltati, vengono poi
riconosciuti solo dopo la loro morte.
La croce è pesante, ma quanto lo è di più se è la Chiesa stessa, (scusate; gli
uomini di Chiesa), a metterla sulle nostre spalle purtroppo.
Solo Dio è giusto, tutti noi siamo peccatori, perciò, con umiltà ascoltiamo
quelle persone che il Signore mette sulla nostra strada per aiutarci,
naturalmente facciamoci aiutare dalla preghiera per riconoscerle.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 26 agosto 2019

Il Vangelo del Martedì 27 Agosto 2019


Della 21° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Monica, Anima benedetta e santa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (2,1-8)
Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile.
Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato
nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.
E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e
neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così
noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova
i nostri cuori.
Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto
intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone.
E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo
far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo.
Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura
dei propri figli.
Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo
di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (23,23-26) anno dispari.
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che
pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni
più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà.
Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle.
Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto,
ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza.
Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù non le manda proprio a dire e l’immagine zuccherosa che abbiamo
di Lui non corrisponde certo alla realtà.
Per questo; capiamo perché non fosse proprio ben visto dalle autorità dell’epoca!
Gesù è severo con chi manipola la Parola di Dio, si scaglia con decisione
contro l’ipocrisia degli uomini religiosi.
E perciò, anche contro di noi, paurosi discepoli.
Ha ragione, il Signore, anche nella Chiesa, nelle nostre comunità, spesso si è
ossessionati da piccole questioni, dallo stile celebrativo all’orario dei catechismi,
scordandoci l’essenziale.
Forse perché facendo grandi i problemi piccoli, quelli davvero importanti
rimangono sullo sfondo.
Il Signore non è venuto a cambiare uno iota della Legge, ma a riportarla
alla sua origine.
Proviamo allora, a verificare la nostra vita spirituale, a distinguere nella
pastorale delle nostre parrocchie cosa è essenziale e cosa superfluo e, che
tutto sia sempre e solo manifestazione del Regno che dobbiamo rendere
presente in mezzo a noi.
Facile, direte voi; no, non è proprio così facile, spesso si va a pestare i piedi a
qualcuno, ed allora, è meglio lasciare le cose come stanno per non avere problemi.
No amici, il Signore non vuole questo da noi, Lui vuole che possiamo essere
dei combattenti, non dei paurosi, non sarà facile, ma la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 25 agosto 2019

Il Vangelo del Lunedì 26 Agosto 2019


Della 21° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo ai Tessalonicèsi (1,1-8b-10)
Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre
e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere
e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della
vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo,
davanti a Dio e Padre nostro.
Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui.
Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola,
ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben
sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo
bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come
vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere
dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera
dall’ira che viene.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (23,13-22) anno dispari.
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti,
che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi,
e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare
un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna
due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla;
se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”.
Stolti e ciechi!
Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro?
E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura
per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”.
Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta?
Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra;
e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita.
E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La veemenza con cui Gesù si scaglia contro alcuni atteggiamenti dei farisei,
suoi contemporanei, fa rabbrividire.
I farisei volevano vivere con grande serenità e fedeltà la legge di Dio vivendo
con fervore ogni piccola norma derivante dalla Legge.
Ma questo atteggiamento aveva ingenerato in loro la consapevolezza di essere
diversi e, infine, migliori.
Non erano, perciò, persone superficiali, né ostentavano la propria religiosità,
erano, piuttosto, dei devoti che vivevano francamente e radicalmente il
proprio rapporto con Dio.
Anche per noi esiste il rischio reale di vivere l’appartenenza al Vangelo come
una diversità, come una miglioria della vita, cosa vera, in realtà, ma non indenne
dal rischio di farci mettere la nostra nuova e lustra identità spirituale al posto di Dio.
Quando un evento o un’esperienza ci fanno trovare o ritrovare la fede stiamo
attenti a non cadere nel rischio dei farisei, identificando la fede con la nostra
concreta esperienza di fede.
Non prendiamoci troppo sul serio, ma piuttosto, viviamo il Vangelo ogni giorno
con semplicità, convincendoci che, quello che facciamo, è solo opera del Signore,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 24 agosto 2019

Il Vangelo di Domenica 25 Agosto 2019


Della 21° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (66,18b-21)
Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue;
essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis,
Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare
di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore,
su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte
di Gerusalemme–dice il Signore–, come i figli d’Israele portano l’offerta in
vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,5-7.11-13)
Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio
mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo
quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite!
Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre?
Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza;
dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo
sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti
con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi,
ma piuttosto a guarire.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30) anno C.
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in
cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico,
cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori,
comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”.
Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.
Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu
hai insegnato nelle nostre piazze”.
Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete.
Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe
e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno
e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Maria, prima dei discepoli, prima fra i risorti, capocordata della lunga ascensione
verso il cuore di Dio, colei che si è lasciata fare dalla Parola, che ha saputo
riconoscere la grandiosa opera di Dio nella Storia e nella sua piccola storia, ci
invita a prendere sul serio l’opera di suo Figlio, a fare, come a Cana, ciò che Egli
ci dirà per trasformare l’acqua dell’abitudine nel vino nuovo della festa senza fine.
Prima fra i risorti, Maria è il modello umile e concreto dell’essere Chiesa,
ieri come oggi.
E questo tempo, tempo faticoso, tempo ambiguo, lancia ai discepoli una sfida
che è quella di sempre; parlare di Cristo.
La Chiesa, noi Chiesa, siamo chiamati a ridire l’essenziale, a parlare del Maestro.
In un tempo in cui il mondo parla continuamente (e male) della Chiesa, la Chiesa
deve parlare di Cristo.
Non ripiegarsi su se stessa, non nascondersi dietro le barricate, ma fare memoria
di essere chiamata, come profetizza Isaia, ad allargare le tende, a fare davvero
del nostro messaggio un messaggio cattolico, cioè universale.
La Parola di oggi ci invita a guardarci dentro, a guardarci allo specchio per
snidare i rischi del fanatismo e della supposizione che da (e per) sempre abitano
il cuore dei convertiti a Dio.
Di noi convertiti.
E gli altri?: “Sono molti quelli che si salvano?”
Il devoto fedele che pone la domanda, evidentemente mettendosi tra il gruppo
dei salvati, non sa in quale vespaio si è cacciato.
È la tentazione di sempre; sapere se siamo in regola o no, se i punti accumulati
per la promozione sono sufficienti, se-insomma-possiamo stare al sicuro,
se il posto in Paradiso è prenotato.
È la tentazione che colpisce noi discepoli, noi cattolici di lungo corso, quando
smarriamo la dimensione dell’attesa, l’ansia del discepolato,
quando crediamo che le mura della città siano talmente robuste da non
necessitare, in fondo, della veglia della sentinella.
Colpisce come un cancro noi discepoli, quando, dopo una strepitosa e travolgente
esperienza di Dio, sentiamo d’improvviso di essere entrati in un gruppo a parte,
e guardiamo con sufficienza “gli altri”, quelli che non capiscono, che non
conoscono, quelli che hanno fatto altri percorsi di Chiesa, quelli che la domenica,
a Messa, si annoiano e non colgono la dimensione dell’interiorità, quelli che,
fuori, non capiscono e ci attaccano, ci insultano, ci offendono e ci giudicano.
A noi, oggi, Dio rivolge la sua urticante Parola.
Mantenere la vita di fede necessita di uno sforzo, dice il Signore, occorre
passare per una porta stretta.
La vita è fatta di alti e bassi, di momenti esaltanti e di fatiche immani, ma non
esiste altro modo per vivere.
La lettera agli ebrei ci dice che possiamo vivere i momenti bui e faticosi come
un’opportunità di conversione, per guardare all’essenziale.
La prova è opportunità; possiamo ripiegarci su noi stessi e spegnerci o entrare
più in profondità e scoprire il volto di Dio.
La prova può diventare l’opportunità per una conversione, per una correzione
di rotta, anche se mentre si vive se ne farebbe volentieri a meno.
Il Vangelo è esigente, ovvio.
Non severo o difficile, ma autentico e impegnativo, come lo è salire su una
montagna o affrontare una prova sportiva.
Il nostro mondo tende a semplificare la vita, ad appianare le difficoltà.
Bene, ottimo. Ma non sempre funziona.
Disabituati alla lotta, troppi, oggi, gettano la spugna alla prima difficoltà,
sul lavoro come nel rapporto di coppia.
Gesù ci ammonisce; per farsi trovare da Dio e restare nella sua luce bisogna
faticare, lottare, non ci sono scorciatoie.
Passare per una porta stretta.
Non nel senso di essere i primi della classe, o i bravi ragazzi, o i devoti col
bollino; sono proprio questi coloro che, nella parabola, restano fuori perché
Dio non li riconosce, non li ha mai davvero incontrati.
No, per entrare nel Regno bisogna gettare le maschere.
Anche quelle devote che indossiamo abitualmente tutta la vita per diventare cristiani.
Ci vuole tutta la vita per diventare cristiani, tutta la vita per diventare uomini,
tutta la vita per liberarci dai troppi condizionamenti che ci impediscono di
cogliere l’assoluto di Dio in noi.
Attenti, allora, al rischio dell’abitudine, al modo più triste di essere cristiani, che è
quello di credere, di credere, di confondere la propria sensibilità, il proprio stile di
preghiera, la propria esperienza in un gruppo con l’unico modo di essere cristiani.
Ciò che il Signore chiede a noi discepoli è l’autenticità della ricerca, il sapere che
non esistono posti privilegiati, che la vigilanza è l’unica dimensione che ci fa
seguire le orme del Signore.
Niente primi della classe, nella comunità, niente tessera a premi, niente diritti
acquisiti, ma ricerca umile e autentica. Sempre.
Avremo delle sorprese, ammonisce il Signore.
Persone che giudichiamo lontane da Dio, persone che in cuor nostro devotamente
giudichiamo come peccatori e lontani da Dio, li vedremo a mensa col Signore.
Perché l’uomo guarda l’apparenza; Dio guarda il cuore.
Sarà divertente incontrare nel Regno persone che mai avremmo immaginato!
Dio solo conosce nel cuore la fede delle persone, lasciamo a Lui il giudizio, noi,
per quanto possiamo, pensiamo a convertire noi stessi; basta e avanza.
Animo, amici, Dio ci vuole bene e ci prende sul serio, ci scuote se necessario,
ci invita, ora e sempre a diventare veramente discepoli secondo il suo cuore.
Proprio perché ci ama ci corregge, invitandoci a superare la tentazione del
sentirci arrivati. Evviva.
Animo amici, lasciamoci scuotere dal Signore, Santa Domenica Fausto.

venerdì 23 agosto 2019

Il Vangelo del Sabato 24 Agosto 2019


Della 20° settimana del Tempo Ordinario.
San Bartolomeo apostolo.
1° Lettura dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (21,9b-14)
Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa,
la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città
santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.
Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra
di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici
angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.
A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e
a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi
dei dodici apostoli dell’Agnello.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,45-51) anno dispari.
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui
del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio
di Giuseppe, di Nàzaret».
Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».
Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco
davvero un Israelita in cui non c’è falsità».
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri
sotto l’albero di fichi».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di
fichi, tu credi?
Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli
di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
In genere anche noi, come gli apostoli, siamo tentati di riconoscere la grandezza
di Dio solo quando si manifesta nella nostra vita con segni strabilianti.
Ma giustamente Gesù fa notare a Natanaèle che ciò che egli vedrà stando con
Lui è ben maggiore di quelli.
I miracoli più grandi generalmente sono quelli che non si vedono, ma che
avvengono nel profondo dei cuori.
Lì nessuno può vedere se non Dio solo, per questo in genere essi ci sfuggono.
Ma quante conversioni, quante guarigioni interiori, quanti cambiamenti di vita
vedranno gli apostoli.
Saranno proprio quelle le situazioni nelle quali essi vedranno scendere e salire
gli angeli dal cielo.
Chiediamo a Dio uno sguardo di fede più profondo, perché, anche noi possiamo
essere testimoni di tali miracoli, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 22 agosto 2019

Il Vangelo del Venerdì 23 Agosto 2019


Della 20° settimana del Tempo Ordinario.
S. Rosa da Lima, vergine.
1° Lettura dal libro di Rut (1,1.3-6.14b-16.22)
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo, [chiamato
Elimèlec,] con la moglie Noemi e i suoi due figli emigrò da Betlemme di
Giuda nei campi di Moab.
Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli.
Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l'altra Rut.
Abitarono in quel luogo per dieci anni.
Poi morirono anche Maclon e Chilion, [figli di Noemi,] e la donna rimase
senza i suoi due figli e senza il marito.
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore,
perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il
suo popolo, dandogli pane.
Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei.
Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna
indietro anche tu, come tua cognata».
Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza
di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo
popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio».
Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab.
Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40) anno dispari.
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi,
si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo
alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima e con tutta la tua mente”.
Questo è il grande e primo comandamento.
Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".
Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I comandi che il Signore dà sono straordinari; non è proprio amare ciò
che desideriamo con maggiore intensità?
Quanto è bello che ci si chieda di fare proprio ciò che maggiormente desideriamo!
Di più; Gesù, con sano realismo, ci chiede di amare Dio al meglio delle nostre
forze e della nostra intelligenza.
Cioè; come riusciamo.
Quante volte incontro dei cristiani che si lamentano dei propri limiti e di non
riuscire ad amare sufficientemente Dio.
Dio non è un Moloch che chiede sacrificio e amore assoluto, ma un Padre che
chiede di amare il prossimo come noi stessi.
Prima, però, dobbiamo imparare ad amare noi stessi, senza deliri di onnipotenza,
senza finzioni, senza eccessi.
È difficile amarci come Dio ci ama, ma, per amare gli altri, dobbiamo prima
avere fatto un percorso di riconciliazione profonda con noi stessi, altrimenti
rimaniamo sempre ad annaspare nella melma.
Possiamo riuscirci, ma dovremo farci continuamente aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.