mercoledì 6 febbraio 2019

Il Vangelo del Giovedì 7 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,18-19.21-24)
Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13) anno dispari.
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due
e dava loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone:
né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non
portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non
sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene
e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti
demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I dodici sono stati scelti da Cristo per condividere con Lui l’annuncio
del Vangelo.
Essi sono inviati a due a due per proclamare la conversione, operare
guarigioni e scacciare i demòni, avendo come unico appoggio la fede in
colui che li manda.
Dovranno seguire delle regole semplici, ma precise per il successo della
loro azione missionaria; essere testimonianza di fraternità, essere poveri
e distaccati e, soprattutto, dovranno essere liberi da ogni paura, anche da
quella dell’insuccesso, consapevoli solo dell’importanza della missione
ricevuta e della potenza che manifesta la loro parola.
Gesù manda oggi anche noi a continuare quest’opera per le strade del mondo.
Dobbiamo solo fondare tutta la fiducia in Cristo, liberandoci da cose vane,
e la potenza di Dio si manifesterà anche in noi e attraverso di noi.
A noi con fiducia il compito di pregare per riuscire nell’intento di far conoscere
l’amore del Signore,
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 5 febbraio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 6 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
Santi Paolo Miki, sacerdote e compagni martiri.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,4-7.11-15)
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6) anno dispari.
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.
E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono
queste cose?
E che sapienza è quella che gli è stata data?
E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?
Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo,
di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».
Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria,
tra i suoi parenti e in casa sua».
E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi
malati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù torna nella sua patria e tutti vanno ad ascoltarlo in sinagoga,
restando stupiti del suo insegnamento.
Ma lo stupore si trasforma prima in chiusura e poi in ostilità quando
il Vangelo chiede di cambiare vita.
Gli abitanti di Nazareth infatti non accettano che uno di loro, uno di cui
conoscono, potremmo dire, pregi e difetti, possa parlare con autorità
sulla loro vita e chiedere il cambiamento del proprio cuore.
Ed io sinceramente per quello che scrivo, ne so qualcosa.
Spesso accade la stessa cosa a noi nei confronti del Vangelo; è una parola
che può anche meravigliare per la sua profondità, ma non le permettiamo
di scalfire le nostre tradizioni, non le permettiamo di mettere in forse
l’amore per noi stessi e di disturbare la nostra pigrizia.
Marco nota con tristezza che persino Gesù “si meraviglia della loro
incredulità” e non può (non è che non voglia) operare nessun miracolo.
La chiusura all’ascolto del Vangelo e l’incredulità alla sua forza impediscono
anche a Dio di operare miracoli.
Dio ci ha creati liberi, perciò, sta a noi decidere per il bene o per il male.
Scegliamo per il bene, facendoci illuminare dal Vangelo ed aiutare
dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 4 febbraio 2019

Il Vangelo del Martedì 5 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Agata vergine e martire.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,1-4)
Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43) anno dispari.
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si
radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare.
E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide,
gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo:
vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».
Andò con lui.
Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto
sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun
vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla
e da dietro toccò il suo mantello.
Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata».
E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era
guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò
alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?».
I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e
dici: "Chi mi ha toccato?"».
Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne,
gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata.
Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero
a dire: «Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere,
soltanto abbi fede!».
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni,
fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente
che piangeva e urlava forte.
Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete?
La bambina non è morta, ma dorme».
E lo deridevano.
Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina
e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.
Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla,
io ti dico: àlzati!».
E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni.
Essi furono presi da grande stupore.
E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse
di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
In entrambi i miracoli notiamo l’importanza della fede come elemento
necessario perché il Maestro possa operare; la donna affetta da emorragia
era posta in uno stato di esclusione dal contesto religioso e sociale, perché
il suo male la rendeva impura.
Gesù le dona non soltanto la guarigione del corpo, ma anche una ritrovata
dignità umana.
La risurrezione della piccola figlia di Giairo ci rimanda inequivocabilmente
alla risurrezione di Gesù; come per Gesù, anche per la bambina la morte è
soltanto un sonno passeggero, che la tiene prigioniera solo per poco tempo.
Ma la gente non comprende questo miracolo.
Dal pianto per la piccola passa alla derisione per Gesù; Egli solo esprime
la vera compassione per il dolore umano.
Anche noi purtroppo siamo tante volte siamo così, impariamo perciò da
questa lezione, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 3 febbraio 2019

Il Vangelo del Lunedì 4 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (11,32-40)
Dal Vangelo secondo Marco (5,1-20) anno dispari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare,
nel paese dei Gerasèni.
Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto
da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato,
neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma
aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo.
Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva
con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce,
disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?
Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!».
E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione-gli
rispose-perché siamo in molti».
E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo.
E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
Glielo permise.
E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si
precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle
campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui
che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato
e il fatto dei porci.
Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di
poter restare con lui.
Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro
ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».
Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva
fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Vi è in questo brano evangelico qualcosa di paradossale; Gesù riesce a farsi
ascoltare dai demòni, dimostrando il suo potere di origine divina, ma non
riesce a trovare posto nel cuore degli abitanti di quella regione.
Tutto il creato gli obbedisce, mentre l’uomo è in grado di rifiutare persino
la liberazione dal male; la meschinità degli abitanti li porta, infatti,
a considerare più grave la perdita delle mandrie dei porci, piuttosto che
la riconquista di un loro simile.
Anche noi diciamo di no a Dio e gli chiediamo di andarsene quando Egli
viene a scomodarci con le sue richieste che a volte ci sembrano inopportune;
il risultato è che anche noi gli chiediamo di andare via lasciandoci in pace.
Vigiliamo per non allontanarlo dalla nostra vita con il suo atteggiamento,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 2 febbraio 2019

Il Vangelo di Domenica 3 Febbraio 2019


Della 4° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (1,4-5.17-19)
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo Corìnzi (13,4-13)
Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30) anno C.
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta
questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia
che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico,
cura te stesso.
Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».
Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa,
quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in
tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova
a Sarèpta di Sidòne.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno
di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio
del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù inizia il ministero a casa sua, nella sinagoga di Nazareth.
Domenica scorsa abbiamo ascoltato nel racconto di Luca della lettura durante il
culto dello shabbat, da parte di Gesù, del profeta Isaia, lettura dei tempi messianici.
Isaia profetizza speranza, consolazione, ritorno dall’esilio, conversione, pace,
luce, una benedizione infinita sul popolo di Israele.
Gesù conclude dicendo: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura”.
È lui a portare quella buona notizia.
È lui la buona notizia. Fantastico, no?
A questo punto una buona sceneggiatura prevede musica intensa, il primissimo
piano su Gesù che si allarga sulla folla esterrefatta che gioisce e piange
e abbraccia Gesù.
Ma la vita non è (quasi) mai un film.
Gesù richiude il rotolo del profeta Isaia e la gente inizia a mormorare
a voce sempre più alta.
«Ma non è il figlio di Giuseppe? Il falegname? Sì, è lui!
Ho anche un bel comò che mi ha fatto suo padre!
Ma che gli prende? Si è montato la testa?»
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in
casa propria, che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman
il Siro, hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo.
E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità.
Ma come si permette?
Ma chi si crede di essere questo giovane presuntuoso?
Noi sapremmo riconoscere Elia o Eliseo!
Sapremmo accogliere il Messia, se Adonai lo inviasse!
Scomode verità.
Oggi parliamo di profeti inascoltati.
Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci
rifiutiamo di ascoltarlo.
Le ragioni del rifiuto sono evidenti; Gesù è un Messia banale, poco spettacolare,
non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard.
Accade così anche al nostro mondo disincantato e cinico; siamo talmente
impregnati di ciò che pensiamo essere il cristianesimo da non riconoscere
il vero volto di Dio.
Cosa c’entra la Chiesa con Dio?
E le tante questioni aperte in ambito etico col vangelo?
E la mia parrocchia con Gesù?
Molti fratelli e sorelle sono scandalizzati dal fatto che la parola grande di Dio
è consegnata alle fragili mani di discepoli spesso incoerenti.
Ci fermiamo al messaggero ignorando il messaggio.
Come vorrei gridare forte ai fratelli che non credono; andate al Gesù del vangelo!
Non al Gesù dell’abitudine o degli stereotipi simil-cattolici!
Andate alla sorgente, non lasciatevi fermare dalla incoerenza!
Il tesoro è custodito in fragili vasi di creta, la fontana è arrugginita ma l’acqua
che vi sgorga è pura e fresca.
Dio accetta il rischio di affidare alle nostre balbettanti parole la sua Parola.
Attenti, però, discepoli del Nazareno.
Questa pagina non è rivolta anzitutto a chi non crede, ai lontani, ai sedicenti atei.
È anzitutto rivolta a noi discepoli del Risorto, a noi che frequentiamo la
sinagoga, che ci sentiamo figli di Abramo.
Il mondo non è diviso in chi crede e in chi no, ma in chi ha il coraggio di accogliere
e chi è sclerotizzato sulle proprie convinzioni, anche su quelle belle e sante.
Se perdiamo il senso della Profezia, se non ci lasciamo scuotere dal Geremia
di turno, se non abbiamo il coraggio di ricordarci che, pur discepoli, siamo in
continua conversione, rischiamo di allontanare Gesù dalla nostra vita e dalla
Chiesa o, peggio, di buttarlo giù dal precipizio perché non la pensa come noi.
La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza
irriguardose per mantenere vivo il carisma fecondo del vangelo.
È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla
Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia a volte estreme che richiamano
tutti, cristiani in primis, alla coerenza.
Guai a spegnere lo spirito della profezia!
A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come
Quando, finalmente, assume un netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra,
fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili).
Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole.
In ogni comunità c’è il polemico che si sente un pochettino profeta, in ogni
presbiterio il prete che assume posizioni forti.
Gesù invita a mitigare la severità e la polemica mettendo al centro di ogni
relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore.
Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma
assoluta del vangelo come ci ricorda con forza san Paolo.
Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.
Santa Domenica, amici, Fausto.

venerdì 1 febbraio 2019

Il Vangelo del Sabato 2 Febbraio 2019


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
Presentazione del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Malachìa (3,1-4)
Dal Vangelo secondo Luca (2,22-32) anno dispari.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la
legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per
presentarlo al Signore-come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio
primogenito sarà sacro al Signore»-e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio,
che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte
senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano
il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo,
anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi
lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti
a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la
caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione-e
anche a te una spada trafiggerà l'anima-, affinché siano svelati i pensieri
di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo
matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni
e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero
ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di
Dio era su di lui
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Simeone e Anna sono due giusti d’Israele; essi, pur se avanti negli anni, hanno
avuto il coraggio e la pazienza di aspettare che la promessa di Dio si realizzasse.
Proprio per questo motivo hanno avuto il privilegio di riconoscere, in un
bambino di una giovane coppia di sposi, il Signore.
Quello che spesso manca alla nostra fede è proprio la perseveranza che si
misura nei tempi lunghi.
Quando le promesse di Dio non si realizzano, siamo sempre tentati di pensare
che si sia dimenticato di noi; invece, se lasciassimo vivere e operare lo Spirito
dentro di noi, ci renderemmo conto che Dio vuole coinvolgerci in un dinamismo
di grazia nel quale il tempo ha un ruolo diverso da quello che noi gli attribuiamo.
Purtroppo, noi siamo abituati a volere tutto e subito, invece ci vuole pazienza,
ed invece di arrabbiarci, preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.