sabato 7 marzo 2015

Il Vangelo di Domenica 8 Marzo 2015

Il Vangelo della 3° Domenica di Quaresima. 
1° Lettura dal libro dell’Esodo (20,1-17).
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo
apostolo ai Corinti (1,22-25).
 Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25) anno B.
Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù
salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e
colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori
del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro
dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,
e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose
e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per
la tua casa mi divora.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale
segno ci mostri per fare queste cose?».
Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in
tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato
costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni
lo farai risorgere?».
Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si
ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla
Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la
festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero
nel suo nome.
Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti
e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza
su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.
Parola del Signore.
Il Decalogo, quelli che tradizionalmente chiamiamo i
Dieci Comandamenti, si fondano su una dichiarazione di
Dio che ci lascia proprio stupiti; Egli si dichiara geloso.
Questo significa che non vuole dividere l’amore del suo
popolo con nessun altro dio; Egli si arrabbia terribilmente
quando vede che le sue creature si volgono verso altri idoli.
Perciò, in questo tempo che la Chiesa ci mette a disposizione,
cerchiamo di liberarci di tutti i nostri idoli, per non
incorrere nella gelosia di Dio.
Non è facile perciò, annunciare un Dio geloso, ma soprattutto
un Dio debole che addirittura accetta di morire in Croce
per amore verso l’umanità!
Chi è disposto a credergli?
Eppure, Gesù Cristo è la nostra salvezza, che ha scelto di
manifestare la sua potenza proprio attraverso la debolezza
della croce, solo per amore.
Crediamo perciò nel Signore crocifisso e saremo salvati
anche noi.
Ma nessuno, nemmeno gli apostoli, compresero le parole
di Gesù, se non dopo molto tempo.
Perciò, il nuovo tempio nel quale elevare a Dio l’unica
preghiera Lui gradita è credere nella persona di Cristo.
Attraverso di Lui le nostre preghiere acquistano
davanti a Lui un valore infinito; e diventiamo
giusti nel Giusto.
Ma anche il nostro cuore è un tempio, che non può
essere riempito di cianfrusaglie, altrimenti Dio non
può venire in esso.
La visita di Dio dona luce alla nostra vita; per questo,
spazziamo via tutto ciò che intralcia, e preghiamo,
aspettando la sua visita.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


venerdì 6 marzo 2015

Il Vangelo del Sabato 7 Marzo 2015

1° Lettura dal libro di Michea (7,14-15.18-20).
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32) anno B.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti
i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui
riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola:
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane disse al padre: Padre, dammi
la parte del patrimonio che mi spetta.
E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane,
raccolte le sue cose, partì per un paese lontano
e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne
una grande carestia ed egli cominciò a
trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli
abitanti di quella regione, che lo mandò nei
campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che
mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti
salariati in casa di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre,
ho peccato contro il Cielo e contro di te;
non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e
commosso gli corse incontro, gli si gettò al
collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo
e contro di te; non sono più degno di esser
chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il
vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello
al dito e i calzari ai piedi.
Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo
e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto
ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la
musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò
che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre
ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha
riavuto sano e salvo.
Egli si arrabbiò, e non voleva entrare.
Il padre allora uscì a pregarlo.
Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da
tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando,
e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa
con i miei amici.
Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi
averi con le prostitute è tornato, per lui hai
ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me
e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa
e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto
ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Parola del Signore.
Nonostante le ripetute infedeltà e i tradimenti nei
confronti di Dio, ad Israele non è mai mancata la fiducia
nella grande misericordia di Dio nei suoi confronti.
Perché il Signore è come un pastore per il suo popolo;
Egli sa cosa è meglio per loro, anche quando sembra
che lo punisca o permette loro qualche tribolazione.
Anche noi dobbiamo crescere, in questa Quaresima,
nella consapevolezza che la misericordia di Dio è più
grande del nostro peccato; basta credere fermamente.
Perciò ogni volta che comprendiamo di aver sbagliato
e di esserci allontanati da Dio, iniziamo un cammino
di ritorno alla casa di Dio, e Lui non riesce a
trattenere le lacrime.
Chissà quante volte abbiamo fatto piangere il Signore!
Ma a volte Dio piange anche di gioia e di commozione
per tutti coloro che, confusi ed umiliati, torniamo
presso di Lui.
Vogliamo essere anche noi come il figliol prodigo?
Non abbiamo che una cosa da fare; pentiti delle volte
che con il peccato gli abbiamo voltato le spalle,
ritorniamo alla casa del Padre.
Vedremo le sue lacrime di gioia.
Perciò, la cosa più giusta da fare è pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


giovedì 5 marzo 2015

Il Vangelo del Venerdì 6 Marzo 2015

1° Lettura dal libro della Genesi (37,3-4.12-13a.17b-28).
Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45-46) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti
e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola:
C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con
una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi
l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei
vignaioli a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono,
l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi,
ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo:
Avranno rispetto di mio figlio!
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui
è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che
farà a quei vignaioli? ».
Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei
malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli
consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata
testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà
dato a un popolo che lo farà fruttificare».
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei
capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.
Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.
Parola del Signore.
L’ingiustizia è una costante della storia umana,
dagli inizi fino ai giorni nostri; tante situazioni che si
svolgono sotto i nostri occhi ci dicono quanto sia
difficile per l’uomo non lasciarsi influenzare dall’invidia
e dalla maligna volontà di sopruso.
Eppure, la storia ci insegna una cosa; anche se Dio
sembra starsene lontano a guardare le sofferenze degli
uomini a causa dei soprusi, la sua mano provvidente
è all’opera in maniera nascosta ma efficace per la
salvezza di tutti.
Purtroppo, siamo sempre noi che non vogliamo
lasciarci salvare.
La vigna è uno dei simboli caratteristici per il popolo
d’Israele; i profeti avevano più volte paragonato Israele
ad una vigna, piantata e curata da Dio con ogni attenzione,
ma che purtroppo aveva dato frutti acerbi.
Gesù, di fronte ai farisei spilorci ed ottusi, narra tutta
la storia tra Dio ed il suo popolo in questi termini terribili;
coloro che avevano ricevuto maggior affetto da Dio si
sono comportati come degli assassini.
Anche noi abbiamo ricevuto da Lui tanto amore; stiamo
attenti a non diventare come i farisei.
Perciò; chi gratuitamente riceve, gratuitamente dona,
è difficile lo so, allora aiutiamoci con la
preghiera per riuscirci.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 4 marzo 2015

Il Vangelo del Giovedì 5 Marzo 2015

1° Lettura  Libro di Geremia (17,5-10).
Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31).
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo
ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i
giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua
porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di
quello che cadeva dalla mensa del ricco.
Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli
nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e
vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà
di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la
punta del dito e bagnarmi la lingua, perché
questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai
ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro
parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato
e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso:
coloro che di qui vogliono passare da voi non possono,
né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo
a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli.
Li ammonisca, perché non vengano anch'essi
in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti;
ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai
morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti,
neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
Parola del Signore.
Nella vita ciascuno di noi si sceglie dei punti di
riferimento, qualcuno o qualcosa su cui poggiare
tutta la propria vita.
Per qualcuno è un’ideologia, per qualcun altro è il
denaro e per qualcun altro ancora può essere il
benessere fisico.
Purtroppo, la vita crolla nel momento in cui vengono
a mancare questi pilastri che, ad un certo punto,
rivelano tutta la loro fragilità.
Solo chi fonda tutta la sua vita su Dio è sicuro di non
essere deluso in eterno; Egli è fedele per sempre
e non delude mai.
Notiamo però un particolare; nonostante la ricchezza
e il lusso, l’uomo ricco non ha né un nome e né
degli amici con cui condividere ciò che ha.
Egli è talmente egoista che non vede nulla e nessuno
attorno a sé, e preferisce chiudersi nella sua dorata
solitudine e nel suo egoismo incorreggibile.
Nella vita dopo la morte, egli non fa che raccogliere
il frutto del suo egoismo; la solitudine che ha
contrassegnato la sua vita senza senso e senza amore,
sarà il suo eterno destino, che si è costruito da solo.
Purtroppo gli errori fatti li vediamo solo dopo la morte,
quando è ormai troppo tardi.
Chiediamo al Signore la grazia di non commettere
errori nella nostra vita, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

  

martedì 3 marzo 2015

Il Vangelo del Mercoledì 4 Marzo 2015

1° Lettura Libro di Geremia (18,18-20).
Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28).
Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte
i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo
salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà
consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che
lo condanneranno a morte
e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito
e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con
i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: «Che cosa vuoi?».
Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla
tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete.
Potete bere il calice che io sto per bere?».
Gli dicono: «Lo possiamo».
Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non
sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o
alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato
preparato dal Padre mio».
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due
fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle
nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi
esercitano su di esse il potere.
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà
diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che
vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo;
appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto
per essere servito, ma per servire e dare la sua vita
in riscatto per molti».
Parola del Signore.
Il profeta, quando parla davvero in nome di Dio, è sempre
scomodo, e in qualche modo va eliminato.
Ciò per il fatto che egli ricorda quelle regole fondamentali
del rapporto con Dio che spesso si dimenticano per andare
dietro a tante cose superflue e facilmente raggiungibili
senza fatica che, invece di avvicinare a Lui,
allontanano inesorabilmente.
Eppure, il profeta è colui che intercede per tutti gli
uomini, anche quelli che non lo accettano.
In questo tempo forte, impariamo a pregare per coloro
che non ci accolgono in nome suo, che purtroppo
ce ne sono tanti.
Anche se Gesù nelle sue Parabole ce lo fa capire.
Come quando Gesù parla di persecuzione e morte è troppo
duro per gli apostoli, essi preferiscono andare dietro le
loro chimere e ai loro sogni di grandezza.
Per questo, due apostoli chiedono addirittura una
raccomandazione a Gesù nel nuovo Regno che Egli verrà
ad instaurare, giusto per assicurarsi il futuro.
Ma Gesù è perentorio; ciò che li aspetta è una sorte simile
alla sua, quando essi saranno in grado di rendergli
testimonianza con la loro stessa vita; essi devono
imparare a servire.
Certamente è sempre meglio farci servire, è meglio
non sporcarci le mani, ci mancherebbe!
Ma se ci facciamo servire, è la fine di tutte le nostre
aspettative, perciò facciamoci servitori
aiutandoci con la preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



lunedì 2 marzo 2015

Il Vangelo del Martedì 3 Marzo 2015

1° Lettrua dal libro del profeta Isaia (1,10.16-20)
Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12) anno B. 
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi
discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono
seduti gli scribi e i farisei.
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate
secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle
spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli
neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati
dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano
le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi
seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come
anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno
solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché
uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo
è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si
innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà
sarà innalzato. 
Parola del Signore.
Dio non ha nessun problema a cancellare i
nostri peccati.
Madre Speranza diceva; che persino i peccati più
brutti e vergognosi, possono essere cancellati dalla
misericordia di Dio.
Il problema è il nostro; si tratta di dimostrargli
concretamente che vogliamo lasciare la via della
morte e delle tenebre per incamminarci verso quella
della giustizia e dell’amore; solo così possiamo essere
davvero coerenti ed accogliere il suo perdono in
verità e con gratitudine sincera.
C’è però un problema, e ce lo indica Gesù.
Gli uomini, purtroppo, sono sempre attratti dalle
cose esteriori, a scapito di ciò che è autentico e
degno di attenzione.
Questo atteggiamento è presente anche in ambito
religioso; Gesù indica ai suoi discepoli un modo
di fare tipico del suo tempo, quello dei farisei.
La loro dottrina è buona e degna di essere ascoltata.
Ciò che invece non va è il loro modo di fare.
Proviamo a rivedere, in quaresima, la nostra fede,
per cercare di viverla in maniera autentica e senza
finzioni, come invece facevano i farisei.
Purtroppo ce ne sono tanti cristiani che bazzicano
la Chiesa, uguali a farisei di allora.
E noi facciamo fatica a non essere farisei,
allora aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

 


domenica 1 marzo 2015

Il Vangelo del Lunedì 2 Marzo 2015

1° Lettura dal libro del profeta Daniele (9,4b-10)
Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38) anno B. 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate
misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate
e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata,
scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo,
perché con la misura con cui misurate, sarà
misurato a voi in cambio».
Parola del Signore.
È segno di grande maturità cristiana il fatto di
riconoscerci, senza mezzi termini o giustificazioni
di sorta, colpevoli di fronte a Dio.
Senza troppi giri di parole, è necessario chiamare per
nome il proprio peccato, anche se fa male o crea imbarazzo;
solo così si può sperare di iniziare a guarire da esso.
In questa Quaresima, perché non proviamo a porci di
fronte a Dio con cuore sincero per farci indicare da Lui
quali sono i peccati che ci tengono lontani da Lui?
Sarà l’inizio di una vita nuova.
Il giudizio fa male ma è una cosa inevitabile, e fa parte
della nostra vita; il raziocinio di cui il Signore ci ha fornito
ci porta naturalmente a giudicare.
Dunque, quello che Dio vuole non è tanto che non
giudichiamo, quanto che non giudichiamo con durezza.
La misericordia è il miglior criterio con il quale valutare,
se non altro perché conviene anzitutto a noi; sarà la stessa
misericordia che Dio userà a noi quando ci troveremo
davanti a Lui, e non ci sarà sembrata troppa quella che
abbiamo usato agli altri.
Grande problema per noi, possiamo sperare solo nella
misericordia, perciò preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.