martedì 12 marzo 2024

Il Vangelo del Mercoledì 13 Marzo 2024

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Sabino, martire.

Prima lettura.

Ti ho stabilito come alleanza del

popolo, per far risorgere la terra.

Dal libro del profeta Isaìa (49,8-15)

Così dice il Signore: «Al tempo della

benevolenza ti ho risposto, nel giorno

della salvezza ti ho aiutato.

Ti ho formato e ti ho stabilito come

alleanza del popolo, per far risorgere

la terra, per farti ioccupare l'eredità

devastata, per dire ai prigionieri: "Uscite",

e a quelli che sono nelle tenebre: "Venite fuori".

Essi pascoleranno lungo tutte le strade,

e su ogni altura troveranno pascoli.

Non avranno né fame né sete e non li

colpirà né l'arsura né il sole, perché colui

che ha misericordia di loro li guiderà,

li condurrà alle sorgenti d'acqua.

Io trasformerò i miei monti in strade

e le mie vie saranno elevate.

Ecco, questi vengono da lontano, ed ecco,

quelli vengono da settentrione e da

occidente e altri dalla regione di Sinìm».

Giubilate, o cieli, rallégrati, o terra, gridate

di gioia, o monti, perché il Signore consola

il suo popolo

e ha misericordia dei suoi poveri.

Sion ha detto: «Il Signore mi ha

abbandonato, il Signore mi ha dimenticato».

Si dimentica forse una donna del suo

bambino, così da non commuoversi per

il figlio delle sue viscere?

Anche se costoro si dimenticassero,

io invece non ti dimenticherò mai.

Parola di Dio.

Vangelo

Come il Padre risuscita i morti e dà

la vita, così anche il Figlio dà la vita

a chi egli vuole.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,17-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre

mio agisce anche ora e anch'io agisco».

Per questo i Giudei cercavano ancor più di

ucciderlo, perché non soltanto violava il

sabato, ma chiamava Dio suo Padre,

facendosi uguale a Dio.

Gesù riprese a parlare e disse loro: «In

verità, in verità io vi dico: il Figlio da se

stesso non può fare nulla, se non ciò che

vede fare dal Padre; quello che egli fa,

anche il Figlio lo fa allo stesso modo.

Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta

tutto quello che fa e gli manifesterà opere

ancora più grandi di queste, perché voi

ne siate meravigliati.

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita,

così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.

Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha

dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti

onorino il Figlio come onorano il Padre.

Chi non onora il Figlio, non onora il Padre

che lo ha mandato.

In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la

mia parola e crede a colui che mi ha mandato,

ha la vita eterna e non va incontro al giudizio,

ma è passato dalla morte alla vita.

In verità, in verità io vi dico: viene l'ora-ed

è questa-in cui i morti udranno la voce del

Figlio di Dio e quelli che l'avranno

ascoltata, vivranno.

Come infatti il Padre ha la vita in se stesso,

così ha concesso anche al Figlio di avere la

vita in se stesso, e gli ha dato il potere di

giudicare, perché è Figlio dell'uomo.

Non meravigliatevi di questo: viene l'ora

in cui tutti coloro che sono nei sepolcri

udranno la sua voce e usciranno, quanti

fecero il bene per una risurrezione di vita

e quanti fecero il male per una risurrezione

di condanna.

Da me, io non posso fare nulla.

Giudico secondo quello che ascolto e il mio

giudizio è giusto, perché non cerco la mia

volontà, ma la volontà di colui che mi

ha mandato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

A volte la sofferenza ci fa dire delle parole

senza senso; come si può affermare che

Dio si sia dimenticato di noi?

Tutti, persino le persone a noi più care,

possono scordarsi di noi, ma Lui no.

Quand’anche tutto il mondo si dimenticasse

dei nostri bisogni, ci sarà sempre Lui a

prendersi cura di noi, con la sua

benevolenza materna.

Egli, infatti, ha nei nostri confronti delle

attenzioni e delle delicatezze che soltanto

una madre può avere nei confronti del

proprio figlio.

Per questo anche la notte più buia o la

sofferenza più profonda non deve farci

dimenticare questa verità; andiamo a Lui

con tanta fiducia, affidandoci alle sue

braccia premurose.

Sarà Lui a donarci quella pace che

nessuno, finora, è mai riuscito a

infondere nel nostro cuore.

In effetti è Gesù che ci conforta con le

sue affermazioni.

Perciò, Gesù, afferma delle verità

importanti operando ciò che, agli occhi

dei Giudei, è prerogativa soltanto di Dio;

guarisce in giorno di sabato, perdona i

peccati e dona la vita.

Per questo le parole di Gesù risuonano

per loro come una bestemmia.

Ma il Signore non si lascia intimidire;

Egli è la verità e non può tacere il fatto

che o si crede veramente in Lui oppure la

morte incombe su coloro che lo rifiutano.

È evidente che non si tratta della morte

fisica, quanto del buio definitivo legato

al rifiuto di entrare in comunione con

Dio attraverso suo Figlio Gesù.

Egli vuole donarci la pienezza della vita

e della gioia, ma ciò significa che noi

dobbiamo fidarci e affidarci a Lui.

Soltanto così il suo piano di salvezza

si attuerà anche per tutti noi, se ci

aiutiamo con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 11 marzo 2024

Il Vangelo del Martedì 12 Marzo 2024

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Massimiliano, martire.

Prima lettura.

Vidi l'acqua che usciva dal tempio,

e a quanti giungerà quest'acqua

porterà salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle (47,1-9.12)

In quei giorni [l'angelo] mi condusse

all'ingresso del tempio [del Signore]

e vidi che sotto la soglia del tempio

usciva acqua verso oriente, poiché la

facciata del tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del

tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale

e mi fece girare all'esterno, fino alla porta

esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua

scaturiva dal lato destro.

Quell'uomo avanzò verso oriente e con

una cordicella in mano misurò mille cùbiti,

poi mi fece attraversare quell'acqua: mi

giungeva alla caviglia.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece

attraversare quell'acqua: mi giungeva

al ginocchio.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece

attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi.

Ne misurò altri mille: era un torrente che

non potevo attraversare, perché le acque

erano cresciute; erano acque navigabili,

un torrente che non si poteva passare a guado.

Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio

dell'uomo?».

Poi mi fece ritornare sulla sponda del

torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda

del torrente vi era una grandissima quantità

di alberi da una parte e dall'altra.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la

regione orientale, scendono nell'Aràba ed

entrano nel mare: sfociate nel mare, ne

risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque

arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà

abbondantissimo, perché dove giungono

quelle acque, risanano, e là dove giungerà

il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra,

crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti

non cesseranno e ogni mese matureranno,

perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le

foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

All'istante quell'uomo guarì.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno pari.

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù

salì a Gerusalemme.

A Gerusalemme, presso la porta delle

Pecore, vi è una piscina, chiamata in

ebraico Betzatà, con cinque portici,

sotto i quali giaceva un grande numero

di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto

anni era malato.

Gesù, vedendolo giacere e sapendo che

da molto tempo era così, gli

disse: «Vuoi guarire?».

Gli rispose il malato: «Signore, non ho

nessuno che mi immerga nella piscina

quando l'acqua si agita.

Mentre infatti sto per andarvi, un altro

scende prima di me».

Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua

barella e cammina».

E all'istante quell'uomo guarì: prese la

sua barella e cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato.

Dissero dunque i Giudei all'uomo che

era stato guarito: «È sabato e non ti è

lecito portare la tua barella».

Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha

guarito mi ha detto: "Prendi la tua

barella e cammina"».

Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo

che ti ha detto: "Prendi e cammina"?».

Ma colui che era stato guarito non sapeva

chi fosse; Gesù infatti si era allontanato

perché vi era folla in quel luogo.

Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli

disse: «Ecco: sei guarito!

Non peccare più, perché non ti accada

qualcosa di peggio».

Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei

che era stato Gesù a guarirlo.

Per questo i Giudei perseguitavano Gesù,

perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

‘Vuoi guarire?’.

Gesù rivolge la domanda ad un uomo che

da sempre è abituato a mendicare e ad

essere disprezzato.

La mentalità popolare considerava gli

ammalati come dei puniti da Dio e, perciò,

non ne provava pena e compassione,

ma disprezzo e sopportazione.

‘Vuoi guarire?’.

Gesù sa che riprendere a camminare

significa, per il paralitico, cambiare

mentalità, prendere in mano il proprio

destino, cambiare completamente la

propria vita.

E Gesù, rispettosamente, lo invita a riflettere.

Quante volte ho incontrato persone che

sono venute a parlarmi lamentandosi di

situazioni che, in realtà, non avevano

alcuna intenzione di cambiare!

È paradossale ma è così; a volte preferiamo

una brutta certezza ad un ipotetico bene.

Gesù (e, ora, la psicologia), sanno che

per guarire bisogna volerlo.

Quante volte preghiamo il Signore di fare

dei cambiamenti che noi stessi, in fondo,

non desideriamo!

Dio ci salva solo se collaboriamo, solo

se lo vogliamo, ci tratta da adulti,

ci restituisce dignità.

Animo, cercatori di Dio, quando chiediamo

a Dio un favore, stiamo attenti perché

l’unico rischio della preghiera è che Dio

la esaudisca!

(Ma mai come ci immaginiamo)

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 10 marzo 2024

Il Vangelo del Lunedì 11 Marzo 2024

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Costantino, re e martire.

Prima lettura.

Non si udranno più voci di pianto

e grida di angoscia.

Dal libro del profeta Isaìa (65,17-21)

Così dice il Signore: «Ecco, io creo nuovi

cieli e nuova terra; non si ricorderà più

il passato,

non verrà più in mente, poiché si godrà

e si gioirà sempre di quello che sto per

creare, poiché creo Gerusalemme per

la gioia, e il suo popolo per il gaudio.

Io esulterò di Gerusalemme, godrò

del mio popolo.

Non si udranno più in essa voci di pianto,

grida di angoscia.

Non ci sarà più un bimbo che viva solo

pochi giorni, né un vecchio che dei suoi

giorni non giunga alla pienezza, poiché

il più giovane morirà a cento anni e chi

non raggiunge i cento anni sarà

considerato maledetto.

Fabbricheranno case e le abiteranno,

pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

Parola di Dio.

Vangelo

Va', tuo figlio vive.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,43-54) anno pari.

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa]

per la Galilea.

Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un

profeta non riceve onore nella propria patria.

Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei

lo accolsero, perché avevano visto tutto

quello che aveva fatto a Gerusalemme,

durante la festa; anch'essi infatti erano

andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea,

dove aveva cambiato l'acqua in vino.

Vi era un funzionario del re, che aveva

un figlio malato a Cafàrnao.

Costui, udito che Gesù era venuto dalla

Giudea in Galilea, si recò da lui e gli

chiedeva di scendere a guarire suo figlio,

perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e

prodigi, voi non credete».

Il funzionario del re gli disse: «Signore,

scendi prima che il mio bambino muoia».

Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive».

Quell'uomo credette alla parola che Gesù

gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero

incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo

figlio vive!».

Volle sapere da loro a che ora avesse

cominciato a star meglio.

Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno,

la febbre lo ha lasciato».

Il padre riconobbe che proprio a quell'ora

Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»,

e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece

quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giovanni annota la sorpresa di Gesù che,

tornando a casa sua, vede che il clima

nei suoi confronti è cambiato.

Merito, pare, dei mezzi di comunicazione;

anche nella riottosa Galilea è arrivata l’eco

delle opere compiute da Gesù nella capitale.

Potenza del pettegolezzo, in questo caso

positivo, che ribalta il giudizio degli

abitanti di Nazareth.

Ed ecco che, subito, Gesù è messo alla

prova da un funzionario che gli chiede

un miracolo.

Gesù obietta, tentenna; sa bene quanto

siano ambigui i miracoli, è stufo di essere

cercato per i suoi poteri di guarigione.

Ma, al solito, Dio si fa corrompere e

guarisce il figlio restituendo pace al

padre disperato.

Ancora una volta Gesù mette da parte

i principi e prova compassione.

All’inizio di questa settimana, superata la

metà del deserto, anche noi contribuiamo,

oggi, a diffondere la buona fama di Gesù

là dove viviamo.

Mi accorgo che all’origine di tanto

scetticismo verso il cristianesimo ci

sono, molto spesso, i cristiani e la

cattivissima pubblicità che fanno

al Vangelo.

Manifestiamo al mondo la tenerezza di

Gesù, il suo desiderio di farci del bene,

la sua compassione che ha convertito

i nostri cuori!

La Parola è accolta solo se a professarla

sono testimoni credibili e la preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 9 marzo 2024

Il Vangelo di Domenica 10 Marzo 2024

 

Della 4° Domenica di Quaresima.

San Simplicio, papa.

Prima lettura.

Con l'esilio e la liberazione del popolo si

manifesta l'ira e la misericordia del Signore.

Dal secondo libro delle Cronache (36,14-16.19-23)

In quei giorni, tutti i capi di Giuda,

i sacerdoti e il popolo moltiplicarono

le loro infedeltà, imitando in tutto gli

abomini degli altri popoli, e contaminarono

il tempio, che il Signore si era consacrato

a Gerusalemme.

Il Signore, Dio dei loro padri, mandò

premurosamente e incessantemente i

suoi messaggeri ad ammonirli, perché

aveva compassione del suo popolo e

della sua dimora.

Ma essi si beffarono dei messaggeri di

Dio, disprezzarono le sue parole e

schernirono i suoi profeti al punto che

l'ira del Signore contro il suo popolo

raggiunse il culmine, senza più rimedio.

Quindi [i suoi nemici] incendiarono il

tempio del Signore, demolirono le mura

di Gerusalemme e diedero alle fiamme

tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi

oggetti preziosi.

Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli

scampati alla spada, che divennero schiavi

suoi e dei suoi figli fino all'avvento del

regno persiano, attuandosi così la parola

del Signore per bocca di Geremìa: «Finché

la terra non abbia scontato i suoi sabati,

essa riposerà per tutto il tempo della

desolazione fino al compiersi di settanta anni».

Nell'anno primo di Ciro, re di Persia,

perché si adempisse la parola del Signore

pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore

suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che

fece proclamare per tutto il suo regno, anche

per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: "Il

Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti

i regni della terra.

Egli mi ha incaricato di costruirgli un

tempio a Gerusalemme, che è in Giuda.

Chiunque di voi appartiene al suo popolo,

il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!"».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 136 (137)

Ripetiamo. Il ricordo di te, Signore,

è la nostra gioia.

 

Lungo i fiumi di Babilonia,

là sedevamo e piangevamo

ricordandoci di Sion.

Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre. R.

 

Perché là ci chiedevano parole di canto

coloro che ci avevano deportato,

allegre canzoni, i nostri oppressori:

«Cantateci canti di Sion!». R.

 

Come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

Se mi dimentico di te, Gerusalemme,

si dimentichi di me la mia destra. R.

 

Mi si attacchi la lingua al palato

se lascio cadere il tuo ricordo,

se non innalzo Gerusalemme

al di sopra di ogni mia gioia. R.

 

Seconda Lettura

Morti per le colpe, siamo stati

salvati per grazia.

Dalla lettera di san Paolo

apostolo agli Efesìni (2,4-10)

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il

grande amore con il quale ci ha amato,

da morti che eravamo per le colpe, ci ha

fatto rivivere con Cristo: per grazia

siete salvati.

Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha

fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per

mostrare nei secoli futuri la straordinaria

ricchezza della sua grazia mediante la

sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Per grazia infatti siete salvati mediante la

fede; e ciò non viene da voi, ma è dono

di Dio; né viene dalle opere, perché

nessuno possa vantarsene.

Siamo infatti opera sua, creati in

Cristo Gesù per le opere buone,

che Dio ha preparato perché in

esse camminassimo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Dio ha tanto amato il mondo da dare il

Figlio unigenito; chiunque crede in lui

ha la vita eterna. (Cf. Gv 3,16)

 

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo

Dio ha mandato il Figlio perché il

mondo si salvi per mezzo di lui.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21) anno B.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel

deserto, così bisogna che sia innalzato

il Figlio dell'uomo, perché chiunque

crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare

il Figlio unigenito perché chiunque crede in

lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel

mondo per condannare il mondo, ma perché

il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi

non crede è già stato condannato, perché

non ha creduto nel nome dell'unigenito

Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta

nel mondo, ma gli uomini hanno amato

più le tenebre che la luce, perché le loro

opere erano malvagie.

Chiunque infatti fa il male, odia la luce,

e non viene alla luce perché le sue opere

non vengano riprovate.

Invece chi fa la verità viene verso la luce,

perché appaia chiaramente che le sue opere

sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Cacciamo i venditori dal Tempio, seguiamo

la passione e l’ardore del Nazareno che perde

le staffe di fronte ad una visione di Dio

meschina; nel cammino di autenticità che

ci viene proposto dal deserto di Quaresima

siamo invitati a salire sul Tabor, a scegliere,

così come Gesù scelse quale Messia essere,

quali uomini (e cristiani) diventare.

L’abitudine, la stanchezza, il peccato ci

annebbiano il cuore e abbiamo necessità

di conversione, di verificare se il Dio in

cui riponiamo fiducia è il Dio che Gesù

è venuto a raccontare.

Così Domenica scorsa siamo stati invitati

a riflettere se il nostro rapporto con Dio

è il rapporto con un Padre pieno di ogni

misericordia o con un despota con

cui mercanteggiare.

Cosa vuole Dio?

Qual è il suo senso della vita?

Cosa pensa?

Nella storia abbiamo vagato nel buio

cercando di dare delle risposte a queste

domande, raffigurandoci un Dio a volte

scostante, iracondo, distratto, inspiegabile.

Gesù viene a dissipare queste tenebre,

e ci svela la volontà intima di Dio.

Quante volte mi sono sentito dire: “Cosa

ho fatto di male per meritarmi questo?”.

Quanti, tra voi hanno avuto l’impressione,

nella vita, che Dio fosse indifferente o,

che addirittura vi ‘punisse’ inviando

sulla terra una qualche disgrazia!

Ma è davvero così?

Dio ci punisce se trasgrediamo ad

una sua regola?

Dio è dunque un preside benevolo da

non urtare? (Giusto e ineccepibile, per

la carità, ma severissimo!)

Gesù, oggi, dice: “Dio ha tanto amato il

mondo da mandare il suo Figlio; non per

giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi”.

Gesù ci parla di un Padre che ama talmente

l’umanità da mandare il suo Figlio a salvarci,

ci svela un Dio che desidera profondamente

mettere in opera tutto il possibile per farci

passare dalle tenebre alla luce.

Accennando all’oscuro episodio dell’Esodo

in cui gli israeliti morsicati dai serpenti

guarivano guardando un serpente di bronzo

fatto fondere da Mosé e innalzato su un palo,

Gesù intuisce che la sua storia potrebbe

concludersi tragicamente e l’ultimo segno-la

croce-potrebbe diventare la definitiva

testimonianza dell’amore di Dio per noi.

Non dubitiamo, amici, Dio ci ama fino

a morirne, Dio ci è vicino fino ad

abbracciarci e desidera il nostro bene

più di quanto noi stessi lo desideriamo.

Gesù è morto per svelarci questa verità,

come dubitarne?

La nostra vita consiste, allora, nello

scoprire la strada, nel percorrere la luce

che Dio ci indica, nell’accogliere il destino

di bene che Dio prepara per ciascuno di noi.

La croce che ormai si staglia all’orizzonte

del nostro percorso Quaresimale, non è un

raccapricciante strumento di tortura che

suscita devozione, ma la misura dell’amore

di Dio; Gesù dice di essere disposto a

morire e osteso, pur di svelarci il vero

volto di un Dio che spinge dalla nostra

parte, che desidera il nostro bene.

Per scoprire questo sentiero di luce, ci dice

il Maestro, dobbiamo fare la verità dentro

noi stessi, cercarla, questa verità, e viverla

con semplicità.

La libertà, immenso dono d’amore, rischia

di diventare una trappola che ci allontana

da noi stessi; travolti dalla vita, dalle cose

da fare, dalle nostre paure, dai nostri dolori,

volgiamo lo sguardo da un’altra parte e

passiamo la vita, come mosche impazzite

in una bottiglia, a sbattere il naso contro

il vetro, senza concludere nulla.

Non è facile essere cristiani, né diventare

uomini; il Signore ci incoraggia e ci

sostiene in questo cammino ricordandoci,

come dice san Paolo, che la salvezza è

gratis, che non è da conquistare o da

meritare ma da accogliere e da vivere

con gioia.

Ma, qualcuno obbietterà, se sembra tutto

così ovvio e semplice, perché tanto dolore,

perché tanta sofferenza?

La Parola di Dio è disarmante, nella sua

semplicità; se ignoriamo la luce, se

pensiamo di sapere noi quale strada

percorrere se, in una parola, ci sostituiamo

elegantemente a Dio, la nostra felicità è a rischio.

La lettura della storia di Israele e della

tragica fine del regno di Giuda con la

distruzione di Gerusalemme e del suo

Tempio, fatta nel libro delle Cronache

è esplicita; più l’uomo si sostituisce a

Dio o piega Dio alle proprie opinioni e

più rischia di diventare schiavo delle

proprie passioni e delle proprie paure.

Ma Dio tiene in mano la Storia e gli

uomini che ascoltano la sua parola

possono ritracciare sentieri di luce

nelle tenebre fitte.

Dio non ci punisce amici, vuole il bene

ma, paradossalmente, anche Dio fa

quel che può.

Siamo creati per amore, quindi liberi

(nessuno può costringere una persona

che ama a riamarlo!) e possiamo

drammaticamente altamente infischiarcene

di Dio o costruire una sua grottesca

immagine che non ci destabilizzi troppo

e-così facendo-correre il rischio di perderci

nelle tenebre.

Nel sottile e leggero gioco dell’amore ci è

chiesto di spalancare il cuore con umiltà,

di cercare la sua volontà salvifica nella

nostra vita.

Cercatori di Dio, venite alla luce, vi prego.

Là dove siete, nelle cose che fate, lasciate

trasparire che seguite la Parola, che amate,

che vi lasciate amare, che credete, malgrado

la fatica e il dolore.

Se Dio vuole con tutte le sue forze colmare i

nostri cuori, lasciamolo fare, costi quel che costi.

Le tenebre si oppongono alla luce, come

ci dice il Signore Gesù, che sulla propria

pelle vivrà il dramma del rifiuto.

Sia davvero fatta la volontà di Dio, sia

davvero glorificato il suo nome, possa

davvero affermare la sua volontà di

bene in tutti noi, come Dio vuole;

buona Domenica, amici, Fausto.