mercoledì 27 dicembre 2023

Il Vangelo del Giovedì 28 Dicembre 2023

 

Ottava di Natale.

Santi Innocenti, Martiri.

Prima lettura.

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (1,5-2,2)

Figlioli miei, questo è il messaggio che

abbiamo udito da lui e che noi vi

annunciamo: Dio è luce e in lui non

c'è tenebra alcuna.

Se diciamo di essere in comunione con

lui e camminiamo nelle tenebre, siamo

bugiardi e non mettiamo in pratica

la verità.

Ma se camminiamo nella luce, come egli

è nella luce, siamo in comunione gli uni

con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio

suo, ci purifica da ogni peccato.

Se diciamo di essere senza peccato,

inganniamo noi stessi e la verità

non è in noi.

Se confessiamo i nostri peccati, egli

è fedele e giusto tanto da perdonarci

i peccati e purificarci da ogni iniquità.

Se diciamo di non avere peccato,

facciamo di lui un bugiardo e la sua

parola non è in noi.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché

non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato,

abbiamo un Paràclito presso il Padre:

Gesù Cristo, il giusto.

È lui la vittima di espiazione per i nostri

peccati; non soltanto per i nostri, ma

anche per quelli di tutto il mondo.

Parola di Dio.

Vangelo.

Erode mandò a uccidere tutti

i bambini che stavano a Betlemme.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-18) anno pari.

I Magi erano appena partiti, quando un

angelo del Signore apparve in sogno a

Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con

te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto

e resta là finché non ti avvertirò: Erode

infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino

e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove

rimase fino alla morte di Erode, perché si

compisse ciò che era stato detto dal Signore

per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho

chiamato mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si

erano presi gioco di lui, si infuriò e

mandò a uccidere tutti i bambini che

stavano a Betlemme e in tutto il suo

territorio e che avevano da due anni

in giù, secondo il tempo che aveva

appreso con esattezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto

per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido

è stato udito in Rama, un pianto e un

lamento grande: Rachele piange i suoi

figli e non vuole essere consolata,

perché non sono più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di male in peggio!

Sembra proprio che la liturgia voglia

rovinarci i nostri buoni sentimenti e quel

nonsocche che c’è nell’aria quando

viene il Natale!

Ma oggi questa storia dei bambini

massacrati proprio ci strazia!

Vero, ma così è successo, anche se nei

nostri presepi quei 30/40 bambini di

Betlemme non figurano.

Eppure proprio loro sono stati uccisi dal

nevrotico despota Erode che vede in Dio

un pericoloso avversario da eliminare.

Proprio loro, inconsapevoli, hanno protetto

la fuga del bambino Gesù, esule in Egitto.

E la Chiesa, inaspettatamente, li venera

come martiri, anche se non hanno mai

professato la fede in Cristo.

I bambini di Betlemme, un altro tragico

richiamo alla realtà, al dramma che si

disegna nel Dio bambino

che-silenzioso-scomoda e inquieta.

Nei nostri presepi figurano i bambini così

simili al Signore Gesù che guardiamo con

dolcezza ma non quelli-uccisi-richiamati

dalla lugubre memoria di oggi.

In questo Natale di luminarie pochi si

ricorderanno delle migliaia di bambini

uccisi o mutilati, vittime innocenti delle

varie guerre frutto dell’egoismo degli

uomini, né nessuno vi parlerà dei

bambini che ogni giorno muoiono di

fame a causa della  più totale

indifferenza e mancanza d’amore.

No, ma questi innocenti di sempre, che

pagano con la loro vita l’arroganza di

tutti gli Erodi del mondo, senza saperlo

salvano il Signore Gesù, diventano

testimoni silenziosi dell’amore di Dio. 

Silenzio, silenzio e preghiera per favore,

onore ai piccoli martiri di tutti i tempi,

compresi quelli che sono stati uccisi in

questi ultimi mesi dell’anno nel grembo

delle loro madri, anch’esse uccise dalla

mano dell’uomo malvagio.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 26 dicembre 2023

Il Vangelo del Mercoledì 27 Dicembre 2023

 

Ottava di Natale.

San Giovanni, Apostolo ed Evangelista.

Prima lettura.

Quello che abbiamo veduto e udito,

noi lo annunciamo anche a voi.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1,1-4)

Figlioli miei, quello che era da principio,

quello che noi abbiamo udito, quello che

abbiamo veduto con i nostri occhi, quello

che contemplammo e che le nostre mani

toccarono del Verbo della vita-la vita

infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta

e di ciò diamo testimonianza e vi

annunciamo la vita eterna, che era presso

il Padre e che si manifestò a noi-, quello

che abbiamo veduto e udito, noi lo

annunciamo anche a voi, perché anche

voi siate in comunione con noi.

E la nostra comunione è con il Padre e

con il Figlio suo, Gesù Cristo.

Queste cose vi scriviamo, perché la

nostra gioia sia piena.

Parola di Dio.

Vangelo.

L'altro discepolo corse più veloce di

Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,2-8) anno pari.

Il primo giorno della settimana, Maria

di Màgdala corse e andò da Simon Pietro

e dall'altro discepolo, quello che Gesù

amava, e disse loro: «Hanno portato via

il Signore dal sepolcro e non sappiamo

dove l'hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo

e si recarono al sepolcro.

Correvano insieme tutti e due, ma l'altro

discepolo corse più veloce di Pietro e

giunse per primo al sepolcro.

Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che

lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò

i teli posati là, e il sudario-che era stato

sul suo capo-non posato là con i teli,

ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era

giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

In questa ottava di Natale la liturgia ci

propone una specie di riassunto del

Natale, un compendio della vera fede.

Gesù bambino non suscita tenerezza ma

inquieta, destabilizza, ci obbliga a scegliere,

ci mette dalla parte della verità di Dio

e di noi stessi.

Eccolo Dio; non dona, ma si dona, non fa

i miracoli a nostra misura, chiede accoglienza.

Lo vogliamo davvero un Dio così?

La memoria di Stefano ci fa toccare con

mano quanto può essere violenta la fede;

siamo disposti ad accogliere il Dio fragile

fino a morirne?

E, oggi, la liturgia ci fa incrociare san

Giovanni, il mistico.

Il Vangelo ci richiama alla globalità della

fede cristiana; adoriamo quel bambino

perché riconosciamo in Lui il

crocefisso risorto.

Non ci fa tenerezza perché è un neonato

che vagisce, ci spinge a conversione

perché in Lui riconosciamo il vero volto

di Dio, il Dio morto e risorto per noi.

Celebriamo il Natale come conseguenza

della Pasqua.

Abbiamo bisogno di volare in alto, come

un’aquila, per penetrare il mistero della

pienezza di Dio.

Dobbiamo guardare col cuore e con lo

spirito per penetrare le profondità del mistero.

Giovanni il discepolo che, come noi,

Gesù ama, ci accompagna a penetrare

il mistero degli eventi.

Perché possiamo celebrare cento Natali,

recitare un milione di preghiere, senza

che mai Dio nasca nei nostri cuori!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 25 dicembre 2023

Il Vangelo del Martedì 26 Dicembre 2023

 

Ottava di Natale.

Santo Stefano, primo martire.

Prima lettura.

Ecco, contemplo i cieli aperti.

Dagli Atti degli Apostoli (6,8-10.12;7,54-60)

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia

e di potenza, faceva grandi prodigi e

segni tra il popolo.

Allora alcuni della sinagoga detta dei

Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini

e di quelli della Cilìcia e dell'Asia, si

alzarono a discutere con Stefano, ma

non riuscivano a resistere alla sapienza

e allo Spirito con cui egli parlava.

E così sollevarono il popolo, gli anziani

e gli scribi, gli piombarono addosso,

lo catturarono e lo condussero davanti

al Sinedrio.

Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio,

[udendo le sue parole,] erano furibondi

in cuor loro e digrignavano i denti

contro Stefano.

Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando

il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che

stava alla destra di Dio e disse: «Ecco,

contemplo i cieli aperti e il Figlio

dell'uomo che sta alla destra di Dio».

Allora, gridando a gran voce, si turarono

gli orecchi e si scagliarono tutti insieme

contro di lui, lo trascinarono fuori della

città e si misero a lapidarlo.

E i testimoni deposero i loro mantelli ai

piedi di un giovane, chiamato Saulo.

E lapidavano Stefano, che pregava e diceva:

«Signore Gesù, accogli il mio spirito».

Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce:

«Signore, non imputare loro questo peccato».

Detto questo, morì.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non siete voi a parlare,

ma è lo Spirito del Padre vostro.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,17-22) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Guardatevi dagli uomini, perché vi

consegneranno ai tribunali e vi

flagelleranno nelle loro sinagoghe;

e sarete condotti davanti a governatori

e re per causa mia, per dare testimonianza

a loro e ai pagani.

Ma, quando vi consegneranno, non

preoccupatevi di come o di che cosa

direte, perché vi sarà dato in quell'ora

ciò che dovrete dire: infatti non siete

voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre

vostro che parla in voi.

Il fratello farà morire il fratello e il padre

il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare

i genitori e li uccideranno.

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

Ma chi avrà perseverato fino alla

fine sarà salvato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Otto giorno dura il natale.

Otto giorni per avere il tempo di capire,

di stupirsi, di credere, di cedere.

Otto giorni contrassegnati dalla luce del

Natale, dalla sfida di un Dio presente e

di un uomo assente.

Dio è nato, e chiede di nascere ancora

nei nostri cuori.

La sua presenza è destabilizzante,

inquietante, faticosa; il figlio di Dio

è costretto a nascere come i poveri e

i derelitti e da questi viene accolto

e riconosciuto.

E subito, in maniera destabilizzante,

inquietante, la liturgia ci fa celebrare

la morte di Stefano, il primo discepolo

ucciso dopo Gesù.

Questo accostamento così stridente ci

vaccina dal morbo pestilenziale del

Natale tarocco, quello fatto di falsi

buoni sentimenti.

Quel bambino che nasce è segno di

contraddizione, fa tremare i re, scuote

gli imperatori.

Non porta pace ma fuoco, non accarezza

ma schiaffeggia.

Eccolo, Dio.

Diverso, troppo diverso per essere accolto

senza sussultare, troppo diverso per non

suscitare stupore e rabbia.

Stefano, primo di una interminabile

schiera di testimoni, è disposto a

morire per annunciare la verità della

resurrezione di Cristo.

Il sangue che celebriamo oggi ci

allontana dalla tentazione di

sprofondare nel cotone il bambinello.

Come coraggiosamente dipingono i

fratelli ortodossi nell’icona della natività,

il bambino è deposto nel profondo di

una tomba, non in una mangiatoia.

Egli è già il crocifisso, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 24 dicembre 2023

Il Vangelo del Lunedì 25 Dicembre 2023

 

Natale del Signore, Nascita di Gesù a Betlemme.

Prima lettura.

Tutti i confini della terra vedranno

la salvezza del nostro Dio.

Dal libro del profeta Isaìa (52,7-10)

Come sono belli sui monti i piedi del

messaggero che annuncia la pace, del

messaggero di buone notizie che annuncia

la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».

Una voce! Le tue sentinelle alzano la

voce, insieme esultano, poiché vedono

con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.

Prorompete insieme in canti di gioia, rovine

di Gerusalemme, perché il Signore ha

consolato il suo popolo, ha riscattato

Gerusalemme.

Il Signore ha snudato il suo santo braccio

davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della

terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 97 (98)

Rìpetiamo. Tutta la terra ha veduto la

salvezza del nostro Dio.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto meraviglie.

Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo. R.

 

Il Signore ha fatto conoscere la sua

salvezza, agli occhi delle genti ha

rivelato la sua giustizia.

Egli si è ricordato del suo amore,

della sua fedeltà alla casa d'Israele. R.

 

Tutti i confini della terra hanno veduto

la vittoria del nostro Dio.

Acclami il Signore tutta la terra,

gridate, esultate, cantate inni! R.

 

Cantate inni al Signore con la cetra,

con la cetra e al suono di strumenti a

corde; con le trombe e al suono del corno

acclamate davanti al re, il Signore.  R.

 

Seconda Lettura

Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

Dalla lettera agli Ebrei (1,1-6)

Dio, che molte volte e in diversi modi nei

tempi antichi aveva parlato ai padri per

mezzo dei profeti, ultimamente, in questi

giorni, ha parlato a noi per mezzo del

Figlio, che ha stabilito erede di tutte

le cose e mediante il quale ha fatto

anche il mondo.

Egli è irradiazione della sua gloria e

impronta della sua sostanza, e tutto

sostiene con la sua parola potente.

Dopo aver compiuto la purificazione dei

peccati, sedette alla destra della maestà

nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore

agli angeli quanto più eccellente del loro

è il nome che ha ereditato.

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai

detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti

ho generato»?

E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli

sarà per me figlio»?

Quando invece introduce il primogenito nel

mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Un giorno santo è spuntato per noi:

venite tutti ad adorare il Signore; oggi 

una splendida luce è discesa sulla terra.

 

Alleluia alleluia.

 

Vangelo

Il Verbo si fece carne e venne ad

abitare in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno B.

In principio era il Verbo, e il Verbo era

presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto

è stato fatto per mezzo di lui e senza di

lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli

uomini; la luce splende nelle tenebre e le

tenebre non l'hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo

nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare

testimonianza alla luce, perché tutti

credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare

testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella

che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto

per mezzo di lui; eppure il mondo non

lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato

potere di diventare figli di Dio: a quelli

che credono nel suo nome, i quali, non da

sangue né da volere di carne né da volere

di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare

in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato

la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito che viene

dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi: Colui che viene

dopo di me è avanti a me, perché era

prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo

ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di

Mosè, la grazia e la verità vennero per

mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio

unigenito, che è Dio ed è nel seno del

Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Natale, giorno benedetto!

Alla fine del nostro itinerario di Avvento,

pronti o non pronti, accade.

Dio, di nuovo, scommette sull’uomo.

Dio, ancora, chiede ospitalità.

Dio, l’inaudito, è qui.

È nato amici!

È qui, oggi come allora, nel cuore di chi

sa ancora stupirsi, il Signore viene!

Ma attenti al ‘natalismo’.

Così ho ribattezzato questa sindrome da

‘buonismo natalizio’: è un atteggiamento

che, ben più semplice della conversione,

si accontenta di prendere a proprio uso e

consumo la patina sentimentale che

aleggia intorno alla culla e al Bambino

piccino e ai pastori eccetera eccetera.

È un rischio ultradiffuso, che riempie le

nostre Chiese una volta all’anno ma che

poche volte sfocia in un atteggiamento di fede.

Pochi buoni sentimenti, in questa notte,

ma molto coraggio a lasciarsi provocare.

Questo Bambino, così innocuo, suscita

paura, stupore, come quando ci avviciniamo

a qualcosa di grande, di sconosciuto.

Chi lo avrebbe mai detto?

Che il Dio cercato dall’uomo da sempre,

la risposta a tutte le nostre più profonde

ed autentiche domande, il Creatore amato

e temuto, intuito e adorato, avesse il volto

e il sorriso di un neonato?

Quanto di più disarmante, stupefacente,

tenero, indifeso potete trovare dello

sguardo di un Bambino?

Questo è il nostro Dio.

A te amico dilaniato dal dolore e dalla

solitudine, che mi chiedi se Dio conosce

le tue notti insonni, ti mostro questo Bambino.

Cosa doveva fare di più, Dio, per

dimostrare che ci amava?

Quale gesto più sconvolgente di questa

debolezza voluta, consegnata, questa

fiducia inaudita che Dio ha nell’uomo?

Se il nostro cuore riesce ad aprirsi a

queste inaudite altezze, credetemi, si

ritrova come i pastori; avvolto dalla luce.

Avvolto dalla luce, abitato dalla luce,

illuminato dentro.

Non siamo più noi a cercare, non

dobbiamo più sforzarci, è Lui che

ci avvolge, è Lui che ci cerca.

La gioia, grande, per noi e per tutto il

mondo è questo Dio che si fa presente,

accanto a ciascuno di noi.

Questo Dio che ancora sceglie di

compromettersi, di amarmi, di

accogliermi, di avvolgermi.

Eppure, mi direte, non me ne accorgo.

Vero; come la stragrande maggioranza

degli abitanti di Betlemme, brava gente,

magari ‘di chiesa’, che dormirono

ronfando sonoramente quella notte,

mentre Dio trovava ospitalità in una

vecchia stalla.

Come Erode e i sacerdoti del tempio che,

conoscendo le Scritture, sapevano a

memoria che a Betlemme sarebbe nato il

Messia; e non si mossero di un millimetro.

Natale è dramma, per ogni uomo di ogni

tempo; il dramma della scelta fra tenebre

e luce, fra Dio e il nulla, fra lo stupirsi

e l’adeguarsi.

L’unico dramma della nostra vita, amici,

è che Dio non ci trovi presenti, quando

verrà, è che non riesca a nascere nel

profondo del nostro cuore.

Natale diventerà allora una memoria,

una festa di buoni sentimenti. E basta.

È Natale, che ci crediamo o no, Dio non

chiede permesso per esistere, per nascere,

per venire, per amarci.

Buon Natale, allora, nella meraviglia di

questo amore senza condizioni, di questo

dono totale che Dio fa di noi, e che ci

avvolge di stupore.

Buon Natale, soprattutto a chi, come i

pastori di Betlemme, si sentono un pò

sconfitti dalla vita, a chi è in carcere, a chi

è in ospedale, a chi ha perso fiducia, a chi

ha preso solo porte in faccia, a chi è messo

sempre da parte.

Per voi, per noi, è nato il Salvatore.

Buon Natale, amici.

Buon Natale a chi si è preparato e a chi

proprio non gliene importa nulla, a chi ha

il cuore colmo e chi ce l’ha arido come

la sabbia del deserto, a chi se l’aspettava

e a chi non ci crede.

Buon Natale a tutti voi.

Buon Natale ai miei amici, quelli che ogni

giorno, vengono sulla mia pagina a leggere

i miei commenti sul Vangelo, e che mi

rimproverano se non lo trovano e, si sentono

a disagio senza aiuto in quella giornata.

Buon Natale ai poveri, agli ultimi, agli sconfitti.

Per loro, per noi, è nato un Salvatore;

Dio ci abita.

Smettiamola di maledire Dio per la sua

assenza; Egli è qui, consegnato alla nostra

indifferenza ed alla nostra pigrizia!

Buon Natale, amici, la notte scorsa durante

la Messa di mezzanotte, ho pregato per

voi e per le vostre famiglie, perché il

Bambino Gesù, vi porti tanta salute,

pace e serenità, Fausto.