lunedì 20 marzo 2023

Il Vangelo del Martedì 21 Marzo 2023

 

Della 4° settimana di Quaresima.

Santa Benedetta Cambiagio Frassinello, religiosa.

Prima Lettura

Vidi l'acqua che usciva dal tempio, e a quanti

giungerà quest'acqua porterà salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle (47,1-9.12)

In quei giorni [l'angelo] mi condusse

all'ingresso del tempio [del Signore]

e vidi che sotto la soglia del tempio

usciva acqua verso oriente, poiché la

facciata del tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del

tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale

e mi fece girare all'esterno, fino alla porta

esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua

scaturiva dal lato destro.

Quell'uomo avanzò verso oriente e con

una cordicella in mano misurò mille cùbiti,

poi mi fece attraversare quell'acqua: mi

giungeva alla caviglia.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece

attraversare quell'acqua: mi giungeva

al ginocchio.

Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece

attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi.

Ne misurò altri mille: era un torrente che

non potevo attraversare, perché le acque

erano cresciute; erano acque navigabili, un

torrente che non si poteva passare a guado.

Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?».

Poi mi fece ritornare sulla sponda del

torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda

del torrente vi era una grandissima quantità

di alberi da una parte e dall'altra.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la

regione orientale, scendono nell'Aràba ed

entrano nel mare: sfociate nel mare, ne

risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque

arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà

abbondantissimo, perché dove giungono

quelle acque, risanano, e là dove giungerà

il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra,

crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le

cui foglie non appassiranno: i loro frutti

non cesseranno e ogni mese matureranno,

perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le

foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

All'istante quell'uomo guarì.

Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno dispari.

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù

salì a Gerusalemme.

A Gerusalemme, presso la porta delle

Pecore, vi è una piscina, chiamata in

ebraico Betzatà, con cinque portici,

sotto i quali giaceva un grande numero

di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava lì un uomo che da trentotto

anni era malato.

Gesù, vedendolo giacere e sapendo che

da molto tempo era così, gli

disse: «Vuoi guarire?».

Gli rispose il malato: «Signore, non ho

nessuno che mi immerga nella piscina

quando l'acqua si agita.

Mentre infatti sto per andarvi, un altro

scende prima di me».

Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua

barella e cammina».

E all'istante quell'uomo guarì: prese la

sua barella e cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato.

Dissero dunque i Giudei all'uomo che

era stato guarito: «È sabato e non ti

è lecito portare la tua barella».

Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha

guarito mi ha detto: "Prendi la tua

barella e cammina"».

Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo

che ti ha detto: "Prendi e cammina?"».

Ma colui che era stato guarito non sapeva

chi fosse; Gesù infatti si era allontanato

perché vi era folla in quel luogo.

Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio

e gli disse: «Ecco: sei guarito!

Non peccare più, perché non ti accada

qualcosa di peggio».

Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei

che era stato Gesù a guarirlo.

Per questo i Giudei perseguitavano Gesù,

perché faceva tali cose di sabato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nel Vangelo odierno la raccomandazione

di Gesù al paralitico di non peccare più

ci fa ipotizzare che la causa della sua

malattia sia legata a qualche

comportamento peccaminoso.

Ma quello che riguarda noi è un altro

aspetto; Dio perdona sempre le nostre

colpe, ma noi dobbiamo evitare di

commetterne ancora.

Il perdono di Dio non si sostituisce alla

nostra libertà, per cui si rischia di cadere

nuovamente e volontariamente nelle spire

del peccato, con dei risultati ancora

più deleteri delle volte precedenti.

Addirittura certi peccati possono

trasformarsi in vizi, rendendoci schiavi.

La guarigione è sempre possibile, ma è

molto più faticosa e dura da raggiungere.

Dio ci vuole liberi; non svendiamo questo

dono per la falsa felicità di un momento,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 19 marzo 2023

Il Vangelo del Lunedì 20 Marzo 2023

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Giuseppe, Sposo della beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

Dal secondo libro di Samuèle (7,4-5a.12-14a.16)

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa

parola del Signore: «Va' e di' al mio servo

Davide: Così dice il Signore: "Quando i

tuoi giorni saranno compiuti e tu

dormirai con i tuoi padri, io susciterò un

tuo discendente dopo di te, uscito dalle

tue viscere, e renderò stabile il suo regno.

Egli edificherà una casa al mio nome e

io renderò stabile il trono del suo regno

per sempre.

Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

La tua casa e il tuo regno saranno saldi

per sempre davanti a te, il tuo trono sarà

 reso stabile per sempre"».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 88 (89)

Ripetiamo. In eterno durerà la sua discendenza.

 

Canterò in eterno l'amore del Signore,

di generazione in generazione farò

conoscere con la mia bocca la tua

fedeltà, perché ho detto: «È un amore

edificato per sempre; nel cielo rendi

stabile la tua fedeltà». R.

 

«Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide, mio servo.

Stabilirò per sempre la tua discendenza,

di generazione in generazione edificherò

il tuo trono». R.

 

«Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza".

Gli conserverò sempre il mio amore,

la mia alleanza gli sarà fedele». R.

 

Seconda Lettura

Egli credette, saldo nella speranza

contro ogni speranza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai

Romani (4,13.16-18.22)

Fratelli, non in virtù della Legge fu data

ad Abramo, o alla sua discendenza, la

promessa di diventare erede del mondo,

ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.

Eredi dunque si diventa in virtù della fede,

perché sia secondo la grazia, e in tal modo

la promessa sia sicura per tutta la discendenza:

non soltanto per quella che deriva dalla

Legge, ma anche per quella che deriva

dalla fede di Abramo, il quale è padre

di tutti noi-come sta scritto: «Ti ho

costituito padre di molti popoli»-davanti

al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti

e chiama all'esistenza le cose che non esistono.

Egli credette, saldo nella speranza contro

ogni speranza, e così divenne padre di molti

popoli, come gli era stato detto: «Così sarà

la tua discendenza».

Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Beato chi abita nella tua casa, Signore:

senza fine canta le tue lodi. (Sal 83 (84),5)

 

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo

Giuseppe fece come gli aveva ordinato

l'angelo del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,16.18-21.24a) anno dispari.

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di

Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria,

essendo promessa sposa di Giuseppe, prima

che andassero a vivere insieme si trovò

incinta per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo

giusto e non voleva accusarla pubblicamente,

pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste

cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo

del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio

di Davide, non temere di prendere con te

Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei

viene dallo Spirito Santo; ella darà alla

luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli

infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece

come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giuseppe il grande e il giusto.

Parliamo un pò, amici, di Giuseppe uomo giusto.

Colui che ha saputo donarci una grande

pagina poetica di fiducia e abbandono nel Signore.

Giuseppe sta organizzando casa per

accogliere Maria.

È un bravo ragazzo, un onesto lavoratore

ed è sufficientemente devoto, insomma;

un buon partito.

È contento di accogliere Maria, che è una

ragazza timida ma decisa, gentile e di

bell’aspetto; molti lo considerano fortunato

di avere in sposa la piccola adolescente

di Nazareth.

In questo clima di festa matrimoniale,

arriva la doccia fredda.

Matteo, tutela della privacy, non ci spiega

come Giuseppe sia venuto a conoscenza

della gravidanza di Maria.

Dubito che si siano incontrati, forse è stata la

madre Anna a comunicargli la notizia, chissà.

Possiamo, però immaginare la notte insonne

di Giuseppe, la peggiore della sua vita.

Ma come? Maria?

La mia piccola Maria?

E chi sarà il padre?

Io che pensavo fosse una così brava ragazza!

Che stupido sono stato!

Ma ci sarà una ragione, qualcuno avrà

abusato della sua gentilezza!

Giuseppe non riesce a prendere sonno,

si gira e si rigira sul giaciglio, come fa la

porta sui cardini.

Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito,

Giuseppe deve affrontare l’incubo del futuro.

Cosa deve fare?

A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe

deve svegliarsi e radunare altri uomini

della comunità dicendo che quel bambino

non è suo, e subito Maria sarà lapidata a morte.

Per essere un buon credente e un devoto,

deve uccidere Maria.

(Non è folle amici che, a volte, gli uomini

compiano cose orribili in nome di Dio?).

Giuseppe deve informare il rabbino del

fattaccio e ripudiare la futura sposa, che

rimarrà a casa dei propri genitori piena

di vergogna, segnata per tutta la vita.

E, a questo punto, succede l’incredibile.

Giuseppe, che è un giusto, trova una

soluzione. Mentirà.

Il mentitore giusto.

Dirà che si è stancato di Maria, la

ripudierà, salvandole l’onore.

Certo, nessuno prenderà più in sposa una

donna che ha avuto un figlio da un altro

uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle

strade di Nazareth.

Giuseppe è grandioso; non rispetta la Legge

attribuita a Dio e decide di mentire.

Matteo ci dice che Giuseppe è giusto.

A volte la legge di Dio, quella autentica,

passa attraverso la trasgressione della

legge degli uomini, quella attribuita a Dio.

Giusto è un titolo straordinario, in Israele.

È, forse, il più bel complimento che si

possa fare ad un ebreo.

Giuseppe è giusto come Dio è giusto,

perché non giudica secondo le apparenze,

perché si sacrifica, supera il suo orgoglio di

maschio ferito (terribile!), e salva Maria e Dio.

Immenso Giuseppe, falegname abituato a

riconoscere l’essenza di un legno, a piallare

un asse, non ad inseguire fini ragionamenti

che lo mettono in crisi!

Ha deciso, anche se continua a non

prendere sonno.

E, proprio quando ha scelto di salvare

Maria, quando si è dato pace, quando ha

superato il proprio orgoglio, arriva, in

sogno, un angelo che lo rassicura.

Va tutto bene, gli dice l’angelo, hai a

che fare col mistero.

Fai bene a fidarti di Maria, è prodigioso

ciò che le è capitato, colui che porta in

grembo non è il figlio di un altro uomo,

ma di Dio stesso.

(Caspita, mica una barzelletta, attenti amici

a sognare, che poi ci possono essere

delle sorprese!).

Maria lo partorirà e tu, Giuseppe, gli darai il

nome, cioè l’identità, il carattere, l’educazione.

A Maria l’angelo chiede di collaborare.

A Giuseppe l’angelo chiede di insegnare

a Dio a diventare uomo.

Anche lui, Giuseppe, deve cambiare la sua

vita, i suoi desideri, le sue scelte, adeguarli

all’evento improvviso di un Dio che decide

di diventare uomo.

Giuseppe obbedisce; è grande!

Si sveglia e prende con sé Maria.

Leggo e rileggo questa conclusione sconcertante.

Si alza e obbedisce; fantastico!

Non fa commenti, non approfondisce

ulteriormente, si fida e basta, accetta,

accoglie, l’ho sempre detto io, per

imparare non dobbiamo andare dai

sapienti, ma dagli umili giusti.

La sua vita, ora, è radicalmente cambiata,

ma va bene così; ha a che fare con il

mistero di Dio.

Grandioso Giuseppe; uomo giusto, e noi?

Speriamo, la speranza non deve mai mancare.

Impariamo da Giuseppe a fidarci; ad avere

fiducia in Dio, a credere che Lui è venuto

a farsi uomo, perché tutti noi imparassimo

ad essere uomini.

Fidiamoci ciecamente, come ha fatto

Giuseppe, magari non riceveremo da

custodire suo Figlio, ma di farlo

conoscere ed amare, quello sì.

Rimango in attesa, allora, come

spero tutti voi amici, Fausto.

sabato 18 marzo 2023

Il Vangelo di Domenica 19 Marzo 2023

 

Della 4° Domenica di Quaresima.      

San Giuseppe, Sposo della beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Davide è consacrato con l'unzione re d'Israele.

Dal primo libro di Samuele (16,1b.4.6-7.10-13)

In quei giorni, il Signore disse a Samuele:

«Riempi d'olio il tuo corno e parti.

Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché

mi sono scelto tra i suoi figli un re».

Samuele fece quello che il Signore gli

aveva comandato.

Quando fu entrato, egli vide Eliàb e

disse: «Certo, davanti al Signore sta

il suo consacrato!».

Il Signore replicò a Samuele: «Non

guardare al suo aspetto né alla sua

alta statura.

Io l'ho scartato, perché non conta quel

che vede l'uomo: infatti l'uomo vede

l'apparenza, ma il Signore vede il cuore».

Iesse fece passare davanti a Samuele

i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse:

«Il Signore non ha scelto nessuno di questi».

Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?».

Rispose Iesse: «Rimane ancora il più

piccolo, che ora sta a pascolare il gregge».

Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo,

perché non ci metteremo a tavola prima

che egli sia venuto qui».

Lo mandò a chiamare e lo fece venire.

Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.

Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!».

Samuele prese il corno dell'olio e lo unse

in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del

Signore irruppe su Davide da quel

giorno in poi.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 22 (23)

Ripetiamo. Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

 

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia. R.

 

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro mi

danno sicurezza. R.

 

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca. R.

 

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni. R.

 

Seconda Lettura

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,8-14)

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora

siete luce nel Signore.

Comportatevi perciò come figli della

luce; ora il frutto della luce consiste

in ogni bontà, giustizia e verità.

Cercate di capire ciò che è gradito

al Signore.

Non partecipate alle opere delle tenebre,

che non danno frutto, ma piuttosto

condannatele apertamente.

Di quanto viene fatto in segreto da

[coloro che disobbediscono a Dio]

è vergognoso perfino parlare, mentre

tutte le cose apertamente condannate

sono rivelate dalla luce: tutto quello

che si manifesta è luce.

Per questo è detto: “Svégliati, tu che dormi,

risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

 

Io sono la luce del mondo, dice

il Signore; chi segue me, avrà

la luce della vita. (Cf. Gv 8,12)

 

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

 

Vangelo

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41) anno A.

In quel tempo, Gesù passando vide un

uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli

lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato,

lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».

Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i

suoi genitori, ma è perché in lui siano

manifestate le opere di Dio.

Bisogna che noi compiamo le opere di

colui che mi ha mandato finché è giorno;

poi viene la notte, quando nessuno può agire.

Finché io sono nel mondo, sono la luce

del mondo».

Detto questo, sputò per terra, fece del

fango con la saliva, spalmò il fango

sugli occhi del cieco e gli disse: «Va'

a lavarti nella piscina di Sìloe», che

significa Inviato.

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano

visto prima, perché era un mendicante,

dicevano: «Non è lui quello che stava

seduto a chiedere l'elemosina?».

Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano:

«No, ma è uno che gli assomiglia».

Ed egli diceva: «Sono io!».

Allora gli domandarono: «In che modo

ti sono stati aperti gli occhi?».

Egli rispose: «L'uomo che si chiama

Gesù ha fatto del fango, me lo ha

spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va'

a Sìloe e làvati!.

Io sono andato, mi sono lavato e ho

acquistato la vista».

Gli dissero: «Dov'è costui?».

Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era

stato cieco: era un sabato, il giorno in

cui Gesù aveva fatto del fango e gli

aveva aperto gli occhi.

Anche i farisei dunque gli chiesero di

nuovo come aveva acquistato la vista.

Ed egli disse loro: «Mi ha messo del

fango sugli occhi, mi sono lavato

e ci vedo».

Allora alcuni dei farisei dicevano:

«Quest'uomo non viene da Dio,

perché non osserva il sabato».

Altri invece dicevano: «Come può un

peccatore compiere segni di questo genere?».

E c'era dissenso tra loro.

Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu,

che cosa dici di lui, dal momento che

ti ha aperto gli occhi?».

Egli rispose: «È un profeta!».

Ma i Giudei non credettero di lui che

fosse stato cieco e che avesse acquistato

la vista, finché non chiamarono i genitori

di colui che aveva ricuperato la vista.

E li interrogarono: «È questo il vostro

figlio, che voi dite essere nato cieco?

Come mai ora ci vede?».

I genitori di lui risposero: «Sappiamo

che questo è nostro figlio e che è nato

cieco; ma come ora ci veda non lo

sappiamo, e chi gli abbia aperto gli

occhi, noi non lo sappiamo.

Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé».

Questo dissero i suoi genitori, perché

avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei

avevano già stabilito che, se uno lo avesse

riconosciuto come il Cristo, venisse

espulso dalla sinagoga.

Per questo i suoi genitori dissero: «Ha

l'età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era

stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio!

Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».

Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so.

Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».

Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto?

Come ti ha aperto gli occhi?».

Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete

ascoltato; perché volete udirlo di nuovo?

Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu!

Noi siamo discepoli di Mosè!

Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio;

ma costui non sappiamo di dove sia».

Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo

stupisce: che voi non sapete di dove sia,

eppure mi ha aperto gli occhi.

Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori,

ma che, se uno onora Dio e fa la sua

volontà, egli lo ascolta.

Da che mondo è mondo, non si è mai

sentito dire che uno abbia aperto gli

occhi a un cieco nato.

Se costui non venisse da Dio, non

avrebbe potuto far nulla».

Gli replicarono: «Sei nato tutto nei

peccati e insegni a noi?».

E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori;

quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi

nel Figlio dell'uomo?».

Egli rispose: «E chi è, Signore, perché

io creda in lui?».

Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui

che parla con te».

Ed egli disse: «Credo, Signore!».

E si prostrò dinanzi a lui.

Gesù allora disse: «È per un giudizio

che io sono venuto in questo mondo,

perché coloro che non vedono, vedano

e quelli che vedono, diventino ciechi».

Alcuni dei farisei che erano con lui

udirono queste parole e gli dissero:

«Siamo ciechi anche noi?».

Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non

avreste alcun peccato; ma siccome dite:

"Noi vediamo", il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La sete infinita di infinito della Sposa

samaritana, ora, è colma, sazia.

Non ha più vergogna della sua fragilità

affettiva, della sua vita disordinata,

degli inganni dati e ricevuti pur di

avere una goccia d’acqua. Stagnante.

Ora ha incontrato la sorgente.

Ora lei stessa è divenuta sorgente che

zampilla per le persone che, prima,

non voleva incontrare.

Non ci sono ostacoli, ruoli, peccati che

la possano tenere lontana dallo Sposo

che, stanco, l’ha cercata per amarla.

La sua è una vita passata a nascondersi,

per timore di essere giudicata.

Lei è una peccatrice che diventa

discepola e testimone.

Come il cieco nato.

Che storia.

È Gesù che, passando, vede il cieco nato.

Non grida, il poveretto, non chiede, forse

neppure sa chi sia il Nazareno.

La sua è una vita fatta di ombre, di fantasmi.

Non ha mai visto la luce, come desiderarla?

Perché?

E Dio lo vede, vede il suo dolore, il suo

bisogno, la sua pena, la sua vergogna.

Vergogna, certo, perché è un innocente

che paga i peccati de genitori.

Anzi, forse ha già commesso peccato nel

grembo della madre, come sostenevano

alcuni rabbini.

È Dio che la punito, perché chiedere

qualcosa a questo Dio terrificante?

Così tutti pensano.

E invece.

Un pò di fango sugli occhi,

e l’uomo torna a vedere.

Gesù, intanto, se n’è andato, non vuole

applausi, vuole solo dimostrare che Dio

non è quel bastardo che a volte gli

uomini (religiosi) dicono che sia.

Inizia un feroce dibattito; chi lo ha guarito?

Perché? E perché di sabato?

Molti sono i personaggi coinvolti; la

folla, i farisei, i suoi genitori, i discepoli.

Ma lui solo è il protagonista, il cieco che

recupera prima la vista, poi l’onore,

poi la fede.

Prima descrive Gesù come un uomo,

poi come un Profeta, poi lo proclama

Figlio di Dio.

La fede è una progressiva illuminazione,

passo dopo passo, ci mettiamo degli anni per

riuscire a proclamare che Gesù è il Signore.

E anche la sua forza cresce; il suo senso

di colpa svanisce, acquista coraggio.

Interrogato, risponde, quando viene

inquisito dai devoti, sa cosa dire.

Infine è ironico, controbatte, argomenta.

Come può un peccatore guarire un cieco nato?

E osa; volete farvi discepoli anche voi?

Non ha timore, nemmeno dei suoi genitori,

paurosi, divorati dal giudizio degli altri,

che si rifiutano di schierarsi, intimoriti

dalla tragica logica comune.

È libero, il cieco.

Ci vede, ci vede benissimo, con gli

occhi e col cuore.

Chi crede di vedere, invece, cade nella

tenebra più fitta.

Credono di sapere, i devoti, credono

di sapere tutto.

Non si mettono in discussione, come il

cieco che ammette di non sapere.

Loro sanno ed è il mondo, gentilmente,

che si deve adeguare alle loro teorie.

Prima dicono che il cieco mente, che non

è mai stato cieco, poi affermano che

Gesù è un peccatore, infine, davanti

all’evidenza, perdono le staffe.

L’arroganza non ammette le ragioni degli

altri, impone solo le proprie.

Credono di vedere, e sono loro i ciechi.

Accecati dalle loro false sicurezze,

non si pongono dubbi. Sanno.

L’evangelista è caustico, nel suo

ragionare; chi è il cieco del racconto?

È un progressivo cammino verso

la luce, la fede.

Nessuna apparizione o folgorazione,

fidatevi, ma un lento incedere della

verità in chi le lascia spazio nel

proprio cuore.

Dio vede la nostra tenebra e desidera

illuminare la nostra conoscenza,

i nostri sensi.

E pone una sola condizione: lasciarci mettere

in dubbio, porci delle domande, indagare.

Come il cieco che non sa, che si interroga,

che argomenta.

Il rischio, invece, è di fare come i farisei

che sono convinti di non avere nulla da

sapere, nulla da capire.

Sanno, e basta.

Quanti arroganti vedo intorno a me!

Nelle proprie convinzioni politiche,

schierati a prescindere.

Quanti arroganti nelle proprie

convinzioni agnostiche e anticlericali,

atei a prescindere, rabbiosi per principio

(fatevi un giro sul web!), intolleranti nel

nome di una mal intesa idea di tolleranza.

Quanti arroganti fra noi cattolici, sempre

armati, sulle difensive, santamente

convinti di dover menare bastonate ai

non credenti e, quel che è peggio, ai

credenti che dubitano, che si interrogano,

proprio come il cieco.

Cattolici che si sentono in dovere di

difendere la Chiesa a prescindere,

scordandosi che essa è santa e peccatrice,

sempre in riforma, cattolici che si arrogano

il dovere di rilasciare patentini di cattolicità.

Lasciamo, amici, che il Signore ci restituisca

la luce, lasciamo che la sua Parola ci

conduca alla verità tutta intera.

Le domande, gli interrogativi, ci aiutino a

scoprire in Lui il Signore risorto della

nostra vita, santa Domenica, Fausto.