mercoledì 25 gennaio 2023

Il Vangelo del Giovedì 26 Gennaio 2023

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

San Timoteo e Tito, Vescovi.

Prima Lettura

Mi ricordo della tua schietta fede.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,1-8)

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e

secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù,

a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace

da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.

Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati,

con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie

preghiere sempre, notte e giorno.

Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia

di rivederti per essere pieno di gioia.

Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero

anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora,

ne sono certo, è anche in te.

Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio,

che è in te mediante l'imposizione delle mie mani.

Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza,

ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza al

Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui;

ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

Parola di Dio.

Vangelo

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue

e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e

luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono

pochi gli operai!

Pregate dunque il signore della messe, perché

mandi operai nella sua messe!

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo

a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e

non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace

a questa casa!".

Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace

scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di

quello che hanno, perché chi lavora ha diritto

alla sua ricompensa.

Non passate da una casa all'altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno,

mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i

malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino

a voi il regno di Dio"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I prodigi che il Signore promette a coloro che

predicheranno nel suo nome non sono finiti;

lo Spirito Santo continua a suscitare persone

che, conquistate dall’ideale evangelico, si

impegnano a portare il Vangelo in mezzo

ai popoli che ancora non conoscono Gesù.

Comprendiamo come Cirillo e Metodio sono

due figure attuali; essi, pur essendo vissuti

molti secoli fa, hanno avuto l’intuizione

secondo la quale il Vangelo, per entrare nel

cuore delle persone, deve servirsi di mezzi

e di modalità che possono essere compresi

dai destinatari del messaggio.

Ancora oggi il Vangelo ci attende; anche noi,

con la buona volontà, possiamo lasciarci

portare dalla fantasia dello Spirito per

preparare i cuori di coloro che attendono

la persona del Cristo.

Certo amici e, lo Spirito Santo, con me, ha

avuto veramente tanta fantasia, si è fidato di

una persona che non era il massimo per

questo compito, per questo, ringrazio sempre

il Signore attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 24 gennaio 2023

Il Vangelo del Mercoledì 25 Gennaio 2023

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

Conversione di San Paolo, Apostolo.

Prima Lettura

Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati,

invocando il nome di Gesù.

Dagli Atti degli Apostoli (22,3-16)

In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un

Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in

questa città, formato alla scuola di Gamalièle

nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri,

pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.

Io perseguitai a morte questa Via, incatenando

e mettendo in carcere uomini e donne, come può

darmi testimonianza anche il sommo sacerdote

e tutto il collegio degli anziani.

Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli

e mi recai a Damasco per condurre prigionieri

a Gerusalemme anche quelli che stanno là,

perché fossero puniti.

Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando

a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso

una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me;

caddi a terra e sentii una voce che mi diceva:

"Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?".

Io risposi: "Chi sei, o Signore?".

Mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu

perséguiti".

Quelli che erano con me videro la luce, ma non

udirono la voce di colui che mi parlava.

Io dissi allora: "Che devo fare, Signore?".

E il Signore mi disse: "Àlzati e prosegui verso

Damasco; là ti verrà detto tutto quello che

è stabilito che tu faccia".

E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore

di quella luce, guidato per mano dai miei

compagni giunsi a Damasco.

Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge

e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da

me, mi si accostò e disse: "Saulo, fratello,

torna a vedere!".

E in quell'istante lo vidi.

Egli soggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha

predestinato a conoscere la sua volontà,

a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola

dalla sua stessa bocca, perché gli sarai

testimone davanti a tutti gli uomini delle

cose che hai visto e udito.

E ora, perché aspetti?

Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi

peccati, invocando il suo nome"».

Parola di Dio.

Vangelo

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco (16,15-18) anno dispari.

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse

loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il

Vangelo a ogni creatura.

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma

chi non crederà sarà condannato.

Questi saranno i segni che accompagneranno

quelli che credono: nel mio nome scacceranno

demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno

in mano serpenti e, se berranno qualche veleno,

non recherà loro danno; imporranno le mani ai

malati e questi guariranno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Predicare il Vangelo al mondo intero non è certo

cosa facile, e i discepoli lo sanno bene; lo scoprì

anche Paolo che visse in prima persona l’esperienza

della fondazione di diverse Chiese, tra lacrime e dolore.

Eppure, Gesù non lascia soli coloro che manda nel

suo nome; dona il suo Spirito, che permette di andare

al di là di ogni possibilità umana, io posso darvene

conferma, amici.

Ecco che alcuni uomini, poveri e ignoranti, diventano

apostoli, cioè mandati da Dio stesso per annunciare

la Buona Novella, senza temere pericoli e rifiuti.

Predicare il Vangelo è un dovere di ogni cristiano;

man mano che si annuncia la Parola di Gesù, si vive

anche l’esperienza della conversione e del rinnovamento

interiore, tutti possiamo farlo se ci facciamo aiutare

dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 gennaio 2023

Il Vangelo del Martedì 24 Gennaio 2023

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà.

Dalla lettera agli Ebrei (10,1-10)

Fratelli, la Legge, poiché possiede soltanto un'ombra

dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha

mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo

di sacrifici-sempre uguali, che si continuano a offrire

di anno in anno-coloro che si accostano a Dio.

Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal

momento che gli offerenti, purificati una volta per

tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati?

Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno

il ricordo dei peccati.

È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri

elimini i peccati.

Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu

non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo

invece mi hai preparato.

Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.

Allora ho detto: "Ecco, io vengo-poiché di me

sta scritto nel rotolo del libro-per fare, o Dio,

la tua volontà"».

Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai

gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né

sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte

secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo

a fare la tua volontà».

Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire

quello nuovo.

Mediante quella volontà siamo stati santificati per

mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo,

una volta per sempre.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi fa la volontà di Dio, costui per me

è fratello, sorella e madre.

Dal Vangelo secondo Marco (3,31-35) anno dispari.

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi

fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.

Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero:

«Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle

stanno fuori e ti cercano».

Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono

i miei fratelli?».

Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno

a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!

Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me

è fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Abbiamo mai riflettuto sul fatto che il Signore

ci chiami madre?

Proprio a noi dà lo stesso titolo che è spettato

a Maria; lei è colei che prima di essere madre

è stata discepola del Figlio, per cui a ragion

veduta Gesù poteva esprimersi in quel modo.

Ma anche noi possiamo essere continuazione

di Maria per l’oggi di ogni uomo, nella misura

in cui facciamo spazio nella nostra vita alla

Parola di Gesù per poterci far guidare nella

volontà di Dio.

Pensiamo che sia difficile capire e fare la

volontà del Signore?

Eppure, Egli ci chiede solo di vivere la nostra

vita con amore e dedizione nei confronti degli

altri, con delicatezza e amabilità; quanto più

ci sforziamo di fare ciò, tanto più la volontà

di Dio ci diventa chiara.

Sicuramente, non sarà una passeggiata, ma la

preghiera ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 22 gennaio 2023

Il Vangelo del Lunedì 23 Gennaio 2023

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Emerenziana, vergine e martire.

Prima Lettura

Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per

togliere il peccato di molti, apparirà una seconda

volta a coloro che l’aspettano.

Dalla lettera agli Ebrei (9,15.24-28)

Fratelli, Cristo è mediatore di un’alleanza nuova,

perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto

delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza,

coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità

eterna che era stata promessa.

Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto

da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel

cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio

in nostro favore.

E non deve offrire se stesso più volte, come il

sommo sacerdote che entra nel santuario ogni

anno con sangue altrui: in questo caso egli,

fin dalla fondazione del mondo, avrebbe

dovuto soffrire molte volte.

Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei

tempi, egli è apparso per annullare il peccato

mediante il sacrificio di se stesso.

E come per gli uomini è stabilito che muoiano

una sola volta, dopo di che viene il giudizio,

così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta

per togliere il peccato di molti, apparirà una

seconda volta, senza alcuna relazione con il

peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

Parola di Dio.

Vangelo

Satana è finito.

Dal Vangelo secondo Marco (3,22-30) anno dispari.

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da

Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto

da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo

del capo dei demòni».

Ma egli li chiamò e con parabole diceva

loro: «Come può Satana scacciare Satana?

Se un regno è diviso in se stesso, quel regno

non potrà restare in piedi; se una casa è

divisa in se stessa, quella casa non potrà

restare in piedi.

Anche Satana, se si ribella contro se stesso

ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.

Nessuno può entrare nella casa di un uomo

forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega.

Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.

In verità io vi dico: tutto sarà perdonato

ai figli degli uomini, i peccati e anche

tutte le bestemmie che diranno; ma chi

avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo

non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».

Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il peccato contro lo Spirito Santo, di cui parla

Gesù, è terribile, in quanto esso è proprio di

coloro che sono ciechi, e che vogliono restare tali.

Giovanni, nel prologo del suo Vangelo,

ci avvisava già di come la luce vera è venuta

nel mondo, ma le tenebre non l’hanno accolta;

consideriamo quanto terribile può essere la

libertà umana quando viene usata male, per

chiudersi a Dio e al suo amore.

Solo un cieco avrebbe potuto dire che Gesù

era posseduto da uno spirito immondo,

rifiutando così quei gesti salvifichi già

prefigurati dai profeti e che gettavano luce

sul ministero di Gesù.

Rifiutare Gesù è molto più facile di quanto

non pensiamo; siamo sicuri che se fossimo

vissuti al tempo di Gesù lo avremmo accolto,

oppure anche noi avremmo fatto lo stesso?

Purtroppo, anche ai giorni nostri, questo

peccato è molto comune, perciò, stiamo

attenti, non rifiutiamo l’amore del Signore,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 21 gennaio 2023

Il Vangelo di Domenica 22 Gennaio 2023

 

Della 3° Domenica del Tempo Ordinario.

San Vincenzo di Saragozza, diacono e martire.

Prima Lettura

Nella Galilea delle genti, il popolo vide

una grande luce.

Dal libro del profeta Isaìa (8,23b-9,3)

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon

e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa

la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.

Il popolo che camminava nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete

e come si esulta quando si divide la preda.

Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,

la sbarra sulle sue spalle,

e il bastone del suo aguzzino,

come nel giorno di Mádian.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale Dal Sal 26 (27)

Ripetiamo. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

 

Il Signore è mia luce e mia salvezza:

di chi avrò timore?

Il Signore è difesa della mia vita:

di chi avrò paura? R.

 

Una cosa ho chiesto al Signore,

questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore

tutti i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore

e ammirare il suo santuario. R.

 

Sono certo di contemplare la bontà del Signore

nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte,

si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

 

Seconda Lettura

Siate tutti unanimi nel parlare, perché non

vi siano divisioni tra voi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo

ai Corìnzi (1,10-13.17)

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore

nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel

parlare, perché non vi siano divisioni tra voi,

ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.

Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato

segnalato dai familiari di Cloe che tra voi

vi sono discordie.

Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io

sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io

invece di Cefa», «E io di Cristo».

È forse diviso il Cristo?

Paolo è stato forse crocifisso per voi?

O siete stati battezzati nel nome di Paolo?

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare,

ma ad annunciare il Vangelo, non con

sapienza di parola, perché non venga

resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Gesù predicava il vangelo del Regno

e guariva ogni sorta di infermità nel popolo. (Cf. Mt 4,23)

 

Alleluia.

 

Vangelo

Venne a Cafàrnao perchè si compisse ciò che

era stato detto per mezzo del profeta Isaìa

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) anno A.

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato,

si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare

a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon

e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto

per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra

di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano,

Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande

luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di

morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a

dire: «Convertitevi, perché il regno dei

cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea,

vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro,

e Andrea suo fratello, che gettavano le reti

in mare; erano infatti pescatori.

E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò

pescatori di uomini».

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo,

figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che

nella barca, insieme a Zebedeo loro padre,

riparavano le loro reti, e li chiamò.

Ed essi subito lasciarono la barca e il loro

padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando

nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo

del Regno e guarendo ogni sorta di malattie

e di infermità nel popolo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’inizio della predicazione di Gesù è legata ad un

evento drammatico; l’arresto di Giovanni il battezzatore.

Gesù torna sui suoi passi, ma decide di non andare

più a Nazareth, il piccolo borgo che lo ha visto crescere.

È cambiato, Gesù, il battesimo gli ha dato maggiore

consapevolezza della propria missione.

Si trasferisce a Cafarnao, piccola cittadina sul mare di

Tiberiade, posta al confine fra due regioni, un cittadina

importante, con la guarnigione romana, con la sinagoga,

con gli esattori del pedaggio.

Una città che diventerà il cuore dell’apostolato

del Signore in Galilea.

Non sempre gli eventi negativi sono tali.

A volte momenti difficili ci aprono prospettive che

mai ci saremmo immaginati.

Così nella storia della Chiesa, così nella storia

personale di ognuno di noi.

Dio scrive diritto sulle righe storte.

Gesù, costretto a tornare in Galilea, avrà l’opportunità

di iniziare a predicare dai confini, dagli ultimi, dai perdenti.

Da Zabulon e Neftali, le prime due tribù di Israele

a cadere sotto la dominazione assira, molti secoli prima.

Galilea delle genti.

Nel 733 a.C. le due tribù di Zabulon e Neftali erano

state brutalmente annesse all’impero assiro.

Abbandonate al loro destino, nei secoli avevano

conosciuto vicende alterne, ma una cosa era certa;

la Galilea era diventata il luogo della promiscuità,

del meticciato, della fede approssimativa.

I galilei erano guardati con disprezzo dai puri di

Gerusalemme, nulla di buono poteva venire da

quelle città contaminate.

Al tempo di Gesù da quei territori proveniva il

movimento estremista degli zeloti, al punto

che “Galileo” era sinonimo di “terrorista”.

Esattamente da quel luogo Gesù inizia

la sua predicazione.

Dio è sempre così, preferisce i discoli ai bravi ragazzi,

invita i primi della classe ad uscire e sporcarsi le mani,

obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete frontiere

della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false

certezze della fede.

Dio è così, ama il rischio, vuole sporcarsi

le mani, parte ad annunciare il Regno là

dove nessuno lo aspetta.

Né lo desidera.

E così può e deve diventare la comunità cristiana,

capace di uscire dalle chiese per ridare Dio al popolo,

per condividere con esso il cammino.

E così possiamo diventare noi, a imitazione del Maestro,

noi che viviamo nella città, nei luoghi in cui del

cristianesimo sono rimaste pallide tracce culturali,

fra le persone che credono di credere, che vivono

lontane da Dio, pur desiderando conoscere il senso

senza saperlo.

Così siamo noi, meticci, imbastarditi, fragili perché

figli di questo tempo, discepoli sì, ma più nel desiderio

che nella coerenza di vita.

A loro e a noi, Gesù rivolge la Parola. Bruciante.

“Convertitevi perché il Regno si è fatto vicino”.

Sì, così scrive Matteo; è il Regno ad essersi

avvicinato, è Lui, Dio, che prende l’iniziativa,

è suo il primo passo.

A noi chiede di accorgerci, di girare lo

sguardo (convertirsi, appunto).

Dio non esordisce con qualche reprimenda morale,

con qualche sensato discorso teso a suscitare

pentimento e cambiamento di condotta.

Lui, Lui per primo si offre, si dona, rischia.

Dice: “Io ti sono vicino, non te ne accorgi?”.

Accorgersi significa davvero mollare tutto,

lasciar andare i molti affari, le molte cose,

per recuperare l’essenziale, come Pietro, come

Andrea, che diventano-finalmente-pescatori di uomini.

Il Regno è la consapevolezza della presenza

entusiasmante e sorridente di Dio.

Il Regno è là dove Dio regna, dove Lui è al centro.

E la Chiesa, comunità di chiamati e di discepoli

appartiene al regno anche se non lo esaurisce.

A Zabulon e Neftali siamo chiamati a dire: “Dio ti è vicino”.

Non hai nessun merito perché ciò accada;

è iniziativa libera di Dio, tu, allarga il cuore.

Rilassatevi, discepoli che prestate un difficile

servizio ecclesiale con i ragazzi o con le coppie,

tranquilli, amici che vi giocate nel sociale, là dove

l’uomo è meno uomo e dove il dolore domina;

il Regno, Lui si avvicina.

Non dobbiamo salvare il mondo, è già salvo!

È che non lo sa di essere salvo.

E vive nella disperazione.

A noi di renderlo presente, questo Regno, a noi

di vivere da salvati, a noi di diventare

uomini-sandwich del Regno, farne pubblicità,

vivere nella luce della fede in mezzo alle tenebre

che avvolgono Neftali e Zabulon.

Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha

bisogno di noi, proprio là dove siamo.

Chiamati a fare esperienza di fraternità (la

parola “fratello” viene ripetuta quattro volte

in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che

ci trattengono (paure, affari, logica mondana),

dobbiamo abbandonare il padre, cioè i legami

del clan, della tradizione, dell’identità di gruppo.

per diventare pescatori di uomini e di umanità.

Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri

tutta l’umanità che Dio ha seminato nei nostri cuori.

Per Israele il mare è luogo oscuro; tirare fuori

i pesci dal mare significa salvarli.

I cristiani non sono a parte, non migliori, né diversi;

hanno lasciato uscire dal loro cuore l’aspetto più

autentico dell’uomo.

E ogni uomo è chiamato a fare un’esperienza di

comunione e di autentica umanità.

Capiamo allora l’energica protesta di Paolo (e poi

ci lamentiamo del brutto carattere di certi cristiani!),

che ammonisce le sue comunità a non diventare

degli ultras da stadio.

Ogni esperienza (movimento, parrocchia, spiritualità)

è strumento e non esaurisce il Regno, il Regno è oltre,

cominciamo a farne parte che va già bene.

Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi

e le paure che ci tengono legati, le incomprensioni

che ci impediscono di essere e raccontare il Regno,

abbiamo ben di meglio da fare!

Lasciamoci guidare, amici, dalla Parola del Signore,

senza paura ma con la consapevolezza che tutto quello

che facciamo è un progetto di Dio, buona Domenica Fausto.