martedì 24 novembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 25 Novembre 2020

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Caterina d'Alessandria, Martire.

Prima lettura dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (15,1-4).

Io, Giovanni, vidi nel cielo un altro segno, grande e meraviglioso: sette angeli

che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi è compiuta l'ira di Dio.

Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco; coloro che avevano vinto

la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul

mare di cristallo.

Hanno cetre divine e cantano il canto di Mosè, il servo di Dio, e il canto

dell'Agnello: «Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente;

giuste e vere le tue vie, Re delle genti!

O Signore, chi non temerà e non darà gloria al tuo nome?

Poiché tu solo sei santo, e tutte le genti verranno e si prostreranno davanti

a te, perché i tuoi giudizi furono manifestati».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi

e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi

davanti a re e governatori, a causa del mio nome.

Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola

e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e

uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù è davvero straordinario nel suo ottimismo!

Ma ciò che dice è assolutamente vero; senza essere degli eroi, senza essere

particolarmente preparati o bravi, senza avere lauree e dottorati in teologia

possiamo dare testimonianza al Signore con la nostra fede e le nostre parole

anche in contesti di disagio e di persecuzione.

E tale testimonianza, da sempre, porta a nuove conversioni, a nuove scoperte,

a nuovi cristiani.

Stiamo vivendo un momento in cui l’odio verso i cristiani cresce esponenzialmente

e non solo nei paesi musulmani ma anche nella nostra Europa tollerante con tutti

eccetto con gli insopportabili cristiani!

Forse succederà di dover rendere testimonianza al Signore con la vita, Dio non voglia.

E non sappiamo se saremo in grado di mettere la sua Parola al centro e di essere

capaci di rendergli onore con le nostre parole e i nostri gesti.

Certamente lo saremo se fin da ora spalanchiamo il nostro cuore all’accoglienza

ardente della sua presenza, attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 novembre 2020

Il Vangelo del Martedì 24 Novembre 2020

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Sant’Andrea Dung-Lac, e santi compagni martiri.

Prima lettura dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (14,14-19).

Io, Giovanni, vidi: ecco una nube bianca, e sulla nube stava seduto uno simile

a un Figlio d'uomo: aveva sul capo una corona d'oro e in mano una falce affilata.

Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto

sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l'ora di mietere, perché la messe

della terra è matura».

Allora colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch'egli una falce affilata.

Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, venne dall'altare e gridò a gran voce a

quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli

della vigna della terra, perché le sue uve sono mature».

L'angelo lanciò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e rovesciò

l'uva nel grande tino dell'ira di Dio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11) anno pari.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle

pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che

vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale

sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».

Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino".

Non andate dietro a loro!

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima

devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,

e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche

fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Se solo ascoltassimo quanto ci dice il Signore!

Tutte le cose sono destinate a scomparire, anche il magnifico tempio che ha

ridato lustro e gloria alla decadente Gerusalemme.

Quante opere d’arte, frutto dell’ingegno umano vengono distrutte dall’idiozia

umana e dalla violenza!

Quante volte nella storia la cultura e la bellezza sono spazzate via dalla

bramosia di potere degli uomini!

Ma, ci ammonisce il Signore, gli sconvolgimenti non sono il segno della fine dei tempi.

Nessuno sa quando sarà tale fine, nemmeno il Figlio dell’uomo; ciò che possiamo

fare è non scoraggiarci e continuare a costruire il Regno di Dio là dove viviamo,

con fede e semplicità.

Davanti agli eventi drammatici degli uomini siamo invitati a proclamare la salvezza

che proviene da Dio e a vivere da salvati, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 22 novembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 23 Novembre 2020

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

San Clemente I, Papa e martire.

Prima lettura dal dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (14,1-5).

Io, Giovanni, vidi: ecco l'Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui

centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo

nome e il nome del Padre suo.

E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come

un rimbombo di forte tuono.

La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano

nel canto con le loro cetre.

Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri

viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i

centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

Essi sono coloro che seguono l'Agnello dovunque vada.

Questi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello.

Non fu trovata menzogna sulla loro bocca: sono senza macchia.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4) anno pari.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte

nel tesoro del tempio.

Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità

vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti.

Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo.

Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Soccorrere i poveri è qualcosa che ci rende onore, che ci rende più uomini.

Purtroppo, però, molti non hanno letto tutto il Vangelo e pretendono di vedere il proprio

nome pubblicato in qualche bell'elenco pubblico con tanto di sentiti ringraziamenti.

In tutta assoluta e cattolica umiltà.

Così doveva accadere al tempo di Gesù quando l’offerta al tempio confluiva

in un grande contenitore e dava l’occasione ai benestanti di manifestare

pubblicamente la loro generosa offerta.

Generosi benefattori che, probabilmente, nemmeno hanno notato la povera vecchina

che stava gettando uno spicciolo, qualche centesimo, nell’immenso contenitore.

Gesù, invece, la nota e la indica come esempio di discepolato.

Perchè il gesto che compie ha una caratteristica eccezionale; è autentico.

Ciò che questa donna offre è donato a Dio, non alla crescita della sua fama.

Imitiamola nel donare a Dio ciò che abbiamo di necessario per vivere,

non di superfluo, compresa la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 21 novembre 2020

Il Vangelo di Domenica 22 Novembre 2020

 

Della 34° Domenica del Tempo Ordinario.

Cristo Re dell’Universo.

Santa Cecilia, Vergine e Martire.

Prima lettura dal libro del profeta Ezechiele (34,11-12.15-17)

Così dice il Signore Dio: "Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.

Come un pastore passa in rassegna il suo gregge, quando si trova in mezzo alle

sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e

le radunerò da tutti i luoghi, dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.

Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare.

Oracolo del Signore Dio.

Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita;

fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della

forte; le pascerò con giustizia.

A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora,

fra montoni e capri".

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,20-26.28)

Fratelli, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche

la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno

la vita in Cristo.

Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta,

quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio

Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza.

Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.

L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte.

E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso

a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Quando il Figlio dell'uomo verrà

nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.

E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri,

come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra

e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del

Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla

fondazione del mondo.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi

avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito,

malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto

affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste

cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco

eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non

mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi

avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato

o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste

cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Chiesa conclude oggi il percorso dell’anno liturgico, salutando Matteo,

il pubblicano diventato discepolo.

E lo fa con una festa ed un Vangelo intensi, di difficile comprensione

immediata; la Solennità di Cristo re dell’Universo.

No, la Chiesa non ha nostalgie monarchiche e non dobbiamo guardare ai

(pochi e incoerenti) regnanti di questa terra per prendere esempio.

L’immagine, forse un pò da svecchiare, intende comunicare una fortissima

professione di fede; Gesù il falegname di Nazareth, quell’ebreo marginale

vissuto più di duemila anni fa e perso nei meandri oscuri della storia è il

Signore dell’Universo, colui che ha l’ultima Parola, colui che dà misura e

senso ad ogni esperienza umana, che svela il mistero nascosto nei secoli.

Le vicende umane non stanno precipitando in un baratro di violenza e di

caos, ma nelle braccia di Dio.

Ci vuole molta fede per fare una tale affermazione, ve ne dò atto, soprattutto dopo

più di duemila anni di cristianesimo in cui le cose non sembrano cambiate in meglio.

Dire che Cristo è “sovrano” della mia vita, significa riconoscere che solo in

Lui ha senso il nostro percorso di vita e di fede.

Ed è bello, alla fine di quest’anno, ribadire con forza, insieme, questa

nostra convinzione.

Ma. Leggendo il Vangelo conclusivo di Matteo restiamo sconcertati ed interdetti.

Il clima è cupo, la visione di questo giudice implacabile come alcuni pittori

ce l’hanno riportata, il possente Cristo di Michelangelo della cappella Sistina,

ad esempio, fa paura.

Cosa ha a che vedere questa pagina con il resto del Vangelo?

Matteo si è sbagliato?

O ci siamo sbagliati noi quando continuiamo a professare il volto di un

Dio compassionevole?

I pastori, sul fare della sera, separavano le pecore dalle capre.

Le capre, senza il “cappotto” fornito da madre natura, pativano il freddo

proveniente dal deserto ed andavano ricoverate in un posto più caldo,

come una stalla o sotto una roccia.

Quest’immagine è lo sfondo del racconto di Gesù, una separazione che

è una protezione, un’attenzione verso i soggetti deboli.

Il pastore accoglie le pecore che lo hanno riconosciuto nel volto del povero,

del debole, del perseguitato.

Era prassi comune nel mondo ebraico, ma ne troviamo traccia anche in altre

culture!, valorizzare i gesti di compassione verso i deboli.

Due sono le novità apportate dal Vangelo di Matteo; Gesù lascia intendere

che è Lui che curiamo nel povero, identificandosi nell’uomo sconfitto.

In secondo luogo questa identità è sconosciuta al discepolo che resta stupito

nell’avere soccorso Dio senza saperlo.

Il messaggio che Matteo ci rivolge è piuttosto chiaro; l’incontro con Dio

cambia il tuo modo di vedere gli altri, riesci ad incontrarlo anche nel volto

sfigurato del povero.

Gesù non parla di “buoni” poveri o di carcerati vittime di un errore giudiziario!

Anche nel povero che ha sperperato tutto per colpa o nell’omicida (!) possiamo

riconoscere un frammento della scintilla di Dio!

Gesù ripete la stessa idea, ma in negativo, questa volta.

Come era consuetudine per i rabbini, che sempre ribadivano il proprio

insegnamento una volta in positivo e una volta in negativo.

Per calcare la mano Gesù conclude che colui che non lo riconosce brucerà

nel fuoco della Geenna.

Lasciate perdere le immagini orribili dell’inferno e il timore di Dio che non

è paura del Padre ma paura di perdere il suo amore per nostra negligenza!

La Geenna è una delle valli che circonda Gerusalemme, mai abitata perché,

secondo la storia, lì i Gebusei praticavano sacrifici umani prima della conquista

della città da parte del re Davide.

Al tempo di Gesù nella valle della Geenna si bruciavano le immondizie.

Se non sappiamo riconoscere il volto di Dio nel fratello siamo; “na monnezza!

Alla fine dei tempi, davanti al Cristo in maestà che succederà?

Lo trovate scritto, leggete bene, e mettete da parte il taccuino su cui avete

segnato puntigliosamente le ore di preghiera, le messe e le confessioni sopportate

con cristiana rassegnazione e le eventuali giustificazioni da tirare fuori nel caso

Dio fosse più esigente di quello che ci raccontavano.

Il Signore ci chiederà se lo avremo riconosciuto, nel povero, nel debole,

nell’affamato, nel solo, nell’anziano abbandonato, nel parente scomodo.

Sì; avete capito bene.

Il giudizio sarà tutto su ciò che avremo fatto.

E sul cuore con cui lo avremo fatto.

La fede è concretezza, non parole, la preghiera contagia la vita, la cambia, non

la anestetizza, la celebrazione continua nella città, non si esaurisce nel Tempio.

Allora, certo, la preghiera, l’eucarestia, la confessione, sono strumenti di

comunione col Cristo e tra di noi per fare della nostra vita il luogo della fede.

Nel mio ufficio, alla mia facoltà, al lavoro, in casa a spadellare mi salverò.

Se saprò portare la fede da dentro a fuori, da lontano a vicino, e riconoscere il

volto del Cristo adorato nel volto del fratello che incontro ogni giorno, mi salverò.

La regalità di Cristo, oggi, si manifesta nei nostri gesti.

Cristo è Signore se sapremo sempre di più amare i fratelli, diventare trasparenza

della misericordia, testimoni credibili della compassione.

Ecco cosa siamo chiamati a fare noi cristiani, “ad amare” nel vero senso della parola

attraverso l’insegnamento del Vangelo, Buona Domenica con il nostro Re, Fausto.

 

venerdì 20 novembre 2020

Il Vangelo del Sabato 21 Novembre 2020

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Presentazione della Beata Vergine Maria. 

Prima lettura dal libro del profeta Zaccarìa (2,14-17)

Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.

Oracolo del Signore.

Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed

egli dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il Signore degli eserciti mi ha inviato a te.

Il Signore si terrà Giuda come eredità nella terra santa ed eleggerà di nuovo Gerusalemme.

Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla sua santa dimora.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50) anno pari.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi

fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».

Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!

Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me

fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Questo episodio ha sempre portato scompiglio, perché?

Gesù sta parlando alla folla, quando sua madre e i suoi fratelli arrivano

e cercano di parlargli.

Per la gran calca di gente non riescono a raggiungerlo.

L’Evangelista nota che i parenti stanno “fuori”, non sono cioè tra coloro che ascoltano.

Così accade a chi si sente talmente vicini a Gesù da non sentire più il bisogno

di ascoltarlo.

Gesù risponde che sua madre e i suoi parenti sono quelli che lo ascoltano, ossia,

coloro che stanno “dentro” la predicazione del Vangelo.

E purtroppo questo accade a tanti di noi, me compreso.

E Gesù ci indica la strada, la sua nuova famiglia; quella composta da chi ascolta la

sua Parola e la mette in pratica, cioè, da coloro che lo seguono ed hanno fiducia in Lui.

Perciò, la comunità cristiana diventa la nuova famiglia di Gesù, ed è molto più

larga e salda di quella naturale, appunto perché fondata sulla Parola di Dio.

Per alcuni (i soli, i poveri, gli abbandonati e noi se lo vogliamo), è spesso l’unica

famiglia che sa accoglierli; e per tutti è esempio di vita fraterna attraverso

l’aiuto della preghiera. 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 19 novembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 20 Novembre 2020

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

San Basilio, martire.

Prima lettura dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (10,8-11).

Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va', prendi il libro aperto

dalla mano dell'angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra».

Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro.

Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere,

ma in bocca ti sarà dolce come il miele».

Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce

come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza.

Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (19,45-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che

vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera".

Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio.

I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi

del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva

dalle sue labbra nell'ascoltarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come può sopportare il mercato che occupa gli spazi del tempio?

Come, dopo aver pianto sulla città?

Come può accettare che l’uomo faccia diventare il rapporto con Dio una fiera?

Che l’uomo si metta a mercanteggiare con Dio scambiando preghiere e riti

e olocausti con favori e piaceri?

Cosa ha a che vedere questa orribile idea di Dio con il volto del Padre che Gesù

ha sperimentato e che continua a raccontare?

La delusione diventa rabbia e la rabbia diventa azione, eccesso, follia.

Hai ragione, Maestro, troppo spesso trasformiamo la nostra fede in mercato,

trattiamo Dio come se dovessimo comprare qualcosa, convincerlo a farci

un buon prezzo, convinti che debba, alla fine, darci una mano.

Hai ragione; quanto è piccina la nostra idea del Padre, quando anche le nostre

Chiese diventano dei luoghi di culto senza essere luoghi di incontro fra noi e il Padre.

Ribalta pure i nostri tavoli, scuotici, arrabbiati, richiamaci ancora all’essenziale

e, soprattutto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.