lunedì 25 maggio 2020

Il Vangelo del Martedì 26 Maggio 2020


Della 7° settimana di Pasqua.
S. Filippo Neri, sacerdote.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (20,17-27)
In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato
con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito
il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie
dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di
predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci
la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.
Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò
che là mi accadrà.
So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene
e tribolazioni.
Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia
corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al
vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono
passato annunciando il Regno.
Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue
di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (17,1-11a) anno pari.
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica
il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te.
Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti
coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai
mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di
te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo.
Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole
che hai dato a me io le ho date a loro.
Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto
che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato,
perché sono tuoi.
Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro.
Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La vita eterna, che è già cominciata per ciascuno di noi, consiste nel conoscere Dio.
La vita che ci è donata è un percorso per giungere alla conoscenza; di noi stessi
e di Dio, di Dio attraverso la scoperta della nostra interiorità, e del nostro
vero “io” alla luce del vero volto di Dio.
Molti pensano che la vita coincida con la sopravvivenza, con lo scorrere dei giorni,
con il soddisfacimento dei bisogni.
Quelli che osano di più sognano e a volte realizzano anche una storia d’amore.
Ma tutto ciò che facciamo, che concretizziamo, la gioia, legittima e necessaria,
che sperimentiamo, tutto ci conduce alla scoperta del volto di Dio nascosto dietro
e dentro la realtà.
Ma quante poche energie dedichiamo a questa conoscenza, e quanto tempo
spendiamo per ciò che non può dissetare!
La progressiva conoscenza di Dio ci vede in sintonia con Gesù che ci
sente “suoi”, che prega per noi.
È bellissimo pensare di essere preziosi agli occhi del Maestro Gesù, questo
ci rende forti e ci permette di affrontare ogni difficoltà, soprattutto se,
ci facciamo aiutare anche dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


domenica 24 maggio 2020

Il Vangelo del Lunedì 25 Maggio 2020


Della 7° settimana di Pasqua.
S. Maria Maddalena de Pazzi, vergine.
Prima lettura dagli Atti degli apostoli (19,1-8)
Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando
siete venuti alla fede?».
Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo».
Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero.
Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo
al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo
ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare
in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo
e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,29-33) anno pari.
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non
più in modo velato.
Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi.
Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete?
Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo
e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me.
Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Difficile misurare la propria fede.
Difficile sapere se siamo o meno capaci di professare la nostra fiducia nel Dio di Gesù.
Difficile, soprattutto, quando le cose vanno male o non vano come avremmo sperato.
Quando ci sembra tutto chiaro, come accade agli apostoli prima dell’arresto,
in realtà ancora non abbiamo sperimentato il limite del nostro limite, la misura
della nostra fragilità.
Quante volte pensiamo (o speriamo?) di avere alle spalle un solido percorso di
fede ed invece ci troviamo a rimettere tutto in discussione?
Proprio la luce dell’Ascensione ci rassicura; Gesù è salito al cielo per essere
presente qui e ovunque.
E chiede di dimorare nella pace che è la sua presenza.
Siamo amati, siamo nelle mani e nell’abbraccio fiducioso di Dio, cosa dobbiamo temere?
Solo la nostra diffidenza; perciò, lasciamoci prendere in braccio dal Signore,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 23 maggio 2020

Il Vangelo di Domenica 24 Maggio 2020


Della Domenica dell’Ascensione del Signore.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (1,1-11)
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò
dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni
agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta
giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.
Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme,
ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella-disse-che voi
avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni,
sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo
nel quale ricostituirai il regno per Israele?».
Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha
riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà
su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa
e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse
ai loro occhi.
Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini
in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché
state a guardare il cielo?
Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo
in cui l'avete visto andare in cielo».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,17-23)
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno
spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini
gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati,
quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria
grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della
sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua
destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza
e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente
ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo
su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto
compimento di tutte le cose.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20) anno A.
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù
aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono.
Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò
che vi ho comandato.
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Una strana festa, quella dell’ascensione, ammettiamolo.
Come i discepoli, anche noi avremmo optato per un’altra soluzione; perché
non immaginare uno staterello governato da Gesù in cui rifugiarsi da questo
mondo infausto e rissoso?
Gli apostoli, in effetti, sono tutti esaltati; ora che il grande spavento è passato
e hanno finalmente capito con chi hanno a che fare, sperano in un qualche posto
da sottosegretario (i nostri politici hanno imparato da qui?).
Ve l’immaginate?
Commenti al Vangelo scritti da chi ha pronunciato quelle parole!
Niente più mediazioni, niente più fragili interpretazioni, niente più
cattolicesimi contrapposti.
Insomma, questa storia di Gesù che se ne va a me proprio non va giù.
E invece.
Nei Vangeli la resurrezione, l’ascensione e la pentecoste compongono uno
stesso quadro, un identico evento.
Gesù, risorgendo, è già presso il Padre e dona lo Spirito.
Gesù, che siede alla destra del Padre, non è più vincolato dal tempo e dallo
spazio e può dire con verità; io sono con voi per sempre.
Benvenuti nella logica di Dio.
Il racconto di Luca prende ampiamente spunto dall’ascensione di Elia, una pagina
molto conosciuta in Israele e punto di riferimento anche per i neo-convertiti.
Troviamo il racconto dell’ascensione di Elia nel secondo libro dei Re; il grande
profeta viene rapito in cielo sopra un carro di fuoco, sparisce fra le nubi e il suo
discepolo, Eliseo, ha la certezza di ricevere almeno una parte dello spirito profetico,
avendolo visto sparire. Splendido!
Luca descrive l’evento dell’ascensione usando lo stesso paradigma; le nubi,
simbolo dell’incontro con Dio (ricordate il Sinai? O il Tabor?), i due uomini
che richiamano i due angeli testimoni della resurrezione, il bianco delle vesti,
segno del mondo divino.
Il cuore del racconto non è, quindi, la descrizione di un prodigio, ma la descrizione
di una consegna; come Eliseo riceve lo spirito della profezia da parte di Elia, così
gli apostoli ricevono il mandato dell’annuncio da parte del Risorto.
L’ascensione segna l’inizio del tempo della Chiesa.
Sono gli angeli a dare la chiave interpretativa dell’evento; non guardate il cielo,
guardate in terra, guardate la concretezza dell’annuncio.
I discepoli del risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché Egli venga,
a renderlo presente.
La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col risorto, e assolve
il suo compito solo quando rende presente il Vangelo.
Matteo ci dice come.
Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte.
Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina; solo chi l’ha incontrato
può raccontarlo con credibilità.
E in Galilea; il luogo della frontiera, del meticciato, del confine.
La terra che per prima è caduta sotto l’invasore, gli assiri, allora, e che è
sopravissuta fra vicissitudini e compromessi, ben lontani dal rigore richiesto
dai puri di Gerusalemme!
Ai tempi di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto!
La Galilea, però, è anche il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro,
dell’innamoramento; solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito
possiamo annunciare con verità il Signore.
Ecco cosa significa non guardare il cielo; partire dalla povertà della mia
parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso
e partigiano (mi racconta un’amica milanese di essere stata verbalmente
aggredita da una gruppo di cristiani che fuori dalla chiesa sostenevano un
candidato sindaco!), dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che
crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità.
Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza.
Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile.
Ma che Dio ama.
Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro.
Non è una Chiesa muscolosa quella che annuncia con verità, ma autentica e in conversione.
Il dubbio è un atteggiamento fondamentale per il credente, essenziale per la crescita.
L’ateo è sommerso dai dubbi, il credente li fugge.
All’ateo Gesù si propone come verità.
Al credente come l’innovatore.
E ci rassicura: non siamo soli, Egli è con noi.
È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini fragili che hanno fatto esperienza
di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti.
La smettiamo di lamentarci e ci rimbocchiamo le maniche?
Si amici, rimbocchiamoci le maniche, ora che siamo ritornati a riprenderci la
Santa Messa, proprio nel giorno dell’Ascensione, a me sembra un giorno
profetico e, se veramente abbiamo incontrato Cristo il Risorto, urliamolo ai
quattro venti senza paura, senza vergogna, Santa Domenica dell’Ascensione, Fausto.



venerdì 22 maggio 2020

Il Vangelo del Sabato 23 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (18,23-28)
Trascorso ad Antiòchia un po' di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la
regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto,
esperto nelle Scritture.
Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava
e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse
soltanto il battesimo di Giovanni.
Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga.
Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con
maggiore accuratezza la via di Dio.
Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero
ai discepoli di fargli buona accoglienza.
Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti.
Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente
attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,23b-28) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico:
se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome.
Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò
più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre.
In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre
per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto
che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo
e vado al Padre».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il discepolo è chiamato a chiedere al Padre nel nome di Gesù, a pregare
Dio attraverso il Maestro.
Perciò le nostre preghiere liturgiche terminano sempre con l’invocazione per
Cristo Nostro Signore cui rispondiamo con un laconico e spento amen (che
dovrebbe esprimere con forza tutta la nostra approvazione!).
Gesù ci chiede di pregare il Padre nel suo nome per chiedere ciò che ci dona gioia.
Molto spesso a me succede, invece, di chiedere al Padre un sacco di cose di cui
penso di avere assoluta necessità senza interrogarmi se esse rappresentino
o meno la sorgente della gioia profonda!
Spesso le nostre preghiere non vengono esaudite perché non hanno nulla a che
vedere con la nostra felicità.
Chiedere a Dio di intervenire per fare cose che potremmo benissimo fare noi o per
donarci soluzioni a problemi che noi per primi abbiamo contribuito a creare
è perlomeno scorretto!
Concentriamoci nella preghiera a Dio, per mezzo del Signore Gesù, chiedendogli
tutto ciò che ci può donare veramente la gioia.
Sia lo Spirito a orientare le nostre richieste e le nostre preghiere, perché Lui solo
sa di cosa abbiamo veramente bisogno.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 21 maggio 2020

Il Vangelo del Venerdì 22 Maggio 2020


Della 6° settimana di Pasqua.
S. Rita da Cascia, religiosa.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (18,9-18)
[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non
aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno
cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso».
Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio.
Mentre Gallione era proconsole dell'Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro
Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente
a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge».
Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un
delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto.
Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi:
io non voglio essere giudice di queste faccende».
E li fece cacciare dal tribunale.
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti
al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò
diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila.
A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,20-23a) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io
vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà.
Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma,
quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per
la gioia che è venuto al mondo un uomo.
Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore
si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.
Quel giorno non mi domanderete più nulla».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Spesso abbiamo l’impressione (e anche più di un’impressione) che il Signore
sia lontano, o distratto.
Il rischio di lasciarci andare allo scoraggiamento è forte ed alcuni abbandonano la strada.
Come il famoso seme della parabola, gli affanni della vita e l’incostanza
soffocano la pianticella appena germinata.
Che la nostra vita spirituale sia fatta di momenti splendidi e di rallentamenti
è del tutto normale; (io amici, consumo i freni ogni settimana) è del tutto
normale; non dobbiamo viverli come dei fallimenti!
L’unico modo che abbiamo di vivere e di credere è procedere per tappe,
alternando progressi a rallentamenti, a momenti veri e propri di stallo.
Gesù, oggi, ci sprona a non cedere, a tenere duro, a non mollare.
Se anche ci sono degli inevitabili momenti di tristezza (anche nel discepolo
più motivato e santo), dobbiamo fissare il nostro sguardo sulla gioia che ci sarà
data quando, alla fine del percorso, vedremo Dio faccia a faccia, se ci lasciamo
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.