giovedì 28 novembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 29 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (7,2-14)
Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del
cielo si abbattevano impetuosamente sul Mare Grande e quattro grandi bestie,
differenti l’una dall’altra, salivano dal mare.
La prima era simile a un leone e aveva ali di aquila.
Mentre io stavo guardando, le furono strappate le ali e fu sollevata da terra
e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d’uomo.
Poi ecco una seconda bestia, simile a un orso, la quale stava alzata da un lato
e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne».
Dopo di questa, mentre stavo guardando, eccone un’altra simile a un leopardo,
la quale aveva quattro ali d’uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste
e le fu dato il potere.
Dopo di questa, stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una
quarta bestia, spaventosa, terribile, d’una forza straordinaria, con grandi denti
di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo
calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.
Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro
corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi
che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che
proferiva parole arroganti.
Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come
la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Continuai a guardare a causa delle parole arroganti che quel corno proferiva,
e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare nel fuoco.
Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita fu fissata fino a un
termine stabilito.
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno
simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,29-33) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta
di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli,
che ormai l’estate è vicina.
Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno
di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Le parole del Signore non passano.
Il discepolo guarda al mondo con realismo ottimista; senza cedere alle lusinghe
dichi periodicamente trova delle soluzioni definitive, sa che nel cuore portiamo
un’ombra, il peccato originale e che tale ombra rode dall’interno ogni
immaginazione, ogni progetto, ogni rivoluzione.
Ma questo non significa che restiamo immobili senza far nulla, che ci rassegniamo
ma che aspettiamo cieli nuovi e terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia.
Qui e ora costruiamo il Regno dove viviamo, con semplicità, con ostinazione
e con gioia.
Qui e ora realizziamo il sogno di Dio di un mondo in cui ci si accoglie nel rispetto
delle diversità cercando insieme il senso ultimo della vita che Cristo ci ha rivelato.
E l’attesa è colma della presenza e delle parole di Cristo che non passano e che
diventano pane quotidiano.
Ed è amici, quello, che fortunatamente riesco a fare tutti i giorni e, credetemi,
la Parola del Signore ogni giorno mi sorprende sempre, provate anche voi,
facendovi aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 27 novembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 28 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (6,12-28)
In quei giorni, alcuni uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando
e supplicando il suo Dio.
Subito si recarono dal re e gli dissero riguardo al suo decreto: «Non hai approvato
un decreto che chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi
dio o uomo all’infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni?».
Il re rispose: «Sì. Il decreto è irrevocabile come lo sono le leggi dei Medi e dei
Persiani». «Ebbene–replicarono al re–, Daniele, quel deportato dalla Giudea, non ha
alcun rispetto né di te, o re, né del tuo decreto: tre volte al giorno fa le sue preghiere».
Il re, all’udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise in animo di salvare
Daniele e fino al tramonto del sole fece ogni sforzo per liberarlo.
Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli dissero: «Sappi, o re,
che i Medi e i Persiani hanno per legge che qualunque decreto emanato dal re
non può essere mutato».
Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni.
Il re, rivolto a Daniele, gli disse: «Quel Dio, che tu servi con perseveranza,
ti possa salvare!».
Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con
il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato
riguardo a Daniele.
Quindi il re ritornò al suo palazzo, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta
nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
La mattina dopo il re si alzò di buon’ora e allo spuntare del giorno andò in fretta
alla fossa dei leoni.
Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: «Daniele, servo del Dio
vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?».
Daniele rispose: «O re, vivi in eterno!
Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non
mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui;
ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male».
Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa.
Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato
nel suo Dio.
Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele,
furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli.
Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni si avventarono contro
di loro e ne stritolarono tutte le ossa.
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la
terra: «Abbondi la vostra pace.
Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l’impero a me soggetto
si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che rimane
in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto e il suo potere non avrà mai fine.
Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra: egli ha liberato Daniele
dalle fauci dei leoni».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,20-28) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme
circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina.
Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che
sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non
tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò
che è stato scritto si compia.
In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché
vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.
Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni;
Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di
popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno
per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra.
Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo,
perché la vostra liberazione è vicina».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il linguaggio apocalittico, che conosciamo perché ampiamente usato
dall’evangelista Giovanni, era molto in voga al tempo di Gesù; attraverso
una serie di immagini iperboliche e fantasiose gli autori volevano richiamare
l’attenzione del lettore per aprirla ad una particolare visione della realtà.
Così Luca si serve di questo linguaggio per parlare degli ultimi tempi, della
pienezza che sta per arrivare.
È straordinaria la sua visione; davanti al caos di eventi catastrofici, di guerre,
di carestie, di instabilità politica, Luca invita i suoi fratelli ad alzare lo sguardo.
Il mondo non sta precipitando nel caos ma nelle braccia di un Padre che tutti
vuole accogliere e salvare.
Con questa certezza viviamo operativamente e fattivamente in questo mondo
senza aspettare rassegnati ma senza farci prendere da inutili ansie.
Sappiamo bene come andranno a finire le cose, tutti noi, prima o poi dovremo
lasciare questo mondo, ed allora, perché non cominciamo a prepararci facendoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 26 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 27 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (5,1-6.13-14.16-17.23-28)
In quei giorni, il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi
dignitari e insieme con loro si diede a bere vino.
Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d’oro
e d’argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di
Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli
e le sue concubine.
Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio
a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li
usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dèi d’oro, d’argento,
di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere
sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide
il palmo di quella mano che scriveva.
Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei
suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro.
Fu allora introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele,
un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha portato qui dalla Giudea?
Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce,
intelligenza e sapienza straordinaria.
Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili.
Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito
di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai terzo nel governo del regno».
Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali:
tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione.
Ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi
del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue
concubine: tu hai reso lode agli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno,
di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato
Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie.
Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto.
E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, e questa ne è l’interpretazione:
Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine; Tekel: tu sei stato pesato
sulle bilance e sei stato trovato insufficiente; Peres: il tuo regno è stato diviso
e dato ai Medi e ai Persiani».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi
perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi
davanti a re e governatori, a causa del mio nome.
Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola
e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno
alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù è davvero straordinario nel suo ottimismo!
Ma ciò che dice è assolutamente vero; senza essere degli eroi, senza essere
particolarmente preparati o bravi, senza avere lauree e dottorati in teologia
possiamo dare testimonianza al Signore con la nostra fede e le nostre parole
anche in contesti di disagio e di persecuzione.
E tale testimonianza, da sempre, porta a nuove conversioni, a nuove scoperte,
a nuovi cristiani.
Stiamo vivendo un momento in cui l’odio verso i cristiani cresce esponenzialmente
e non solo nei paesi musulmani, ma anche nella nostra Europa tollerante con tutti,
eccetto, con gli insopportabili cristiani, sicuramente diamo fastidio perché diciamo
sempre la verità che fa molto male a certe persone.
Forse succederà di dover rendere testimonianza al Signore con la vita, Dio non
voglia, qualcuno però, lo ha già fatto, ed è stato tremendo.
E non sappiamo se saremo in grado di mettere la sua Parola al centro e di essere
capaci di rendergli onore con le nostre parole e i nostri gesti.
Certamente lo saremo se fin da ora spalanchiamo il nostro cuore all’accoglienza
ardente della sua presenza nella nostra vita, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 25 novembre 2019

Il Vangelo del Martedì 26 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (2,31-45)
In quei giorni, Daniele disse a Nabucodònosor: «Tu stavi osservando, o re,
ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva
davanti a te con terribile aspetto.
Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce
di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla.
Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma senza intervento
di mano d’uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro
e d’argilla, e li frantumò.
Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e
divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciare
traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande
montagna che riempì tutta la terra.
Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re.
Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza,
la forza e la gloria.
Dovunque si trovino figli dell’uomo, animali selvatici e uccelli del cielo,
egli li ha dati nelle tue mani; tu li dòmini tutti: tu sei la testa d’oro.
Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello
di bronzo, che dominerà su tutta la terra.
Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma
tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto.
Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d’argilla da vasaio e in parte di
ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma ci sarà in esso la durezza del ferro,
poiché hai veduto il ferro unito all’argilla fangosa.
Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, ciò significa che
una parte del regno sarà forte e l’altra fragile.
Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si
uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come
il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa.
Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai
distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli
altri regni, mentre esso durerà per sempre.
Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per
intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla,
l’argento e l’oro.
Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo
in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11) anno dispari.
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle
pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello
che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale
sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».
Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.
Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.
Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché
prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,
e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno
anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Se solo ascoltassimo quanto ci dice il Signore!
Tutte le cose sono destinate a scomparire, anche il magnifico tempio che
ha ridato lustro e gloria alla decadente Gerusalemme.
Quante opere d’arte, frutto dell’ingegno umano vengono distrutte
dall’idiozia umana e dalla violenza!
Quante volte nella storia la cultura e la bellezza sono spazzate via dalla
bramosia di potere degli uomini!
Ma, ci ammonisce il Signore, gli sconvolgimenti non sono il segno della
fine dei tempi.
Nessuno sa quando sarà tale fine, nemmeno il Figlio dell’uomo; ciò che
possiamo fare è non scoraggiarci e continuare a costruire il Regno di Dio
là dove viviamo, con fede e semplicità.
Davanti agli eventi drammatici degli uomini siamo invitati a proclamare
la salvezza che proviene da Dio e a vivere da salvati, senza paura
ma con fede e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 24 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 25 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
S. Caterina di Alessandria, vergine e martire.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (1,1-6.8-20)
L’anno terzo del regno di Ioiakìm, re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia,
marciò su Gerusalemme e la cinse d’assedio.
Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte
degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò nel paese di Sinar, nel tempio
del suo dio, e li depositò nel tesoro del tempio del suo dio.
Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani
israeliti di stirpe regale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell’aspetto, dotati
di ogni sapienza, istruiti, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, e di
insegnare loro la scrittura e la lingua dei Caldèi.
Il re assegnò loro una razione giornaliera delle sue vivande e del vino che egli
beveva; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero
entrati al servizio del re.
Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa.
Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e con
il vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non obbligarlo
a contaminarsi.
Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo
dei funzionari.
Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello
che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri
giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re».
Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato
Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa: «Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci
da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le
nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi
deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato».
Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni, al termine dei quali si vide che
le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che
mangiavano le vivande del re.
Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l’assegnazione delle vivande
e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure.
Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura
e ogni sapienza, e rese Daniele interprete di visioni e di sogni.
Terminato il tempo, stabilito dal re, entro il quale i giovani dovevano essergli
presentati, il capo dei funzionari li portò a Nabucodònosor.
Il re parlò con loro, ma fra tutti non si trovò nessuno pari a Daniele, Ananìa,
Misaèle e Azarìa, i quali rimasero al servizio del re; su qualunque argomento
in fatto di sapienza e intelligenza il re li interrogasse, li trovava dieci volte
superiori a tutti i maghi e indovini che c’erano in tutto il suo regno.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4) anno dispari.
In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte
nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità
vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti.
Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo.
Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Soccorrere i poveri è qualcosa che ci rende onore, che ci rende più uomini.
Purtroppo, però, molti non hanno letto tutto il Vangelo e pretendono di vedere
il proprio nome pubblicato in qualche bell’elenco pubblico con tanto di
sentiti ringraziamenti.
In tutta assoluta e cattolica umiltà.
Così doveva accadere al tempo di Gesù, (come ai giorni nostri; nulla cambia,
senza raffronti specifici, anche se ci sarebbe tanto da dire), quando l’offerta al
tempio confluiva in un grande contenitore e dava l’occasione ai benestanti di
manifestare pubblicamente la loro generosa offerta.
Generosi benefattori che, probabilmente, nemmeno hanno notato la povera
vecchina che stava gettando uno spicciolo, qualche centesimo,
nell’immenso contenitore.
Gesù, invece, la nota e la indica come esempio di discepolato.
Perché il gesto che compie ha una caratteristica eccezionale; è autentico.
Ciò che questa donna offre è donato a Dio, non alla crescita della sua fama.
Imitiamola nel donare a Dio ciò che abbiamo di necessario per vivere, non di superfluo.
Certo amici, offriamo al Signore tutto il tempo possibile nella nostra quotidianità,
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.