martedì 26 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 27 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (5,1-6.13-14.16-17.23-28)
In quei giorni, il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi
dignitari e insieme con loro si diede a bere vino.
Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d’oro
e d’argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di
Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli
e le sue concubine.
Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio
a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li
usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dèi d’oro, d’argento,
di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere
sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide
il palmo di quella mano che scriveva.
Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei
suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro.
Fu allora introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele,
un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha portato qui dalla Giudea?
Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce,
intelligenza e sapienza straordinaria.
Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili.
Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito
di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai terzo nel governo del regno».
Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali:
tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione.
Ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi
del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue
concubine: tu hai reso lode agli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno,
di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato
Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie.
Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto.
E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, e questa ne è l’interpretazione:
Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine; Tekel: tu sei stato pesato
sulle bilance e sei stato trovato insufficiente; Peres: il tuo regno è stato diviso
e dato ai Medi e ai Persiani».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi
perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi
davanti a re e governatori, a causa del mio nome.
Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola
e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno
alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù è davvero straordinario nel suo ottimismo!
Ma ciò che dice è assolutamente vero; senza essere degli eroi, senza essere
particolarmente preparati o bravi, senza avere lauree e dottorati in teologia
possiamo dare testimonianza al Signore con la nostra fede e le nostre parole
anche in contesti di disagio e di persecuzione.
E tale testimonianza, da sempre, porta a nuove conversioni, a nuove scoperte,
a nuovi cristiani.
Stiamo vivendo un momento in cui l’odio verso i cristiani cresce esponenzialmente
e non solo nei paesi musulmani, ma anche nella nostra Europa tollerante con tutti,
eccetto, con gli insopportabili cristiani, sicuramente diamo fastidio perché diciamo
sempre la verità che fa molto male a certe persone.
Forse succederà di dover rendere testimonianza al Signore con la vita, Dio non
voglia, qualcuno però, lo ha già fatto, ed è stato tremendo.
E non sappiamo se saremo in grado di mettere la sua Parola al centro e di essere
capaci di rendergli onore con le nostre parole e i nostri gesti.
Certamente lo saremo se fin da ora spalanchiamo il nostro cuore all’accoglienza
ardente della sua presenza nella nostra vita, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 25 novembre 2019

Il Vangelo del Martedì 26 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (2,31-45)
In quei giorni, Daniele disse a Nabucodònosor: «Tu stavi osservando, o re,
ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva
davanti a te con terribile aspetto.
Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce
di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla.
Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma senza intervento
di mano d’uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro
e d’argilla, e li frantumò.
Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e
divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciare
traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande
montagna che riempì tutta la terra.
Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re.
Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza,
la forza e la gloria.
Dovunque si trovino figli dell’uomo, animali selvatici e uccelli del cielo,
egli li ha dati nelle tue mani; tu li dòmini tutti: tu sei la testa d’oro.
Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello
di bronzo, che dominerà su tutta la terra.
Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma
tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto.
Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d’argilla da vasaio e in parte di
ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma ci sarà in esso la durezza del ferro,
poiché hai veduto il ferro unito all’argilla fangosa.
Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, ciò significa che
una parte del regno sarà forte e l’altra fragile.
Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si
uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come
il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa.
Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai
distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli
altri regni, mentre esso durerà per sempre.
Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per
intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla,
l’argento e l’oro.
Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo
in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11) anno dispari.
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle
pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello
che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale
sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».
Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.
Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.
Non andate dietro a loro!
Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché
prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,
e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno
anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Se solo ascoltassimo quanto ci dice il Signore!
Tutte le cose sono destinate a scomparire, anche il magnifico tempio che
ha ridato lustro e gloria alla decadente Gerusalemme.
Quante opere d’arte, frutto dell’ingegno umano vengono distrutte
dall’idiozia umana e dalla violenza!
Quante volte nella storia la cultura e la bellezza sono spazzate via dalla
bramosia di potere degli uomini!
Ma, ci ammonisce il Signore, gli sconvolgimenti non sono il segno della
fine dei tempi.
Nessuno sa quando sarà tale fine, nemmeno il Figlio dell’uomo; ciò che
possiamo fare è non scoraggiarci e continuare a costruire il Regno di Dio
là dove viviamo, con fede e semplicità.
Davanti agli eventi drammatici degli uomini siamo invitati a proclamare
la salvezza che proviene da Dio e a vivere da salvati, senza paura
ma con fede e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 24 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 25 Novembre 2019


Della 34° settimana del Tempo Ordinario.
S. Caterina di Alessandria, vergine e martire.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (1,1-6.8-20)
L’anno terzo del regno di Ioiakìm, re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia,
marciò su Gerusalemme e la cinse d’assedio.
Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte
degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò nel paese di Sinar, nel tempio
del suo dio, e li depositò nel tesoro del tempio del suo dio.
Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani
israeliti di stirpe regale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell’aspetto, dotati
di ogni sapienza, istruiti, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, e di
insegnare loro la scrittura e la lingua dei Caldèi.
Il re assegnò loro una razione giornaliera delle sue vivande e del vino che egli
beveva; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero
entrati al servizio del re.
Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa.
Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e con
il vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non obbligarlo
a contaminarsi.
Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo
dei funzionari.
Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello
che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri
giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re».
Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato
Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa: «Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci
da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le
nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi
deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato».
Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni, al termine dei quali si vide che
le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che
mangiavano le vivande del re.
Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l’assegnazione delle vivande
e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure.
Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura
e ogni sapienza, e rese Daniele interprete di visioni e di sogni.
Terminato il tempo, stabilito dal re, entro il quale i giovani dovevano essergli
presentati, il capo dei funzionari li portò a Nabucodònosor.
Il re parlò con loro, ma fra tutti non si trovò nessuno pari a Daniele, Ananìa,
Misaèle e Azarìa, i quali rimasero al servizio del re; su qualunque argomento
in fatto di sapienza e intelligenza il re li interrogasse, li trovava dieci volte
superiori a tutti i maghi e indovini che c’erano in tutto il suo regno.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4) anno dispari.
In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte
nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità
vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti.
Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo.
Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Soccorrere i poveri è qualcosa che ci rende onore, che ci rende più uomini.
Purtroppo, però, molti non hanno letto tutto il Vangelo e pretendono di vedere
il proprio nome pubblicato in qualche bell’elenco pubblico con tanto di
sentiti ringraziamenti.
In tutta assoluta e cattolica umiltà.
Così doveva accadere al tempo di Gesù, (come ai giorni nostri; nulla cambia,
senza raffronti specifici, anche se ci sarebbe tanto da dire), quando l’offerta al
tempio confluiva in un grande contenitore e dava l’occasione ai benestanti di
manifestare pubblicamente la loro generosa offerta.
Generosi benefattori che, probabilmente, nemmeno hanno notato la povera
vecchina che stava gettando uno spicciolo, qualche centesimo,
nell’immenso contenitore.
Gesù, invece, la nota e la indica come esempio di discepolato.
Perché il gesto che compie ha una caratteristica eccezionale; è autentico.
Ciò che questa donna offre è donato a Dio, non alla crescita della sua fama.
Imitiamola nel donare a Dio ciò che abbiamo di necessario per vivere, non di superfluo.
Certo amici, offriamo al Signore tutto il tempo possibile nella nostra quotidianità,
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 23 novembre 2019

Il Vangelo di Domenica 24 Novembre 2019


Della 34° Domenica del Tempo Ordinario.
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (5,1-3)
In quei giorni. vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli
dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.
Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele.
Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse
con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,12-20)
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla
sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del
Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono
dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché
in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle
invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia
lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui
e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue
della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43) anno C.
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere;
i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri!
Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e
dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo?
Salva te stesso e noi!».
L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che
sei condannato alla stessa pena?
Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le
nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Questa è l’ultima Domenica dell’anno Liturgico, gli amici ambrosiani,
invece, hanno già iniziato l’avvento.
Insieme, comunque, celebriamo la vera follia del cristianesimo, la non-festa
che, se presa sul serio, ci farebbe tutti mettere in ginocchio ad adorare
l’infinita misura di Dio.
Oggi celebriamo la regalità di Cristo o, come recita pomposamente la dicitura
sul Messale, la Solennità di Gesù Cristo re dell’Universo.
Era ora, finalmente, ci mancava.
Le istituzioni degli uomini vacillano, le ansie di cui domenica scorsa stringono
il cuore di tutti, credenti o meno, non ci dispiacerebbe un bel finale della storia
con l’arrivo dei nostri, come nei film western degli anni Sessanta.
Cristo re. Ma dove?
Le ragioni per scoraggiarsi non mancano, e la fragile storia fatta di armi e di
violenza, continua a dettare legge.
Non è cambiato molto in questi più di duemila anni di cristianesimo, il Regno sembra
essere un bel progetto rimasto sulla carta, un pensiero spirituale di qualche sognatore.
La festa di oggi, invece, è una provocazione alla nostra tiepida fede, che sfida la
nostra fragile contemporaneità, il nostro cristianesimo miope, fatto di piccoli progetti.
Cristo è re, significa dire che Lui avrà l’ultima parola sulla storia, su ogni storia,
sulla mia, sulla vostra, storia personale.
Dire che Cristo è re, significa non arrendersi all’evidenza della sconfitta di Dio
e dell’uomo, credere che il mondo non sta precipitando nel caos, ma nell’abbraccio
tenerissimo e gravido del Padre.
Dire che Cristo è re, significa creare spazi di rappresentanza del Regno là dove
stiamo vivendo la nostra vocazione alla vita, piccoli spazi pubblicitari per dire
agli smarriti di cuore; ecco, Dio vi ama.
Oggi è la festa in cui le comunità guardano avanti, al di là e al di dentro dei
nostri limiti e dei nostri sforzi perché, sempre, il metro di giudizio del nostro
essere Chiesa è la realizzazione del Regno.
La regalità di Gesù è una regalità che contraddice la nostra visione di Dio.
Perché questo Dio è più sconfitto di tutti gli sconfitti, fragile più di ogni fragilità.
Un re senza trono e senza scettro, appeso nudo ad una croce, un re che necessita
di un cartello per essere identificato.
Ecco; questo è il nostro Dio, un Dio sconfitto.
Non un Dio trionfante, non un Dio onnipotente, ma un Dio osteso, mostrato,
sfigurato, piagato, arreso, sconfitto.
Una sconfitta che, per Lui, è un evidente gesto d’amore, un impressionante dono di sé.
Un Dio sconfitto per amore, un Dio che-inaspettatamente-manifesta la sua grandezza
nell’amore e nel perdono.
Dio-Lui sì-si mette in gioco, si scopre, si svela, si consegna.
Dio non è nascosto, misterioso; è evidente, provocatoriamente evidente; appeso
ad una croce, apparentemente sconfitto, gioca il tutto per tutto per piegare la
durezza dell’uomo.
Gesù è venuto a dire, Dio, a raccontarlo.
Lui, figlio del Padre ci dona e ci dice veramente chi è Dio.
E l’uomo replica. “No, grazie”.
Forse preferiamo un Dio un pò severo e scostante, sommo egoista bastante
a se stesso, potente, da convincere e da tenere buono.
Forse l’idea pagana di dio che ci facciamo ci soddisfa maggiormente perché
ci assomiglia di più, non ci costringe a conversione, ci chiede superstizione;
non piega i nostri affetti, solo li solletica.
La chiave di lettura del Vangelo di oggi è tutta in quell’inquietante affermazione
della folla a Gesù: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”.
Frase che Luca fa dire anche ai sacerdoti e ai soldati pagani, tutti concordano
nel ritenere un segno di debolezza il dover dipendere dagli altri.
Il potente, così come ce lo immaginiamo, è colui che salva se stesso, può
permettersi di pensare solo a sé, ha i mezzi per essere soddisfatto, senza avere
bisogno degli altri.
Dio è ciò che non possiamo permetterci di essere, il più potente dei potenti, che
può tutto, che non ha bisogno di niente e di nessuno, beato Lui!
Per dimostrare di essere veramente Dio, Gesù deve mostrarsi egoista perché,
nel nostro piccolo mondo, Dio è il Sommo egoista bastante a se stesso, beato
nella sua perfetta solitudine.
Dio diventa la proiezione dei nostri più nascosti e inconfessati desideri, è ciò
che ammiriamo nell’uomo politico riuscito, ricco e sicuro, allora cerchiamo
di sedurlo, di blandirlo, di corromperlo.
No, il nostro Dio non salva se stesso, salva noi, salva me per fortuna.
Dio si auto-realizza donandosi, relazionandosi, aprendosi a me, a tutti noi.
I due ladroni-infine-sono la sintesi del diventare discepoli.
Il primo sfida Dio, lo mette alla prova, se esisti fa che accada questo, liberami
da questa sofferenza, salva te stesso (di nuovo!) e noi, e me naturalmente.
Concepisce Dio come un re di cui essere suddito.
Ma a certe condizioni, ottenendo in cambio ciò che desidera, una redenzione in extremis.
Non ammette le sue responsabilità, non è adulto nel rileggere la sua vita, tenta il colpo.
Non è amorevole la sua richiesta, trasuda piccolezza ed egoismo.
Come-spesso-la nostra fede.
Cosa ci guadagno se credo?
L’altro ladro, invece, è solo stupito.
Non sa capacitarsi di ciò che accade, Dio è lì che condivide con lui la sofferenza.
Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua.
Innocente e pura quella di Dio.
Ecco l’icona del discepolo, colui che si accorge che il vero volto di Dio è la
compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono.
Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce e
confessare; davvero quest’uomo è il Figlio di Dio.
Per i cardiopatici, conclusione da non leggere
Che re, sbilenco, amici.
Un re che indica un altro modo di vivere, che contraddice il nostro “salvare noi
stessi” per salvare gli altri o-meglio-per lasciarci salvare da Lui.
Siamo onesti, amici; lo vogliamo davvero un Dio così?
Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli?
È questo, davvero, il Dio che vorremmo?
Di quale Dio vogliamo essere discepoli?
Di quale re vogliamo essere sudditi?
Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.
Io amici, posso rispondere, ora, perché, sono già convertito al Dio di Gesù; e voi?
Spero veramente che siate già convertiti anche voi, se avete qualche dubbio,
fate come me, fidatevi di questo Re dell’Universo, ne vale la pena,
Santa Domenica amici, del Dio di Gesù, Re dell’Universo, Fausto.