martedì 2 luglio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 3 Luglio 2019


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
San Tommaso, apostolo.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo agli Efesìni (2,19-22)
Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi
e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,
avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel
Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione
di Dio per mezzo dello Spirito.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,24-29) anno dispari.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto
il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua
mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Tommaso è soprannominato didimo, cioè gemello.
Ci è simile, (a me sicuramente, sono il suo prototipo), negli aspetti negativi
quando, come tutti i discepoli, fugge davanti agli eventi dell’arresto
e della crocifissione.
Mi e ci assomiglia, quando, tornato al Cenacolo, accoglie con freddezza la
testimonianza di Pietro e degli altri che gli annunciano di avere incontrato
il Signore Risorto.
Anche noi siamo perplessi davanti all’incoerenza di una Chiesa che, spesso,
non vive ciò che proclama, purtroppo!
Ma, lo voglia il Signore, speriamo noi di essere simili a Tommaso, (io sicuramente),
nella sua grande fede quando, pur non credendo all’annuncio dei suoi amici,
resta con loro.
Non fugge, non fa lo schizzinoso, non pensa di essere migliore di loro.
E fa bene perché proprio per lui poi viene il Signore risorto invitandolo
a credere e a superare il suo dolore.
Grandissimo Tommaso.
Perché non proviamo ad imitarlo?
Coraggio allora, facciamolo attraverso l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 1 luglio 2019

Il Vangelo del Martedì 2 Luglio 2019


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla Gènesi (19,15-29)
In quei giorni, quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot,
dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere
travolto nel castigo della città di Sòdoma».
Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue
due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo
fecero uscire e lo condussero fuori della città.
Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita.
Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne,
per non essere travolto!».
Ma Lot gli disse: «No, mio signore!
Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato grande bontà
verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza
che la sciagura mi raggiunga e io muoia.
Ecco quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa!
Lascia che io fugga lassù–non è una piccola cosa?–e così la mia vita sarà salva».
Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città
di cui hai parlato.
Presto, fuggi là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia arrivato».
Perciò quella città si chiamò Soar.
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand’ecco il Signore
fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti
dal Signore.
Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la
vegetazione del suolo.
Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del
Signore; contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle
e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire
Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Matteo (8,23-27) anno dispari.
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono.
Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era
coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».
Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?».
Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare
gli obbediscono?».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Chi sei, misterioso ospite, desiderio infinito, mistero irrisolto?
Il Signore si alza, placa la tempesta, ma solo quando noi stessi vediamo
che non stiamo più a galla, solo quando vede che stiamo davvero
morendo interiormente.
No, non ci toglie dai guai, il Maestro, li condivide, ci aiuta ad avere
fiducia, ad osare, ad attraversare ogni mare.
No, non è un Dio dalle facili soluzioni, il nostro, dalle scorciatoie, dalle
preghiere fatte per corrompere, per convincere, che si lascia sedurre dalle
nostre mielose devozioni.
No, non è come tanti nostri politici!
È adulto, Dio, e ci tratta da adulti, ci sa capaci di affrontare ogni mare,
ogni tempesta, di superare ogni scoglio.
È tutta in questa traversata la nostra fede, la novità del Vangelo, che svela
all’uomo il vero volto di un Dio che ci crede capaci, che ci rende capaci,
che ci lascia liberi di sperimentare, di osare.
Anche se sembra lontano, Gesù è sempre lì, sulla barca, accanto a noi.
Chi sei veramente, Nazareno?
Io l’ho scoperto chi è, quando, come tanti di noi, mi sono trovato con la
barca della mia vita, nella tempesta più terribile, e ne sono uscito grazie
a Lui, per questo vi invito sempre a pregare, amici.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 30 giugno 2019

Il Vangelo del Lunedì 1 Luglio 2019


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (18,16-33)
Quegli uomini [ospiti di Abramo] si alzarono e andarono a contemplare
Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.
Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare,
mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno
benedette tutte le nazioni della terra?
Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di
lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il
Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso».
Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il
loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto
tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo
stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio?
Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere?
E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato
come l’empio; lontano da te!
Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?».
Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città,
per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono
polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi
cinque distruggerai tutta la città?».
Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta».
Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta».
Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta».
Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta».
Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore!
Forse là se ne troveranno venti».
Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti».
Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse
là se ne troveranno dieci».
Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».
Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo
ritornò alla sua abitazione.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (8,18-22) anno dispari.
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada».
Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,
ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima
a seppellire mio padre».
Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo chiamati a passare all’altra riva, dove, storicamente abitavano i pagani.
I discepoli sono tali solo affinchè annuncino il Vangelo a chi non crede,
a chi non sa, a chi ancora con conosce.
Siamo chiamati a passare all’altra riva, a non credere di avere capito, di
sapere, a non stare fermi sulle nostre posizioni, anche quelle sante, anche
quelle di fede.
Per farlo non dobbiamo immaginare che la fede sia un comodo rifugio,
un nido in cui nasconderci e proteggerci dal mondo sporco e cattivo.
Troppe volte nelle nostre comunità troviamo persone che si dicono cristiane
solo per avere delle certezze, per ripararsi dalle burrasche, convinte di dover
essere accolte ad ogni condizione (Gesù ha ordinato di voler loro bene).
Piccoli discepoli che temono il confronto, che fuggono quel mondo che
il Maestro, invece, percorre senza stancarsi.
Per passare all’altra riva dobbiamo anche lasciare il nostro clan, i fortissimi
legami famigliari che sono un bene solo se relativizzati a Dio.
Gesù vuole dei discepoli adulti, maturi, veri e liberi.
È vero amici, stavo bene nella mia Parrocchia a Sommacampagna, purtroppo
ho traslocato a Zevio, altra Parrocchia, ho dovuto ripartire da zero,
sinceramente ho avuto qualche timore, mi sono chiesto (mi accoglieranno?
Mi troverò bene?), tante perplessità.
Essendo Accolito, ho dovuto presentarmi in Parrocchia, don Gaetano mi
invita alla Domenica a Messa e mi presenta ai parrocchiani, ero
comprensibilmente teso; fatica sprecata: “Alla fine della Messa ero stupito”.
I parrocchiani sono venuti a darmi il benvenuto e a ringraziarmi per la mia
presenza in Parrocchia.
Sinceramente, avevo gli occhi lucidi, perché all’altra riva ho trovato un’altra
famiglia che mi ha accolto, per questo dobbiamo sempre pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 29 giugno 2019

Il Vangelo di Domenica 30 Giugno 2019


Della 13° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal primo libro dei Re (19,16b.-19-21)
In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat,
di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat.
Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava
il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio
padre e mia madre, poi ti seguirò».
Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del
giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse.
Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (5,1.13-18)
Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi
imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà.
Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante
l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri.
Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il
tuo prossimo come te stesso».
Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi
del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a
soddisfare il desiderio della carne.
La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri
contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non
fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62) anno C.
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto,
Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme
e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per
preparargli l’ingresso.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi
che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Si voltò e li rimproverò.
E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,
ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi».
E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre».
Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’
e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da
quelli di casa mia».
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge
indietro, è adatto per il regno di Dio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Chi è Gesù per me?
Così, domenica scorsa, il Signore ci invitava e provocava.
Chi è il discepolo per Gesù?
Chi sono io, chi siamo noi per Lui?
Ora tocca a Lui parlare.
E a noi rispondere, se ce la sentiamo.
Diventare discepoli del Dio di Gesù è un impegno che dura tutta la vita,
che richiede molta energia e molta verità con noi stessi.
La posta in gioco è alta; il senso stesso della vita, scoprire la ragione del
nostro esistere e il disegno nascosto dietro gli eventi della Storia.
Gesù non è un rabbì bramoso di discepoli, né abbassa il tiro per raccogliere
la folla, né cede a compromessi per suscitare consensi; diversamente dai
guru di ieri e di oggi non desidera essere famoso, né di avere folle plaudenti.
Egli vuole solo annunciare il Regno, mostrare lo splendido e inatteso volto del Padre.
Contrariamente a quanto avveniva con i rabbini del suo tempo, Gesù non si fa
scegliere, ma sceglie i discepoli e pone loro condizioni tutt’altro che scontate.
Gesù è un Maestro risoluto.
Le condizioni per diventare discepoli di Gesù sono motivate dal livello della
sfida; Egli vuole discepoli disposti a mettersi in gioco totalmente, non soltanto
nel momento mistico della vita.
La pagina di oggi è introdotta dal fatto che Gesù risolutamente s’incammina
verso Gerusalemme, luogo dove l’annuncio del Vangelo verrà messo alla prova.
Gesù indurisce il volto, assume pienamente la sfida, si incammina senza indugio
verso la città che uccide i profeti, che massacra ogni opinione, che annienta
ogni novità creduta pericolosa.
Gesù è disposto a morire per raccontare il vero volto di Dio.
Dai suoi discepoli pretende la stessa convinzione.
Una convinzione che non può mai diventare violenza, anche solo verbale,
anche per una buona causa.
La sconfortante figuraccia di Giovanni il mistico ammonisce i fratelli che, nel
percorso di fede, hanno avuto la gioia di sperimentare la dolcezza della preghiera
e della meditazione, del silenzio e della contemplazione, raggiungendo vette
spirituali non abituali.
L’avere ricevuto enormi grazie non ci mette al riparo da clamorosi errori, tanto
peggiori quanto motivati da presunte rivelazioni interiori.
Il discepolo è un amante della pace, un pacifista pacificato, uno che sa che la
scelta del Vangelo è-appunto-una scelta, uno che sa valutare il fallimento del
proprio annuncio nella paziente logica del Vangelo.
Non basta una bella esperienza di fede per avere un cuore convertito, né un’intensa
vita di preghiera per non cadere nel rischio di fanatismo e di intolleranza.
Quante volte misuriamo la nostra pastorale dai risultati, convinti-in teoria-che ciò
che a noi è chiesto è solo di seminare, depressi, in realtà, se non vediamo dei frutti.
Animo, amici, se il nostro e vostro sforzo non è apprezzato e capito.
Coraggio, educatori e catechisti, se il vostro servizio umile e fedele non è valorizzato.
La logica del Regno ci fa credere che Dio solo suscita la fede.
Il discepolo dimora nella pace, perché sa che è il Maestro che annuncia
e conosce, e noi a corrergli dietro.
Il discepolo che segue colui che non ha dove posare il capo, non cerca Dio
per placare la propria insicurezza.
Tanti, troppi cristiani, hanno un rapporto con Dio intimista e rassicurante,
si rivolgono a Dio per avere certezze, fanno della propria fede una cuccia,
un nido, sono spaventati dal “mondo”, che vedono sempre come un luogo
pieno di pericoli, non escono dalla propria parrocchia, dal proprio movimento,
perché intimoriti da una logica anti-evangelica che non riescono ad accogliere
con serenità e criticità.
Il Maestro Gesù, invece, non ha dove posare il capo, non ha un comodo
nido in cui nascondere i propri discepoli.
Il discepolo che segue il Signore della vita, colui che è più di ogni affetto, più
di ogni relazione, più di ogni emozione, chiede di ridimensionare anche i
rapporti famigliari, nella logica del Vangelo, sapendo che anche l’amore più
assoluto, più intenso è sempre e solo penultimo rispetto alla totalità assoluta di Dio.
Perciò il discepolo di Gesù abbandona i sentimenti mortiferi, le relazioni
all’apparenza splendide ma che, a volte, nascondono ambiguità e schiavitù.
Il discepolo vive l’amore, ogni amore, i rapporti, ogni rapporto, come un
riflesso adulto e maturo dell’amore che Dio riversa nel proprio cuore, sapendo
che anche i rapporti famigliari rischiano di diventare mortiferi, se cadono nella
trappola del ruolo senza nutrirsi dell’autenticità e del rispetto.
Non basta avere generato un bambino per essere padre, non basta allattare
un neonato per essere madre.
Gesù sa che i rapporti di discepolato, talora, sono più intensi e veri degli
stanchi rapporti famigliari.
E ci invita a lasciare i morti seppellire i morti e a giocare la nostra vita nella
totalità del dono di sé.
Il discepolo che segue Gesù, sempre proteso al futuro, non resta inchiodato
al proprio passato, non resta tassellato alle proprie abitudini, non si nasconde
dietro il “si è sempre fatto così”, guarda avanti, punta la fine del campo,
è più attento a tenere in profondità l’aratro, che a verificare ciò che ha fatto,
voltandosi indietro.
Troppe volte le nostre comunità sono più preoccupate a conservare, che a
far vivere il Vangelo.
Troppe volte la logica soggiacente alle nostre scelte di Chiesa è quella della
tutela di un privilegio, del mantenimento disperato di uno status quo che,
però ci allontana dal Maestro.
Inquietante, vero?
Ogni volta che leggo questo Vangelo non so se abbandonare il cattolicesimo.
E mi interrogo, mi chiedo se-sul serio, per davvero-io voglio vivere con
questo Maestro.
Ma Gesù non ci dice queste cose per scoraggiarci, tutt’altro.
Vuole verità, autenticità, persone disposte a mettersi a nudo di fronte
all’assoluto di Dio.
È così esigente perché vuole uomini e donne autentici, non animali impauriti
da sacrestia o evangelizzatori fanatici.
Uomini e donne riempiti dalla gioia della ricerca, dal fascino del Rabbì,
che mettono le proprie energie a servizio del Regno.
Lo seguiremo?
Spero di si amici, io l’ho già fatto e ne sono contento, buona Domenica Fausto.


venerdì 28 giugno 2019

Il Vangelo del Sabato 29 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Santi Pietro e Paolo, apostoli.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (12,1-11)
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa.
Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro.
Erano quelli i giorni degli Àzzimi.
Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro
picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti
al popolo dopo la Pasqua.
Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente
a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire
davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava
dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella.
Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!».
E le catene gli caddero dalle mani.
L'angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali».
E così fece. L'angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!».
Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che
stava succedendo per opera dell'angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla
 porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro.
Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si allontanò da lui.
 Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha
mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto
ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».
Parola di Dio.
2° Lettura Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (4,6-8.17-18)
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento
che io lasci questa vita.
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto,
mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che
hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare
a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così
fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo
regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò
ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa
o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne
né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le
potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Pietro e Paolo, così unici, così diversi e così simili.
Unici perché hanno sperimentato la vicinanza di Cristo, la sua compassione,
la sua misericordia.
Unici perché, consumati dall’amore, hanno vissuto la loro vita mettendo
il loro carattere, le loro convinzioni, il loro limite a servizio del Regno.
Affascinati e travolti da Cristo, ci hanno consegnato il suo Vangelo e ci hanno
indicato la via della salvezza.
Così diversi fra loro, a tratti anche contrapposti
Pietro, discepolo della prima ora, irruento e generoso, ha saputo superare il suo
fallimento mettendo da parte il proprio orgoglio ferito e lasciandosi plasmare.
Paolo, dotto e zelante, ha saputo cambiare radicalmente le sue convinzioni
mettendo tutti i suoi carismi a servizio del Regno.
Nelle scelte pratiche hanno litigato con vigore, ricordandoci che la Chiesa è
anche luogo di confronto, che ci si intende sull’essenziale ma si può dibattere
su come viverlo all’interno della comunità.
Così simili fra loro perché scelti da Cristo.
Così anche oggi, nella Chiesa, possiamo avere sensibilità diverse ma sempre
l’unica esperienza interiore di Dio ci unisce.
Ricordiamocelo, quando anche nella Chiesa preferiamo sottolineare le diversità.
Perciò, facciamoci illuminare da questi due grandi Santi, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.