sabato 5 ottobre 2024

Il Vangelo di Domenica 6 Ottobre 2024

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

San Bruno di Colonia, sacerdote e monaco.

Prima Lettura

I due saranno un’unica carne.

Dal libro della Gènesi (2,18-24)

l Signore Dio disse: «Non è bene che

l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto

che gli corrisponda».

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo

ogni sorta di mali selvatici e tutti gli

uccelli del cielo e li condusse all’uomo,

per vedere come li avrebbe chiamati: in

qualunque modo l’uomo avesse chiamato

ognuno degli esseri viventi, quello doveva

essere il suo nome.

Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame,

a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali

selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto

che gli corrispondesse.

Allora il Signore Dio fece scendere un

torpore sull’uomo, che si addormentò;

gli tolse una delle costole e richiuse la

carne al suo posto.

Il Signore Dio formò con la costola, che

aveva tolta all’uomo, una donna e la

condusse all’uomo.

Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso

dalle mie ossa, carne dalla mia carne.

La si chiamerà donna, perché dall’uomo

è stata tolta».

Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua

madre e si unirà a sua moglie, e i due

saranno un’unica carne.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 127 (128)

Ripetiamo. Ci benedica il Signore

tutti i giorni della nostra vita.

 

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene. R.

 

La tua sposa come vite feconda

nell’intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d’ulivo

intorno alla tua mensa. R.

 

Ecco com’è benedetto

l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion. R.

 

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

tutti i giorni della tua vita!

Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!

Pace su Israele! R.

 

Seconda Lettura

Colui che santifica e coloro che sono

santificati provengono tutti da una

stessa origine.

Dalla lettera agli Ebrei (2,9-11)

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco

inferiore agli angeli, lo vediamo

coronato di gloria e di onore a causa

della morte che ha sofferto, perché per

la grazia di Dio egli provasse la morte

a vantaggio di tutti.

Conveniva infatti che Dio-per il quale

e mediante il quale esistono tutte le cose,

lui che conduce molti figli alla

gloria-rendesse perfetto per mezzo delle

sofferenze il capo che guida alla salvezza.

Infatti, colui che santifica e coloro che

sono santificati provengono tutti da una

stessa origine; per questo non si

vergogna di chiamarli fratelli.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio

rimane in noi e l’amore di lui è

perfetto in noi. (1Gv 4,12)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

L’uomo non divida quello che

Dio ha congiunto.

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16) anno B.

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono

e, per metterlo alla prova, domandavano a

Gesù se è lecito a un marito ripudiare la

propria moglie.

Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha

ordinato Mosè?».

Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere

un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro

cuore egli scrisse per voi questa norma.

Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece

maschio e femmina; per questo l'uomo

lascerà suo padre e sua madre e si unirà

a sua moglie e i due diventeranno

una carne sola.

Così non sono più due, ma una sola carne.

Dunque l'uomo non divida quello che

Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di

nuovo su questo argomento.

E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie

e ne sposa un'altra, commette adulterio

verso di lei; e se lei, ripudiato il marito,

ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li

toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse

loro: «Lasciate che i bambini vengano

a me, non glielo impedite: a chi è come

loro infatti appartiene il regno di Dio.

In verità io vi dico: chi non accoglie il

regno di Dio come lo accoglie un bambino,

non entrerà in esso».

E, prendendoli tra le braccia, li benediceva,

imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Parola di Dio oggi ci mette di fronte ad

un tema caldo e faticoso, che mette in

difficoltà me che rifletto e voi che ascoltate.

Parliamo del fallimento dell’amore di

coppia, il più doloroso e sanguinante,

il più drammatico e diffuso, tema

appesantito dalla posizione ufficiale

della Chiesa nei confronti delle persone

divorziate e risposate o conviventi,

posizione che pochi, anche fra i discepoli,

capiscono e che i fratelli e le sorelle che

portano sulla propria pelle le stigmate

del fallimento coniugale sperimentano

come una immensa ingiustizia e un

giudizio sulla loro vita, versando sale

sulle loro ferite.

Invoco lo Spirito e balbetto qualcosa,

allora, lasciando che sia la Parola a parlare.

Al tempo di Gesù il divorzio era un fatto

consolidato, addirittura attribuito a Mosè,

quindi intangibile.

Come accade ancora oggi nella cultura

islamica, però, era un divorzio maschilista;

solo l’uomo, stancatosi della moglie,

poteva rimandarla a casa con un

libello di ripudio.

Nessuno avrebbe mai osato mettere in

discussione una norma così favorevole

ai maschi; la domanda che viene posta

a Gesù è retorica, tutti si aspettano che,

ovviamente, Gesù benedica questa norma.

O forse no; la domanda viene posta proprio

come un tranello, per far diventare Gesù

improvvisamente antipatico alle folle che

lo ha così presto elevato al rango di profeta.

(Sai che novità! Tutti seguiamo il guru di

turno, finché questi non ci dice qualcosa

di sgradevole).

La risposta di Gesù è una rasoiata; voi

fate così, ma Dio non la pensa così, Dio

crede nell’amore come unico, crede nella

possibilità di vivere insieme ad una

persona per tutta la vita.

Senza sopportarsi, senza sentirsi in gabbia,

senza massacrarsi; l’obiettivo della vita di

coppia non è vivere insieme per sempre,

ma amarsi per sempre!

Silenzio imbarazzato, sguardi sorridenti

e complici: “Ma che, scherziamo?”.

Gli apostoli, preso da parte Gesù,

insistono: “Non parlavi sul serio, vero?”.

Matteo, nel brano parallelo, giunge ad

annotare la sconsolata affermazione dei

dodici: “Allora è meglio non sposarsi!” (19,10)

Che forza!

Gesù dice che è possibile amarsi per tutta

la vita, che Dio l’ha pensata così l’avventura

del matrimonio, che davvero la fedeltà ad

un sogno non è utopia adolescenziale ma

benedizione di Dio!

Quando due giovani decidono di sposarsi

e parliamo della fedeltà non stiamo

disquisendo di una norma anacronistica

di una struttura reazionaria che propone

un modello superato; stiamo parlando

del sogno di Dio.

A partire da qui, con fatica, con tenacia,

i discepoli hanno scoperto la ricchezza

del matrimonio cristiano.

Da prima di Cristo ci si incontra e ci si

innamora, si vive insieme e si hanno dei figli.

Farlo nel Signore, mettere Gesù nel mezzo,

fa comprendere delle cose straordinarie,

nuove, sconcertanti su di sé e sulla coppia.

In tutti questi anni, e sono tanti, credetemi,

pregando e vivendo con mia moglie,

abbiamo scoperto e riassunto la novità

del matrimonio nel Signore, non è stato

semplice, a volte le vicissitudini della vita

e la malattia, ci ha messo a dura prova,

ma siamo ancora qui insieme

ringraziando il Signore.

In tanti, avrebbero desiderato tanto fare

questa esperienza e non ci sono riusciti;

non erano pronti, hanno compiuto un gesto

a cuor leggero, magari hanno trovato una

persona migliore del proprio coniuge.

Molti vivono sulla propria pelle il dramma

di una separazione che porta sempre

con sé molto dolore.

Come possiamo fare?

Dobbiamo capire, cercare, intuire.

Da una parte abbiamo la Parola del

Signore Gesù, cristallina e forte.

Dall’altra la prima regola del

Cristianesimo; l’accoglienza e l’amore.

Questo incrocio difficile porta con sé

alcune conseguenze.

La prima è la richiesta di distinguere

sempre le varie situazioni; altro è chi

abbandona il proprio coniuge

colpevolmente, altro chi è abbandonato;

altro chi è libero e sposa una persona

separata o chi proviene da un matrimonio

fallito; altro chi vuole condividere un

cammino di discepolato e che si ricorda

di essere cattolico solo quando gli viene

chiesto di fare il padrino e allora tira

fuori la questione del ‘diritto a’.

La seconda è l’affermazione perentoria

che una coppia separata e risposata è

parte della comunità, partecipa alla vita

della comunità, porta il suo contributo

a partire dal proprio vissuto.

Dio non si stanca mai, Egli è fedele e

tutta la storia di Israele ci dice che Dio

non abbandona mai il suo popolo, anche

quando questi è infedele all’alleanza.

Come segno di questo percorso doloroso

la Chiesa chiede ai coniugi risposati di

non ricevere la comunione; è un segno

forte, indubbiamente, e anche discutibile,

ma che non vuole essere ‘punitivo’.

I fratelli separati non sono esclusi dalla

comunione perché non ‘degni’ (siamo

tutti ‘indegni’ di ricevere Dio, è Lui che

vuole donarsi!), ma per segnalare alla

comunità il loro percorso di conversione.

La terza è che dobbiamo ancora capire

come fare; occorre ribadire fortemente

il valore dell’indissolubilità, senza

schiacciare le persone che hanno

sbagliato o che fanno scelte di vita in

cui sono coinvolte persone separate.

La strada, come vedete, è ancora piuttosto

lunga e necessitiamo di tutta l’infanzia

di Dio per trovare delle soluzioni e non

sarà semplice, Buona Domenica Fausto.

venerdì 4 ottobre 2024

Il Vangelo del Sabato 5 Ottobre 2024

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, vergine.

Prima Lettura

Ora i miei occhi ti hanno veduto.

Perciò mi ricredo.

Dal libro di Giobbe (42,1-3.5-6.12-16)

Giobbe prese a dire al Signore:

«Comprendo che tu puoi tutto e che

nessun progetto per te è impossibile.

Chi è colui che, da ignorante, può

oscurare il tuo piano?

Davvero ho esposto cose che non capisco,

cose troppo meravigliose per me, che

non comprendo.

Io ti conoscevo solo per sentito dire,

ma ora i miei occhi ti hanno veduto.

Perciò mi ricredo e mi pento sopra

polvere e cenere».

Il Signore benedisse il futuro di Giobbe

più del suo passato.

Così possedette quattordicimila pecore

e seimila cammelli, mille paia di buoi

e mille asine.

Ebbe anche sette figli e tre figlie.

Alla prima mise nome Colomba, alla

seconda Cassia e alla terza Argentea.

In tutta la terra non si trovarono donne

così belle come le figlie di Giobbe e il

loro padre le mise a parte dell’eredità

insieme con i loro fratelli.

Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora

centoquarant’anni e vide figli e nipoti

per quattro generazioni.

Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

Parola di Dio.

Vangelo

Rallegratevi perché i vostri nomi

sono scritti nei cieli.

Dal Vangelo secondo Luca (10,17-24) anno pari.

In quel tempo, i settantadue tornarono

pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i

demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere

dal cielo come una folgore.

Ecco, io vi ho dato il potere di camminare

sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la

potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.

Non rallegratevi però perché i demòni si

sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto

perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia

nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode,

o Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai sapienti

e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella

tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio e

nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre,

né chi è il Padre se non il Figlio e colui al

quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse:

«Beati gli occhi che vedono ciò che

voi vedete.

Io vi dico che molti profeti e re hanno

voluto vedere ciò che voi guardate, ma

non lo videro, e ascoltare ciò che voi

ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù esulta nello Spirito, è pieno di gioia

per ciò che sta accadendo; i discepoli

tornano esaltati dal risultato della loro

predicazione, è proprio avvenuto come

Gesù aveva promesso!

E Gesù loda il Padre, è fiero dei suoi

discepoli, riconosce al Padre il merito

della diffusione della Parola e invita

i discepoli a gioire del privilegio

straordinario che hanno di collaborare

alla diffusione del Regno.

Anche a noi accade; quando ci fidiamo

di Dio, gli affidiamo la nostra vita,

mettiamo i nostri talenti al servizio del

Regno, assistiamo alla manifestazione

della gloria di Dio.

Amici che, attraverso la povertà delle mie

parole, sperimentate l’efficacia dello

Spirito, diamo lode al Signore!

Meglio; Gesù è fiero di noi e gioisce

per i nostri successi.

Diversamente dalla logica mondana in

cui l’invidia avvelena i rapporti lavorativi,

Gesù gioisce della nostra gioia, esulta

delle nostre conquiste interiori.

Davvero, amici, possiamo spalancare il

nostro cuore alla gioia perché i nostri

occhi vedono ciò che molti hanno

desiderato vedere e non hanno visto,

i nostri orecchi hanno ascoltato ciò che

molti hanno desiderato udire e non hanno

udito, per questo ringraziamolo

con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 ottobre 2024

Il Vangelo del Venerdì 4 Ottobre 2024

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.

Prima Lettura

Il mondo per me è stato crocifisso,

come io per il mondo.

Dalla lettera di san Paolo

apostolo ai Gàlati (6,14-18)

Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto

che nella croce del Signore nostro Gesù

Cristo, per mezzo della quale il mondo

per me è stato crocifisso, come io

per il mondo.

 Non è infatti la circoncisione che conta,

né la non circoncisione, ma l’essere

nuova creatura.

E su quanti seguiranno questa norma sia

pace e misericordia, come su tutto

l’Israele di Dio.

D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi:

io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.

 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo

sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Hai nascosto queste cose ai sapienti

e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30) anno pari.

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode,

Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai

sapienti e ai dotti e le hai rivelate

ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso

nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio;

nessuno conosce il Figlio se non il Padre,

e nessuno conosce il Padre se non il Figlio

e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e

oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e

imparate da me, che sono mite e umile di

cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio

peso leggero».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Auguri Italia!

Oggi festeggiamo il nostro amico Francesco

poverello, uno dei santi protettori della

nostra terra sofferente e demotivata.

Sia lui a ridare quell’entusiasmo di cui

l’Italia e la Chiesa hanno urgente bisogno!

Quanto ci emoziona Francesco poverello!

Quanto sentiamo emergere forte, in noi,

il sogno di un’umanità redenta, di una

vita possibile, di una santità fuori da ogni

logica, eccessiva, giocosa, ridente, folle!

Sì, è un folle di Dio frate Francesco,

nell’Italia dei Comuni e delle lotte

fratricide (già allora), del genio italico

del padre Pietro, della Chiesa onnipresente

e statica, così simile alla nostra; è un folle

che segue la sua chiamata, che osa, che

smette le vesti del giovane rampante

per vestire quelle urticanti del sacco.

I nostri uomini di chiesa di oggi,

dovrebbero ristudiare la vita di

san Francesco e copiarne la sua

dedizione a Cristo; è un mio sogno;

ma mi sa che resterà tale, purtroppo.

È un folle innamorato dello Sposo,

che lo cerca, inquieto, che accetta di

rivedere la sua regola considerata

impraticabile da tutti, che cerca di

convincere il Sultano a lasciar perdere

la guerra, che insegna ai poveri di

Greccio a fidarsi di quel bambino nato

in una stalla, come loro.

È folle il frate poverello che canta a

squarciagola le lodi di Dio e delle sue

creature, che sa convertire i lupi, quelli

a quattro e a due gambe, che sa

predicare ai pesci e agli uccelli.

È folle di quella follia che manca al

nostro cristianesimo, irrigidito e noioso.

Forse è folle da parte mia, sperare che i

nostri uomini di chiesa, ritornino a fare

le vere guide in nome di Cristo, ma la

speranza non deve morire, perciò,

chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 ottobre 2024

Il Vangelo del Giovedì 3 Ottobre 2024

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

San Gerardo di Brogne, abate.

Prima Lettura

Io so che il mio redentore è vivo!

Dal libro di Giobbe (19,21-27b)

Giobbe disse: «Pietà, pietà di me, almeno

voi, amici miei, perché la mano di Dio

mi ha percosso!

Perché vi accanite contro di me, come

Dio, e non siete mai sazi della mia carne?

Oh, se le mie parole si scrivessero,

se si fissassero in un libro,

fossero impresse con stilo di ferro e con

piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia!

Io so che il mio redentore è vivo e che,

ultimo, si ergerà sulla polvere!

Dopo che questa mia pelle sarà strappata

via, senza la mia carne, vedrò Dio.

Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo

contempleranno e non un altro».

Parola di Dio.

Vangelo

La vostra pace scenderà su di lui.

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12) anno pari.

In quel tempo, il Signore designò altri

settantadue e li inviò a due a due davanti a

sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante,

ma sono pochi gli operai!

Pregate dunque il signore della messe,

perché mandi operai nella sua messe!

Andate: ecco, vi mando come agnelli in

mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca,

né sandali e non fermatevi a salutare

nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima

dite: “Pace a questa casa!”.

Se vi sarà un figlio della pace, la vostra

pace scenderà su di lui, altrimenti

ritornerà su di voi.

Restate in quella casa, mangiando e

bevendo di quello che hanno, perché chi

lavora ha diritto alla sua ricompensa.

Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi

accoglieranno, mangiate quello che vi

sarà offerto, guarite i malati che vi si

trovano, e dite loro: “È vicino a voi

il regno di Dio”.

Ma quando entrerete in una città e non vi

accoglieranno, uscite sulle sue piazze e

dite: “Anche la polvere della vostra città,

che si è attaccata ai nostri piedi, noi la

scuotiamo contro di voi; sappiate però

che il regno di Dio è vicino”.

Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà

trattata meno duramente di quella città».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Per la seconda volta Luca parla di missione

e questa volta a proposito di un gruppo

numeroso di discepoli che richiamano

i settanta anziani chiamati a sostenere

Mosè nella gestione della giustizia del

popolo di Israele.

Come a dire che la missione non è affare

di discepoli specializzati, non richiede un

patentino speciale ma è la dimensione

abituale di ogni discepolo.

O siamo missionari là dove viviamo,

cioè capaci, con la nostra vita, di dire

Cristo, o non siamo Chiesa.

Come quando ci innamoriamo e tutti si

accorgono dello stato euforico che stiamo

vivendo, così il discepolo che vive il

Vangelo lo comunica prima con la sua

quotidianità che con le parole.

E Gesù spiega il modo di annunciare;

non da navigatori solitari ma in coppia,

cioè in comunione perché la Chiesa non

è composta da leader carismatici ma da

fratelli, senza grandi mezzi o strutture

(anche se la storia ce ne ha consegnati

tanti occorre avere il coraggio di

sbarazzarsi di ciò che non è utile al

Regno!), condividendo fino in fondo

le gioie e le speranze di coloro che

evangelizziamo.

Il volto di Chiesa che dobbiamo ancora

completare parte proprio dalla

consapevolezza che dobbiamo tornare

a dire il Cristo a coloro che pensano di

conoscerlo, non sarà facile, amici, ma

aiutati dalla preghiera ce la possiamo fare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.