sabato 3 febbraio 2024

Il Vangelo di Domenica 4 Febbraio 2024

 

Della 5° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant'Eutichio, martire.

Prima lettura.

Notti di affanno mi sono state assegnate.

Dal libro di Giobbe (7,1-4.6-7)

Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie

forse un duro servizio sulla terra e i suoi

giorni non sono come quelli d'un mercenario?

Come lo schiavo sospira l'ombra e come

il mercenario aspetta il suo salario,  così a

me sono toccati mesi d'illusione e notti

di affanno mi sono state assegnate.

Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?".

La notte si fa lunga e sono stanco di

rigirarmi fino all'alba.

I miei giorni scorrono più veloci d'una

spola, svaniscono senza un filo di speranza.

Ricòrdati che un soffio è la mia vita:

il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 146 (147)

Ripetiamo. Risanaci, Signore, Dio della vita.

 

È bello cantare inni al nostro Dio,

è dolce innalzare la lode.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme,

raduna i dispersi d'Israele. R.

 

Risana i cuori affranti

e fascia le loro ferite.

Egli conta il numero delle stelle

e chiama ciascuna per nome. R.

 

Grande è il Signore nostro,

grande nella sua potenza;

la sua sapienza non si può calcolare.

Il Signore sostiene i poveri,

ma abbassa fino a terra i malvagi. R.

 

Seconda Lettura

Guai a me se non annuncio il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Paolo

apostolo ai Corìnzi (9,16-19.22-23)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per

me un vanto, perché è una necessità che

mi si impone: guai a me se non annuncio

il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto

alla ricompensa; ma se non lo faccio di

mia iniziativa, è un incarico che mi è

stato affidato.

Qual è dunque la mia ricompensa?

Quella di annunciare gratuitamente il

Vangelo senza usare il diritto conferitomi

dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi

sono fatto servo di tutti per guadagnarne

il maggior numero.

Mi sono fatto debole per i deboli, per

guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto

per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Ma tutto io faccio per il Vangelo, per

diventarne partecipe anch'io.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Cristo ha preso le nostre infermità e si

è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39) anno B.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,

andò subito nella casa di Simone e Andrea,

in compagnia di Giacomo e di Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la

febbre e subito gli parlarono di lei.

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola

per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole,

gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano affetti da varie

malattie e scacciò molti demòni; ma non

permetteva ai demòni di parlare, perché

lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora

era buio e, uscito, si ritirò in un luogo

deserto, e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui,

si misero sulle sue tracce.

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Egli disse loro: «Andiamocene altrove,

nei villaggi vicini, perché io predichi anche

là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle

loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il primo miracolo nel Vangelo di Marco

è la guarigione di un indemoniato che

siede tra le fila dei credenti della

sinagoga di Cafarnao.

Il forte, destabilizzante messaggio che

Marco/Pietro vogliono lanciare all’inizio

del loro Vangelo è l’invito a guardare

all’interno della comunità dei credenti,

per vedere se vi siano degli atteggiamenti

di fede ‘demoniaci’.

Demoniaca è una fede che non vuole che

il Vangelo esca dalle chiese per entrare

nella vita (che c’entri con noi, Nazareno?),

demoniaca una fede che resta solo teorica

(so chi sei) senza diventare impulso

d’amore, demoniaca una fede che vede in

Dio un concorrente (sei venuto per rovinarci!).

Gesù, con la sua Parola autorevole,

è venuto per guarire nel profondo

ciascuno di noi.

Subito dopo la guarigione dell’indemoniato,

Marco sintetizza la giornata di Gesù; è un

susseguirsi di impegni, di predicazione,

di guarigione, una giornata frenetica

dedicata all’annuncio del Regno e

all’amore verso i fratelli, che però si tiene

insieme grazie alla preghiera notturna di Gesù.

La seconda guarigione nel Vangelo di

Marco è quella della suocera di Pietro,

colpita dalla febbre.

Una volta guarita, si mette a servire Gesù

e gli apostoli, preparando loro il pranzo.

Gesù si presenta subito come colui che

libera dal dolore, dando risposta alla

caustica invocazione di Giobbe che

vede la vita come un inutile sovrapporsi

di sofferenze.

Molte persone, purtroppo, fanno esperienza

del dolore come elemento determinante

della propria vita, arrivando alla

conclusione di Giobbe e di molti altri

grandi del passato (Buddha, ad esempio);

la vita è un susseguirsi di eventi dolorosi.

Come uscirne?

Come credere nella bontà di Dio in un

contesto di continua sofferenza?

Qual è il senso della vita se il dolore

e la sofferenza negano questo senso?

La Parola non dona risposte semplici

e i tentativi di ‘capire’ il dolore si

rivelano sempre fallimentari, anche

per i credenti.

Come Giobbe siamo chiamati a tacere

di fronte all’immenso mistero del male,

sapendo che Dio condivide questo

male e lo salva.

Non abbiamo bisogno di sapere le ragioni

della sofferenza, abbiamo bisogno di

non soffrire.

Marco dona del dolore una lettura nuova,

profetica, sconcertante; il Signore Gesù

ci salva dal dolore perché possiamo

metterci gli uni al servizio degli altri.

In un contesto di dolore e di fatica, spesso

l’amicizia e l’affetto dei vicini diventano

sorgente di speranza.

Il senso della nostra vita, come dicevo

altrove, è quello di imparare ad amare;

in questo neppure il dolore può annientarci.

Gesù porta su di sé il dolore del mondo,

lo salva, lo redime, senza cancellarlo,

anche Dio fa l’esperienza del dolore.

La gente è stupita della predicazione di

Gesù, ma anche della sua attività; Egli

consacra la sua vita all’amore, al dono di sé.

In tempi come i nostri, avari di gratuità,

monetizzati e frenetici, ancora stupisce

l’attivismo del Nazareno che passa il

suo tempo a predicare la Parola e a

porre gesti di salvezza.

Attenti, però; i miracoli di Gesù sono pochi

e limitati, Gesù chiede ai guariti di tacere.

E’ il cosiddetto ‘segreto messianico’ in

Marco, il fatto, cioè, che Gesù non vuole

troppa pubblicità intorno ai suoi miracoli.

Si sente, in filigrana, la cocente delusione

di Pietro che dopo avere professato la

messianicità di Cristo, si è trovato a

rimangiarsi tutto di fronte alla Passione.

Gesù non ama l’eccessiva popolarità

perché sa che nasconde un’euforia

ingannevole, Gesù preferisce il rapporto

diretto, personale, schietto, che mette

a nudo fatica e autenticità.

Come riesce Gesù a vivere sereno in

questo delirio?

La preghiera è il segreto di Gesù; è il

prolungato e notturno colloquio col

Padre che gli dona la forza di farsi

carico di tutta la sofferenza che lo

circonda, di affrontare le incomprensioni

e le fatiche della sua vita apostolica.

Anzi, più la situazione si ingarbuglia, più

la sua fama cresce, più gli impegni si

moltiplicano e più tempo Gesù dedica

a questa preziosa attività.

Purtroppo, però (o per fortuna?) nulla

sappiamo della sua segreta preghiera

notturna, non un manuale, non un

libretto di istruzioni.

E allora naufraghiamo, un pò smarriti,

un pò amareggiati.

Intendiamoci, amici; chi ha una bella vita

di preghiera smetta di leggere, non si turbi.

Ma chi, come me, fatica a pregare, si perde

appena inizia a recitare una formula,

abbia la pazienza di leggere.

La preghiera non è una lista di richieste

a Dio, la preghiera non è uno sforzo che

ci imponiamo al fine di dirci ancora

discepoli, la preghiera non è

necessariamente legata al desiderio

e alle voglie.

La preghiera, ci suggerisce Gesù, è un

misterioso e intimo incontro con l’assoluto

di Dio, è il silenzio che invade il cuore

e ci dona la capacità di leggere la nostra

vita e la storia.

All’inizio è difficile, certo; si ha

l’impressione di parlare con un muro,

ci si sente ridicoli.

Bisogna insistere, con umiltà, lasciare

che la Parola di Dio faccia breccia nei

nostri mille pensieri, riesca a perforare la

scorza dell’abitudine e allora accade.

Accade, amici, promesso.

Accade che quel brano di Vangelo

ascoltato mille volte canti nel tuo cuore

e ci faccia sgorgare un fiume di lacrime.

Accade di non avere parole per esprimere

il nostro scoraggiamento e di recitare un

salmo che ci affiora dal profondo

della memoria.

Accade di udire la parola giusta al

momento giusto, in una parola la

preghiera diventa silenziosa presenza

che riempie e motiva la vita.

All’inizio è un pò difficile e faticoso,

ma non scoraggiatevi; la preghiera ha

bisogno di un luogo, di un tempo, di una

parola detta e ricevuta, di una comunità

in cui celebrarla.

Di un luogo, anzitutto; perché non prendere

la bella abitudine, in casa nostra, di

ritagliare un luogo di deserto; la bibbia,

una candela, un’icona possono bastare

per fare di quella mensola una

piccola Cattedrale.

Un tempo; cinque minuti al giorno di

orologio vissuti nel silenzio, con la Parola

di Dio in mano, nel momento più

opportuno (chi al mattino presto, chi

alla sera, chi sulla panchina del parco

in pausa pranzo).

Una parola detta; la mia giornata, il mio

stato d’animo, il mio ‘grazie’, l’importante

è che sia autentica e rivolta al Padre che

sa ciò di cui ho bisogno.

Una parola ricevuta; leggendo un salmo,

la Parola ascoltata alla Domenica, un brano

di Vangelo-breve-da leggere due o tre volte

invocando lo Spirito e concludo-sempre!-con

la preghiera insegnataci dal Maestro e con

un’invocazione alla prima dei discepoli,

Maria di Nazareth.

Infine la tensione verso la comunità; nella

celebrazione gioiosa e festosa della

Domenica, se possibile, nel partecipare

ad un incontro infrasettimanale, nel

sapere che mentre sto pregando,

certamente da qualche parte del pianeta

un altro fratello cristiano sta pregando

con me (una globalizzazione dell’amore!).  

È possibile, amici, credetemi, la preghiera

può cambiare la vita, renderla più

autentica e felice.

La preghiera può scaturire dal cuore

quando meno te l’aspetti; un requiem se

al telegiornale sentiamo di qualche

uccisione, un augurio segreto (terroristi

dello Spirito!) a quel tale imbronciato

seduto di fronte a me sulla metro, una

lode insieme a frate Francesco ai primi

tepori della primavera.

E voi coppie cristiane, non esitate a pregare

insieme, almeno un Padre Nostro recitato

insieme, per affidare a Dio la vostra famiglia.

Il segreto della vita di Gesù è il suo

intimo colloquio col Padre.

Perché non imitarlo con l’aiuto della preghiera?

Buona Domenica, Fausto.

venerdì 2 febbraio 2024

Il Vangelo del Sabato 3 Febbraio 2024

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

San Biagio, vescovo e martire.

Prima lettura.

Concedi al tuo servo un cuore docile,

perché sappia rendere giustizia al tuo popolo.

Dal primo libro dei Re (3,4-13)

In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon

per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva

l’altura più grande.

Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.

A Gàbaon il Signore apparve a Salomone

in sogno durante la notte.

Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che

io ti conceda».

Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo

servo Davide, mio padre, con grande

amore, perché egli aveva camminato

davanti a te con fedeltà, con giustizia

e con cuore retto verso di te.

Tu gli hai conservato questo grande amore

e gli hai dato un figlio che siede sul suo

trono, come avviene oggi.

Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare

il tuo servo al posto di Davide, mio padre.

Ebbene io sono solo un ragazzo; non so

come regolarmi.

Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che

hai scelto, popolo numeroso che per

quantità non si può calcolare né contare.

Concedi al tuo servo un cuore docile,

perché sappia rendere giustizia al tuo

popolo e sappia distinguere il bene dal

male; infatti chi può governare questo

tuo popolo così numeroso?».

Piacque agli occhi del Signore che

Salomone avesse domandato questa cosa.

Dio gli disse: «Poiché hai domandato

questa cosa e non hai domandato per te

molti giorni, né hai domandato per te

ricchezza, né hai domandato la vita dei

tuoi nemici, ma hai domandato per te il

discernimento nel giudicare, ecco, faccio

secondo le tue parole.

Ti concedo un cuore saggio e intelligente:

uno come te non ci fu prima di te né

sorgerà dopo di te.

Ti concedo anche quanto non hai

domandato, cioè ricchezza e gloria,

come a nessun altro fra i re, per tutta

la tua vita».

Parola di Dio.

Vangelo.

Erano come pecore che non hanno pastore.

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34) anno pari.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono

attorno a Gesù e gli riferirono tutto

quello che avevano fatto e quello che

avevano insegnato.

Ed egli disse loro: «Venite in disparte,

voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi

un po'».

Erano infatti molti quelli che andavano

e venivano e non avevano neanche il

tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un

luogo deserto, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono,

e da tutte le città accorsero là a piedi

e li precedettero.

Sceso dalla barca, egli vide una grande

folla, ebbe compassione di loro, perché

erano come pecore che non hanno pastore,

e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù si commuove, prova compassione,

si preoccupa.

È attento ai suoi, li vede stanchi, troppo

stressati dalla dura vita che devono

sopportare per stare dietro ai ritmi del Rabbì.

Se ne preoccupa e vuole portarli con sé

a riposarsi un poco, che bello!

Così, amici, quando vedete vostra moglie

troppo stanca fatele una sorpresa e

portatela fuori a cena, o quando vi

accorgete che il vostro anziano parroco

vive solo come un barbone, attivate la

comunità, affinché trovi una soluzione.

Quando arrivano sul luogo del riposo,

però, una folla attende Gesù.

Gesù non si arrabbia, non stacca il

cellulare, non si rende irreperibile; sa di

quanto affetto necessitiamo noi uomini,

sa di quanto bene abbiamo bisogno, e si

mette da parte, ancora una volta.

Non pensa alla sua stanchezza, ma al bene

di chi ha di fronte, come vedo accadere,

spesso, in qualche madre di famiglia,

che non conta le sue ore di sonno, purché

i suoi figli stiano bene, come vedo

accadere, spesso, fra persone che si

amano e che si mettono da parte perché

l’altro possa tirare il fiato.

Immenso Gesù, che non ti risparmi!

Che noi discepoli, come l’infaticabile

san Paolo, viviamo nella gioia di portare

il tuo volto ad ogni uomo, con l’aiuto

della preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 1 febbraio 2024

Il Vangelo del Venerdì 2 Febbraio 2024

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

Presentazione del Signore.

Benedizione delle candele e processione.

Prima lettura.

Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa (3,1-4)

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò

un mio messaggero a preparare la via davanti

a me e subito entrerà nel suo tempio il

Signore che voi cercate; e l'angelo

dell'alleanza, che voi sospirate, eccolo

venire, dice il Signore degli eserciti.

Chi sopporterà il giorno della sua venuta?

Chi resisterà al suo apparire?

Egli è come il fuoco del fonditore e come

la lisciva dei lavandai.

Siederà per fondere e purificare l'argento;

purificherà i figli di Levi, li affinerà come

oro e argento, perché possano offrire al

Signore un'offerta secondo giustizia.

Allora l'offerta di Giuda e di Gerusalemme

sarà gradita al Signore come nei giorni

antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio.

Vangelo

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40) anno pari

Quando furono compiuti i giorni della loro

purificazione rituale, secondo la legge di

Mosè, Maria e Giuseppe portarono il

bambino a Gerusalemme per presentarlo

al Signore-come è scritto nella legge del

Signore: «Ogni maschio primogenito

sarà sacro al Signore»-e per offrire in

sacrificio una coppia di tortore o due

giovani colombi, come prescrive la

legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome

Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava

la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo

era su di lui.

Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato

che non avrebbe visto la morte senza

prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e,

mentre i genitori vi portavano il bambino

Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva

a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le

braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora

puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola, perché

i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti e gloria del

tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano

delle cose che si dicevano di lui. Simeone

li benedisse e a Maria, sua madre, disse:

«Ecco, egli è qui per la caduta e la

risurrezione di molti in Israele e come

segno di contraddizione-e anche a te una

spada trafiggerà l'anima-, affinché siano

svelati i pensieri di molti cuori».

C'era anche una profetessa, Anna, figlia

di Fanuèle, della tribù di Aser.

Era molto avanzata in età, aveva vissuto

con il marito sette anni dopo il suo

matrimonio, era poi rimasta vedova e

ora aveva ottantaquattro anni.

Non si allontanava mai dal tempio,

servendo Dio notte e giorno con

digiuni e preghiere.

Sopraggiunta in quel momento, si mise

anche lei a lodare Dio e parlava del

bambino a quanti aspettavano la

redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa

secondo la legge del Signore, fecero

ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno

di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La legge che sottostà a quel grande

miracolo che è l’incarnazione è

espressa bene attraverso queste

semplici parole; farsi simile ai

fratelli, in tutto.

Gesù ha assunto su di sé non solo

la carne ed un corpo, ma anche

tutto ciò che lo rende un uomo tra

gli uomini, con tutte le prerogative,

eccetto il peccato.

Dunque, Dio si sottopone alla legge

che Egli stesso aveva dato a Mosè

sul Sinai, per mostrarci quanto

amore ha nei nostri confronti.

La scena evangelica della presentazione

al tempio è il primo atto pubblico

attraverso il quale Gesù manifesta

la sua profonda solidarietà con il suo

popolo, e attraverso questo con tutti

gli uomini della terra.

Egli comprende la nostra vita, poiché

anche la sua ha conosciuto le stesse vie.

Quello che ci permette di vedere nella

normalità la presenza di Dio è dato

dallo Spirito; Simeone ed Anna erano

anziani e forse attiravano poco

l’attenzione degli altri, ma il loro

sguardo era vigile, ed entrambi

attendevano il segno della

redenzione di Israele.

Nella nostra vita viviamo e vediamo

tante cose; ma in quante di esse

riusciamo a vedere lo straordinario

della presenza di Dio?

Per vedere con il cuore serve preghiera

e grande capacità di ascolto.

In questo senso, anche noi riusciremo

a vedere le tracce del Signore che

viene a visitarci con la sua grazia,

nel tempio del nostro cuore.

È lo Spirito che dona al nostro cuore

la fedeltà a Gesù Cristo, il quale ora

come allora è strumento attraverso

il quale si manifesta ciò che veramente

c’è nel cuore dell’uomo.

Apriamo il nostro cuore all’amore,

aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 31 gennaio 2024

Il Vangelo del Giovedì 1 Febbraio 2024

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Brigida d'Irlanda, badessa.

Prima lettura.

Io me ne vado per la strada di ogni

uomo sulla terra.

Tu, Salomone, sii forte e mostrati uomo.

Dal primo libro dei Re (2,1-4.10-12)

I giorni di Davide si erano avvicinati alla

morte, ed egli ordinò a Salomone, suo

figlio: «Io me ne vado per la strada di

ogni uomo sulla terra.

Tu sii forte e móstrati uomo.

Osserva la legge del Signore, tuo Dio,

procedendo nelle sue vie ed eseguendo

le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme

e le sue istruzioni, come sta scritto nella

legge di Mosè, perché tu riesca in tutto

quello che farai e dovunque ti volgerai,

perché il Signore compia la promessa

che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli

nella loro condotta si cureranno di

camminare davanti a me con fedeltà,

con tutto il loro cuore e con tutta la loro

anima, non ti sarà tolto un discendente

dal trono d’Israele”».

Davide si addormentò con i suoi padri

e fu sepolto nella Città di Davide.

La durata del regno di Davide su Israele

fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette

anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.

Salomone sedette sul trono di Davide, suo

padre, e il suo regno si consolidò molto.

Parola di Dio.

Vangelo.

Prese a mandarli.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13) anno pari.

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici

e prese a mandarli a due a due e dava

loro potere sugli spiriti impuri.

E ordinò loro di non prendere per il viaggio

nient’altro che un bastone: né pane, né sacca,

né denaro nella cintura; ma di calzare sandali

e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una

casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

Se in qualche luogo non vi accogliessero e

non vi ascoltassero, andatevene e scuotete

la polvere sotto i vostri piedi come

testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si

convertisse, scacciavano molti demòni,

ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando leggo questa pagina mi infiammo,

per qualche secondo.

Poi, mi spengo.

Dov’è finito tutto l’ardore dell’annuncio

che il Signore chiede?

Perché, invece di sentire vibrare quell’andate

come se fosse un’urgenza impellente

(l’amore per Cristo mi spinge, scriveva

san Paolo), ci accontentiamo di una

lamentazione insopportabile su come il

mondo sia brutto sporco e cattivo e non

ci ascolti o, proprio al limite,

sussurriamo ‘venite’?

No! Andate, dice il Cristo.

Non ‘aspettate che vengano!’, andate,

a costo di bruciarvi, di farvi massacrare

o prendere in giro, a costo di non essere

capiti e di passare per idolatri

e bestemmiatori.

Andate e gridate ad ogni uomo che Dio

lo ama, lo cerca, lo sposa, lo abbraccia.

Andate senza mezzi, senza strumenti,

senza strategie, senza manovre elettorali

o calcoli umani, andate nudi, spogli,

come siete, con Gesù nel cuore e il

Vangelo in mano.

Andate senza aspettarvi applausi o posti

d’onore, senza riconoscimenti, senza

ambiguità o furberie.

Andiamo, amici, andiamo incontro a

questa giornata, un pò folli, un

pò inconsapevoli.

Andiamo in ufficio, al lavoro o a fare

la spesa, a scuola o a Messa.

Andiamo a dire Cristo con la vita e la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.