martedì 8 novembre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 9 Novembre 2022

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione della Basilica Lateranense.

Prima Lettura

Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle (47,1-2.8-9.12)

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse

all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua

verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente.

Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino

alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono

nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi

sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove

giungerà il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese

matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22) anno pari.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti,

i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le

pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i

banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose

e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per

fare queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei

anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva

detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Oggi la Chiesa celebra la dedicazione della chiesa cattedrale di Roma che non è la

basilica di san Pietro, come alcuni pensano, ma quella di san Giovanni in Laterano.

È l’occasione per noi per sentire vicina la comunione con la Chiesa romana

prima fra i pari.

Ci sono strane idee sulla Chiesa, in giro, siamo onesti.

In un mondo diventato piccolo, in cui tutti si sentono autorizzati a sapere cos’è

la Chiesa, il vero messaggio della Chiesa rischia di passare in secondo piano.

La Chiesa non è un’organizzazione religiosa che sente fortemente il peso degli

anni, non una specie di holding del sacro che cerca di sopravvivere in un

mondo di squali e nemmeno si riduce alla propria gerarchia.

La Chiesa è la comunità dei fratelli radunati dal Maestro Gesù per stare con

Lui ed annunciare il Vangelo; ad ognuno dei discepoli è dato un carisma per

L’edificazione vicendevole e per la costruzione del Regno.

La Chiesa annuncia il Maestro, è completamente rivolta all'annuncio del vero

volto di Dio in attesa del suo ritorno glorioso nella pienezza dei tempi.

A partire da questa prospettiva siamo chiamati a rileggere tutto ciò che

storicamente è stato costruito intorno a questo nucleo essenziale.

E a purificarlo.

La Chiesa, come annota sagacemente sant’Ambrogio, è casta meretrix,

una prostituta vergine.

Santa perché di Dio e peccatrice perché composta da uomini spesso fragili

e incoerenti, per questo dobbiamo continuamente pregare, per aiutarli

nel loro ministero.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 7 novembre 2022

Il Vangelo del Martedì 8 Novembre 2022

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Goffredo di Amiens, Vescovo.

Prima Lettura

Viviamo con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione

della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (2,1-8.11-14)

Carissimo, insegna quello che è conforme alla sana dottrina.

Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità

e nella pazienza.

Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti

né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani

all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia,

buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata.

Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio

di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile,

perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire

contro di noi.

È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci

insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo

con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della

manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé

un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Parola di Dio.

Vangelo

Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Dal Vangelo secondo Luca (17,7-10) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare

il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?

Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e

servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?

Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato,

dite: “Siamo servi inutili.

Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Abbiamo scoperto la bellezza del Dio di Gesù, abbiamo aderito alla sua

proposta, abbiamo accolto la Parola e l’abbiamo lasciata fiorire in noi stessi,

cambiando la nostra vita, illuminandola.

Giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, fidandoci del Signore

abbiamo aperto il nostro cuore allo stupore.

Ora sappiamo, ora conosciamo, ora tutto è più chiaro.

Gioiamo nel lavorare nella vigna del Signore, siamo colmi di stupore

nell’incontrare altri uomini e donne che come noi si sono fidati del Nazareno.

Sì, noi crediamo, con forza, con determinazione ma anche con fatica.

E cerchiamo di leggere il mondo da una prospettiva altra. Alta.

Forse siamo anche impegnati in qualche servizio ecclesiale, dal più modesto

al più impegnativo, forse abbiamo anche delle responsabilità nelle comunità.

Proprio a noi, proprio a chi ha maggiori incarichi il Signore ricorda una verità

Disarmante; è Lui che agisce, non noi.

Il mondo è già salvo, non dobbiamo salvarlo noi.

Perciò siamo gioiosamente servi inutili.

Perciò veri. Perciò liberi.

Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, dobbiamo solo diventare

trasparenza affinché, attraverso i nostri gesti, la gente veda il volto di Dio.

Certo, amici, siamo servi inutili come lo sono io, che non potrei scrivere

niente se non ci fosse lo Spirito del Signore ad illuminarmi, per questo

devo continuamente pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci all tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 6 novembre 2022

Il Vangelo del Lunedì 7 Novembre 2022

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Prosdocimo di Padova, Protovescovo.

Prima Lettura

Stabilisci alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (1,1-9)

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che

Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica

religiosità, nella speranza della vita eterna-promessa fin dai secoli eterni da

Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola

mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore-,

a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre

e da Cristo Gesù, nostro salvatore.

Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da

fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Ognuno di loro sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti,

non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati.

Il vescovo infatti, come amministratore di Dio, deve essere irreprensibile:

non arrogante, non collerico, non dedito al vino, non violento, non avido di

guadagni disonesti, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo,

padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, che gli è stata insegnata, perché

sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare i suoi oppositori.

Parola di Dio.

Vangelo

Se sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai.

Dal Vangelo secondo Luca (17,1-6) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano

scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono.

È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia

gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.

State attenti a voi stessi!

Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli.

E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte

ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire

a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Hai ragione, Signore; ci vuole un sacco di fede, molto più di quanta

crediamo di avere.

Una fede cristallina, robusta per poter accogliere una Parola così esigente,

così assurda.

Una Parola che ci chiede di perdonare sempre, senza calcolo, senza tirarci

indietro, senza accampare mille scuse.

Una fede che vede quanto ci è stato perdonato e che, perciò, sa perdonare.

Il discepolo perdona perché ha scoperto la misura del perdono del Signore,

sa capire perché si sente capito, sa superare ed andare oltre perché ha scoperto

che il perdono mette le ali.

Ma non sempre è facile.

Ma il perdono è segno di forza, non di debolezza e il perdono serve a chi lo dà,

non a chi lo riceve.

Anzi; a volte chi lo riceve non sa neppure di essere stato perdonato;

ma il perdono è una cosa seria, non un’emozione fugace, fa leva sulla

volontà, non sul sentimento.

Decido di perdonare quando scopro che il perdono alla fine mi porta verso

la pienezza di Dio, verso il suo sorriso.

Hai ragione Signore.

È scandaloso che un discepolo provi risentimento, che non sappia offrire

un’altra possibilità, che confonda la fermezza con l’intransigenza, che non

sia comprensivo verso chi sbaglia.

So che non è facile, ma io Signore ci metto la volontà e la preghiera,

ma Tu mettici il resto perché possa riuscirci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 5 novembre 2022

Il Vangelo di Domenica 6 Novembre 2022













Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

San Leonardo di Limoges, Eremita.

Prima Lettura

Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

Dal secondo libro dei Maccabèi (7,1-2.9-14)

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre,

furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.

Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi?

Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».

[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini

dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue

leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».

Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la

lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste

membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo».

Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo

giovane, che non teneva in nessun conto le torture.

Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.

Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini,

quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te

non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (2,16-3,5)

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha

amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona

speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.

Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia

glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti

e malvagi.

La fede infatti non è di tutti.

Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.

Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi

ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo.

Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Parola di Dio.

Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38) anno C.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi i quali dicono che non

c’è risurrezione e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:

"Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello

prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello".

C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.

Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli.

Da ultimo morì anche la donna.

La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?

Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono

marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione

dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire,

perché sono uguali agli angeli e, poiché sono

figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto,

quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe".

Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non si parla volentieri della morte, come se non dovesse mai sopraggiungere.
Eppure, ad essere molto chiari, è l’unica certezza che abbiamo!
Il nostro mondo vive in una curiosa contraddizione; da una parte la morte

riempie le nostre serie televisive preferite, dall’altra non si portano i bambini

ad un funerale per non impressionarli.
Abbiamo appena celebrato la memoria dolente dei nostri defunti illuminata

dalla festa dei santi.

E oggi la Parola, gentilmente, ci invita a riflettere sul nostro destino.
A partire dal caso più assurdo dell’intero Vangelo.

Il Levirato è una norma mosaica difficile da capire nella nostra sensibilità

contemporanea.

Il senso di appartenenza al clan famigliare in Israele era talmente forte che un

cognato era tenuto a dare un figlio alla vedova del proprio fratello, se questi

era morto senza lasciare discendenza.

Il figlio nato dall’unione avrebbe preso il nome del defunto, garantendo una

discendenza alla famiglia.
Questa norma, ancora praticata in ambienti ultraortodossi in Israele (Il tema

è magnificamente e drammaticamente affrontato nel film Kadosh di Amos Gitai),

dà l’occasione ai sadducei di mettere in difficoltà Gesù.
I sadducei, a differenza dei farisei, rappresentavano l’ala aristocratica e

conservatrice d’Israele e consideravano la dottrina della resurrezione dei

morti, cresciuta lentamente nella riflessione del popolo e definitivamente

formulata solo al tempo della rivolta Maccabaica di cui si parla nella prima

lettura, un’inutile aggiunta alla dottrina di Mosé. 
Così, incrociando la non condivisa teoria della resurrezione con la consuetudine

del Levirato pongono a Gesù un caso paradossale, la famosa storia della

vedova “ammazzamariti”.

Il caso è ridicolo; una donna resta vedova sette volte, viene data in moglie

a sette fratelli (sembra un musical!) ma non ottiene discendenza; una volta

risorta, di chi sarà moglie?
Se la vita oltre la morte, come professavano i farisei, consisteva nel

prolungamento della vita terrena, certo la questione era obiettivamente complessa.

Gesù, invece, sposta la questione su di un altro piano, invita gli uditori ad

alzare lo sguardo da una visione che proietta nell’oltre morte, di fatto, le

ansie e le attese della vita terrena. 
È una nuova dimensione quella che Gesù propone; la resurrezione, in cui

Gesù crede, non è la continuazione dei rapporti terreni, ma una nuova

dimensione, una pienezza iniziata e mai conclusa, che non annienta gli

affetti (Nel regno ci riconosceremo, ma saremo tutti nel Tutto!), che contraddice

la visione attuale della reincarnazione (siamo unici davanti a Dio, non riciclabili,

e la vita non è una punizione da cui fuggire, ma un’opportunità in cui riconoscerci!),

e ci spinge ad avere fiducia in un Dio dinamico e vivo, non imbalsamato!

La tradizione di Hallowen, prepotentemente sbarcata in Europa e

diventata-ovviamente-fonte di business, è una tradizione antecedente

alla cristianità e che la cristianità ha “battezzato”, facendo coincidere la

festa celtica della fine dell’estate, con la riflessione sulla fine della vita.
La demonizzazione di tale festa non va esasperata, anche se il suo successo

rivela che la nostra catechesi e predicazione sulla morte e sulla resurrezione

risulta inadeguata e povera di linguaggi significativi e comprensibili.
Gesù crede fermamente nella resurrezione dai morti. 
La Scrittura ha lungamente riflettuto sulla morte, giungendo alla dottrina

dell’immortalità.

Siamo stati creati immortali; il nostro corpo, da custodire e preservare,

conserva una parte più spirituale, interiore, che i cristiani chiamano “anima”.

L’anima è la sorgente del pensiero, la custode dei sentimenti, la dimora

della mia identità e diversità.

L’anima sopravvive alla morte e raggiunge Dio, per presentarsi al suo cospetto.

Il Dio di Gesù è il Dio dei viventi, non dei morti. 
Io credo nel Dio dei vivi? E io, sono vivo?
Credo nel Dio dei vivi solo se la fede è ricerca, non stanca abitudine,

doloroso e irrequieto desiderio, non noioso dovere, slancio e preghiera,

non rito e superstizione. 
È vivo-Dio-se mi lascio incontrare come Zaccheo, convertire come Paolo,

che, dopo il suo incontro con Cristo, ci dice che nulla è più come prima.

Credo in un Dio vivo se accolgo la Parola (viva!) che mi sconquassa,

m’interroga, mi dona risposte. 
Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano (bene) di Lui,

quanti-per Lui-amano. 
Un sacco di gente crede al Dio dei vivi e lavora e soffre perché tutti

abbiano vita, ovunque siano, chiunque siano.

Schiere di testimoni stanno dietro e avanti a noi.

Come la madre della prima lettura che incoraggia i figli al martirio piuttosto

che abiurare la propria fede, come i tanti (troppi) martiri cristiani di oggi vittime

di false ideologie religiose, come chi opera per la pace nel quotidiano e nella fatica.
Sono vivo (lo sono?) se ho imparato ad andare dentro, se non mi lascio ingannare

dalle sirene che mi promettono ogni felicità se possiedo, appaio, recito, produco,

guadagno, seduco eccetera, se so perdonare, se so cercare, se ho capito che questa

vita ha un trucco da scoprire, un “di più” nascosto nelle pieghe della storia,

della mia storia.

Vogliamo anche noi diventare discepoli di un Dio vivo?

Vogliamo-finalmente-vivere da vivi?

Spero proprio di sì, amici, santa Domenica dei vivi in Cristo, Fausto.