lunedì 12 settembre 2022

Il Vangelo del Martedì 13 Settembre 2022

 

Della 24° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni Crisostomo, Vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (12,12-14.27-31a)

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del

corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo.

Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo,

Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra.

Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in

secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli,

quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue.

Sono forse tutti apostoli?

Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli?

Tutti possiedono il dono delle guarigioni?

Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Desiderate invece intensamente i carismi più grandi.

Parola di Dio.

Vangelo

Ragazzo, dico a te, àlzati!

Dal Vangelo secondo Luca (7,11-17) anno pari.

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano

i suoi discepoli e una grande folla.

Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto,

unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse:

«Non piangere!».

Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.

Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».

Il morto si mise seduto e cominciò a parlare.

Ed egli lo restituì a sua madre.

Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta

è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».

Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la

regione circostante.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Leggendo questo brano ci poniamo una domanda; chi è, nel racconto di Luca,

la persona più materna in questo contesto?

Di fronte al dolore della madre, Gesù prova compassione per lei, per la sua

solitudine e le difficoltà che una vedova senza figli deve affrontare in quel

contesto sociale.

Ci sono, allora, due madri in questo racconto; la madre affranta per la perdita

del figlio e Gesù, madre di misericordia che solleva dal dolore la povera donna,

ridonandole il figlio.

Il Signore le dice di non piangere; Egli con la sua venuta nel mondo, ha asciugato

ogni lacrima dai nostri occhi.

Questo miracolo, poi, è anticipazione dell’unico vero e grande prodigio che è

la risurrezione; Gesù ci ha dato la sua pace e possiamo vivere certi del fatto

che anche noi risorgeremo.

Se facciamo fatica a comprendere questo, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

domenica 11 settembre 2022

Il Vangelo del Lunedì 12 Settembre 2022

 

Della 24° settimana del Tempo Ordinario.

Santissimo Nome di Maria, l'amore di Maria verso il Figlio.

Prima Lettura

Se vi sono divisioni tra voi il vostro non è più un mangiare la cena del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (11,17-26.33)

Fratelli, non posso lodarvi, perché vi riunite insieme non per il meglio,

ma per il peggio.

Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni

tra voi, e in parte lo credo.

È necessario infatti che sorgano fazioni tra voi, perché in mezzo a voi si

manifestino quelli che hanno superato la prova.

Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la

cena del Signore.

Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto

e così uno ha fame, l’altro è ubriaco.

Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere?

O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente?

Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso:

il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver

reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo

in memoria di me».

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo

calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete,

in memoria di me».

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate

la morte del Signore, finché egli venga.

Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri.

Parola di Dio.

Vangelo

Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.

Dal Vangelo secondo Luca (7,1-10) anno pari.

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole

al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire.

Il centurione l’aveva molto caro.

Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei

a pregarlo di venire e di salvare il suo servo.

Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli

conceda quello che chiede-dicevano-, perché ama il nostro popolo ed è stato

lui a costruirci la sinagoga».

Gesù si incamminò con loro.

Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni

amici a dirgli: «Signore, non disturbarti!

Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi

sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.

Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me

e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio

servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva,

disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».

E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Un centurione è uno che è abituato a ragionare in termini militari.

Obbedienza, fatica, impegno e a volte persino il rischio della vita.

Per di più, questo centurione è un pagano, quindi uno che non conosce

la fede nel Dio d’Israele.

Un soldato è forse quanto di più lontano possiamo immaginare dalla fede.

Invece è proprio lui a darci, oggi, una grande lezione di fiducia nella

persona di Gesù.

Egli è talmente convinto della potenza del Maestro, che non ha nemmeno

bisogno di vederlo in azione; si fida della sua parola, e se Cristo dice che

quanto lui chiede avverrà, perché dubitare?

In fondo, anche lui ha passato una vita a comandare e obbedire; se questo avviene

per la parola degli uomini, dovrebbe quella di Dio, avere un potere minore?

Certamente no!

Quando anche noi avremo una fede così limpida nella Parola di Gesù, inizieremo

a vedere miracoli nella nostra vita ogni giorno.

Facciamo fatica, amici?, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 10 settembre 2022

Il Vangelo di Domenica 11 Settembre 2022

 

Della 24° Domenica del Tempo Ordinario.

Santi Proto e Giacinto, martiri di Roma.

Prima Lettura

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell'Esòdo (32,7-11.13-14)

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo,

che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito.

Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!

Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli

hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti

ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».

Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un

popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di

loro e li divori.

Di te invece farò una grande nazione».

Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si

accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra

d’Egitto con grande forza e con mano potente?

Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato

per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le

stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi

discendenti e la possederanno per sempre”».

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo è venuto per salvare i peccatori.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,12-17)

Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro,

perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima

ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento.

Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla

fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede

e alla carità che è in Cristo Gesù.

Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto

nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.

Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto

in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di

esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei

secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori

e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde

una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,

finché non la trova?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama

gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia

pecora, quella che si era perduta”.

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,

più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la

lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con

me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore

che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.

Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio

che mi spetta”.

Ed egli divise tra loro le sue sostanze.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un

paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed

egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno

gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo

e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse

incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono

più degno di essere chiamato tuo figlio”.

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo

indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché

questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno

dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.

Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.

Egli si indignò, e non voleva entrare.

Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai

disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far

festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze

con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;

ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto

ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Facciamoci bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande

della più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare.

Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel cuore,

e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso una scoperta

inattesa; il vero volto di Dio.

Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo.

Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie

di religiosità connaturale nel nostro cuore.

Un’idea di Dio in cui credere. O non credere.

Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure

troppo simpatica.

Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue

discutibili scelte.

Andiamo, siamo onesti; non abbiamo mai pensato di fronte all’idiozia degli

uomini, che noi avremmo fatto meglio nel governare il mondo?

Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre?

Proteggere i deboli?

Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina?

Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?

Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore!

La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia,

il cuore stesso di Dio.

Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere

stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di

rinunciare e di ricominciare.

Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo; tra Dio e il popolo Mosè sceglie il popolo!

E Dio si stupisce a cambia idea.

Già il primo testamento intuisce ed elabora l’inaudito; Dio si confronta con

gli uomini, cambia idea, impara qualcosa dall’esperienza.

(Lo so, sono concetti teologicamente inesatti e fragili, ma che provengono

direttamente dalla Bibbia e rivelano la potenza del Dio di Israele.)

Ma, alla fine del percorso di Israele, nonostante tutto, l’uomo-ahimè-ancora

non capisce.

E Dio decide di venire a spiegarsi. Definitivamente.

Dio è misericordia dice Luca; Dio è misericordia anticipa il suo maestro Paolo

nella seconda lettura.

La misericordia esprime l’onnipotenza di Dio, l’amore infinito, tenero ed

adulto, carezzevole ed esigente.

Manifesta pienamente il volto di Dio.

Ma allora perché continuiamo a pensare a Dio come a un vigile, un giudice,

un severo preside?

Perché ci ostiniamo a tenerlo ben lontano dalle nostre vite relegandolo nelle

chiese e nei ritagli di tempo che dedichiamo alla religione?

La nostra triste fede pensa alla vita in Cristo come ad un pegno da pagare

all’onnipotenza di Dio, non come ad un incontro di pienezza e di festa!

Occorre convertirci alla tenerezza di Dio, occorre osare e pensare ciò che

Lui è venuto a testimoniarci.

Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre

visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio.

Parabole dette per convertire i giusti, coloro che pensavano, come insegnavano

i rabbini, che Dio gioisce per la salvezza del giusto e la perdizione del peccatore.

Gesù, invece, ribalta completamene la prospettiva; Dio gioisce per la

conversione del peccatore e del giusto!

Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita

di Dio e questo significa fare come Lui.

Noi diciamo: “Ti amo perché sei amabile, te lo meriti, perché sei buono”.

Dio dice: “Ti amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perché so che il

mio amore ti renderà buono”.

C'è una bella differenza!

In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti.

Nessuno si merita l’amore di Dio.

Il suo amore è assolutamente gratuito, libero, pieno.

Dio non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende buoni,

aprendoci alla speranza.

La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana è il segno di

questo amore di Dio per chi sperimenta di essersi “perso”.

Noi, invece, passiamo il tempo a pettinare le pecore rimaste nell’ovile.

Felice colpa!

L'esperienza del peccato, che è questo “perdersi”, diventa occasione per un

incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita con il suo amore.

Ben lontano dall’avere una visione poetica o approssimativa del peccato, Luca

sa che l’esperienza di sofferenza interiore che è il peccato, questo smarrimento,

questa lontananza da Dio e da noi stessi, può diventare un incontro che salva,

che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticità e coraggio.

La nostra fede non si fonda sulle nostre capacità, sulle nostre devozioni, sui

nostri sforzi, ma sull’ostinazione di Dio che ci cerca.

Prendere coscienza di questo significa aprirsi alla festa, partecipare, come la donna

che ritrova la moneta perduta, alla festa che Dio fa per chi si lascia incontrare.

I giusti, quelli che si sentono a posto, col notes dei meriti completo, non potranno

mai, purtroppo, sperimentare la gioia di essere caricati sulle spalle del Pastore.

Come il figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo “non entrano” in questa

prospettiva, in questa mentalità.

Chiusi nelle loro poche certezze, non possono allargare il cuore nella gioia del Padre.

Quando, finalmente, le nostre comunità capiranno il Vangelo della misericordia

e, con semplicità, lo faranno diventare metro di giudizio del loro agire, la Chiesa

tornerà a diventare faro che illumina il cammino degli uomini.

Che il Dio della misericordia ci aiuti!

Anzi, sarebbe meglio dire: “Facciamoci incontrare dalla misericordia di Dio”,

Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 9 settembre 2022

Il Vangelo del Sabato 10 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

San Nicola da Tolentino, sacerdote.

Prima Lettura

Noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,14-22)

Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti.

Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi

benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?

E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti

partecipiamo all’unico pane.

Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali

non sono forse in comunione con l’altare?

Che cosa dunque intendo dire?

Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa?

O che un idolo vale qualcosa?

No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio.

Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete

bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla

mensa del Signore e alla mensa dei demòni.

O vogliamo provocare la gelosia del Signore?

Siamo forse più forti di lui?

Parola di Dio.

Vangelo

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Dal Vangelo secondo Luca (6,43-49) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che

produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca

un frutto buono.

Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli

spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo

dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal

cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò

a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto

profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia.

Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla

perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito

una casa sulla terra, senza fondamenta.

Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La preghiera è essenzialmente grido di invocazione del nome del Signore,

affinchè sia presente nella nostra vita con la sua grazia.

Essa è la nostra salvezza e la desideriamo, giustamente, con tutto il cuore.

Ma Gesù, dice anche che invocare il suo nome non basta se poi non facciamo

quanto ci chiede.

Effettivamente questo comporta una profonda incoerenza; è la stessa incoerenza di

chi vorrebbe costruire la sua casa su fondamenta non solide o su un terreno non buono.

Sarebbe una follia; eppure tanti cristiani fanno esattamente la stessa cosa.

Essi, cioè, non si rendono conto che ciò che davvero fa la differenza nella vita,

è impegnarsi con umiltà e costanza a incarnare la Parola del Vangelo.

Soltanto allora viviamo coerentemente con il nostro Battesimo.

Perciò, amici, se vogliamo veramente vivere da veri cristiani, Vangelo e preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.