sabato 10 settembre 2022

Il Vangelo di Domenica 11 Settembre 2022

 

Della 24° Domenica del Tempo Ordinario.

Santi Proto e Giacinto, martiri di Roma.

Prima Lettura

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell'Esòdo (32,7-11.13-14)

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo,

che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito.

Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!

Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli

hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti

ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».

Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un

popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di

loro e li divori.

Di te invece farò una grande nazione».

Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si

accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra

d’Egitto con grande forza e con mano potente?

Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato

per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le

stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi

discendenti e la possederanno per sempre”».

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo è venuto per salvare i peccatori.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,12-17)

Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro,

perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima

ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento.

Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla

fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede

e alla carità che è in Cristo Gesù.

Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto

nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.

Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto

in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di

esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei

secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori

e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde

una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,

finché non la trova?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama

gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia

pecora, quella che si era perduta”.

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,

più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la

lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con

me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore

che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.

Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio

che mi spetta”.

Ed egli divise tra loro le sue sostanze.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un

paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed

egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno

gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo

e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse

incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono

più degno di essere chiamato tuo figlio”.

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo

indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché

questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno

dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.

Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.

Egli si indignò, e non voleva entrare.

Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai

disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far

festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze

con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;

ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto

ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Facciamoci bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande

della più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare.

Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel cuore,

e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso una scoperta

inattesa; il vero volto di Dio.

Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo.

Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie

di religiosità connaturale nel nostro cuore.

Un’idea di Dio in cui credere. O non credere.

Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure

troppo simpatica.

Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue

discutibili scelte.

Andiamo, siamo onesti; non abbiamo mai pensato di fronte all’idiozia degli

uomini, che noi avremmo fatto meglio nel governare il mondo?

Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre?

Proteggere i deboli?

Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina?

Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?

Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore!

La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia,

il cuore stesso di Dio.

Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere

stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di

rinunciare e di ricominciare.

Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo; tra Dio e il popolo Mosè sceglie il popolo!

E Dio si stupisce a cambia idea.

Già il primo testamento intuisce ed elabora l’inaudito; Dio si confronta con

gli uomini, cambia idea, impara qualcosa dall’esperienza.

(Lo so, sono concetti teologicamente inesatti e fragili, ma che provengono

direttamente dalla Bibbia e rivelano la potenza del Dio di Israele.)

Ma, alla fine del percorso di Israele, nonostante tutto, l’uomo-ahimè-ancora

non capisce.

E Dio decide di venire a spiegarsi. Definitivamente.

Dio è misericordia dice Luca; Dio è misericordia anticipa il suo maestro Paolo

nella seconda lettura.

La misericordia esprime l’onnipotenza di Dio, l’amore infinito, tenero ed

adulto, carezzevole ed esigente.

Manifesta pienamente il volto di Dio.

Ma allora perché continuiamo a pensare a Dio come a un vigile, un giudice,

un severo preside?

Perché ci ostiniamo a tenerlo ben lontano dalle nostre vite relegandolo nelle

chiese e nei ritagli di tempo che dedichiamo alla religione?

La nostra triste fede pensa alla vita in Cristo come ad un pegno da pagare

all’onnipotenza di Dio, non come ad un incontro di pienezza e di festa!

Occorre convertirci alla tenerezza di Dio, occorre osare e pensare ciò che

Lui è venuto a testimoniarci.

Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre

visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio.

Parabole dette per convertire i giusti, coloro che pensavano, come insegnavano

i rabbini, che Dio gioisce per la salvezza del giusto e la perdizione del peccatore.

Gesù, invece, ribalta completamene la prospettiva; Dio gioisce per la

conversione del peccatore e del giusto!

Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita

di Dio e questo significa fare come Lui.

Noi diciamo: “Ti amo perché sei amabile, te lo meriti, perché sei buono”.

Dio dice: “Ti amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perché so che il

mio amore ti renderà buono”.

C'è una bella differenza!

In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti.

Nessuno si merita l’amore di Dio.

Il suo amore è assolutamente gratuito, libero, pieno.

Dio non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende buoni,

aprendoci alla speranza.

La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana è il segno di

questo amore di Dio per chi sperimenta di essersi “perso”.

Noi, invece, passiamo il tempo a pettinare le pecore rimaste nell’ovile.

Felice colpa!

L'esperienza del peccato, che è questo “perdersi”, diventa occasione per un

incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita con il suo amore.

Ben lontano dall’avere una visione poetica o approssimativa del peccato, Luca

sa che l’esperienza di sofferenza interiore che è il peccato, questo smarrimento,

questa lontananza da Dio e da noi stessi, può diventare un incontro che salva,

che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticità e coraggio.

La nostra fede non si fonda sulle nostre capacità, sulle nostre devozioni, sui

nostri sforzi, ma sull’ostinazione di Dio che ci cerca.

Prendere coscienza di questo significa aprirsi alla festa, partecipare, come la donna

che ritrova la moneta perduta, alla festa che Dio fa per chi si lascia incontrare.

I giusti, quelli che si sentono a posto, col notes dei meriti completo, non potranno

mai, purtroppo, sperimentare la gioia di essere caricati sulle spalle del Pastore.

Come il figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo “non entrano” in questa

prospettiva, in questa mentalità.

Chiusi nelle loro poche certezze, non possono allargare il cuore nella gioia del Padre.

Quando, finalmente, le nostre comunità capiranno il Vangelo della misericordia

e, con semplicità, lo faranno diventare metro di giudizio del loro agire, la Chiesa

tornerà a diventare faro che illumina il cammino degli uomini.

Che il Dio della misericordia ci aiuti!

Anzi, sarebbe meglio dire: “Facciamoci incontrare dalla misericordia di Dio”,

Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 9 settembre 2022

Il Vangelo del Sabato 10 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

San Nicola da Tolentino, sacerdote.

Prima Lettura

Noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,14-22)

Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti.

Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi

benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?

E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti

partecipiamo all’unico pane.

Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali

non sono forse in comunione con l’altare?

Che cosa dunque intendo dire?

Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa?

O che un idolo vale qualcosa?

No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio.

Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete

bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla

mensa del Signore e alla mensa dei demòni.

O vogliamo provocare la gelosia del Signore?

Siamo forse più forti di lui?

Parola di Dio.

Vangelo

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Dal Vangelo secondo Luca (6,43-49) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che

produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca

un frutto buono.

Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli

spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo

dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal

cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò

a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto

profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia.

Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla

perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito

una casa sulla terra, senza fondamenta.

Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La preghiera è essenzialmente grido di invocazione del nome del Signore,

affinchè sia presente nella nostra vita con la sua grazia.

Essa è la nostra salvezza e la desideriamo, giustamente, con tutto il cuore.

Ma Gesù, dice anche che invocare il suo nome non basta se poi non facciamo

quanto ci chiede.

Effettivamente questo comporta una profonda incoerenza; è la stessa incoerenza di

chi vorrebbe costruire la sua casa su fondamenta non solide o su un terreno non buono.

Sarebbe una follia; eppure tanti cristiani fanno esattamente la stessa cosa.

Essi, cioè, non si rendono conto che ciò che davvero fa la differenza nella vita,

è impegnarsi con umiltà e costanza a incarnare la Parola del Vangelo.

Soltanto allora viviamo coerentemente con il nostro Battesimo.

Perciò, amici, se vogliamo veramente vivere da veri cristiani, Vangelo e preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 8 settembre 2022

Il Vangelo del Venerdì 9 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

San Pietro Claver, sacerdote.

Prima Lettura

Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (9,16-19.22b-27)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità

che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio

di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato.

Qual è dunque la mia ricompensa?

Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto

conferitomi dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il

maggior numero; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio?

Correte anche voi in modo da conquistarlo!

Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona

che appassisce, noi invece una che dura per sempre.

Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come

chi batte l’aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché

non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.

Parola di Dio.

Vangelo

Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Dal Vangelo secondo Luca (6,39-42) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un

cieco guidare un altro cieco?

Non cadranno tutti e due in un fosso?

Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato,

sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi

della trave che è nel tuo occhio?

Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel

tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio?

Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere

la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’ipocrisia religiosa è quella della peggiore specie, per il fatto che essa si

copre di atteggiamenti legati al mondo della fede, per nascondere in realtà,

una grande durezza di cuore e un’incapacità di riconoscere veramente

quello che siamo.

Infatti, presumere di essere guide per gli altri, significa essere convinti, nel

nostro cuore, di essere capaci di insegnare qualcosa a qualcuno.

È questo il problema; noi che per primi abbiamo bisogno di misericordia e di

perdono da parte di Dio, ci sentiamo in dovere di indicare agli altri la via

della salvezza è

solamente presunzione.

Quella salvezza, beninteso, per la quale noi spesso non facciamo nemmeno

uno sforzo per ottenerla.

Queste parole di Gesù, quindi, ci invitano in maniera perentoria a cambiare il

nostro cuore, prima di presumere di insegnare agli altri come cambiare il loro.

Perciò amici, umiltà e preghiera prima di parlare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 7 settembre 2022

Il Vangelo del Giovedì 8 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Natività della Beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Partorirà colei che deve partorire.

Dal libro del profeta Michèa (5,1-4a)

E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te

uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini

sono dall'antichità, dai giorni più remoti.

Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve

partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele.

Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome

del Signore, suo Dio.

Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini

della terra.

Egli stesso sarà la pace!

Parola di Dio.

Vangelo

Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,1-16.18-23) anno pari.

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i

suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom

generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn

generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut,

Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone

generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò

Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm,

Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse

generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al

tempo della deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò

Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm

generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd,

Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe,

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,

chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa

di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per

opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un

angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di

prendere con te Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà

alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo

dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal

Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce

un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I misteri di Dio sono grandi e profondi, ma altrettanto grandi sono quelli

che sanno accoglierli senza fare troppe domande.

Quale grande atto di fede è richiesto a Maria; diventare madre di Gesù.

E quale grande di fede è chiesto a Giuseppe; credere che quanto sta avvenendo

nella vita della sua promessa sposa è opera dello Spirito Santo.

Sembra che l’atto di fede richiesto, sia proporzionato alla grandezza della

promessa che viene fatta da Dio.

Anche noi, oggi, siamo stimolati a fare nostra la fede di Giuseppe e di Maria;

si tratta di un esercizio quotidiano, affinchè gli angusti spazi del nostro cuore,

si allarghino sino ai confini del cuore amorevole di Dio.

Soltanto se ci esercitiamo ogni giorno a dire il nostro piccolo “sì”, saremo

pronti per promesse ben più grandi, pronte a realizzarsi per noi.

Certamente, amici, non sarà facile, solo la preghiera ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 6 settembre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 7 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Regina di Alise, vergine e martire.

Prima Lettura

Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti.

Sei libero da donna? Non andare a cercarla.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (7,25-31)

Fratelli, riguardo alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un

consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia.

Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa delle presenti difficoltà,

rimanere così com’è.

Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti.

Sei libero da donna? Non andare a cercarla.

Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato.

Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella loro vita, e io vorrei risparmiarvele.

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che

hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come

se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che

comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo,

come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

Parola di Dio.

Vangelo

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dal Vangelo secondo Luca (6,20-26) anno pari.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi,

poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando

e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del

Figlio dell’uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa

è grande nel cielo.

Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.

Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci sono delle categorie di persone che corrono dei rischi, secondo il pensiero di Gesù.

Sono proprio quelle che, secondo il mondo, provocano più invidia nelle persone.

I ricchi, e tutti quelli che vivono nell’agiatezza e che hanno buona fama tra

gli uomini, sono persone che hanno maggiore necessità di convertirsi.

Il problema, secondo il Signore, non è tanto essere ricchi o essere poveri;

ci sono ricchi che hanno un cuore ben più grande di tanti poveri, i quali a

loro volta possono essere molto più egoisti di tanti ricchi.

La questione è decidere su cosa si vuole fondare la nostra vita; la ricchezza

o la spensieratezza, in sé, non possono garantire la vera gioia.

Basta davvero poco per sperimentare quanto siano vere le parole del Signore.

Per questo, ciò che è importante è fondare la nostra esistenza su Dio e la

preghiera; essi non passano mai e sono sempre al nostro fianco.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 5 settembre 2022

Il Vangelo del Martedì 6 Settembre 2022

 

Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

San Zaccaria, Profeta.

Prima Lettura

Un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più

davanti a non credenti!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (6,1-11)

Fratelli, quando uno di voi è in lite con un altro, osa forse appellarsi al

giudizio degli ingiusti anziché dei santi?

Non sapete che i santi giudicheranno il mondo?

E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di

minore importanza?

Non sapete che giudicheremo gli angeli?

Quanto più le cose di questa vita!

Se dunque siete in lite per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente

che non ha autorità nella Chiesa?

Lo dico per vostra vergogna!

Sicché non vi sarebbe nessuna persona saggia tra voi, che possa fare da arbitro

tra fratello e fratello?

Anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più davanti

a non credenti!

È già per voi una sconfitta avere liti tra voi!

Perché non subire piuttosto ingiustizie?

Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene?

Siete voi invece che commettete ingiustizie e rubate, e questo con i fratelli!

Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti,

né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno

il regno di Dio.

E tali eravate alcuni di voi!

Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome

del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede

anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea,

suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso;

Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo;

e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,

da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo

ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti

impuri venivano guariti.

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù manifesta la potenza di Dio a tal punto, che tutti avvertono una forza che

esce da Lui e guarisce tutti.

Ma i primi beneficiari di questa forza risanatrice, sono proprio coloro che Egli

ha scelto per stargli accanto; gli Apostoli, infatti, scelti dopo una notte di

preghiera, sono diversissimi tra loro per estrazione sociale, formazione,

idee religiose e politiche.

Il Signore dovrà lavorare molto con loro, per cambiare il loro cuore e correrà

persino il rischio del fallimento e della sconfitta di fronte agli eventi della Pasqua.

Quindi, anche su di noi agisce questa forza risanatrice di Gesù, anche se forse

non immediatamente come vorremmo; (io amici, prima di diventare quello che

sono, ho fatto a testate con il Signore perché non volevo arrendermi), questo

perché lo Spirito del Signore lavora in profondità, nel silenzio della coscienza

e lungo il percorso della nostra vita.

Dobbiamo avere pazienza, prudenza e preghiera, poi il Signore farà il resto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.