lunedì 21 giugno 2021

Il Vangelo del Martedì 22 Giugno 2021

 

Della 12° settimana del Tempo Ordinario.

San Paolino di Nola, vescovo.

Prima lettura.

Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Dal libro della Gènesi (13,2.5-18)

Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

Ma anche Lot, che accompagnava Abram, aveva greggi e armenti e tende,

e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni

troppo grandi e non potevano abitare insieme.

Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot.

I Cananei e i Perizziti abitavano allora nella terra.

Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani

e i tuoi, perché noi siamo fratelli.

Non sta forse davanti a te tutto il territorio?

Sepàrati da me.

Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».

Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo

irrigato da ogni parte-prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra-come

il giardino del Signore, come la terra d'Egitto fino a Soar.

Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente.

Così si separarono l'uno dall'altro: Abram si stabilì nella terra di Canaan e Lot

si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.

Ora gli uomini di Sòdoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore.

Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli

occhi, e dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il

mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.

Tutta la terra che tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la

polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

Àlzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché io la darò a te».

Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre,

che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Parola di Dio.

Vangelo.

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Dal Vangelo secondo Matteo (7,6.12-14) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani

e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro

zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa

infatti è la Legge e i Profeti.

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce

alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano.

Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono

quelli che la trovano!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Due detti di Gesù inquadrano la regola aurea presente anche in esperienze sapienziali

e religiose messa però in positivo; siamo chiamati a fare agli altri ciò che vogliamo

che gli altri facciano a noi.

Una visione positiva, non riduttiva (non fare), che ci spinge ad osare, a immaginare,

a immedesimarci nei panni altrui.

Sapendo, però, che non tutti possono cogliere con la dovuta attenzione il messaggio

del Vangelo; a volte è meglio tacere che dare la perla del Regno in pasto a chi non

vuole accoglierlo e capirlo.

Chiamati a rendere testimonianza, non sempre è opportuno farlo se il contesto in

cui siamo disprezza le cose che stiamo per dire.

Così in ufficio, a scuola, ma anche a casa, ci sono delle situazioni in cui è meglio

tenere la fede per sé, evitando di creare inutili conflitti e contrapposizioni.

L’ultimo detto lo sperimentiamo quotidianamente, avendo preso il Vangelo seriamente;

essere discepoli sul serio non è facile, è esigente, faticoso, in certi momenti ci si trova a

combattere contro la mentalità imperante che scansa ogni impegno e responsabilità.

È impegnativo amare davvero, è gioiosamente faticoso accogliere il Vangelo così come

Gesù lo ha vissuto, ma possiamo farcela, basta farsi aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 20 giugno 2021

Il Vangelo del Lunedì 21 Giugno 2021

 

Della 12° settimana del Tempo Ordinario.

San Luigi Gonzaga, religioso.

Prima lettura.

Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Dal libro della Gènesi (12,1-9)

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua

parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.

Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa

tu essere una benedizione.

Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò,

e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».

Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot.

Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.

Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano

acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono

verso la terra di Canaan.

Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di

Sichem, presso la Quercia di Morè.

Nella terra si trovavano allora i Cananei.

Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questa terra».

Allora Abram costruì in quel luogo un altare al Signore che gli era apparso.

Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel

ad occidente e Ai ad oriente.

Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore.

Poi Abram levò la tenda per andare ad accamparsi nel Negheb.

Parola di Dio.

Vangelo.

Togli prima la trave dal tuo occhio.

Dal Vangelo secondo Matteo (7,1-5) anno dispari-

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere

giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e

con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi

della trave che è nel tuo occhio?

O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio",

mentre nel tuo occhio c'è la trave?

Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere

la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Siamo sempre molto abili nel giudicare chi ci sta accanto.

Crediamo di sapere, di conoscere, di capire chi ci è vicino.

E, troppo spesso, il giudizio che diamo è negativo, tranciante, eccessivo.

Se una persona commette un errore, subito esce dalla nostra sfera di amicizia, o,

al massimo, gli rivolgiamo qualche attenzione ma con sufficienza.

Ma il giudizio più terribile è quello dato in nome della fede, quando, santamente

e devotamente, sottolineiamo i difetti o i peccati altrui pensando, facendo così,

di rendere onore a Dio.

Gesù azzera tutte queste illusioni con un’affermazione che ci fa rabbrividire;

prima di giudicare gli altri è meglio analizzare se stessi, togliere la trave che

ci impedisce di vedere la pagliuzza nell’occhio del fratello.

Non si tratta di evitare il giudizio, di non avere opinioni, certo.

Ma di averle mettendosi nella dinamica prospettiva di Dio che non vede il

peccato ma il peccatore e del peccatore vede la possibile redenzione.

Siamo chiamati a giudicare noi stessi e gli altri con la compassione che ci proviene

dal Maestro, sapendo che la vita è un percorso e che ogni errore può essere superato,

redento, riparato.

Iniziamo questa settimana provando a giudicare in altro modo, mettendoci nella

prospettiva di Dio, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 19 giugno 2021

Il Vangelo di Domenica 20 Giugno 2021

 

Della 12° Domenica del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria Consolatrice, consolatrice degli Afflitti.

Prima lettura.

Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.

Dal libro di Giobbe (38,1.8-11)

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano: "Chi ha chiuso tra due porte

il mare, quando usciva impetuoso dal seno materno, quando io lo vestivo di nubi

e lo fasciavo di una nuvola oscura, quando gli ho fissato un limite, gli ho messo

chiavistello e due porte dicendo: "Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà

l'orgoglio delle tue onde"?".

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Ecco, sono nate cose nuove.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (5,14-17)

Fratelli, l'amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per

tutti, dunque tutti sono morti.

Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi,

ma per colui che è morto e risorto per loro.

Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo

conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così.

Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate;

ecco, ne sono nate di nuove.

Parola di Dio.

Vangelo.

Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41) anno B.

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: "Passiamo all'altra riva".

E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca.

C'erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca,

tanto che ormai era piena.

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.

Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?".

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!".

Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.

Poi disse loro: "Perché avete paura?

Non avete ancora fede?".

E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui,

che anche il vento e il mare gli obbediscono?".

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Siamo spaventati dai cambiamenti, preferiamo restare inchiodati alle nostre

poche e piccole convinzioni.

O, al massimo, se proprio qualcosa deve cambiare, devono essere le situazioni,

o gli altri a cambiare.

La Parola di oggi, invece, ci parla di un cambiamento necessario, il nostro.

Se il seme sparso dal Seminatore porta frutto, cresce senza che nemmeno noi sappiamo

come, se diventa un arbusto, come l’albero della senape, è perché abbiamo finalmente

deciso di fidarci di quell’amore di Cristo che, come scrive san Paolo, “ci possiede”.

Le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove.

Ma il cambiamento, necessariamente, provoca una tempesta.

Marco inizia il suo brano con una serie di forti spinte al cambiamento; è la sera,

inizia una nuovo giorno, occorre lasciare la folla, cioè il pensiero comune, ciò che

pensa la gente, il giudizio (spesso impietoso) degli altri e passare all’altra riva.

Un cambiamento radicale sta per coinvolgere i discepoli. E noi.

Perché avvenga dobbiamo avere il coraggio di prendere Gesù sulla barca della

nostra vita così com’è.

Non come vorremmo, siamo chiamati ad accoglierlo senza manipolarlo o addolcirlo.

Provocatorio e scomodo, inquietante ed esigente, autorevole e determinato.

Nella vita, quella mondana e quella spirituale, tendiamo a conservare le nostre piccole

certezze, a custodire gelosamente le prese di beneficio; la carriera, gli amici, i denari.

Il cambiamento ci spaventa, sempre, quando abbiamo raggiunto una qualche meta

pensiamo che sia sufficiente, che non ci sia molto altro da imparare ma, al limite,

da difendersi.

Con il mio coniuge ci siamo assestati, perché cambiare modalità di relazione?

Nel lavoro ho raggiunto i miei obiettivi, perché migliorare?

Nella vita interiore ho già capito alcune cose, cos’altro dovrebbe accadere?

Se abbiamo il coraggio di cambiare, di osare, allora, statene certi, si scatena la tempesta.

Gli ebrei non sono come i fenici; temono il mare.

Pescano solo vicino alla riva o, come in questo caso, in un lago.

Il mare è il luogo del mistero, dei mostri (il Leviathan!), meglio lasciarlo perdere.

Rappresenta le paure che tutti abbiamo nel cuore.

Già siamo stati coraggiosi nell’affrontare le nostre paure ma, quasi sempre, quando

affrontiamo un nuovo percorso, state certi che si scatena la tempesta.

Le onde riempiono la barca, abbiamo la certezza di affondare.

Gesù è presente, certo, siamo dei credenti, ma tutto sembra crollare.

Se Dio c’è dorme o si disinteressa di me.

Non fissiamo lo sguardo su di Lui, ma sulla tempesta.

Non guardiamo a Cristo, ma alle nostra paure.

Il cambiamento provoca sempre uno scossone e vorremmo tornarcene indietro,

pentiti dalla nostra improvvida decisione.

Allora ricorriamo al ricatto, anche con Dio; se siamo in mezzo alla tempesta

è perché non ti importa nulla di noi.

Non è così, invece, è l’esatto contrario.

Se siamo in mezzo alla tempesta è perché a Dio stiamo molto a cuore.

E non vuole che restiamo fermi allo stesso punto, non vuole che ci accontentiamo

della nostra vita spirituale piccina e sterile.

Vuole che diventiamo grandi come egli ci ha pensati.

Si alza il Signore, sgrida il vento, lo minaccia.

Letteralmente lo rimprovera.

Lo stesso verbo è usato, nel Vangelo di Marco, per la cacciata dei demoni.

La paura, a volte, è pericolosa come i demoni e va cacciata.

I pensieri negativi ci travolgono e ci impediscono di gioire.

Il vento soffia forte? Gesù è il forte che grida.

Intima al vento di tacere, letteralmente lo imbavaglia.

Per superare la paura anche noi dobbiamo imparare a mettere un bavaglio ai

nostri pensieri, a non lasciar crescere in noi i pensieri negativi, le ombre.

Diamo troppo retta alle nostra paure, ai nostri fantasmi e, così facendo,

li rendiamo reali, diamo loro potenza.

Gesù ci insegna a dominarli.

A dire ai nostri pensieri tumultuosi; calmati, taci!

E a guardare a Lui, il Signore.

Ora c’è bonaccia, tutto si calma.

È una bonaccia dell’anima, più che del meteo.

È uno stato di pace interiore raggiunto grazie alla consapevolezza della

presenza di Cristo nella nostra vita.

Non temiamo il cambiamento, non abbiamo paure di essere in cammino

interiore, sempre.

Se anche le onde si alzano e il vento sembra far sballottare la nostra barca,

abbiamo con noi il Signore della tempesta che alza forte la sua voce.

La sua voce, ascoltiamo, non quella delle nostre mille paure.

Solo così la nostra vita sarà serena; santa Domenica, amici, Fausto.

venerdì 18 giugno 2021

Il Vangelo del Sabato 19 Giugno 2021

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Romualdo, abate.

Prima lettura.

Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (12,1-10)

Fratelli, se bisogna vantarsi - ma non conviene - verrò tuttavia alle visioni e alle

rivelazioni del Signore.

So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa-se con il corpo o fuori del corpo

non lo so, lo sa Dio-fu rapito fino al terzo cielo.

E so che quest'uomo-se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio-fu rapito

in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.

Di lui io mi vanterò!

Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze.

Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità.

Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me

e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni.

Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina,

un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.

A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me.

Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente

nella debolezza».

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni,

nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non preoccupatevi del domani.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,24-34) anno dispari.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni,

perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete

o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse

più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei

granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

Non valete forse più di loro?

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

E per il vestito, perché vi preoccupate?

Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano.

Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno,

non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo?

Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?".

Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che

ne avete bisogno.

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi

saranno date in aggiunta.

Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso.

A ciascun giorno basta la sua pena»

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci si commuove ogni volta che si legge questa straordinaria pagina del

discorso della montagna.

Gesù, lo abbiamo visto, ridefinisce l’interpretazione della Legge orale riportandola

alla sua origine, distinguendo l’intenzione originaria di Dio dai compromessi derivanti

dalle tradizioni degli uomini.

Il suo linguaggio, perciò, è spesso diretto, asciutto, anche severo.

Eccetto qui.

Dopo avere chiesto a noi discepoli di cercare l’unico vero tesoro che conta, Gesù,

sorridendo, ci invita ad avere fiducia, a guardarci intorno per vedere come Dio si

occupa anche dell’erba dei prati e degli uccelli del cielo.

Facciamo bene ad occuparci di noi stessi e dei nostri cari, a vivere con equilibrio

e consapevolezza, a pianificare le nostre spese, certo.

Ma occorre sempre fidarsi della Provvidenza, sapere e capire che siamo preziosi

agli occhi di Dio.

La nostra vita diventa, allora, un equilibrio da raggiungere fra l’agire con intelligenza

e scaltrezza nelle cose economiche e la priorità da attribuire all’iniziativa di Dio.

Siamo nelle sue mani, nelle mani di un Dio poeta che si diverte ad osservare

i gigli e i passeri.

Con questa consapevolezza concludiamo la nostra settimana con un bel sorriso

stampato nel cuore e pregando!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 17 giugno 2021

Il Vangelo del Venerdì 18 Giugno 2021

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Gregorio Giovanni Barbarigo, vescovo.

Prima lettura.

Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (11,18.21b-30)

Fratelli, dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch'io.

In quello in cui qualcuno osa vantarsi-lo dico da stolto-oso vantarmi anch'io.

Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io!

Sono ministri di Cristo?

Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di

più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.

Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato

battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio,

ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde.

Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali,

pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da

parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti

digiuni, freddo e nudità.

Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.

Chi è debole, che anch'io non lo sia?

Chi riceve scandalo, che io non ne frema?

Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza.

Parola di Dio.

Vangelo.

Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,19-23) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra,

dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece

per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non

scassìnano e non rubano.

Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo

sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso.

Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto investiamo nelle cose di Dio?

Quanta energia e forza e intelligenza mettiamo nelle cose che veramente contano?

Il ragionamento di Gesù è semplice e lineare; se ci diamo (giustamente) tanto da

fare per far quadrare i bilanci famigliari ed accumulare due soldini per il futuro,

perché non fare altrettanto per accumulare la conoscenza che resta, la prospettiva

che rimane eterna?

Gesù ci invita a misurare bene il nostro comportamento, a guardare quanta energia

dedichiamo per coltivare l’interiorità, ciò che dura per sempre, (a guardare con

occhio semplice, lineare la nostra vita per potere giudicare con obiettività quali

sono le cose che veramente contano per noi.

Non si tratta di aggiungere preoccupazioni a preoccupazioni, e di sentirci in colpa

se non riusciamo a pregare a sufficienza o a dare una mano in parrocchia ma, piuttosto,

di metterci in una prospettiva diversa, dal punto di vista dell’Eterno.

Dov’è davvero il nostro cuore?

Dove batte forte?

Verso cosa orientiamo le nostre forze?

Gesù pretende di essere più di ogni gioia, ci chiede di osare, di rischiare, di fidarci di Lui.

Mettere la ricerca di Dio al centro della nostra vita, credetemi, è un ottimo affare,

se facciamo fatica; la preghiera ci può aiutare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.