mercoledì 5 maggio 2021

Il Vangelo del Giovedì 6 Maggio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.

Dagli Atti degli Apostoli (15,7-21)

In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli,

voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le

nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede.

E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a

loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro,

purificando i loro cuori con la fede.

Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né

i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare?

Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».

Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali

grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.

Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi.

Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo

per il suo nome.

Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose

ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine

e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle

quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”.

Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si

convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con

gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue.

Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto

ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio.

Vangelo

Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-11) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me,

anche io ho amato voi.

Rimanete nel mio amore.

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato

i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il lungo discorso fatto da Gesù dopo l’ultima Cena, nel Vangelo di Giovanni, di fatto

riassume tutta la predicazione del Signore, e l’evangelista lo pone prima dell’arresto

nell’orto per sottolinearne la drammaticità e l’importanza.

Oggi in pochi versetti, Gesù riassume tutta la sua opera e la nostra fede; credere è

dimorare nell’amore con cui siamo stati amati e concretizzare la reciprocità di questo

amore nell’osservanza dei comandamenti.

Percepire l’amore di Dio e ricambiarlo produce in noi una gioia intima e profonda,

ben lontana dall’emozione momentanea cui siamo abituati.

Dimorare nell’amore; darci l’opportunità di percepire questo amore, nella meditazione,

nella preghiera, nella lettura profonda e spirituale degli eventi.

E vivere di conseguenza; i nostri gesti e le nostre scelte scaturiscono dall’amore

che abbiamo incontrato.

Non è uno sforzo, il mio voler apparire migliore degli altri, ma l’esigenza di ricambiare

l’amore che ho ricevuto e che ha completamente cambiato la mia piccola vita.

In questo anno di pandemia, in questo tempo pasquale, rimettiamo davvero al centro del

nostro agire la gioia che ci deriva dallo scoprirci amati, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 4 maggio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 5 Maggio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Prima Lettura

Fu stabilito che salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

Dagli Atti degli Apostoli (15,1-6)

In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai

fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete essere salvati».

Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro,

fu stabilito che  salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa,

raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.

Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani,

e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro.

Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È

necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè».

Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore.

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota

perché porti più frutto.

Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi.

Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche

voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono,

lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non possiamo fare nulla senza Cristo.

Da Lui riceviamo la linfa vitale, da Lui riceviamo ogni intuizione, da Lui riceviamo

l’amore attraverso cui amiamo gli altri, da Lui riceviamo luce e pace.

Linfa vitale è la sua presenza, come la linfa che dalla vite passa al tralcio,

e che lo fa crescere, gli fa portare frutto.

Da Gesù soltanto riceviamo la forza che ci permette di restare cristiani, di non

scoraggiarci, di annunciare la sua presenza di risorto nel nostro mondo.

Ma, come sa bene ogni viticoltore, la vite va potata prima che si risvegli dal sonno invernale.

Una vite o un albero da frutto che non viene potato diventa selvatico, inesorabilmente.

La vita ci pota, a volte con violenza inaudita, ci scuote nelle profondità; una difficoltà,

un dolore, un lutto, una malattia ci gettano nello sconforto ma possono diventare

occasione di crescita.

Il tralcio potato concentra la sua energia nel moncone di ramo rimasto,

facendogli portare frutto.

Proviamo a vivere le prove della vita come l’occasione per crescere, per diventare più

forti, sapendo che nessuna sofferenza ci toglie dalla linfa vitale di Cristo.

Allora, come Lui, potremo veder rinascere ciò che ci è più caro, vedremo la sua linfa

far maturare i fiori delle nostre opere, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 3 maggio 2021

Il Vangelo del Martedì 4 Maggio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Riferirono alla Chiesa quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.

Dagli Atti degli Apostoli (14,19-28)

In quei giorni, giunsero [a Listra] da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei,

i quali persuasero la folla.

Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto.

Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città.

Il giorno dopo partì con Bàrnaba alla volta di Derbe.

Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole

di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed

esortandoli a restare saldi nella fede «perché-dicevano-dobbiamo entrare nel regno

di Dio attraverso molte tribolazioni».

Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato

e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la

Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia là dove erano

stati affidati alla grazia di Dio per l'opera che avevano compiuto.

Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto

per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.

Parola di Dio.

Vangelo

Vi do la mia pace.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,27-31a) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi".

Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di

me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come

il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto è difficile parlare di pace oggi!

Ci siamo illusi, nei decenni scorsi, di potere immaginare un mondo basato sulla

reciproca tolleranza e sul rispetto delle diversità.

L’inizio del terzo millennio, invece, ci ha posti davanti alla cruda realtà di un

mondo in perenne lotta, in continua guerra.

La pace, così tanto agognata, frutto della giustizia, come scrive il profeta Isaia,

resta una chimera.

Anche chi ha alzato forte la voce per chiedere la pace, spesso si è trovato a farlo

con toni combattivi.

Gesù, oggi, ci offre una soluzione, una differente chiave di lettura; la pace è suo

dono ed è diversa da quella che propone il mondo.

È suo dono; non solo una conquista ma l’accoglienza di una prospettiva diversa.

Possiamo diventare testimoni di pace perché pacificati nel nostro intimo, possiamo

costruire spazi di dialogo perché abbiamo un orizzonte di riferimento, il sogno di Dio.

La pace, allora, va anzitutto coltivata in noi stessi, lasciando che sia la Parola a

convertirci, mettendo noi a fuoco i nostri peccati e chiedendone perdono al Signore.

Con un cuore pacificato diventeremo capaci, allora, di accogliere l’altro nella sua

dimensione più profonda, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 2 maggio 2021

Il Vangelo del Lunedì 3 Maggio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

Santi Filippo e Giacomo, Apostoli.

Prima Lettura

Il Signore apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (15,1-8a)

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel

quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato.

A meno che non abbiate creduto invano!

A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo

morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo

giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.

In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di

essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.

Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Parola di Dio.

Vangelo

Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-14) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete

e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me,

compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.

Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io

compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia

glorificato nel Figlio.

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come biasimare il povero Filippo?

A volte Gesù supera davvero il limite, spinge davvero troppo l’acceleratore!

Per un ebreo era già una rivoluzione quasi impossibile cambiare la propria idea su Dio.

Ma i Dodici l’avevano fatto, avevano lentamente convertito il proprio cuore al volto

di Dio così come Gesù, durante i tre anni di predicazione, l’aveva raccontato.

Ora, alla fine della storia di Gesù, il desiderio di vedere il Padre, il Dio di Gesù,

è forte e crescente.

Ma Gesù compie un ulteriore salto in avanti; chi ha visto Lui ha visto il Padre.

Quindi, afferma il Maestro, non solo Egli è venuto a parlare in maniera innovativa di

Dio, non è solo un grande profeta, un uomo spirituale con una grande intimità con Dio.

Non è solo col Padre ma del Padre, perché Lui e il Padre sono una cosa sola.

Ci vorrà ancora del tempo e molto Spirito Santo per capire l’enormità di questa

affermazione, per definire l’identità di Gesù, ma la direzione è tracciata.

Solo dopo la resurrezione i discepoli capiranno che Gesù è la presenza stessa di Dio,

che è più del Messia, è il Figlio stesso di Dio.

Guardando Gesù noi già intravediamo il volto del Padre, se fatichiamo, facciamoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 1 maggio 2021

Il Vangelo di Domenica 2 Maggio 2021

 

Della 5° Domenica del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.

Dagli Atti degli Apostoli (9,26-31)

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli,

ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.

Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come,

durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco

aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù.

Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando

apertamente nel nome del Signore.

Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo.

Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.

La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e

camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,18-24)

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il

nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.

Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio,

e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi

comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo

e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) ano B.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore.

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota

perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi.

Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite,

così neanche voi se non rimanete in me.

Io sono la vite, voi i tralci.

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono,

lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete

e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È vivo, il Risorto, smettiamola di cercarlo in mezzo ai cadaveri!

È vivo, accessibile, nostro contemporaneo.

In questi tempi difficili ci rassicura; anche se ci sembra che sia troppo bello per

essere vero, anche se, come Tommaso, siamo scandalizzati dalla povertà e

dall'incoerenza di chi porta il messaggio, anche se abbiamo l’impressione di

essere trattati come pecore da sfruttare in mano a mercenari senza scrupoli,

il Signore ci rassicura e ci insegna ad amare.

Gesù è il pastore bello che ci conduce ai pascoli erbosi, gli stiamo davvero a cuore,

non come i pastori a pagamento che appena vedono il pericolo scappano a gambe levate.

E proprio perché ci ama, oggi, nella splendida parabola della vigna, ci suggerisce tre atteggiamenti.

Affinché la vite porti frutto occorre potarla; il tralcio, accorciato nel punto giusto,

concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva.

Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire.

La vita ci pota in abbondanza; delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù” come nell’ultimo

anno trascorso nella pandemia; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo,

ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione.

L'uomo non accetta la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati,

segno questo della sua dignità, della sua natura immortale che lo spinge ad andare oltre.

Come viviamo le potature della vita?

Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità.

Certo, lo scrivo e ne sono perplesso; quanto amor proprio devo mettere da parte,

quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi

e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio!

Eppure, è un tragitto obbligato; l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle

contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e

situazioni inattesi e con risultati-credetemi-davvero sorprendenti.

Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura

degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli

maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi

seguaci di una folgorante esperienza mistica.

La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo

scelto come pastore.

Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore.

Solo restando ancorati a Lui possiamo portare frutti, crescere e fiorire.

Senza di Lui, niente.

Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza

del Vangelo.

Gesù ci chiede di dimorate, di rimanere, di stare.

Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola.

Gesù ci chiede di dimorare in Lui.

Dimorare, non andare ad abitare altrove, restare qui accanto al Maestro.

Dimorare, nel più profondo del nostro cuore lasciare che il silenzio ci faccia

raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.

Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù.

Cerchiamo la gioia?

Cerchiamola in Dio, viviamola in Lui, stiamo uniti, incollati, come il tralcio alla vite.

La linfa vitale proviene da Lui e da Lui solo e da questa unione scaturisce l’amore.

I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro

assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati

dalle prove che la vita (non Dio!) ci presenta.

I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare

e prendono Lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore.

E dimorano.

Dio è contento se portiamo frutti, come un papà orgoglioso per il proprio bambino,

così Dio con me, con te che leggi.

Gesù ribalta la nostra (brutta) visione di Dio; Dio non è un paranoico invidioso

della nostra libertà, che vuole onore e rispetto, solitario e nevrotico dittatore divino.

Dio vuole che cresciamo, che fioriamo, che portiamo frutti.

Frutti d’amore che maturiamo diventando discepoli.

La linfa dell’amore sgorga potente nel cuore di Barnaba, il figlio della consolazione.

Figura di spicco della primitiva comunità, manifesta l’amore andando a soccorrere

il neoconvertito Saulo.

Tutti lo temono (la sofferenza è dura, ma la sofferenza subita per causa della Chiesa

è ancora più dura!), non si fidano dell’ex-persecutore convertito.

Paolo è a metà del guado, ha conosciuto il Signore, ma la comunità dei discepoli

(fragili, fragili, fragili, quando lo capiremo?) lo evita.

Barnaba lo prende sotto le sue ali, sarà lui a diventare il volto dell’amore di Dio, per Saulo.

Noi, discepoli del Risorto, potati dalla vita, se dimoriamo nel Signore porteremo,

in questa settimana, frutti di consolazione e di benedizione per i fratelli che

incontreremo e che sono masticati dal dolore.

Siamo noi il volto del Dio compassionevole per chi incontreremo.

Per questo il Signore si fida di noi, non deludiamolo e rimaniamo attaccati a Lui

come il tralcio alla vite, per dare molto frutto.

Buona Domenica, amici vignaioli, Fausto.

 

venerdì 30 aprile 2021

Il Vangelo del 1 Maggio 2021

 
Della 4° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Noi ci rivolgiamo ai pagani.

Dagli Atti degli Apostoli (13,44-52)

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare

la parola del Signore.

Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con

parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo.

Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse

proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non

vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani.

Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti,

perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra».

Nell'udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore,

e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.

La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.

Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono

una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio.

Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.

I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,7-14) anno dispari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete

anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me,

compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.

Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io

compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Oggi festeggiamo un grande papà, san Giuseppe.

Gesù è conosciuto come il figlio del carpentiere e probabilmente, anch’egli,

come accadeva in tutte le famiglie dell'epoca, ha imparato il mestiere del

falegname/carpentiere proprio nella bottega di suo padre.

Cosa ci faceva Giuseppe a Nazareth?

Uno dei figli di Erode, Erode Antipa, tetrarca della Galilea, aveva deciso di ricostruire

una nuova capitale per il nord, Sefforis, ed aveva bisogno di manodopera.

È bello sapere che Gesù era conosciuto per il mestiere che faceva!

E oggi ricordiamo il valore del lavoro, soprattutto in questo momento di grande

crisi in cui non è più il lavoro ad essere al centro delle scelte, ma il mercato.

Festa nata in un contesto di lotta per i diritti dei lavoratori, la Chiesa ha introdotto

in questa giornata la figura di Giuseppe lavoratore, per richiamare tutti, credenti

o meno, al fatto che Dio stesso ha conosciuto la fatica e la gioia del lavoro.

Il lavoro che, nella Bibbia, contribuisce a portare a compimento l’opera della

Creazione, che rende simile l’uomo al Dio artefice, artista del Creato, che

lo rende dignitoso.

In questa prospettiva i cristiani continuano a richiamare il mondo

dell’economia (invano!) al primato della persona sul profitto.

Non smettiamo di combattere per i nostri diritti, chiedendo aiuto a

san Giuseppe ed alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.